CAT | Art e tecnologia

R. Cascone, "Macchia della sicurezza", da "Artherapy", 2007: "Funziona per gli insicuri i quali, in un test di Rorschach al contrario, devono cercare di rivedere le cose che una persona sicura (e quindi “sana”) ha visto nella macchia"
La terza ed ultima tranche della serie di spot dedicati a Roberto Cascone indaga sul suo rapporto con i media e dello suo concetto di arte come terapia.
Come ti relazioni con i media?
Ho un rapporto scevro da pregiudizi. Ma in passato non era così. Quando militavo nell’area bolognese di Lotta Continua, nel 1977, il rapporto con i media era farcito di dietrologia, sospetti, “paranoie”. Soprattutto la TV, che incarnava un modello culturale americano, quindi da combattere, asservita alla classe dominante. Tutto ciò che riguardava i media era associato a mass-media, e quindi alla idea di “massa”, anonima e snaturata, piatta e monocorde, alla quale veniva contrapposto un modello di individualismo nel collettivismo, con la fine delle ideologie e l’avvento del post-moderno, ridotto al solo individualismo. (continua…)
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Sentieri Selvaggi,Venezia, 55. Festival Internazionale di Musica Contemporanea
Biennale Musica 2011: Venezia, Teatro Malibran, 29 e 30 Settembre 2011, Sentieri Selvaggi e Studio for new music Moscow.
Sentieri Selvaggi e Studio for new music Moscow sono due ensemble quasi coetanei: infatti, il gruppo milanese è stato fondato nel 1997 da Carlo Boccadoro, Filippo Del Corno e Angelo Miotto, mentre il 1993 è l’anno di nascita della formazione russa all’interno del Conservatorio di Mosca, grazie all’ucraino Vladimir Tarnopolski, docente di Musica Elettronica.
Alexey Siouma · Angelo Miotto · Biennale Musica 2011 · Blind Willy McTell · Carlo Boccadoro · Christina Athinodorou · Faraj Karaevk · Filippo Del Corno · Giovanni Verrando · Luca Francesconi · musica contemporanea a Venezia · Nikolay Khrust · o for new music Moscow · Olga Bochihina · Piercarlo Sacco · Platonov · Sentieri Selvaggi · Steve Martland · Teatro Malibran · Vladimir Tarnopolski
E’ in occasione dell’anno di scambio culturale tra Italia e Russia, il cui ricchissimo programma conta oltre 550 eventi previsti in entrambi i paesi, che il MAMM – Multimedia Art Museum Mosca – omaggia gli italiani del Gruppo Zero e le Avanguardie artistiche degli anni ’60 con Italian Zero & Avantgarde 60’s.
Inaugurata il 13 settembre scorso, la mostra è inserita nel programma speciale della Biennale d’Arte Contemporanea 2011 della Capitale russa e mira a porre in luce un momento particolare di evoluzione dell’arte, svoltosi nel decennio a cavallo tra gli anni ’50 e ’60, testimone della costituzione di gruppi di ricerca “guidati” da totale autonomia e interagenti fra loro tanto da valicare le frontiere dell’intera Europa. (continua…)
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Reduce dal web-project agostano “Come creare un’opera d’arte inutile” e in procinto di iniziare una nuova “operazione artistica ” rigorosamente top secret, l’artista e giornalista napoletano Roberto Cascone racconta ad AII scena e retroscena di alcune azioni ludico-creative che dagli anni Novanta fino ad oggi lo hanno visto protagonista, accanto a personaggi come Maurizio Cattelan, Paolo Rossi, Piero Chiambretti, per fare qualche nome, dalle performances di Mistika Zero e del Cattelan Funs Club, al tuffo nella psiche di Artherapy e alla poesia digitale delle sue Life forms. circa 25.000 immagini “pensate per il tessile e la ceramica, ispirate all’idea di forma e di vita, in particolare microscopica (virus e batteri)”.
Il tuo percorso artistico, ricco di esperienze eterogenee, sembra essersi svolto coerentemente all’insegna della “scienza delle soluzioni immaginarie”, la famosa Patafisica di Alfred Jarry. (se è vero) Come sei giunto a questo esito?
Credo che l’arte, per come la intendiamo oggi in Occidente, sia davvero una soluzione… (continua…)
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Dino Manetta, viaggiatore, cartoonist, vignettista satirico e oggi sceneggiatore e scrittore di gag e testi da cabaret. La “vignetta in diretta” nelle piazze e in TV l’ha inventata lui, con un tratto deciso e minimale e la battuta salace sempre pronta a commentare il fatto del giorno.
Dino Manetta,tu sei stato il primo a creare un commento disegnato in diretta televisiva. Com’è nata quest’idea?
Da una inaspettata esperienza con una TV romana: Ivano Cipriani mi chiese di andare nel suo programma e disegnare qualche vignetta in tempo reale. Mi sembrò una proposta un po’ azzardata ma poi, quando mi rividi, mi convinsi invece che poteva essere una cosa carina. E la proposi a Baudo a Domenica In. Anno 1984. Esattamente 20 aprile (mio compleanno). Andai in trasmissione e lui mi fece una specie di intervista nella quale io realizzavo tre vignette davanti alle telecamere. Funzionò e l’edizione successiva mi feci tre mesi di Domenica In con vignette preparate sul momento. Da lì nacque anche l’idea di fare delle performances nelle Feste dell’Unità durante le quali io preparavo una vera e propria mostra in diretta, cioè realizzavo una serie di vignette su fogli grandi che poi appendevo su dei pannelli che restavano nella Festa. Insomma, avevo scoperto che la vignetta poteva fare spettacolo e sviluppai la cosa, tanto che diventò un lavoro, soprattutto estivo, che mi portò peraltro a scoprire l’Italia, soprattutto al centro-nord. Una bellissima esperienza. Ci fu anche una seconda fase evolutiva nella quale, invece dei fogli di carta, usavo la lavagna luminosa. Con questa mi inventai perfino un gioco del quale ero addirittura il conduttore! Ma poi ad un certo punto mi arresi, soprattutto agli insetti che, nelle sere d’estate, affollavano il piano della mia lavagna luminosa. E la cosa finì.
Comunque c’è da dire che, sempre partendo da quella prima esperienza di cui sopra, arrivai poi alla vignetta elettronica, cioè lavorata col computer per dare la sensazione di una cosa viva, con un risultato che ritengo, a tutt’oggi, insuperato. Che praticai per due anni tutti i giorni al TG3 delle 19, nel periodo ‘89/’90. Chi le ha viste penso si ricorderà.
Quali sono i tuoi strumenti di lavoro per realizzare la vignetta?
Pennarelli di vario taglio e banali fogli di carta extra-strong. Non uso cartoncini. Preferisco sfruttare la trasparenza dei fogli leggeri per seguire una prima traccia sotto, sempre fatta a pennarello. Questo per evitare il lavoro di matita e gomma, che non amo..
Chi ti ha ispirato dal punto di vista grafico?
Tanti. L’elenco è lungo. A partire da Steinberg, poi Sempè, Hart di B.C., Hart e Parker del Mago Wiz, Jules Feiffer, Schultz. Wolinsky. E forse dimentico qualcuno. Insomma, tutti i maestri.
Cosa rimane oggi del tuo background di viaggiatore e di cartoonist?
L’esperienza. Ricca. Magari non di denaro, ma mi accontento.
Come sei diventato sceneggiatore?
Conoscendo per caso Enrico Vanzina, gli parlai della mia voglia di cimentarmi con la scrittura cinematografica e lui mi disse di portargli un’idea. Lo feci, gli piacque e da lì partì la nuova passione. Di quella prima idea poi non se ne fece nulla, pur arrivando molto vicino alla realizzazione, ma questo bastò perché mi lanciassi con entusiasmo nella nuova direzione. In realtà si rivelò poi un terreno quanto mai in salita, il cinema italiano stava entrando in crisi di brutto (primi anni ’90) e di fatto non riuscii mai a farne un lavoro. Ma non dispero di riuscirci adesso.
Ho lavorato poi molto con i comici e i cabarettisti. Montesano, in più occasioni. Partecipai anche ad una delle prime edizioni di Drive In, come autore di testi e battute. Cosa che si è poi ripetuta, anni dopo, con Zelig. Adesso seguo un giovane e promettente cabarettista romano, Andrea Perroni, con il quale abbiamo progetti molto ambiziosi.
Quali sono state le tue esperienze più interessanti in questo settore?
Quelle che sto facendo adesso, con la scrittura per il Teatro.
Adesso a cosa stai lavorando?
Ho scritto tre commedie molto diverse tra loro. La prima è una storia dark, Colpo di luna, la seconda una commedia musicale, Benedetto senza donne, la terza una commedia, diciamo così, di costume, Una rosa per due. Tutte e tre sono in attesa di essere messe in scena. Speriamo presto.
C’è poi un altro progetto teatrale che mi intriga molto, ma lo tengo da parte che ho già troppa carne sul fuoco. Titolo Facce ride! Il programma mi sembra evidente…
Quale sarà la tua prossima evoluzione?
Beh, ovviamente spero, prima di tutto, che parta questa mia seconda carriera di autore teatrale, alla quale tengo molto. Poi il cinema, dove ho un bel progettino al quale sto lavorando in questi giorni. E, per il futuro, come al solito, tutto è possibile. Magari un giorno la pittura. E poi tante cose sul computer, questo mezzo straordinario che sta cambiando la storia dell’umanità. Se solo avessi la conoscenza tecnica! Ma troverò ugualmente il modo di sbizzarrire la mia creatività dentro questo sterminato terreno di conquista.
Dino Manetta
www.dinomanetta.it
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