Montecatini Terme – Prorogata la mostra Kandinsky Color Experience

Alla Palazzina Terme Tamerici di Montecatini sarà possibile visitare fino al I maggio 2019 la prima mostra interamente virtuale realizzata sull’opera di Wassily Kandinsky da curatori e artisti contemporanei, con le classiche  tecnologie immersive, VR, videomapping, motion graphic, realtà aumentata ecc.
«Ogni opera nasce così, come nasce il Cosmo, attraverso le catastrofi che dal caotico frastuono degli strumenti vanno a formare una Sinfonia, la Musica delle sfere. La creazione di un’opera è la creazione del mondo» (W. K., Lo Spirituale nell’arte). Così, classicamente, Kandinsky paragonava il formarsi di un’opera al formarsi dei mondi, dal caos al cosmo, per mezzo di un artista-demiurgo-sciamano e artigiano.
La tecnologia della Realtà Virtuale oggi imita l’arte, antica e contemporanea, nell’immergere il fruitore in quegli spazi che sono stati d’ispirazione per l’uomo fin dai primordi: come ad esempio  le caverne del paleolitico dipinte con pitture rupestri, o i geroglifici nelle piramidi egizie, piuttosto che le grottesche della Domus Aurea, o il giardino dipinto nella Casa di Livia a Roma, la Cappella degli Scrovegni di Giotto e le Ninfee di Monet all’Orangerie, o, così come le racconta Kandinsky, le pareti delle Isbe della Russia settentrionale rivestite di decorazioni sacre e sciamaniche.
Come indicarono per primi ai contemporanei Kandinsky, Mondrian, Malevich, la pittura necessita d’identificare il proprio operare con i processi creativi della natura stessa, ricreando degli spazi puramente virtuali, iconici o aniconici, ma non di meno concreti, che amplifichino la dimensione del nostro essere, fino a farci riconoscere, davanti allo specchio dell’opera, come parte di un’unica umanità, e di un tutto cosmico.
Kandinsky Color Experience, ha affidato agli artisti Jacopo Raichlick e Luca Mauceri la realizzazione di installazioni tecnologiche ispirate all’opera del grande pittore russo. Il prof. Gian Paolo Berto, oggi in pensione, e i suoi allievi dell’Accademia di Belle Arti di Roma (Andrea Giuliani, Giorgia Marzi, Ilaria Rezzi, Alessia Severi)hanno dipinto per la sala introduttiva alcuni d’après della Dama a Mosca, del 1912.
La mostra  inizia così con un trionfo della pittura e prosegue rivelando, come i corpi di una Matrioska, sette diversi ambienti  esperienziali commentati dall’eco delle musiche di Quadri per un’esposizione, il concerto di Mussorgsky, messo in scena nel 1928, nel teatro della Bauhaus a Dessau, con scene e costumi di Kandinsky, come opera d’arte totale.
La seconda installazione evoca una Quadreria, dove le immagini virtuali si sostituiscono ai dipinti in progressione cronologica. Quindi vi sarà l’intermezzo di una Sala “sinestesica” dedicata ai bambini, dove il quadro Rosso, giallo e blu del 1925 – paradigmatico della visione estetico- didattica kandiskiana, ispirata alla teoria del colore di Goethe – è tradotto nel linguaggio di una lanterna magica fatto di luci, suoni, colori, profumi, impressioni tattili e nell’interazione virtuale touch screen. Il quadro, emblema della mostra, è legato alla descrizione del “fenomeno originario” della nascita del colore dall’interazione della luce e delle tenebre all’alba e al tramonto, e alla sua applicazione alle forme geometriche primarie.
Nell’ambiente successivo si potrà osservare l’installazione ispirata all’oper parigina Blu di cielo (1940), un mondo liquido e aurorale in cui si muovono organismi dai colori brillanti, i germi del nuovo mondo, prossimi a risvegliarsi in una realtà rigenerata. In quest’area della mostra il visitatore potrà visitare l’affascinante Sala Chini e immergersi nelle acque di un sogno liberty tra le ceramiche dell’artista fiorentino.
Lasciata la loggetta con la fontana di Raffaello Romanelli, simbolo delle Terme, e attraversata una sala di deprivazione sensoriale, il pubblico è invitato a contemplare una fantasia policromatica di opere kandinskiane entro l’emiciclo di un grande schermo.
Accedere alle cabine immersive è come entrare nell’opera Transverse line, del 1923, uno dei primi dipinti geometrico-astratti del periodo Bauhaus: linee, forme e colori avvolgono il fruitore così come le visioni moscovite esperite da Kandinsky all’ascolto del Loenghrin: “Vidi nella mente tutti i miei colori, erano davanti ai miei occhi; linee tumultuose quasi folli si disegnavano davanti a me”.
A conclusione della mostra, vi sarà l’installazione interattiva Circles in a circle del 1923, in cui cerchi policromi si generano continuamente dal cuore della composizione – la circonferenza posta all’incontro degli assi blu e giallo, cielo e terra – muovendosi incontro al fruitore, che, per mezzo del Leap motion, potrà instaurare un dialogo ludico-creativo con l’opera stessa.
R. Reali

Kandinsky Color Experience
Curatori Roberta Reali – Alessio Bortot
Artisti multimediali: Mediamash
Produzione: Teatro Verdi Montecatini
Palazzina Terme Tamerici – Montecatini Terme
15/09/2018 – 1/05/2019
http://www.kandinskycolorexperience.it/Experience
prorogata fino al I maggio 2019. 
In copertina il video di Paul Delvaux: installazione di L. Mauceri e J. Rachlik ispirata all’opera Bleu de Cie di W. Kandinsky

 

Montecatini Terme – Kandinsky color experience – La Dama a Mosca

Ilaria Rezzi - D'après della Dama a Mosca di Wassily Kandinsky. Mostra Kandinsky Color Experience - Montecatini Terme 15/09/2018 - 15/01/2019
Ilaria Rezzi – D’après della Dama a Mosca di Wassily Kandinsky. Mostra Kandinsky Color Experience – Montecatini Terme 15/09/2018 – 15/01/2019

Fino al 15 gennaio  (ora prorogata al  primo maggio) sarà possibile visitare la prima mostra virtuale e immersiva interamente dedicata a Wassily Kandinsky a Montecatini Terme.
Ad introduzione dell’esposizione vi è un’anticamera dedicata all’immersione nella concretezza della pittura, decorata con i d’après di uno dei quadri che segnarono la svolta dalla pittura figurativa all’astrazione: Wassily Kandinsky realizzò la Dama a Mosca a olio su tela nel 1912.

Giorgi Marzi - D'après della Dama a Mosca di Wassily Kandinsky. Mostra Kandinsky Color Experience - Montecatini Terme 15/09/2018 - 15/01/2019
Giorgi Marzi – D’après della Dama a Mosca di Wassily Kandinsky. Mostra Kandinsky Color Experience – Montecatini Terme 15/09/2018 – 15/01/2019

Questa versione è stata per molti anni tema d’esame del pittore Gian Paolo Berto, già professore d’incisione presso l’Accademia di Belle Arti di Roma: oggi, Berto presenta un suo magistrale d’après, insieme a quelli degli allievi, in omaggio al grande pittore russo.
L’originale di Wassily Kandinsky (108, 8 x 108, 8 cm, Städtische Galerie, Monaco) dal punto di vista formale rappresenta una sintesi delle esperienze del Blaue Reiter, con l’innesto di forme simbolico-astratte su di un impianto espressionista. I livelli di lettura dell’opera sono stratificati: biografico, letterario, storico e spirituale. V’è inoltre la citazione del misterioso “Ritratto della Signora M.” (1890 ca., Parigi, Orsay) del Doganiere Henri Rousseau, omaggio all’arte dei primitivi. Il ritratto è sovrapponibile a una foto di Gabriele Münter, che fu compagna dell’artista fino al 1915.

Giorgi Marzi - D'après della Dama a Mosca di Wassily Kandinsky. Mostra Kandinsky Color Experience - Montecatini Terme 15/09/2018 - 15/01/2019
Andrea Giuliani – D’après della Dama a Mosca di Wassily Kandinsky. Mostra Kandinsky Color Experience – Montecatini Terme 15/09/2018 – 15/01/2019

 

Il testo pittorico contiene, poi, chiari riferimenti al racconto di Anton Chekhov “La signora con il cagnolino”(1889), storia di un uomo sposato e misogino, che diviene l’amante di una giovane donna; l’amore ad un certo punto perde di senso e avviene la separazione. Anche la relazione tra Gabriele e Wassily era allora prossima al volgere.
Nel quadro, un omino che legge il giornale, passa in carrozza accanto al volto della Dama, ignorandola. La sue testa è, tuttavia, circondata da un alone illuminato: ciò raffigura la visione interiore che, da un piano di coscienza elevato, egli ha dell’amata e del loro amore, ben più reale della propria ombrosa esistenza.
La scena è ambientata nella Okothnyi Riad, nei pressi del Cremlino e della la via degli Zar (Tverskaya) che conduce a San Pietroburgo, teatro della Rivoluzione d’Ottobre nel 1917.

Alessia Severi - D'après della Dama a Mosca di Wassily Kandinsky. Mostra Kandinsky Color Experience - Montecatini Terme 15/09/2018 - 15/01/2019
Alessia Severi – D’après della Dama a Mosca di Wassily Kandinsky. Mostra Kandinsky Color Experience – Montecatini Terme 15/09/2018 – 15/01/2019

Il cuore di Mosca è lo sfondo pulsante, e co-protagonista del quadro con la figura centrale della Dama, che s’incunea nella prospettiva luminosa della strada, culminante con le cupole dorate della piazza delle Cattedrali, centro geometrico della città. Ai lati, il coro cromatico e luminoso dei palazzi.
La Dama, vestita di giallo (intelligenza spirituale) è una donna emancipata, un’artista, che veste con un abito castigato, chiuso da dodici bottoni, il numero dei Chackra, uniti da un ricamo sinusoidale che ricorda il movimento dell’energia vitale lungo la spina dorsale.
Accanto al suo corpetto aleggia la miniatura dell’amante, vestito del colore purpureo dell’amore spirituale (Goethe-Steiner);i pomelli rossi del volto di lei manifestano un moto emozionale, riferito alla saggezza popolare della Matrioska e dei molti mondi in uno; a destra un tavolino regge il piccolo cane bianco, simbolo di fedeltà coniugale.
La mano sinistra regge la rosa della comunità spirituale, che risalta nell’ovoide blu dell’aura, mantello devozionale della donna, che si rivela così come icona. Il motivo caldo e dinamico della rosa, il profumo mistico della stessa, determinano il vortice del sentimento che si eleva per contrastare l’evento più drammatico della tela, l’incombenza della macchia nera (melancolia/follia) sul sole rosso che riscalda e vivifica tutto l’organismo della città, quasi a volerlo eclissare.
Nel 1915 scoppierà il primo conflitto mondiale, Münter e Kandinsky si separeranno e l’artista tornerà a Mosca, poco prima della Rivoluzione.
Andrea Giuliani offre della dama una versione notturna, un’impronta fotografica al negativo, che si presenta capovolta nella visione astrale illuminata dal chiaro di luna.
Anche Giorgia Marzi sceglie le gamme dei blu e degli azzurri per un raffinato notturno a monocromo,, in omaggio al celebre blu di Kandinsky. Il testo esplora  la dimensione lirica e tonale del colore kandinskiano al di là della sua concreta potenza simbolica.
Ilaria Rezzi dipinge una tavola interagita con la pittura del maestro, e, nell’appropriazione pittorica del soggetto, introduce a collage la memoria del volto di una donna africana, che ne rivela la necessità e la sofferenza.
Alessia Severi realizza una versione mediterranea della Dama, interpretando il vortice rosa come simbolo di trasformazione alchemica, alla maniera della pittrice Georgia O’Keeffe, anch’ella, così come Kandinsky, artista ispirata dalla Teosofia.
R. Reali

Kandinsky Color Experience
curatori Roberta Reali – Alessio Bortot
artisti multimediali: Mediamash
produzione: Teatro Verdi Montecatini
Palazzina Terme Tamerici – Montecatini Terme
15/09/2018 – 15/01/2019 – PROROGATA AL i/05/2019
http://www.kandinskycolorexperience.it/

“Roma” di Cuarón leone d’oro e Golden Globe

Cuaron premiato con il Leone d'oro alla 75. Mostr Internazionale Cinematografica. Foto Octavian Micleusanu
Venezia /75 Alfonso Cuaron premiato con il Leone d’oro alla 75. Mostra Internazionale Cinematografica. Foto Octavian Micleusanu

Il Leone d’Oro Alfonso Cuarón torna a girare nella sua lingua madre dopo più di vent’anni.
A Venezia presenta Roma, un film bellissimo girato in bianco e nero e prodotto da Netflix.
La pellicola è ambientata negli anni Settanta nel quartiere Roma di Città del Messico ed è parzialmente autobiografico, infatti il film si apre a cannocchiale in una

Cuaron premiato con il Leone d'oro alla 75. Mostr Internazionale Cinematografica. Foto Octavian Micleusanu
Il Leone d’oro nelle mani di Alfonso Cuaron alla 75. Mostr Internazionale Cinematografica. Foto Octavian Micleusanu

visione profondamente sociale e politica della storia contemporanea. Il racconto è interamente filtrato attraverso gli episodi della vita di una domestica che vive all’interno di una famiglia benestante, è una storia “semplice” raccontata da un talento unico.
Dopo l’oscar al miglior film 4 anni fa Cuarón avrebbe potuto girare qualsiasi cosa volesse, e ha deciso di realizzare un film dai toni, per molti versi, intimisti che dalla sfera personale e biografica del regista, si sviluppano in un crescendo corale affrontando sottilmente il dramma della servitù, del ruolo servile della donna in una società messicana  di un ieri non troppo lontano, che mostra profonde crepe sfociate nella tremenda repressione militare dei tentativi di rinnovamento sociale nel finale.

Venezia /75 Alfonso Cuaron e Yalitza Aparicio in Roma,, vincitore anche del Golden Globe per la regia e migliore film straniero e altri premi prestigiosi. Immagine di repertorio

Nella difficile impresa di coniugare regia e direzione della fotografia, Alfonso Cuarón dimostra una grande lucidità e sapienza tecnica.
Sceglie il b/n, probabilmente per suggerire uno stile un po’ vintage. Tuttavia si tratta di un b/n molto moderno; palesemente digitale, molto inciso e netto, privo del rumore tipico della grana della pellicola. La scelta del b/n impone una maggiore difficoltà espositiva per quanto riguarda i piani di contrasto, che escludono il fattore cromatico. La cura dell’esposizione dell’immagine è maniacale e restituisce un risultato strabiliante. Sfruttando l’ampia gamma dinamica dell’Arri Alexa 65 (oltre 14 stop), Cuarón riesce a ottenere delle immagini perfettamente esposte, senza bruciature né sulle alte luci né sulle ombre, anche in situazioni critiche; come, ad esempio, la bellissima sequenza in spiaggia con il sole in controluce.
I movimenti di macchina, per lo più pan e carrellate, risultano molto robotici e automatizzati. Questa scelta, forse, vuol fare avvertire la presenza della mdp per far mantenere allo spettatore un certo distacco e far vivere la storia in maniera più distante e super partes. A rafforzare questa teoria, è da notare la scarsa presenza di primi e primissimi piani.
Davide e Robin
75. Mostra d’Arte Cinematografica
Alfonso Cuarón
Roma

Venezia – Il “Lago dei cigni” con il Moscow State Classical Ballet

Première del Lago dei Cigni di a Venezia (Teatro Goldoni) la sera di Santo Stefano con il Moscow State Classical Ballet prodotto dal Teatro Verdi di Montecatini, 2018

    Première del Lago dei Cigni di a Venezia (Teatro Goldoni) la sera di Santo Stefano con il Moscow State Classical Ballet prodotto dal Teatro Verdi di Montecatini, 2018. Foto Marino Basso

Tra preziosi scenari neogotici dipinti a mano e improntati alle “mediterranee” architetture veneziane del Quattrocento alternate alle atmosfere lunari del paesaggio invernale della Russia, trenta ballerini del RUSSIAN STARS & Moscow State Classical Ballet hanno danzato in costume alla premiére veneziana de “Il Lago dei cigni” di Pëtr Il’ič Čajkovskij , a seguito dell’étoile Liudmila Titova, che è anche coreografa e General manager del gruppo. I
danzatori, prevalentemente russi, provengono da tutto il mondo, e si sono formati tutti a Mosca, nelle più prestigiose istituzioni di balletto classico come il teatro Bolshoi, il Teatro Mariinsky, il Teatro Musicale di Stanislavsky e Nemirovich-Danchenko. Hanno tra i 25 e 40 anni e stanno viaggiando da più di un anno in Europa e in Messico dove tra poco si trasferiranno nuovamente.
Nel backstage i corpi perfettamente strutturati e snodati di giovani uomini e donne si allenano continuamente ai gesti precisi e lievi, che dovranno poi performare sul palcoscenico con grazia, cioè in modo perfetto ma senza sforzo apparente. La Titova, esilissima e flessuosa, si è infortunata ad un dito ma continua a danzare, e il pubblico non se ne accorge: è la legge dello spettacolo.
La scuola russa si dimostra ancora grande fucina di talenti di concreta professionalità  improntata ad uno stile e ad un’armonia del movimento impeccabili, dettati dalle affascinanti coreografie originali di Marius Petipa che vengono adattate di volta in volta ai diversi palcoscenici di tutto il mondo.

State Russian Ballet nella première dei Lago dei Cigni a Venezia, Teatro Goldoni, 26/12/2018

La storia di Odile/Odette, cigno bianco e cigno nero, della lotta del Bene contro il Male, anche questa volta coinvolge il pubblico nel più classico dei balletti, grazie alla bravura del corpo di ballo. Qui ciascuno conosce tutte le parti, ed è in grado di rappresentare ciascun personaggio della magnifica sinfonia chaicovskiana, anche grazie al carisma personale della Titova che ben si armonizza alle altre star del balletto tra cui i due protagonisti maschili dello spettacolo, il Principe Bianco, Siegfried e il Mago nero, Rothbart e il magnifico Giullare di Corte.

Backstage del Teatro Goldoni dopo la première del Lago dei Cigni di a Venezia (Teatro Goldoni) la sera di Santo Stefano con il Moscow State Classical Ballet prodotto dal Teatro Verdi di Montecatini, 2018
Backstage del Teatro Goldoni dopo la première del Lago dei Cigni di a Venezia (Teatro Goldoni) la sera di Santo Stefano con il Moscow State Classical Ballet prodotto dal Teatro Verdi di Montecatini, 2018

26 Dic 2018
Il lago dei cigni
Venezia / Teatro Goldoni
RUSSIAN STARS &
MOSCOW STATE CLASSICAL BALLET
Musica: Pëtr Il’ič Čajkovskij
Produzione: Nuovo Teatro Verdi Montecatini

Renato De Grandis. Un compositore veneziano a Darmstadt

oloncello Serenata seconda di Renato De Grandis (26 novembre 2018). Foto Anna Maria Griseri
Venezia, Ateneo Veneto, Carlo Teodoro esegue al violoncello Serenata seconda di Renato De Grandis per Exnovo musica  (26 novembre 2018). Foto Anna Maria Griseri

Venezia, Ateneo Veneto. Lunedi 26 novembre 2018 il compositore Claudio Ambrosini di Exnovo Musica ha presentato il libro Renato De Grandis, un compositore veneziano a Darmstadt, edito da Libreria Musicale Italiana, a cura di Franco Ballardini e Massimo Priori . Gli autori sono intervenuti con autorevoli discorsi sull’uomo, musicista e teosofo De Grandis insieme alla musicologa Angela Caroni, inviata dalla Fondazione Cini cui è stato donato il fondo di scritti e spartiti di Renato De Grandis. L’incontro si è concluso con l’intensa commemorazione del musicologo Christoph Hahn, cui è seguita la voce di Brigitte Grossmann, moglie del compositore e curatrice della sua memoria, che ha tradotto una lettera del Dr. Andreas Krause, responsabile della sezione classica contemporanea nell’editrice Schott Music, e docente all’università di Mainz che non ha potuto presenziare.  Leggi tutto “Renato De Grandis. Un compositore veneziano a Darmstadt”