CAT | Art e artigianato
Il settimo raggio ovvero l’idea del centro. Indagine sulle radici della nostra cultura, è il titolo del libro di Marco Lazzarato, appena uscito in libreria. L’artista, nato a Badia Polesine (Ro) e docente presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, è anche un attivo teorico e saggista. Dal 1990 si occupa di arte pubblica, finalizzando la propria ricerca artistica al recupero della Decorazione architettonica: tra le opere pubbliche realizzate, la decorazione del ponte di Pontelongo a Padova. Art In Italy gli rivolge alcune domande (continua…)
Accademia di Belle Arti di Bologna · Andrea Palladio · arte e architettura a Venezia · chiesa del Redentore · decorazione
Ultimi giorni per visitare la mostra Dialoghi Incisi – L’arte del segno tra Padova e il Giappone, dedicata dal capoluogo veneto a dieci tra i propri artisti incisori e al particolare rapporto che essi hanno intrattenuto con i colleghi giapponesi del gruppo Printsaurus. Di qui è scaturito un dialogo e come risultato di questa sinergia si è verificato un evento raro quanto prezioso sul territorio italiano: una grande mostra tutta dedicata all’arte grafica, e ambientato nella bella e spaziosa cornice dello spazio multimediale del Centro Culturale Altinate, situato nel cuore della città, in cui si coniugano l’architettura moderna e Déco.
Alle forme classiche, erudite e “archeologiche” che da sempre caratterizzano la produzione artistica patavina (pensiamo a Galeazzo Viganò e a Emilio Baracco), si alternano esempi di visione segnica e astratta (Debora Antonello, Giuseppe Polisca, Fanco Carlassare) cui pure la città ha contribuito negli anni Sessanta e Settanta, approdando alla sintesi dinamica e figurativa delle vedute urbane di Elena Modena. Surreali, più apertamente politiche e anche satiriche – un’altro volto della tradizione padovana novecentesca, pensiamo a Tono Zancanaro -le opere di Marina Ziggiotti e Albino Palma, Bruno Gorlato e Raffaele Minotto, affrontano da punti di vista diversi tematiche più intimiste del vivere contemporaneo.
L’esposizione si rivoluziona strepitosamente con l’introduzione delle grafiche giapponesi, spesso ricche di colori e della tradizionale sensibilità all’uso delle carte e dei materiali, talora con esiti astratti, debitori, chi più chi meno alla contemplazione del dato naturalistico (Uchida Yoshie, Ote Jin, Masai Takashi), che è esplicitamente dichiarato in opere di levità ineffabile (Okawa Miyuki, Nagai Masato, Morioka Ayumi), oppure grevi (Kiyono Koichi), magiche e surreali (Seki Masaharu, Mizutani Morimasa, Cho Aruko) ed eleganti citazioni o interpretazioni della tradizione (Kaneko Kunio, Kawachi Seiko, Miyayama Hiroaki). Altri lavori riflettono il contatto con la realtà urbana con forme più pesanti e “industriali” (Ota Mariko, Kitano Toshimi, Kuroyanagi Masataka) talvolta associate a dati coscienziali (Hoshino Michiko, Kojima Keisuke), forme mentali e spirituali (Seo e Koizumi Takako), concettuali e astratte (Nishikawa Choici, Higuci Mami) e talaltra a fresche impressioni (Oyama Emiko) o alla critica sociale (Yoshida Ideshi, Kyono Sanae).
Se potessimo, un po’ banalmente, dare una definizione, diremmo che Padova in questa mostra rappresenta la Storia – pensiamo anche alle tecniche, alla grammatura della carta, ai materiali - e l’oriente la visione atemporale della Realtà, in conformità con la propria tradizione ma anche nella contaminazione con l’occidente contemporaneo.
Rivolgiamo a questo proposito qualche domanda a Emilio Baracco, promotore e ideatore dell’esposizione: (continua…)
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Si è conclusa domenica, presso il veneziano Palazzo Cavalli Franchetti (che ospiterà dal 4 giugno l’evento collaterale della 54. Biennale, Glasstress) la prima personale in Italia dedicata a Lino Tagliapietra, artista vetraio muranese apprezzato in Italia e all’estero per l’eccezionale creatività e la particolare eleganza delle sue “forme soffiate”.
La mostra, dal titolo: Lino Tagliapietra. Da Murano allo Studio Glass. Opere 1954 – 2011, promossa dall’Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti, con il contributo di Regione Veneto e il patrocinio di Provincia e Comune di Venezia, verteva innanzitutto su una sezione storico evolutiva dell’artista e comprendeva una selezione di pezzi unici degli ultimi dieci anni, tra cui alcune installazioni inedite di sorprendente impatto visivo.
Nato a Murano nel 1934, nel ’56 Tagliapietra è stato maestro nella vetreria Ferro e dopo aver collaborato con Venini e La Murrina, nel ’76 è entrato a far parte della Effetre International come direttore artistico. Nel ’79 ha insegnato alla Pilchuck Glass School di Stanwood –nello stato di Washington- e in altri luoghi degli Stati Uniti, oltre che in Francia, Giappone e Australia, entrando così in contatto con differenti personalità artistiche e sperimentando quindi, pur senza rinnegare le proprie tradizioni, incredibili e personali innovazioni tecniche). Le sue opere sono esposte nei più importanti musei europei ed extraeuropei, oltre che nel Museo del Vetro di Murano.
Distintosi come uno dei più importanti interpreti del vetro contemporaneo, l’artista esplora le diverse capacità della materia attraverso l’utilizzo di canne vitree che compone personalmente, secondo particolari cromatismi, dando così vita ad opere inedite e suggestive, talvolta completate da specifici interventi superficiali ottenuti grazie alla “molatura”.
Oltre ad avere una salda formazione tecnico-vetraria, Lino si è sempre e comunque dimostrato aperto all’innovazione e alla sperimentazione, trasformandola poi in un linguaggio artistico proprio e ben definito, riconoscibile anche dall’occhio meno esperto. Non si è limitato quindi, ad accettare e utilizzare le tecniche che gli sono state insegnate, ma ne ha create delle proprie. La sua esperienza negli Stati Uniti l’ha portato a conoscere e apprezzare l’arte nativa americana, tanto che alcune sue opere come gli Hopi e i Makah, si ispirano proprio ai manufatti di queste tribù, riprendendone le forme delle ceramiche o gli intrecci dei cesti. Ovunque mi sembra ci sia una sorta di “contaminazione”, se non vissuta personalmente, comunque in qualche modo recepita. Nei Masai africani appesi alla parete a mo’ di quadro (quelli dorati nascondono dettagli ispirati alla natura, come alberi, foglie e serpenti) nelle collezioni Fuji e Osaka, nelle “pennellate” dei vasi Provenza, nelle Borbolete “brasiliane” e nell’installazione Avventura, che denota il fascino del maestro per la vetreria archeologica. (continua…)
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Insegna del progetto "Prendi l'arte e mettila da parte" al MAXXI di Roma, foto Eleonora Sole Travagli
“Prendi l’arte e mettila da parte” è la curiosa iniziativa realizzata dal Dipartimento Educazione del MAXXI di Roma, in collaborazione con il Gioco del Lotto, che in occasione della mostra dedicata a Michelangelo Pistoletto, dal titolo Da Uno a Molti, 1956 – 1974, consente a tutti i visitatori di realizzare un proprio mini – catalogo personalizzato e del tutto gratuito da portare con sé!
Proprio accanto all’enorme “virgola” bianca entro cui è racchiusa la biglietteria, all’ingresso del museo, è posizionato un piccolo totem dal quale è possibile scegliere liberamente “mono” schede delle opere preferite per inserirle, poi, in una sfavillante cool bag di cartone con manici da passeggio.

insegna del progetto "Prendi l'arte e mettila da parte" al MAXXI di Roma, foto Eleonora Sole Travagli
Da Uno a Molti, mette in luce i mutamenti che hanno condotto Michelangelo Pistoletto al dialogo con l’umanità tutta attraverso una completa immersione nella societas in cui l’artista vive. Nascono differenti linguaggi dai quali emerge, tuttavia, la costante osmosi tra arte e vita: una densa amalgama di tensioni ed armonie, di repentine accelerazioni e brusche fermate che si alternano nel corso del tempo. Una danza perpetua di cui tutti siamo protagonisti, nessuno escluso, attraverso il proprio personale percorso di singolo calato in una realtà sempre più globalizzata.
Questa è la linfa che scorre nei Quadri specchianti con sorprendente attualità, di cui sono disponibili numerose schede “take away”. Funge invece da icona per la serie degli Stracci e delle performance la celeberrima Venere degli stracci attraverso la quale il dogma del bello dell’arte, eterno e universale, dettato per secoli dai canoni della classicità, è radicalmente scardinato da una montagna di stracci – usati dall’artista proprio per lucidare i suoi Quadri specchianti – da cui il viso della Venere viene sagacemente inondato. Anche oggetti senza forma precisa e scevri di bellezza ideale quindi si trasformano in “voraci” oggetti d’arte.
L’ampio percorso di visita continua tra Luci e riflessi, tra gli Oggetti in meno ed un’intera area è dedicata alla Cittadellarte, il laboratorio interdisciplinare per l’arte e la produzione culturale fondato dall’artista a Biella nel 1998.
Eleonora Sole Travagli
Michelangelo Pistoletto
Da Uno a Molti, 1956 – 1974
Cittadellarte
04 marzo 2011 – 15 agosto 2011
MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo
via Guido Reni, 4/A – 00196 Roma
tel 06 39967350
www.fondazionemaxxi.it
info@fondazionemaxxi.it
www.cittadellarte.it
fondazionepistoletto@cittadellarte.it
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Ai Weiwei, "20 chairs from the Qing dynasty", installazione esposta alla 'Haus der Kunst' di Monaco nell'ottobre 2009, courtesy Pittigrilli, Wikipedia
“Rilasciate Ai Weiwei”: ecco l’appello che campeggia sul tetto della Tate Gallery a Londra e che da una settimana rimbalza di sito in sito e sulla stampa internazionale. L’artista e attivista, famoso nel mondo per aver ideato insieme a Herzog & de Meuron Bird’s Nest (Nido d’uccello, 2008), lo stadio della Pechino olimpica, è stato nuovamente arrestato il 3 aprile scorso all’aeroporto della capitale mentre cercava di recarsi ad Hong Kong dopo aver annunciato di voler aprire uno studio in Germania.
“Indagato per reati economici”, di lui finora non c’è più alcuna notizia e si temono ritorsioni del governo cinese nonostante la solidarietà espressa dal mondo dell’arte e della comunicazione e l’appello promosso dai familiari sul quotidiano The Guardian e poi dal Guggenheim, Moma (NY) Tate e altri media: un’azione cresciuta fino a creare una sorta di “scultura sociale” sul mezzo di comunicazione favorito dall’artista, il web (il link alla petizione si trova a piè di pagina).
Ai Weiwei inizia a contestare il regime proprio durante le Olimpiadi del 2008 e viene risparmiato per la sua fama nonostante firmi insieme al Nobel per la pace Liu Xiaobo “Charta 08″, il manifesto che costerà a quest’ultimo l’incarcerazione. Nello stesso anno con l’ambientalista Tang Zuoren indaga sulle cause del crollo di edifici scolastici nel terremoto del Sichuan, e denuncia apertamente sul suo blog, prontamente oscurato, il tentativo di nascondere il numero degli scolari morti (oltre 5000). Inoltre, a questo fine, ricopre la facciata dell’Haus der Kunst di Monaco di Baviera di ideogrammi cinesi costituiti da zaini per studenti, bianchi e neri, di ogni dimensione (2009). Dovendo testimoniare nel processo contro Tan Zuoren - quest’ultimo poi condannato a cinque anni per “attività sovversiva”- Ai viene picchiato dalla polizia locale e operato per un emorragia cerebrale: documenterà questo episodio di violenza pubblicando le proprie foto su Twitter.
Lo scorso novembre il creativo è messo agli arresti domiciliari per aver organizzato una festa di protesta contro la demolizione del proprio studio di Shanghai (avvenuta il 11/12 gennaio 2011), prima caldeggiato dalle autorità e poi dichiarato “costruzione illegale”. Viene inoltre annullata la sua grande retrospettiva all’UCCA di Pechino prevista per marzo 2011. Di qui il tentativo di partenza, bloccato dall’ultimo arresto.
Alla Turbine Hall della Tate Modern, dal 12 ottobre 2010 il pubblico internazionale può ammirare l’esposizione The Unilever Series: Ai Weiwei Sunflower Seeds 2010, in corso fino al 2 maggio 2011. Una distesa di centomila semi di girasole (il popolo cinese che si volge al sole illuminante del maoismo) finemente realizzati in porcellana dipinta dagli artigiani della cittadina cinese Jingdezhen, tradizionale centro di lavorazione di questo materiale. In quest’opera vi è la riaffermazione dell’artigianato e dell’identità dell’artista/artigiano nei confronti della spersonalizzazione causata dalla produzione industriale di massa. La mostra è stata premiata infine con il Best of the web per il progetto “One-to-one with the Artist: Ai Weiwei”, ora forzatamente sospeso: i visitatori pongono delle domande all’artista tramte una videocamera e quest’ultimo risponde utilizzando lo stesso mezzo.
The Unilever Series: Ai Weiwei Sunflower Seeds 2010
Turbine Hall, Tate Modern
Bankside London SE1 9TG
12 ottobre 2010 – 2 maggio 2011
Ingresso libero
tel.(+44) (0)20 7887 8888
http://www.tate.org.uk
Petizione: http://www.change.org/petitions/call-for-the-release-of-ai-weiweihttp://www.aiweiwei.com/
Appello per Ai Weiwei · Best of the web · Solomon Guggenheim museum · Tate Gallery · The Guardian · The Unilever Series: Ai Weiwei Sunflower Seeds 2010




