Art in Italy | luoghi, persone, storie e sapori dell'arte


CAT | Art e erotismo

Raimund von Stillfried-Ratenitz. Lottatori di Sumo ed arbitro. 1872

Raimund von Stillfried-Ratenitz. Lottatori di Sumo ed arbitro. 1872

Inaugurata a Venezia nell’affascinante cornice neogotica del prestigioso palazzo Franchetti Cavalli  la mostra Fotografia de Giappone (1860-1910). I capolavori: 150 stampe fotografiche originali realizzate da maestri come Kusakabe Kimbei e Felice Beato, che fondò la Scuola di Yokohama e lo stile omonimo con la tecnica delle stampe all’albumina finissimamente colorate a mano, tanto che il risultato si avvicina molto alle odierne foto a colori.
L’immaginario nipponico vi viene declinato spesso dal punto di vista dell’esotismo occidentale, in ogni sua accezione. Vi sono la visione artificiale del paesaggio, delle stampe del ukiyo-e, delle arti marziali, della donna giapponese, del monaco, delle città, delle feste religiose, anche delle anomalie e “capricci” spesso presenti nell’arte giapponese. (continua…)


"Espansione" di Andrea Rigobello, Pescheria Nuova, Rovigo 2011

"Espansione" di Andrea Rigobello, Pescheria Nuova, Rovigo 2011

Il 25 novembre Andrea Rigobello, dopo qualche anno, torna alla Pescheria Nuova di Rovigo con un’esposizione che ne conferma la maturità artistica e la poetica originale: Nous, Noi, Anima Mundi si presenta infatti come un inno alla gioia, alla leggerezza e alla profonda coscienza (sat, chit, ananda,sanskr.) dei sottili rapporti psicologici,e non di meno materialistici, che costituiscono il tessuto dell’universo, vibrante di pensieri, relazioni, meditazioni umane. (continua…)


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Caterina Bertone interpreta "Psyche" di Anita Sieff, Museo d'arte contemporanea di Ca' Pesaro, Venezia

Caterina Bertone interpreta "Psyche" di Anita Sieff, Museo d'arte contemporanea di Ca' Pesaro, Venezia

All’interno della sala X del Museo Ca’ Pesaro di Venezia Anita Sieff si misura con l’eterna favola di Amore e Psiche nell’ambito degli eventi collaterali della Biennale 2011. L’installazione video dell’artista è corredata da una riproduzione della figura di Eros tratta dal ciclo Il Poema della Vita Umana realizzato da Giulio Aristide Sartorio proprio per il Salone Centrale all’Esposizione di Venezia del 1907. Il dipinto è conservato nella stessa sede museale ed è stato scelto come set per la discesa di Psiche agli inferi dell’inconscio.

La videoinstallazione Psyche è un omaggio alla scienza che incontra il mito nella sintesi dell’arte: secondo le teorie dell’astrofisica Giuliana Conforto – tra gli autori in catalogo – e in accordo con le antiche dottrine orientali tanto quanto con il moderno relativismo post-razionalista, il mondo si manifesta come realtà cibernetica e ottuplice, dove non v’è soluzione di continuità tra soggetto e oggetto, tra lo spazio interiore della psiche e lo spazio esterno. L’antimateria sarebbe in realtà la radice germinale della materia, la forza oscura del sentimento, l’energia elettromagnetica dell’eros, intermediario tra i mondi, che manifesta l’unità del tutto.
Per comprendere sé stesso emancipandosi dall’apparenza, l’individuo ha bisogno di sognare, nelle parole di Sieff, perché “Quando sognamo abbiamo l’opportunità di entrare in contatto con una comunicazione trasversale che opera simultaneamente a livello di tutte le specie di coscienza”. Anche per questo i sogni dell’artista scritti su carta e appesi alle pareti della sala escono dalle cornici che li vorrebbero contenere.
L’opera video, quindi, si apre e si chiude con la ripresa di un’oscurità commentata dal frinire delle cicale, suono vibrante già caro agli antichi egizi e alla psicologia contemporanea per il suo potere riequilibrante sulla mente umana. Sieff lo aveva già utilizzato nel 2010 come soggetto della sua installazione Cicaleccio (Museo Querini Stampalia).
Overlapping: parole di solitudine, riflessioni su spazio, tempo, desiderio. Psiche, cullata dai ca. 5.000 hertz emessi dall’unisono dello sciame in concerto, dorme reclinata su di un fianco ed inizia a sognare. L’immagine d’acqua rimanda al transito nella dimensione onirica e iniziatica della “piccola morte”: i parenti vestiti a lutto accompagnano la fanciulla vestita da sposa (omaggio alla duchampiana Mariée) sul promontorio. (continua…)


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Wang Gongxin, Relating——It's about Dream, 2010, Video installazione, 200 MP4, Sonoro 3mins, Platform China

Wang Gongxin, Relating——It's about Dream, 2010, Video installazione, 200 MP4, Sonoro 3mins, Platform China

Luogo di incontri e di scambi, luogo di cambiamenti, di ricostruzioni e sparizioni, la Cina mantiene forte il suo posto come il focus principale dei maggiori interessi mondiali. Nessun giudizio, un puro commento dettato dall’attenzione, sempre in crescita, che dall’ovest continua a spingersi ad est.
Il motivo? Semplice: denaro. Si investe in tutto, in vasi di epoca Qing che battono record impensabili nelle aste dell’antico, in giade, nell’edilizia come nella scienza, e l’arte contemporanea mantiene vivi i vizi dei piu’ goderecci. Gli artisti più maturi sono il centro del mercato secondario che fa sempre più gola ai collezionisti più accaniti ma meno coraggiosi. Le opere di Zhang Xiaogang, Wang Guanyi, Yan Peiming, Zeng Fangzhi, Fang Lijun e Liu Xiaodong, per citarne alcuni, circolano nei salotti più eleganti, mentre le quotazioni salgono ed il mercato sembra assicurarsi  i suoi punti saldi, sia in Cina che altrove.
Tuttavia, la scena artistica mondiale vede oggi apparire nuovi talenti provenienti da quei paesi un tempo rimasti nel silenzio, o nel caos più totale. L’arte oggi non arriva solo dall’estremo oriente, con i suoi pionieri dalla Cina, ma paesi più vicini all’Europa, come Iran, Pakistan, Israele, Turchia e Nord Africa sembrano cominciare a rivelare nuove interessanti figure. Artisti giovani, e un po’ meno giovani, fanno ingresso nelle sale più ambite, dalle grandi gallerie di Londra alla calda fiera di Dubai. Similmente ai  giovani cinesi, questi artisti portano in scena nuove storie che attirano un pubblico un po’ spaventato dagli eventi degli ultimi tempi e sempre più malfidente di fronte a quello che il lontano oriente racconta. Il recente show di Rashin Rana, 43 anni di Lahore, presso la rinomata Lisson Gallery di Londra, aveva gia’ venduto tutto prima ancora dell’apertura pubblica dell’esposizione; le opere, estremamente interessanti e di rilievo in questo particolare momento storico, di Rabih Mroué hanno ricevuto soddisfacenti consensi dopo l’inaugurazione della mostra presso il centro di arti visive Iniva, in Rivington Place a Londra. Keren Cytter, artista di origine Isrealiana ma vive e lavora a Berlino, è oggi una delle giovani video artiste più interessanti e coinvolgenti, capace di creare narrative avvincenti basate su giochi spazio-temporali.
Il boom dell’arte cinese sembra aver trovato un’oasi nel tempo, e gli occhi degli spettatori occidentali cominciano infatti a spiare dietro nuove tende. In Cina non si è del tutto ciechi e sebbene vi siano ancora instancabili cercatori d’oro che tentano di approdare nella terra dove tutto splende, la corrente comincia piano piano a muoversi anche in direzione contraria. Fino ad oggi, le gallerie cinesi piu’ attive hanno tentato di espandersi con altre sedi o uffici rappresentativi, ma solo in Cina, con qualche eccezione ad Hong Kong o nel sudest Asiatico. Un caso è oggi segnalato dalla nuova avventura di Platform China, lo spazio più alternativo e di avanguardia di Pechino che oramai da 6 anni porta avanti progetti di sviluppo, ricerca e promozione di giovani artisti. Platform China infatti sta coraggiosamente cominciando a costruire le basi per collocarsi in Europa valutando la possibilità di una sede distaccata. Lo scopo? Promuovere i propri progetti, creare liaison, costruire un network più ricco e competitivo, rafforzare la consapevolezza delle proprie capacità in un sistema allargato. Oggi Platform  China, come si spera potrà accadere anche per altri coraggiosi, crea nuove possibilità di sviluppo per gli artisti, sia cinesi e non, con lo scopo di dare vita ad un vero scambio culturale. Con base per ora a Londra, la speranza di Platform China è quella di implementare i contatti, realizzare nuovi progetti e collaborare con nuovi artisti. Nonostante il rallentamento, l’arte cinese rimane ancora un interesse di tanti senza però uno ‘sfogo’ che ne permetta un flusso equilibrato anche al di fuori della Cina. Londra stessa, ad esempio, manca  di un ‘dove’ che permetta il reale ingresso della Cina in Europa, non vi sono gallerie o spazi alternativi che si occupino di Cina ma non come speculazione o secondo mercato, ma come ricerca ed interesse verso la promozione del giovane, del nuovo e fresco.
Ciò che riempie le sale è oggi arte di secondo mercato coperta da una patina di splendore passato, opacizzata dal tempo. Dall’altro lato, quello che dell’arte occidentale giunge in Cina non è altro che una vetrina dell’ovvio, spesso in forma di progetti senza un contesto o una direzione curatoriale. Il fatto di aprirsi ad un tentativo di scambio con l’aspirazione a raggiungere una reale e profonda conoscenza reciproca e del diverso è un’azione coraggiosa che oggi non solo i bianchi colonizzatori ma anche i saggi dell’est sembrano sforzarsi di intraprendere.

Claudia Albertini


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Tamara de Lempicka Il telefono, 1930 Olio su tavola, 34,9 x 26,9 cm Collezione privata ©1980 TAH / Museum Masters International NYC

Tamara de Lempicka Il telefono, 1930 Olio su tavola, 34,9 x 26,9 cm Collezione privata ©1980 TAH / Museum Masters International NYC

Le morbide curve delle odalische di Ingres e i solidi volumi geometrici del cubismo sintetico. La linea serpentinata e i colori  metallici del Pontormo  e l’algida perfezione formale del Bronzino, sommate all’esaltazione della tecnologia e al dinamismo futurista, congelato tuttavia nel ritorno all’ordine internazionale degli anni Venti. Gli Anni Folli: tutto questo e ancor di più nella pittura Déco di Tamara de Lempicka, nuovamente alla ribalta con una grande mostra (oltre 120 tra dipinti, foto e film) recentemente inaugurata al Complesso del Vittoriano a Roma, Tamara de Lempicka. La regina del moderno. La pittrice della mondanità e dell’emancipazione femminile, nata a Mosca (1898-1980) da madre polacca di origine francese e dal ricco padre ebreo russo, dipinge familiari ed amici in un contesto di ricchezza, fascino e raffinatezza, ma anche di trasgressione e glamour che è quello stesso che permea la sua vita. Travestita da contadina polacca  si presenta con un oca al guinzaglio ad una festa al futuro marito, Tadaeusz Lempicki; Tamara incarna lo stile aggressivo e disinibito della donna metropolitana che ritrae nelle sue tele: libera nei costumi sessuali fa uso di cocaina, ama uomini e donne che spesso ritrae nelle sue opere; seduce e respinge perfino un attempato D’Annunzio, nell’intento di ritrarlo per ricavarne pubblicità. Allestisce grandi e costose feste, conosce e frequenta gli artisti delle avanguardie, assorbendone l’insegnamento e, nel pieno spirito del Déco, si diletta anche come arredatrice, realizza abiti e  crea un colore per rossetto della Revlon. Il suo successo è enorme nella prima parte della sua vita, cui segue il matrimonio col Barone Kuffer e, dopo la crisi del ‘29 un periodo di depressione, la svolta pauperista e astrattista. Quindi il trasferimento negli Stati Uniti e nel Messico, l’ oblio e poi, dal 1972, il rilancio e un successo crescente che perdura ancor oggi. Le ceneri di Lempicka, scomparsa nel 1980, sono state asperse sul vulcano Popocatepeti.

Tamara de Lempicka. La regina del moderno
Complesso del Vittoriano
Via san Pietro in Carcere, Fori Imperiali, Roma
11 Marzo – 3 luglio 2011
lun-gio 9.30-19.30; ven sab 9.30-23.30; dom 9.30-20.30
tel 06 780664
segreteria-vittoriano@comunicareorganizzando.it


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