Art in Italy | luoghi, persone, storie e sapori dell'arte


CAT | Art e design

Lino Tagliapietra, Endeavor, Palazzo Franchetti Cavalli, 2011. Foto Francesca Galluccio

Lino Tagliapietra, Endeavor, Palazzo Franchetti Cavalli, 2011. Foto Francesca Galluccio

Si è conclusa domenica, presso il veneziano Palazzo Cavalli Franchetti (che ospiterà dal 4 giugno l’evento collaterale della 54. Biennale, Glasstress) la prima personale in Italia dedicata a Lino Tagliapietra, artista vetraio muranese apprezzato in Italia e all’estero per l’eccezionale creatività e la particolare eleganza delle sue “forme soffiate”.
La mostra, dal titolo: Lino Tagliapietra. Da Murano allo Studio Glass. Opere 1954 – 2011, promossa dall’Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti, con il contributo di Regione Veneto e il patrocinio di Provincia e Comune di Venezia, verteva innanzitutto su una sezione storico evolutiva dell’artista e comprendeva una selezione di pezzi unici degli ultimi dieci anni, tra cui alcune installazioni inedite di sorprendente impatto visivo.
Nato a Murano nel 1934, nel ’56 Tagliapietra è stato maestro nella vetreria Ferro e dopo aver collaborato con Venini e La Murrina, nel ’76 è entrato a far parte della Effetre International come direttore artistico. Nel ’79 ha insegnato alla Pilchuck Glass School di Stanwood –nello stato di Washington- e in altri luoghi degli Stati Uniti, oltre che in Francia, Giappone e Australia, entrando così in contatto con differenti personalità artistiche e sperimentando quindi, pur senza rinnegare le proprie tradizioni, incredibili e personali innovazioni tecniche). Le sue opere sono esposte nei più importanti musei europei ed extraeuropei, oltre che nel Museo del Vetro di Murano.
Distintosi come uno dei più importanti  interpreti del vetro contemporaneo, l’artista esplora le diverse capacità della materia attraverso l’utilizzo di canne vitree che compone personalmente, secondo particolari cromatismi, dando così vita ad opere inedite e suggestive, talvolta completate da specifici interventi superficiali ottenuti grazie alla “molatura”.

Lino Tagliapietra, Fuji, Palazzo Franchetti Cavalli, 2011. Foto Francesca Galluccio

Lino Tagliapietra, Fuji, Palazzo Franchetti Cavalli, 2011. Foto Francesca Galluccio

Oltre ad avere una salda formazione tecnico-vetraria, Lino si è sempre e comunque dimostrato aperto all’innovazione e alla sperimentazione, trasformandola poi in un linguaggio artistico proprio e ben definito, riconoscibile anche dall’occhio meno esperto. Non si è limitato quindi, ad accettare e utilizzare le tecniche che gli sono state insegnate, ma ne ha create delle proprie. La sua esperienza negli Stati Uniti l’ha portato a conoscere e apprezzare l’arte nativa americana, tanto che alcune sue opere come gli Hopi e i Makah, si ispirano proprio ai manufatti di queste tribù, riprendendone le forme delle ceramiche o gli intrecci dei cesti. Ovunque mi sembra ci sia una sorta di “contaminazione”, se non vissuta personalmente, comunque in qualche modo recepita. Nei Masai africani appesi alla parete a mo’ di quadro (quelli dorati nascondono dettagli ispirati alla natura, come alberi, foglie e serpenti) nelle collezioni Fuji e Osaka, nelle “pennellate” dei vasi Provenza, nelle Borbolete “brasiliane” e nell’installazione Avventura, che denota il fascino del maestro per la vetreria archeologica. (continua…)


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Insegna del progetto "Prendi l'arte e mettila da parte" al MAXXI di Roma, foto Eleonora Sole Travagli

Insegna del progetto "Prendi l'arte e mettila da parte" al MAXXI di Roma, foto Eleonora Sole Travagli

“Prendi l’arte e mettila da parte” è la curiosa iniziativa realizzata dal Dipartimento Educazione del MAXXI di Roma, in collaborazione con il Gioco del Lotto, che in occasione della mostra dedicata a Michelangelo Pistoletto, dal titolo Da Uno a Molti, 1956 – 1974, consente a tutti i visitatori di realizzare un proprio mini – catalogo personalizzato e del tutto gratuito da portare con sé!
Proprio accanto all’enorme “virgola” bianca entro cui è racchiusa la biglietteria, all’ingresso del museo, è posizionato un piccolo totem dal quale è possibile scegliere liberamente “mono” schede delle opere preferite per inserirle, poi, in una sfavillante cool bag di cartone con manici da passeggio.

Zaha Hadid, Il MAXXI di Roma, foto Eleonora Sole Travagli

insegna del progetto "Prendi l'arte e mettila da parte" al MAXXI di Roma, foto Eleonora Sole Travagli

Da Uno a Molti, mette in luce i mutamenti che hanno condotto Michelangelo Pistoletto al dialogo con l’umanità tutta attraverso una completa immersione nella societas in cui l’artista vive. Nascono differenti linguaggi dai quali emerge, tuttavia, la costante osmosi tra arte e vita: una densa amalgama di tensioni ed armonie, di repentine accelerazioni e brusche fermate che si alternano nel corso del tempo. Una danza perpetua di cui tutti siamo protagonisti, nessuno escluso, attraverso il proprio personale percorso di singolo calato in una realtà sempre più globalizzata.

Questa è la linfa che scorre nei Quadri specchianti con sorprendente attualità, di cui sono disponibili numerose schede “take away”. Funge invece da icona per la serie degli Stracci e delle performance la celeberrima Venere degli stracci attraverso la quale il dogma del bello dell’arte, eterno e universale, dettato per secoli dai canoni della classicità, è radicalmente scardinato da una montagna di stracci – usati dall’artista proprio per lucidare i suoi Quadri specchianti – da cui il viso della Venere viene sagacemente inondato. Anche oggetti senza forma precisa e scevri di bellezza ideale quindi si trasformano in “voraci” oggetti d’arte.
L’ampio percorso di visita continua tra Luci e riflessi, tra gli Oggetti in meno ed un’intera area è dedicata alla Cittadellarte, il laboratorio interdisciplinare per l’arte e la produzione culturale fondato dall’artista a Biella nel 1998.

Eleonora Sole Travagli
Michelangelo Pistoletto
Da Uno a Molti, 1956 – 1974
Cittadellarte
04 marzo 2011 – 15 agosto 2011
MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo
via Guido Reni, 4/A – 00196 Roma
tel 06 39967350
www.fondazionemaxxi.it
info@fondazionemaxxi.it
www.cittadellarte.it
fondazionepistoletto@cittadellarte.it


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Un'opera di Pino Pinelli fotografata sulla copertina di Juliet, dicembre 1993

Un'opera di Pino Pinelli fotografata sulla copertina di Juliet, dicembre 1993

Oltre la linea di confine che individua la rivista d’arte, l’associazione culturale, il marchio di promozione artistica e di produzione d’oggetti di design, gadgets e preziosi allegati, oggi “Juliet” compie trent’anni.
Per festeggiare l’evento il 31 marzo 2011 alla Biblioteca Statale di Trieste si terrà un brindisi d’inaugurazione della mostra retrospettiva “Juliet 30 years” dove, accanto a “documenti, progetti originali, primi numeri della rivista, produzioni extraeditoriali” si troveranno le opere originali di Maurizio Cattelan, Piero Gilardi, Annamaria Iodice, Milan Kunc, Claudio Massini, Giovanni Pulze, Antonio Sofianopulo, Oreste Zevola e le foto di Fabio Rinaldi.
Le celebrazioni del trentennale, iniziate in realtà nel dicembre 2010 e proseguite con un infilata d’eventi, tra cui i più recenti, il 15 e il 22 marzo, l’opening in due location (Miti Café di via Torrebianca e Bar Ferrari di via San Nicolò) per le “Piccole sculture per il cuore” di Tiziana Pecorari e, in previsione, il 2 aprile la vernice della personale di Alberto Rocca e, il 14 aprile, allo Spazio Juliet (in via Madonna del Mare 6, h 18.30) una mostra di Nino Barone.
Qualche domanda a Roberto Vidali, direttore di Juliet Art Magazine.

In quale clima è nata l’idea di creare una rivista d’arte?
“La chiusura improvvisa della gloriosa testata ‘Data’ ci illuse che un varco si fosse aperto per una proposta nuova e alternativa al sistema”.

Chi c’era tra i soci fondatori?
Il primo numero della rivista “Juliet” vide la luce nel dicembre del 1980 grazie allo sforzo di sei sognatori: Davio Fabris, Giuliana Ferrara, Rolan Marino, Antonio Sofianopulo, Roberto Vidali, Oreste Zevola. L’associazione vide la luce più tardi, nel senso che quelli che rimasero, fecero quadrato e rifondarono l’esperienza della rivista all’interno di un’associazione. Questo successe il 12 dicembre del 1986”.

Qual è l’ingrediente che ha reso la tua rivista tra le più originali in Italia?
“Piero Gilardi sostiene che il quid di “Juliet” sia il continuo dialogo con gli artisti emergenti e con delle scelte esterne alla volontà coercitiva del mercato ufficiale. Io credo che molto dipenda dalla determinazione, dalla capacità di osare, dai molti sostegni che ci sono stati dati, dalla stima e dall’amicizia che molte persone hanno nei nostri riguardi”.

Come sono nate, ad esempio, le collaborazioni con Cattelan, Ontani, Kostabi?
“Ogni iniziativa è nata con molta semplicità. Maurizio Cattelan aderì alla festa dei nostri primi dieci anni e da lì sortirono gli appuntamenti successivi, fino alla mostra nello spazio “Juliet” nel 1992, la copertina e i vari servizi che gli vennero dedicati”. Per Luigi Ontani il legante fu la passione che noi si dimostrò per la particolarità del suo lavoro e per gli rispetto che gli dedicammo nel cercare di presentarlo al meglio. Con Mark Kostabi il tramite fu un nostro collaboratore: l’irrestringibile Luciano Marucci”.

Com’è cambiato il pubblico di “Juliet” in questi trent’anni?
“Credo che ci sia stato un evidente giro di boa: pochi sono gli affezionati della prima ora, molte sono le forze fresche e nuove: tra questi pubbliche istituzioni, gallerie, collezionisti, amatori. Pochi sono gli artisti abbonati. Credo che per lo più gli artisti desiderino poterla sfogliare gratis oppure usare la rivista come zeppa per un tavolo ballerino”.

(continua…)


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Henri Matisse, Icaro

Henri Matisse, Icaro, tav. 8, Jazz, Paris, Tériade, 1947

‘Matisse e la seduzione di Michelangelo’ è la grande mostra che fino al 12 giugno ospiterà  entro le suggestive architetture del Museo di Santa Giulia a Brescia oltre 150 opere che coprono l’arco dell’intera carriera del maestro francese, dagli esordi Fauve all’invenzione finale delle gouaches découpées, le forme su carta colorata che lo stesso Matisse diceva di “dipingere con le forbici”.
La creatività dell’artista è completamente aperta alla sperimentazione, tra pittura, scultura, disegno, incisione, gouache, découpage, collage, vetrate: la sua produzione è un’esplosione di forma e colore senza precedenti che s’inaugura al volgere del XIX secolo e corre parallelamente alle avanguardie, senza conoscere battute d’arresto fino alla fine, à bout de souffle.
La mostra bresciana evidenzia come sia “la concezione chiara e complessa che è alla base della costruzione dell’opera di Michelangelo” ad affascinare l’artista fin dall’inizio, con il rapporto tra linea e forma che sarà dominante in tutta l’opera dell’artista francese.
In esposizione nel complesso di Santa Giulia, oltre ad alcuni calchi michelangioleschi, sono presenti sculture di Matisse ispirate esplicitamente ai capolavori del grande fiorentino, come il piccolo Nudo disteso (che guarda all’Aurora della cappella medicea nella basilica di San Lorenzo) e il Grande nudo seduto degli anni Venti. (continua…)


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Adoratori di Infinito - Matteo Gironi mostra a Kn studio

Adoratori di Infinito - Matteo Gironi mostra a Kn studio

I jazzisti Enrico Breanza e Marco Pasetto live al Kn Studio di Verona con la performance Wood venerdì 28 gennaio per l’evento di chiusura dell’esposizione Adoratori d’infinito dedicata all’artista Matteo Girone.
Dalle ore 18.00 le note di questo duo scaligero dal sound morbido e sofisticato con sfumature etniche e folk, si effonderanno nella a-chromia della galleria e tra le pieghe organiche e delle opere di Girone a felpato commento delle stesse.
L’arte concettuale di Piero Manzoni, forse il barocco di Lucio Fontana e senz’altro le ritmiche estroflessioni di Enrico Castellani, cui si è ispirato il design mondiale, stanno a monte delle realizzazioni monocromatiche e malleabili dell’architetto artista Girone, che vi aggiunge la necessità di estrusione di una materia organica e sensuale emersa o scaturita dall’aldilà della tela.
La tecnica scultorea di questi lavori è basata sul “programmatico” o forse meglio, reiterato ripiegamento ed assemblaggio della materia, il feltro, che viene in seguito ricoperto di cera.
Torsioni, volute, curve, rigonfiamenti, affioramenti, creano morbidezze ridondanti, dalle suggestioni erotiche o gastriche che celano le tensioni metafisiche dell’autore ed una dichiarata aspirazione all’infinito.

Enrico Breanza e Marco Pasetto – Wood
28/01/2011 – ore 18.00
Matteo Gironi – Adoratori di infinito
fino al 28/01/2011
Kn Studio
Via San Giovanni In Valle, 19
Verona
tel: +39.045.8949773
http://www.kn-studio.it
info@kn-studio.it


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