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Il 20 novembre 2011 la galleria virtuale No Title Gallery inaugura la doppia esposizione d’arte di Roberta Feoli e Giulio Vesprini nello spazio tangibile dell’Arci Fuzzy di Mantova.
Bianco e nero, osso e pietra: grafica, forma e simbolo permanenti della terra e dell’eterno trascorrere del tempo. Senza esitazioni i due artisti si addentrano nel tema ctonio, sia con lo studio sterometrico di stratificate “rocce lunari” che con forme post-umane, scheletri di forti personalità ancora vive come nella figura della Santa Muerte. (continua…)
Arte contemporanea a Mantova · Elena Picchiolutto · Francesco Liggieri · Giulio Vesprini · No title gallery · Roberta Feoli
Art In Italy chiede a Roberto Cascone di raccontare i prodromi di una delle sue più eclatanti invenzioni artistiche e poi gli sviluppi della propria propensione alla creazione di happening, situazioni, eventi.
Negli anni 90 tra le tue operazioni spicca senza dubbio il Cattelan Funs Club. Come è nata l’idea e qual è il tuo rapporto con Maurizio Cattelan?
Il Club, come accennato, nasce dal tentativo di superare difficoltà relazionali, ai limiti della fobia sociale. Quando Claudia Colasanti mi presentò Maurizio nel 1992, provai attrazione ma anche repulsione per lui. Fui gentile, ma lui, senza motivo, attaccò a fare battute su fatto che mi firmassi Mistika Zero (mi chiamava Mistiche Nutelle, un gruppo oggi sciolto). Cattelan dunque rappresentò subito un problema, creando in me invidia e simpatia, incarnando le mie difficoltà relazionali all’interno del sistema dell’arte. Le parole di uno dei massimi sostenitori economici del Club, il collezionista PierLuigi Mazzari, che un giorno mi rilasciò un’intervista in cui sosteneva che detestava Cattelan come persona almeno quanto lo amava come artista, spiegano bene il mio conflitto emotivo.
Non potevo che trasformare il problema sublimando la rabbia in “amore fanatico”. Così, sempre nel ‘94, esposi Omaggio a Maurizio Cattelan (il calco dei miei denti, argentati e fluttuanti in un cielo blu metallizzato), poi, a fine anno, progettai qualcosa che fosse virale, simbiotico ai limiti del parassitismo, giusto per lui al punto che non potesse sottrarsi all’operazione, ma che mi desse libertà di manovra. Funzionò. Infatti creò fraintendimenti e qualcuno arrivò a scambiarlo per una sua operazione. La cosa ci stava, ma Maurizio si infuriò al punto che, senza nemmeno voler sapere chi la pensava così (tra i tanti Giorgio Verzotti), mi ingiunse di scrivere sulla fanzine, Cattelanews, che considerava un cretino chi lo diceva.
Il Club, quindi, ha una matrice diciamo biografica e “terapeutica”, ma va inquadrato in un progetto più ampio, quello di RA First Agency, nata a sua volta dall’esperienza di Rentwork, agenzia di noleggio opere d’arte, e di Artplan, l’archivio delle idee. Col primo lavoro mi ero creato un’identità da promoter, mentre col secondo gestore di una banca dati alla quale chiunque poteva accedere purchè depositasse almeno un’idea della quale perdeva il copyright (una sorta di collettivizzazione dei progetti).
Il RA è composto dalle iniziali delle due operazioni, ma, come tutta la sigla, vuole ricordare e dare vita ad un fantasioso progetto di mio fratello, purtroppo arenatasi in un letto di contenzione. Egli nel 1985, convinto di essere la reincarnazione di Ammone RA, deciso a raccogliere fondi per un concerto per l’Africa, aprì, con tanto di partita IVA, l’Agenzia, arrivando a ricevere l’interessamento di vari potentati economici, tra cui Fiat, Fininvest, ecc.
Con l’Agenzia, che come molte attività nostre era a conduzione famigliare, collaboravano mia moglie Mari Iodice, e, occasionalmente, mia madre Maria Luisa, il vero “problema” di casa. Nel 1997, quando RA First (e quindi il CFC che era la nostra operazione di maggior successo), fece la mostra “Arte per tutti” con Loredana Parmesani, portammo oltre al Club, Lavori in corso (di cui parlo più avanti) e il Comico a domicilio, paghi solo se ridi, un video in cui mio fratello leggeva i titoli di alcuni miei racconti comici, mentre sul suo capo incombeva un quadro ad olio in misura reale che mi rappresenta a un anno di vita. Il video, che non ha niente di divertente, nonostante i racconti siano piaciuti a Paolo Rossi che li ha voluti per il suo show Scatafascio, fu gradito da Maurizio che mi fece i complimenti, quindi, conosciuta la mamma, staccò da una parete un’opera altri artisti e gliela diede a mò di fiore. Le foto le pubblicai subito sulla fanzine che testimonia un interesse e l’adesione di diverse centinaia di soci, a favore e persino contro Maurizio (sul lavoro del fachiro alla Biennale ho scritto un editoriale a favore e uno contro), anche perchè eravamo funs, e Maurizio divideva noi e il mondo, favorendo un’atmosfera di ambiguità dal sapore paradossale e non sense. (continua…)
Artplan · Castello di Teramo · Cattelanews · Maurizio Cattelan · Piero Chiambretti · RA First Agency · Roberto Cascone
Reduce dal web-project agostano “Come creare un’opera d’arte inutile” e in procinto di iniziare una nuova “operazione artistica ” rigorosamente top secret, l’artista e giornalista napoletano Roberto Cascone racconta ad AII scena e retroscena di alcune azioni ludico-creative che dagli anni Novanta fino ad oggi lo hanno visto protagonista, accanto a personaggi come Maurizio Cattelan, Paolo Rossi, Piero Chiambretti, per fare qualche nome, dalle performances di Mistika Zero e del Cattelan Funs Club, al tuffo nella psiche di Artherapy e alla poesia digitale delle sue Life forms. circa 25.000 immagini “pensate per il tessile e la ceramica, ispirate all’idea di forma e di vita, in particolare microscopica (virus e batteri)”.
Il tuo percorso artistico, ricco di esperienze eterogenee, sembra essersi svolto coerentemente all’insegna della “scienza delle soluzioni immaginarie”, la famosa Patafisica di Alfred Jarry. (se è vero) Come sei giunto a questo esito?
Credo che l’arte, per come la intendiamo oggi in Occidente, sia davvero una soluzione… (continua…)
arte contemporanea a Milano · Artherapy · Artplan · Cattelan Funs Club · Mistika Zero · Patafisica · RA First Agency · Rentwork · Roberto Cascone
Bologna torna ad offrire ai suoi cittadini e al Bel Paese un’officina di creatività artistica che utilizzi i nuovi mass media per creare nuove occasioni di confronto e crescita collettiva. E’ il progetto di Aelia Media, vincitore della prima edizione del premio Internazionale di Arte partecipativa indetto dall’Assemblea legislativa dell’Emilia Romagna. Il Mambo- Museo d’Arte Moderna e contemporanea di Bologna, ha messo a disposizione la sede di Villa delle Rose per questo progetto innovativo, che vede la presenza di curatori insigni.
Villa delle Rose diventa così sede di un progetto espositivo e comunicativo che prevede un ricco calendario per l’estate 2011, con workshop, seminari e incontri pubblici sull’approccio artistico a tematiche quali collaborazione, educazione e informazione. Una giuria composta da Julia Draganovic, Rudolf Frieling, Alfredo Jaar, Bert Theis e, per la Regione Emilia-Romagna, Luigi Benedetti, ha assegnato un riconoscimento internazionale all’artista newyorkese Pablo Helguera per la sua capacità di coinvolgere persone di background culturali diversi in processi decisionali e creativi.
Una Scuola di giornalismo rivolta ad operatori culturali con background artistici diversi, realizzerà il broadcasting center itinerante attivo nel centro della città da metà ottobre. L’obiettivo è offrire visioni innovative della produzione culturale bolognese, tramite la creazione di un canale di informazione partecipato dagli stessi attori culturali, aperto ai cittadini, pensato per Bologna e inserito in una prospettiva internazionale.
Il gruppo di lavoro, composto da venti giovani operatori provenienti da diverse esperienze artistiche – dalle arti visive, al teatro, alla musica – è già al lavoro.
ART IN ITALY ha incontrato per voi una delle curatrici del progetto, Julia Draganovic, per saperne di più.
VILLA DELLE ROSE. 07/07/2011
Quali sono gli elementi di innovazione di Aelia Media per ragazzi che partecipano?
AElia Media è un progetto innovativo in quanto, Pablo Helguera, ha concepito e messo a disposizione una piattaforma per sperimentare e comunicare, rendendo ben chiaro che la prospettiva proposta è intima, chiara e soggettiva, ed affidata a mezzi innovativi (radio itinerante). Dicevo che è anche un progetto partecipativo nel senso che non vi è una sola persona che decide ciò che va fatto: Pablo ha organizzato una piattaforma radiofonica itinerante che sarà l’officina del progetto. Una piattaforma temporanea per i momenti d’educazione dei partecipanti, che hanno background formativi diversi (curatori, performer, musicisti)e sono di città diverse. Unico punto in comune: vivono tutti a Bologna. Campani, pugliesi, veneti ecc., stanno studiando per imparare nuovi linguaggi e per comunicare nuove idee. Insieme decideranno il risultato finale. Questi sono i punti di forza di quest’esperienza. Si tratta del progetto vincitore della prima edizione del premio internazionale di Arte partecipativa. Quest’ultimo è un termine ambiguo, è bene chiarire che la nostra peculiarità sta nel processo di decisione, in cui viene coinvolto anche il pubblico, che diventa così autore: poichè si discute anche sul concetto di autorialità, mettendolo in discussione.
Vi è qualche artista che sta emergendo in modo particolare?
Non oserei addentrarmi nella tematica, perché alcuni hanno già una vera e propria carriera. Ad esempio Stefano Pasquini, bolognese, è tornato a Bologna dopo aver lavorato per anni a NY, portando con sè un bagaglio di esperienze per noi sicuramente prezioso; poi vi è un giovane curatore napoletano; artisti come Anna Santomauro, che ha collaborato tanto tempo al Neon Campobase di Bologna; Fedra Boscaro, che è molto attiva nella performance e nella videoarte, e altri ancora. Ci sono tanti ragazzi che adesso sperimentano. Sono curiosa anch’io di vedere che ne emergerà.
Cosa si augura per il progetto, in qualità curatrice?
Sono colei che ha sviluppato il progetto, ma non ne sono l’unica curatrice. Mi auguro che i partecipanti si stimolino a vicenda per produrre qualcosa d’interessante per più persone possibili a Bologna. L’obbiettivo è andare a metà ottobre in piazza verdi, in un chiosco che verrà costruito dai ragazzi della Pillola, in modo che il numero più alto di persone interessate possano partecipare. Spero che il progetto continui, in uno scambio fecondo per future produzioni. Il motivo per cui Pablo Helguera aveva proposto questo progetto a Bologna era anche dato dall’impressione della grande nostalgia che esiste in città per periodi storico-culturali molto effervescenti, come gli anni ‘70, di esperienze come Radio Alice o il “Link”. Manca quello che in sociologia è conosciuto come il terzo luogo, un luogo che puoi frequentare oltre alla propria casa e al lavoro, atto a favorire un ozio creativo che aiuti a sviluppare la propria creatività al di fuori del contesto familiare. Il Link sembra essere stato un vero terzo luogo, nei pressi della Facoltà di Agraria, un tempo un capannone industriale occupato da operatori culturali di diversa provenienza.
Insomma combinare il punto d’incontro con i mezzi di comunicazione in chiave immateriale, invitando le persone a parlare a microfono aperto, creando tra chi ha qualcosa da dire quel senso di comunità che dia la spinta a confrontarsi. Il tutto in un contesto che sembra invece non incoraggiare le tante opportunità presenti nel territorio. I partecipanti sono così spinti a superare quest’atmosfera lamentosa che tende ad inibire le tante esperienze che invece sono presenti a Bologna e non vengono solitamente sostenute.
In che modo potrà interagire il pubblico con questa esperienza?
Al chiosco di piazza Verdi si potrà interagire direttamente, ma questo avverrà solo in un secondo tempo, nell’autunno 2011, quando saremo in piazza. Per adesso vi è la necessità di concentrarsi sulla fase educativa. I recenti incontri di estetica giornalistica e l’implementazione della piattaforma radiofonica sono per ora le priorità. Rossella Capraro
Francesca Miglioli
Progetto Aelia Media
Villa delle Rose
via Saragozza 228
40135 Bologna
http://www.aeliamedia.org
http://www.artepartecipativa.it
http://www.larete-artprojects.net
Aelia Media · Arte contemporanea a Bologna · Julia Draganovic · MAMbo · Museod'Arte contemporanea di Bologna · Pablo Helguera · VIlla delle Rose

Ai Weiwei, "20 chairs from the Qing dynasty", installazione esposta alla 'Haus der Kunst' di Monaco nell'ottobre 2009, courtesy Pittigrilli, Wikipedia
“Rilasciate Ai Weiwei”: ecco l’appello che campeggia sul tetto della Tate Gallery a Londra e che da una settimana rimbalza di sito in sito e sulla stampa internazionale. L’artista e attivista, famoso nel mondo per aver ideato insieme a Herzog & de Meuron Bird’s Nest (Nido d’uccello, 2008), lo stadio della Pechino olimpica, è stato nuovamente arrestato il 3 aprile scorso all’aeroporto della capitale mentre cercava di recarsi ad Hong Kong dopo aver annunciato di voler aprire uno studio in Germania.
“Indagato per reati economici”, di lui finora non c’è più alcuna notizia e si temono ritorsioni del governo cinese nonostante la solidarietà espressa dal mondo dell’arte e della comunicazione e l’appello promosso dai familiari sul quotidiano The Guardian e poi dal Guggenheim, Moma (NY) Tate e altri media: un’azione cresciuta fino a creare una sorta di “scultura sociale” sul mezzo di comunicazione favorito dall’artista, il web (il link alla petizione si trova a piè di pagina).
Ai Weiwei inizia a contestare il regime proprio durante le Olimpiadi del 2008 e viene risparmiato per la sua fama nonostante firmi insieme al Nobel per la pace Liu Xiaobo “Charta 08″, il manifesto che costerà a quest’ultimo l’incarcerazione. Nello stesso anno con l’ambientalista Tang Zuoren indaga sulle cause del crollo di edifici scolastici nel terremoto del Sichuan, e denuncia apertamente sul suo blog, prontamente oscurato, il tentativo di nascondere il numero degli scolari morti (oltre 5000). Inoltre, a questo fine, ricopre la facciata dell’Haus der Kunst di Monaco di Baviera di ideogrammi cinesi costituiti da zaini per studenti, bianchi e neri, di ogni dimensione (2009). Dovendo testimoniare nel processo contro Tan Zuoren - quest’ultimo poi condannato a cinque anni per “attività sovversiva”- Ai viene picchiato dalla polizia locale e operato per un emorragia cerebrale: documenterà questo episodio di violenza pubblicando le proprie foto su Twitter.
Lo scorso novembre il creativo è messo agli arresti domiciliari per aver organizzato una festa di protesta contro la demolizione del proprio studio di Shanghai (avvenuta il 11/12 gennaio 2011), prima caldeggiato dalle autorità e poi dichiarato “costruzione illegale”. Viene inoltre annullata la sua grande retrospettiva all’UCCA di Pechino prevista per marzo 2011. Di qui il tentativo di partenza, bloccato dall’ultimo arresto.
Alla Turbine Hall della Tate Modern, dal 12 ottobre 2010 il pubblico internazionale può ammirare l’esposizione The Unilever Series: Ai Weiwei Sunflower Seeds 2010, in corso fino al 2 maggio 2011. Una distesa di centomila semi di girasole (il popolo cinese che si volge al sole illuminante del maoismo) finemente realizzati in porcellana dipinta dagli artigiani della cittadina cinese Jingdezhen, tradizionale centro di lavorazione di questo materiale. In quest’opera vi è la riaffermazione dell’artigianato e dell’identità dell’artista/artigiano nei confronti della spersonalizzazione causata dalla produzione industriale di massa. La mostra è stata premiata infine con il Best of the web per il progetto “One-to-one with the Artist: Ai Weiwei”, ora forzatamente sospeso: i visitatori pongono delle domande all’artista tramte una videocamera e quest’ultimo risponde utilizzando lo stesso mezzo.
The Unilever Series: Ai Weiwei Sunflower Seeds 2010
Turbine Hall, Tate Modern
Bankside London SE1 9TG
12 ottobre 2010 – 2 maggio 2011
Ingresso libero
tel.(+44) (0)20 7887 8888
http://www.tate.org.uk
Petizione: http://www.change.org/petitions/call-for-the-release-of-ai-weiweihttp://www.aiweiwei.com/
Appello per Ai Weiwei · Best of the web · Solomon Guggenheim museum · Tate Gallery · The Guardian · The Unilever Series: Ai Weiwei Sunflower Seeds 2010







