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	<title>Art in Italy</title>
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	<description>luoghi, persone, storie e sapori dell&#039;arte</description>
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		<title>Oscar Ghiglia. Il concerto di Siena e il giallo de &#8220;La giovane chitarrista&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 19:52:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roby</dc:creator>
				<category><![CDATA[Art e musica]]></category>
		<category><![CDATA[Fernando Sor]]></category>
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		<category><![CDATA[Paulo GhigliaAccademia Chigiana di SIena; ANdrés Segovia; Aspen Music Festival]]></category>

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		<description><![CDATA[Oscar Ghiglia mi fa pensare, come è ovvio, alla musica, ma al tempo stesso a quella dimensione affabulante, che è profondamente compenetrata al suo essere musicista, e fa di lui un carismatico maestro. Ecco l’Accademia Chigiana di Siena, dove insegna dal 1976, nella cattedra che fu di Andrés Segovia, di cui già una decina d’anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2693" class="wp-caption alignleft" style="width: 222px"><a href="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2012/02/oscar-ghiglia.jpg"><img class="size-medium wp-image-2693" title="Oscar Ghiglia, dvd - Guitar Media Collection 2011" src="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2012/02/oscar-ghiglia-212x300.jpg" alt="Oscar Ghiglia, dvd - Guitar Media Collection 2011" width="212" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Oscar Ghiglia, dvd - Guitar Media Collection 2011</p></div>
<p><strong>Oscar Ghiglia </strong>mi fa pensare, come è ovvio, alla musica, ma al tempo stesso a quella dimensione affabulante, che è profondamente compenetrata al suo essere musicista, e fa di lui un carismatico maestro. Ecco l’<strong>Accademia Chigiana di Siena</strong>, dove insegna dal 1976, nella cattedra che fu di <strong>Andrés Segovia</strong>, di cui già una decina d’anni prima era stato l’assistente a Berkeley, e poi l’<strong>Aspen Music Festival</strong>, dove fondò il Dipartimento di chitarra nel 1969, e ancora gli <strong>Incontri Chitarristici di Gargnano</strong>, da quarant’anni appuntamento di Settembre per chitarristi provenienti da ogni parte del mondo, e la<strong> Musik-Akademie di Basilea</strong>, che lo ha visto docente per oltre un ventennio. E poi ancora corsi e master class. Ovunque. <span id="more-2683"></span>E tanti allievi, alcuni incrociati per pochi giorni, altri perseveranti per anni nell’incontro-scontro con la sua personalità. Ma tutti, credo, in qualche modo toccati dalle sue parole. Perché Ghiglia è un maestro scomodo, abilissimo nel terremotare le certezze di chi gli sta di fronte: le sue lezioni spesso richiedono nervi saldi, che peraltro devono fondersi alla più permeabile elasticità. Non è facile: capita di non capire, di piangere, di voler fuggire lontano. Ma poi, col tempo, non si dimenticano le parabole create a lezione, con fare estemporaneo, dal suo talento di narratore, perché tramite quelle storielle Ghiglia può dipingere, come si conviene all’erede di una gloriosa famiglia di pittori toscani, la semplice quotidianità così come l’evento più surreale, in modo che tocchino un nervo scoperto dell’allievo. È faticoso ritrovarsi denudati dalla sua compiaciuta callidità, eppure è proprio da questo disagio arrossito di vergogna, del tipo di Adamo ed Eva dopo la mela, che può attivarsi uno slancio genuinamente creativo.</p>
<div id="attachment_2688" class="wp-caption alignleft" style="width: 158px"><a href="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2012/02/ghigliap_giovane.jpg"><img class="size-medium wp-image-2688" title="Paulo Ghiglia, La giovane chitarrista, 1835-1840, olio su cartone, cm 70 x 41" src="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2012/02/ghigliap_giovane-148x300.jpg" alt="Paulo Ghiglia, La giovane chitarrista, 1835-1840, olio su cartone, cm 70 x 41" width="148" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Paulo Ghiglia, La giovane chitarrista, 1835-1840, olio su cartone, cm 70 x 41</p></div>
<p> </p>
<p>Chissà, è forse questo il motivo per cui Ghiglia non si concede troppo alle registrazioni discografiche, che possono certo confortevolmente trattenere la sua preziosa musica, ma non le sue immaginose parole; dunque, ben venga il <strong>dvd </strong>proposto da <strong>Guitar Media Collection</strong>, se è l’occasione per ascoltarlo suonare Ponce, Bach, Sor e De Falla, e subito dopo per gustare la sua conversazione con <strong>Flavio Cucchi</strong>, suo allievo di un tempo e adesso affermato chitarrista, e <strong>Massimo Raccosta</strong>, ingegnere e collezionista di chitarre, creatore del <strong>Museum of Fine Guitar – The Raccosta Collection </strong>di Verona. </p>
<div id="_mcePaste">Il concerto è stato registrato a Siena, nell’estate del 2010, e si apre con la<em> Sonata romantica</em> di <strong>Manuel Maria Ponce</strong>, brano segoviano quant’altri mai, perché frutto di un’amicizia creativa, quella fra Ponce e Segovia appunto, in cui il talento compositivo del messicano si dimostrò estremamente duttile nel mettersi al servizio del carismatico solista andaluso, e, in questo specifico caso, nel realizzare il suo desiderio di dotare la chitarra di un’opera che avesse il respiro delle grandi sonate schubertiane.</div>
<div id="_mcePaste">In molti hanno inciso questa Sonata, eppure è impossibile togliersi dalle orecchie l’interpretazione di Segovia, che è quasi una sua seconda pelle. Ghiglia lo sa bene, e si allontana dai sentieri del suo maestro, per restituirci una Sonata romantica intimamente schubertiana, libera da navigatori satellitari, di certo affidabili nel definire le tappe del tragitto, ma inutili per godere l’incanto dell’attimo.</div>
<div id="_mcePaste">C’è un passo dell’intervista-conversazione in coda al concerto, che a mio parere è molto eloquente nello spiegare con evidenza questo modo di procedere: Ghiglia ricorda che Segovia rifuggiva da quelle interpretazioni che dessero libero sfogo ai sentimenti; in lui tutto doveva essere organizzato, con il nitore di un giardino zen. “Io invece mi chiedo: e se poi sbaglio tutto?” Ed è proprio in quest’umanità, meno sicura di sé, ma più elastica nell’accogliere l’imprevedibilità del cambiamento, che sta tutto il fascino della lezione del maestro livornese.</div>
<div id="_mcePaste">Dopo Ponce, Ghiglia si confronta con un brano che rappresenta la sua carta di identità musicale: il <em>Preludio BWV 998</em> di <strong>Bach</strong>, di cui egli narra sovente la funzione iniziatica per il suo percorso artistico; infatti, negli anni di studio con Segovia, per tutto un inverno romano egli si dedicò a smontare e ricostruire questo brano, in quanto la lenta e avvolgente uniformità ritmica delle terzine rappresentava un’ideale tela bianca per chiarire a se stesso i rapporti di forza fra i suoni. E, dopo tanti anni, è bello percepire come la sua estrema familiarità con questa musica non scada mai nell’ovvietà abitudinaria, ma sappia rinnovarsi, come in un ciclo lunare.</div>
<div>
<div>È dunque la volta di <em>Le Calme – Caprice op. 50</em>, piccolo gioiello della maturità di <strong>Fernando Sor</strong>, eppure di rado presente nei programmi dei concerti chitarristici, forse perché possiede la discrezione di un merletto, che rende palese solo ad uno sguardo attento la maestria del suo ben calibrato equilibrio. E pensare che Sor, arrivato a Parigi nel 1813 fra gli ufficiali <em>afrancesados,</em> aveva grandi ambizioni di operista, a lungo messe alla prova con caparbietà, ma senza successo, e forse non immaginando neppure che sarebbe riuscito a lasciare una traccia duratura di sé soltanto tramite uno strumento al tempo stesso impervio e confortevole, la chitarra dalla piccola voce.</div>
<div>Da ultimo, l&#8217;<em>Homenaje pour le Tombeau de Debussy</em> di <strong>Manuel De Falla</strong>, riflessione astratta e toccante sulla vita e sulla morte, prima ancora che omaggio alla tomba di un genio attraverso un frammento delle sue note vive.</div>
<div>Il <em>cante jondo</em> trova la sua sintesi in quel semitono severo, capace di separare irrevocabilmente il fa dal mi, così come la morte ci divide da chi non è più qui; ma nell’interpretazione di Ghiglia mi colpisce ancora di più l&#8217;altro semitono diatonico, si-do, che si insinua fra le budella delle corde a vuoto in terzina, a ricordarci che il grido della vita è comunque più forte del vento che lo disperde.</div>
<div>Nicoletta Confalone</div>
<div>P.S.: La prima immagine è la copertina del dvd, mentre la seconda è un dipinto di <strong>Paulo Ghiglia</strong>, papà di Oscar: il dipinto è ufficialmente intitolato <strong>La giovane chitarrista</strong>, ma sarà forse questa la tela che da cui scaturì la vocazione chitarristica del piccolo Oscar? Il maestro ama raccontare a lezione che il padre pittore, per tenerlo un po&#8217; fermo, un giorno gli aveva dato una chitarra in mano e un poncho da indossare, per fargli da modello. Proprio grazie a quel forzato contatto con le sei corde, nelle lunghe ore di posa, quel bambino iniziò a studiare la chitarra.</div>
</div>
<p><strong>Oscar Ghiglia</strong><strong><br />
</strong>Manuel Ponce: Sonata Romantica<br />
Manuel De Falla: Homenaje<br />
Fernando Sor: Le Calme<br />
J.S. Bach: Preludio<br />
Conversazione con Oscar Ghiglia<br />
con Flavio Cucchi e Massimo Raccosta<br />
dalla residenza di Massimo Raccosta<br />
(The Raccosta collection – Museum of fine guitars)<br />
dvd - Guitar Media Collection 2011</p>
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		<title>East Zone: i fratelli Beato e la scuola di Yokohama</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 11:29:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roby</dc:creator>
				<category><![CDATA[Art e architettura]]></category>
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Dopo il Lucca Photo Fest, tutto dedicato all&#8217;oriente, e in concomitanza con la mostra veneziana di Palazzo Franchetti, Fotografia del Giappone, anche Piazzola Sul Brenta ha dedicato un evento ai fratelli Beato e alla scuola di Yokohama, nell&#8217;incantevole scenario tardo secentesco di Villa Contarini, con ingresso libero, fino al 1 aprile 2012: East Zone, Antonio Beato, [...]]]></description>
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<div id="attachment_2658" class="wp-caption alignleft" style="width: 238px"><a href="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2012/01/92m.jpg"><img class="size-medium wp-image-2658" title="Adolfo Farsari, Giappone, Due Geisha, ca. 1887. Stampa all’albumina colorata a mano, mm. 216x285." src="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2012/01/92m-228x300.jpg" alt="Adolfo Farsari, Giappone, Due Geisha, ca. 1887. Stampa all’albumina colorata a mano, mm. 216x285." width="228" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Adolfo Farsari, Giappone, Due Geisha, ca. 1887. Stampa all’albumina colorata a mano, mm. 216x285.</p></div>
<p>Dopo il <strong>Lucca Photo Fest</strong>, tutto dedicato all&#8217;oriente, e in concomitanza con la mostra veneziana di Palazzo Franchetti, <strong>Fotografia del Giappone</strong>, anche Piazzola Sul Brenta ha dedicato un evento ai fratelli Beato e alla scuola di Yokohama, nell&#8217;incantevole scenario tardo secentesco di <strong>Villa Contarini</strong>, con ingresso libero, fino al 1 aprile 2012: <strong>East Zone, Antonio Beato, Felice Beato e Adolfo Farsari</strong>. <strong>Fotografi veneti attraverso l’Oriente dell’Ottocento</strong>.</p>
</div>
<div id="_mcePaste">La storia di questi fotografi è a dir poco affascinante, specie quella del greco-veneziano <strong>Felice Beato </strong>che, iniziato all&#8217;arte da James Robertson, fotografo della Zecca Ottomana, con lui si reca a Costantinopoli e poi, con il fratello Antonio, a Malta (nel 1854-1856), in Grecia, a Gerusalemme (1857) e, durante il conflitto, in Crimea.<span id="more-2655"></span></div>
<div id="_mcePaste">
<div id="attachment_2661" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2012/01/57m.jpg"><img class="size-medium wp-image-2661" title="Kimbei Kusakabe, Giappone, Samurai, ca. 1880. Stampa all’albumina colorata a mano, mm. 265x210" src="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2012/01/57m-300x228.jpg" alt="Kimbei Kusakabe, Giappone, Samurai, ca. 1880. Stampa all’albumina colorata a mano, mm. 265x210" width="300" height="228" /></a><p class="wp-caption-text">Kimbei Kusakabe, Giappone, Samurai, ca. 1880. Stampa all’albumina colorata a mano, mm. 265x210</p></div>
<p>Proprio qui nasce il fotoreportage di guerra che, già a quei tempi, sarà in grado di influenzare sensibilmente l&#8217;opinione pubblica inglese.</p>
</div>
<div id="_mcePaste">Quindi Felice è al seguito dell&#8217;esercito inglese in Cina, durante la Guerra dell’Oppio, poi in Inghilterra e nel 1863 a Yokohama, in Giappone, in società con il giornalista Charles Wirgman. Nel frattempo <strong>Antonio</strong> si trasferisce in Egitto per fotografare i luoghi e monumenti del medio oriente.</div>
<div id="_mcePaste"><strong>Felice</strong> documenta fotograficamente la civiltà giapponese in anni in cui il mondo nipponico è inaccessibile allo straniero. Inoltre, conoscendo la tecnica giapponese della xilografia e la colorazione manuale delle stampe all&#8217;albumina, istruisce abili coloristi giapponesi che dipingono con maestria le sue riprese, creando con verosimiglianza immagini costruite su rarefatte gamme tonali. L&#8217;esposizione rende giustizia anche ai primi allievi fotografi giapponesi, le cui opere si trovano anche nella mostra di Palazzo Franchetti Cavalli a Venezia.</div>
<div id="_mcePaste">
<div id="attachment_2664" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2012/01/82m.jpg"><img class="size-medium wp-image-2664" title="Adolfo Farsari, Giappone, Ragazze in cucina, ca. 1887. Stampa all’albumina colorata a mano, mm. 254x210" src="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2012/01/82m-300x228.jpg" alt="Adolfo Farsari, Giappone, Ragazze in cucina, ca. 1887. Stampa all’albumina colorata a mano, mm. 254x210" width="300" height="228" /></a><p class="wp-caption-text">Adolfo Farsari, Giappone, Ragazze in cucina, ca. 1887. Stampa all’albumina colorata a mano, mm. 254x210</p></div>
<p>L&#8217; incendio di Yokohama nel 1866 distrugge il corposo archivio di negativi di Beato ma il fotografo riesce a ricostituire un corpus d&#8217;immagini, pubblicato in “Native Types” e “Views of Japan” (Victoria and Albert Museum, Londra).</p>
</div>
<div id="_mcePaste">Nel 1871 è in Corea e nel 1873 è nominato Console Generale per la Grecia in Giappone. Nel 1884 si reca in Egitto, come fotografo ufficiale di una spedizione diretta a Khartoum, in soccorso del generale Charles George Gordon, poi è in Inghilterra e, nel 1888, in Birmania. La sua compagnia “F. Beato Ltd” viene liquidata nel 1907, così come, nel 1906, quella  di Antonio a Luxor .</div>
<div id="_mcePaste">Lo studio fotografico di Yokohama, nel 1877 passa a Baron Von Stillfried e, nel 1885, al vicentino <strong>Adolfo Farsari</strong>, viaggiatore, militare (anche volontario nella guerra civile americana), importatore di libri e riviste. Realizza immagini di straordinaria bellezza, caratterizzate dall&#8217;elevata qualità della colorazione, contribuendo alla diffusione della fotografia come forma d’arte nell&#8217;estremo oriente.</div>
<div id="_mcePaste">
<div id="attachment_2667" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2012/01/42m.jpg"><img class="size-medium wp-image-2667 " title="Felice Beato, Yedo, Geisha sulla veranda della casa di Charles Longfellow, 1872. Stampa all’albumina colorata a mano, mm. 293x226." src="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2012/01/42m-300x225.jpg" alt="Felice Beato, Yedo, Geisha sulla veranda della casa di Charles Longfellow, 1872. Stampa all’albumina colorata a mano, mm. 293x226." width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Felice Beato, Yedo, Geisha sulla veranda della casa di Charles Longfellow, 1872. Stampa all’albumina colorata a mano, mm. 293x226.</p></div>
<p>Per i soggetti e le scenografie, Farsari si ispira al grande artista dell’ukiyoe <strong>Hiroshige</strong>; anche quest&#8217;ultimo, a sua volta, si cimenterà nella fotografia.</p>
</div>
<div id="_mcePaste">D&#8217;altro canto, in occidente, le foto di Beato e di Farsari contribuiscono creare l’immaginario collettivo sul Giappone medievale e gli stereotipi sull&#8217;esotismo dei costumi locali.</div>
<div id="_mcePaste">Nel 1890 Farsari ritorna Vicenza ma il suo studio fotografico è documentato fino al terremoto del 1923.</div>
<div id="_mcePaste">Se Felice Beato è il pioniere del reportage di guerra, l&#8217;uomo che mostrerà il Giappone all&#8217;Occidente e che insegnerà al Giappone stesso la fotografia, dalle tecniche di ripresa e quelle di sviluppo e di colorazione su positivo, nell&#8217;evoluzione dei materiali (dai negativi al collodio su carte all&#8217;albumina alle lastre in gelatina al bromuro d&#8217;argento), Antonio è l&#8217;occhio che rende noti i luoghi e i monumenti del medio oriente e Adolfo Farsari, l&#8217;esteta che sviluppa il lavoro di Felice in Giappone, diventando un esempio di eccellenza artistica così in oriente come in occidente.</div>
<p><strong>East Zone, Antonio Beato, Felice Beato e Adolfo Farsari</strong>. <strong>Fotografi veneti attraverso l’Oriente dell’Ottocento</strong>.<br />
Piazzola sul Brenta (Padova), Villa Contarini,<br />
17 dicembre 2011 – 1 aprile 2012<br />
orario: mar-lun, 10 &#8211; 16<br />
Ingresso gratuito<br />
tel. 049.8778272 / 3<br />
www.villacontarini.eu<br />
villacontarini@regione.veneto.it
<p>L&#8217;articolo originale è tratto da <a href="http://www.artinitaly.it">Art in Italy</a></p>
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		<title>Brian Duffy a Pitti Uomo: rock &amp; fashion nella Londra anni &#8216;60-&#8217;80</title>
		<link>http://www.artinitaly.it/arte/index.php/2012/01/12/brian-duffy-a-pitti-uomo-rock-fashion-nella-londra-anni-60-80/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 00:05:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roby</dc:creator>
				<category><![CDATA[Art e cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Art e città]]></category>
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		<category><![CDATA[Swinging London]]></category>

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		<description><![CDATA[Fotografo di successo delle star del cinema e del rock nella Swinging London e nei mitici Seventies &#8211; e per questo ispiratore del film Blow Up di Antonioni - Brian Duffy nel 1979 accende un falò che segnerà il suo addio alla fotografia.
Il figlio Chris però riesce a recuperare dalle ceneri 160 lavori di cui 80 saranno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2646" class="wp-caption alignleft" style="width: 306px"><a href="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2012/01/david-bowie-duffy.jpg"><img class="size-medium wp-image-2646" title="David Bowie, SCARY MONSTERS, 1980 ©Duffy Archive " src="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2012/01/david-bowie-duffy-296x300.jpg" alt="David Bowie, SCARY MONSTERS, 1980 ©Duffy Archive " width="296" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">David Bowie, SCARY MONSTERS, 1980 ©Duffy Archive </p></div>
<p>Fotografo di successo delle star del cinema e del rock nella Swinging London e nei mitici Seventies &#8211; e per questo ispiratore del film<strong> Blow Up </strong>di <strong>Antonion</strong>i - <strong>Brian Duffy </strong>nel 1979 accende un falò che segnerà il suo addio alla fotografia.<br />
Il figlio Chris però riesce a recuperare dalle ceneri 160 lavori di cui 80 saranno in esposizione dal 12 gennaio al 25 marzo 2012 al<strong> Museo Nazionale Alinari della Fotografia</strong>, in occasione di <strong>Pitti Uomo Immagine 81</strong>.<br />
Duffy, infatti, insieme a <strong>David Bailey</strong> e a <strong>Terence Donovan</strong>, formava la cosiddetta ‘Black Trinity’ che codificò il linguaggio visivo della Londra degli anni Sessanta.<span id="more-2643"></span><br />
Dal 1957 &#8220;Harper&#8217;s Bazar&#8221; , &#8220;Vogue&#8221;,  &#8220;Glamour&#8221;, &#8220;Esquire&#8221;, &#8220;Town Magazine&#8221;, &#8220;Queen Magazine&#8221;, &#8220;Elle&#8221;, &#8220;The Observer&#8221;, &#8220;The Times&#8221;, &#8220;The Daily Telegraph&#8221; sono alcune delle riviste (compreso il Calendario Pirelli) che hanno pubblicato le sue foto di divi e rockstar tra i quali: <strong>Michael Caine, Jane Birkin, Jean Shrimpton, Black Sabbath, David Bowie, Frankie Miller, Paul Jones, Sidney Poitiers, Marianne Faithfull, Blondie, John Lennon e Paul McCartney</strong>.<br />
Sono sue le copertine cult dei dischi di <strong>Bowie</strong>, &#8220;Aladdin sane&#8221; (1973), &#8220;The Lodger&#8221; (1979) e &#8220;Scary Monsters&#8221; (1980).<br />
Nel 2009 l&#8217;artista, spinto dal figlio, riprende alcuni dei vecchi scatti, ottenendo risultati sempre notevoli.<br />
<strong>Duffy, a photographic genius</strong><strong> è una mostra </strong>da non perdere, che mette in  rassegna una scelta delle opere ad oggi pervenute di un fotografo che ha creato la mitologia degli anni Sessanta e Settanta con scatti che fin da subito sono diventati icone pop e fashion.</p>
<p><strong>Duffy, a photographic genius<br />
MNAF</strong><br />
Firenze, piazza S. M. Novella 14a r<br />
12 gennaio al 25 marzo 2012<br />
orari: gio mar, 10.00 – 19.30<br />
rtel 055.216310, fax 055.2646990<br />
<a href="http://www.mnaf.it/">http://www.mnaf.it</a><br />
mnaf@alinari.it</p>
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		<title>Stefano Grondona&#8230; Trasumanar per musica</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 17:50:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roby</dc:creator>
				<category><![CDATA[Art e multimedia]]></category>
		<category><![CDATA[Art e musica]]></category>
		<category><![CDATA[Art e storia]]></category>
		<category><![CDATA[Johan Sebastian Bach]]></category>
		<category><![CDATA[la Fuga BWV 100]]></category>
		<category><![CDATA[Lautenwerk]]></category>
		<category><![CDATA[Prelude BWV 999]]></category>
		<category><![CDATA[Preludio Fuga e Allegro BWV 998]]></category>
		<category><![CDATA[Quaderno di Anna Magdalena]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Grondona]]></category>

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I cd di Stefano Grondona, chitarrista fra i più valorosi ed anticonvenzionali nel panorama internazionale contemporaneo, rappresentano puntualmente un evento, capace di coniugare il suo inconfondibile gesto interpretativo con la presenza di un booklet sempre acuto e passionale nello spiegare le ragioni del suo procedere, che non è mai scontato né tantomeno accondiscendente con le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">
<div id="attachment_2632" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2012/01/stefano-grondona.jpg"><img class="size-full wp-image-2632" title="Il chitarrista Stefano Grondona raffigurato sulla copertina del cd Grondona plays J. S. Bach" src="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2012/01/stefano-grondona.jpg" alt="Il chitarrista Stefano Grondona raffigurato sulla copertina del cd Grondona plays J. S. Bach" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il chitarrista Stefano Grondona raffigurato sulla copertina del cd Grondona plays J. S. Bach </p></div>
<p>I <strong>cd</strong> di<strong> Stefano Grondona</strong>, chitarrista fra i più valorosi ed anticonvenzionali nel panorama internazionale contemporaneo, rappresentano puntualmente un evento, capace di coniugare il suo inconfondibile gesto interpretativo con la presenza di un <em>booklet</em> sempre acuto e passionale nello spiegare le ragioni del suo procedere, che non è mai scontato né tantomeno accondiscendente con le logiche del mercato.<span id="more-2630"></span></p>
</div>
<div id="_mcePaste"><strong>Stefano Grondona plays J.S. Bach</strong> è la sua più recente fatica discografica, pubblicata da <strong>Stradivarius</strong>, e già segnalata con le cinque stelle – cd del mese dalle riviste <strong>Musica</strong> e <strong>Amadeus</strong>; <em>La chitarra decontestualizzata </em>è il titolo del saggio che il musicista italiano le affianca nel <em>bookle</em>t.</div>
<div id="_mcePaste">Decontestualizzazione è parola tanto lunga quanto risulta arduo, ai limiti dell’impossibile, riuscire a separare i singoli fili dell’ordito.</div>
<div id="_mcePaste">Se il contesto è quel che è tessuto insieme, decidere di sciogliere l’intreccio è opera d’astrazione, determinata nel convincimento che valga più liberare quell’unica corda vibrante intrappolata nella lana, piuttosto che conservare integro il soffice e confortevole tappeto da salotto che ne attutisce inesorabilmente il palpito.</div>
<div id="_mcePaste">Proprio questo si propone il prezioso e ardimentoso cd che Stefano Grondona dedica a Bach: decontestualizzare la chitarra, come l’artista italiano dichiara al principio del suo corposo saggio, che accompagna e completa l’incisione.</div>
<div id="_mcePaste">Districare dal contesto la purezza pulsante della corda che vibra significa riconoscerne la natura primigenia di unica, verace essenza dell’atto musicale, tale da ridurre ad accessorio ogni preoccupazione di ordine tecnico, filologico, storiografico, acustico e chi più ne ha più ne metta; il che, beninteso, significa l’esatto contrario dello sprezzare come inutile lo studio della tecnica strumentale, della filologia, della storia e dell’acustica, perché soltanto attraverso uno studio matto e disperatissimo il talento è temprato per andare oltre, alla ricerca di quel bello senza disciplina che del rassicurante piacevole non è che un remoto parente.</div>
<div id="_mcePaste">Grondona è un artista all’altezza di tale impresa, che si rivela spiazzante su due fronti distinti: quello della chitarra, alfine liberata dai vezzi folcloristici e dalle paure orgogliose dell’eterna <em>parvenue</em>, e quello bachiano, un autentico <em>sancta santorum</em> per qualunque musicista.</div>
<div id="_mcePaste">Il Bach proposto da Grondona mi appare decontestualizzato a vari livelli: in primo luogo, il nucleo centrale del cd, costituito dai 16 pezzi tratti dal<strong> Quaderno di Anna Magdalena</strong>, contiene alcuni dei brani più conosciuti e martoriati da generazioni di piccoli dilettanti della tastiera, e, com’è noto, queste forme di massificante divulgazione musicale hanno la perversa capacità di assimilare anche l’aria più nobile ad un <em>jingle</em> qualunque. Al contrario, Grondona, dando la voce alla sua <strong>Torres</strong> dalle trascendenti risonanze, è capace di farci ascoltare queste pagine fresche nella loro fragrante quotidianità, come forme di pane appena uscite dal forno di casa Bach, pronte per essere addentate e gustate da torme di bambini, affamati di pane e di musica.</div>
<div id="_mcePaste">Un altro livello di decontestualizzazione è quello del corpus bachiano dedicato al liuto e al suo stravagante parente <strong><em>Lautenwerk</em></strong>, acquisito in blocco e stabilmente come uno dei capisaldi della letteratura chitarristica: Grondona estrae da questo scrigno il<strong> Prelude BWV 999</strong>, la <strong>Fuga BWV 1000 </strong>e il trittico <strong>Preludio Fuga e Allegro BWV 998</strong>, che sono i gioielli più indossati dai chitarristi che vestono Bach.</div>
<div id="_mcePaste">Liberarsi dal contesto in questo caso significa pronunziare Bach con il proprio inconfondibile accento, memore delle logiche chitarristiche come di quelle bachiane, eppure al tempo stesso diverso e irriducibile a entrambe, non per egocentrico desiderio di apparire originale, ma per scabra ricerca della propria verità.</div>
<div id="_mcePaste">Infine, anzi, al principio, considerata la collocazione di apertura del cd, la terza decontestualizzazione, forse la più ardua, perché è quella del confronto con il proprio passato: la <strong>Toccata BWV 914</strong>, originaria per <strong><em>Klavier</em></strong>, è stata trascritta per chitarra proprio da Grondona una ventina d’anni fa, e oggetto a quel tempo di una delle sue prime incisioni discografiche. Era già allora un’interpretazione provocatoria, di un giovane e brillante vincitore di concorsi internazionali, addirittura citato da <strong>Segovia</strong> fra i suoi allievi più significativi, eppure lontano dalle tentazioni edonistiche dei fuoriclasse, nella determinata tensione di una solitaria ricerca, volta a trascendere i limiti del suo strumento, perché trasumanar significar per verba non si poria, ma per musica sì.</div>
<div id="_mcePaste">Le due Toccate a confronto suonano emblematiche del tempo che passa, in un senso percettibilmente diverso dalla comprensibile nostalgia per una giovinezza ormai dietro le spalle: quando il rigore ritmico delle voci in fuga è capace di regalarsi minimi varchi di languido abbandono, non è diventato più vecchio, ma semplicemente più libero.</div>
<div id="_mcePaste">Augurando a Grondona di conservare a lungo la potenza ispirata dei suoi slanci, auspico che questo cd non rimanga relegato ai chitarristi, anzi, ai soli chitarristi abbastanza intelligenti per non essere invidiosi di tale vertiginosa altezza, ma, per una volta, con la disarmante semplicità delle cose belle, diventi patrimonio di tutti coloro che amano la musica.</div>
<div id="_mcePaste">Nicoletta Confalone</div>
<div><strong>Johan Sebastian Bach</strong></div>
<div><strong>Grondona plays J. S. Bach</strong></div>
<div><strong>Stefano Grondona </strong></div>
<div>Stradivarius STR 33868</div>
<div>1 cd, 61,08 minuti</div>
<div>Milano Dischi srl</div>
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		<title>Musei statali: ingresso libero fino al I gennaio 2012</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 09:38:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roby</dc:creator>
				<category><![CDATA[Art e architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Art e città]]></category>
		<category><![CDATA[Art e luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Art e politica]]></category>
		<category><![CDATA[Art e società]]></category>
		<category><![CDATA[Apertura straordinaria aree archeologiche]]></category>
		<category><![CDATA[ingresso gratuito ai musei nazionali;]]></category>

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		<description><![CDATA[Le aree archeologiche e i musei statali presenti nell&#8217;elenco pubblicato nel sito del Mibac (www.beniculturali.it) sono aperti al pubblico gratuitamente dal 25 dicembre al I gennaio 2012, per tutte il periodo di festività natalizie, al fine di promuovere la conoscenza del patrimonio.
In tempi di crisi, e di chiusure dei musei civici veneziani nei festivi (proprio il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2623" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2011/12/Cratere_a_figure_rosse_con_raffigurazione_di_Dioniso.jpg"><img class="size-full wp-image-2623" title="Cratere a figure rosse con raffigurazione di Dioniso (V-IV sec A. C.), Palazzo Simi, Bari" src="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2011/12/Cratere_a_figure_rosse_con_raffigurazione_di_Dioniso.jpg" alt="Cratere a figure rosse con raffigurazione di Dioniso (V-IV sec A. C.), Palazzo Simi, Bari" width="300" height="415" /></a><p class="wp-caption-text">Cratere a figure rosse con raffigurazione di Dioniso (V-IV sec A. C.), Palazzo Simi, Bari</p></div>
<p>Le <strong>aree archeologiche</strong> e i <strong>musei statali</strong> presenti nell&#8217;elenco pubblicato nel sito del Mibac (www.beniculturali.it) sono <strong>aperti al pubblico gratuitamente dal 25 dicembre al I gennaio 2012</strong>, per tutte il periodo di festività natalizie, al fine di promuovere la conoscenza del patrimonio.<br />
In tempi di crisi, e di chiusure dei musei civici veneziani nei festivi (proprio il giorno 25), ben vengano tutte le iniziative di questo genere, e gli eventi correlati, che consentiranno a tutti di poter fruire liberamente, per fare qualche esempio, dei siti archeologici di Puglia, Calabria, Basilicata, tanto quanto di Paestum e della reggia di Caserta in Campania o della villa Pisani di Stra nel Veneto, <span id="more-2620"></span>delle Pinacoteche Nazionali di Bologna, Ferrara e della Galleria Estense di Modena, Della Galleria Nazionale d&#8217;Arte Moderna di Roma, degli scavi di Ostia, le ville di Tivoli e la Necropoli di Tarquinia, Palazzo Reale a Genova, il Palazzo Ducale di Mantova, i castelli di Civitacampomarano, Gambatesa in Molise e Racconigi e Aglié in Piemonte, il Palazzo Simi a Bari, così come la Galleria degli Uffizi a Firenze o le ville medicee di Petraia o di Poggio a Caiano.<br />
Ancora qualche giorno, per chi è in vacanza o nel tempo libero,  per fruire liberamente di molti dei capolavori conservati in Italia, nelle location storiche del nostro territorio, da scoprire o da tornare a vedere fino al I gennaio.</p>
<p><strong>Apertura straordinaria e gratuita dei musei e delle aree archeologiche statali</strong><br />
territorio italiano<br />
25 dicembre 2011 &#8211; 1° gennaio 2012‏<br />
Mibac<br />
tel 06 67232341, 06 67232261, 06 67232262<br />
www.beniculturali.it</p>
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		<title>I capolavori del Giappone agli albori della fotografia</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 14:50:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roby</dc:creator>
				<category><![CDATA[Art e antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Art e città]]></category>
		<category><![CDATA[Art e erotismo]]></category>
		<category><![CDATA[Art e foto]]></category>
		<category><![CDATA[Art e luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Art e società]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia in Giappone; Scuola di Yokohama; Palazzo Franchetti Cavalli; Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti; Museo delle Culture di Lugano]]></category>

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		<description><![CDATA[Inaugurata a Venezia nell&#8217;affascinante cornice neogotica del prestigioso palazzo Franchetti Cavalli  la mostra Fotografia de Giappone (1860-1910). I capolavori: 150 stampe fotografiche originali realizzate da maestri come Kusakabe Kimbei e Felice Beato, che fondò la Scuola di Yokohama e lo stile omonimo con la tecnica delle stampe all&#8217;albumina finissimamente colorate a mano, tanto che il risultato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2615" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2011/12/Raimund-von-Stillfried-Ratenitz-Lottatori-di-Sumo.jpg"><img class="size-medium wp-image-2615" title="Raimund von Stillfried-Ratenitz. Lottatori di Sumo ed arbitro. 1872" src="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2011/12/Raimund-von-Stillfried-Ratenitz-Lottatori-di-Sumo-300x228.jpg" alt="Raimund von Stillfried-Ratenitz. Lottatori di Sumo ed arbitro. 1872" width="300" height="228" /></a><p class="wp-caption-text">Raimund von Stillfried-Ratenitz. Lottatori di Sumo ed arbitro. 1872</p></div>
<p>Inaugurata a Venezia nell&#8217;affascinante cornice neogotica del prestigioso palazzo Franchetti Cavalli  la mostra <strong>Fotografia de Giappone (1860-1910). I capolavori</strong>: 150 stampe fotografiche originali realizzate da maestri come Kusakabe Kimbei e Felice Beato, che fondò la <strong>Scuola di Yokohama</strong> e lo stile omonimo con la tecnica delle stampe all&#8217;albumina finissimamente colorate a mano, tanto che il risultato si avvicina molto alle odierne foto a colori.<br />
L&#8217;immaginario nipponico vi viene declinato spesso dal punto di vista dell&#8217;esotismo occidentale, in ogni sua accezione. Vi sono la visione artificiale del paesaggio, delle stampe del ukiyo-e, delle arti marziali, della donna giapponese, del monaco, delle città, delle feste religiose, anche delle anomalie e &#8220;capricci&#8221; spesso presenti nell&#8217;arte giapponese.<span id="more-2612"></span><br />
Una mostra raffinatissima, curata curata da Francesco Paolo Campione, direttore del Museo delle Culture di Lugano (coproduttore con Giunti Arte), e da Marco Fagioli e ospitata nei suggestivi ambienti sede dell&#8217;Istituto Veneto di ScienzeLettere ed Arti. Fino al I° aprile 2012.</p>
<p><strong>La Fotografia del Giappone (1860-1910). I capolavori<br />
</strong>Palazzo Franchetti Cavalli<br />
Campo Santo Stefano<br />
Venezia<br />
17/12/ 2011 &#8211; 01/01/2012<br />
lun-dom 10-18; chiuso martedì<br />
tel. 199.199.111<br />
<a href="http://www.clponline.it">http://www.clponline.it</a><br />
<a href="mailto:info@clponline.it">info@clponline.it</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Decorazione e decoro nell&#8217;idea del centro di Marco Lazzarato</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 16:03:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roby</dc:creator>
				<category><![CDATA[Art e architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Art e artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[Art e città]]></category>
		<category><![CDATA[Art e design]]></category>
		<category><![CDATA[Art e didattica]]></category>
		<category><![CDATA[Art e letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Art e restauro]]></category>
		<category><![CDATA[Accademia di Belle Arti di Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Palladio]]></category>
		<category><![CDATA[arte e architettura a Venezia]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa del Redentore]]></category>
		<category><![CDATA[decorazione]]></category>

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Il settimo raggio ovvero l’idea del centro. Indagine sulle radici della nostra cultura, è il titolo del libro di Marco Lazzarato, appena uscito in libreria. L&#8217;artista, nato a Badia Polesine (Ro) e docente presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, è anche un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_2599" class="wp-caption alignleft" style="width: 309px"><a href="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2011/12/omphalos.jpg"><img class="size-medium wp-image-2599" title="M. Lazzarato, Omphalos, Mosaico, cm,18x18, Collezione Galleria Signorini" src="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2011/12/omphalos-299x300.jpg" alt="M. Lazzarato, Omphalos, Mosaico, cm,18x18, Collezione Galleria Signorini" width="299" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">M. Lazzarato, Omphalos, Mosaico, cm,18x18, Collezione Galleria Signorini</p></div>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il settimo raggio ovvero l’idea del centro. Indagine sulle radici della nostra cultura</strong>, è il titolo del libro di <strong>Marco Lazzarato</strong>, appena uscito in libreria. L&#8217;artista, nato a Badia Polesine (Ro) e docente presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, è anche un attivo teorico e saggista. Dal 1990 si occupa di <strong>arte pubblica</strong>, finalizzando la propria ricerca artistica al recupero della <strong>Decorazione architettonica</strong>: tra le opere pubbliche realizzate, la decorazione del ponte di Pontelongo a Padova. <strong>Art In Italy</strong> gli rivolge alcune domande<span id="more-2586"></span>:</p>
<div id="_mcePaste"><strong>A cosa si riferisce il &#8220;Settimo raggio&#8221; nel titolo del tuo libro</strong>?</div>
<div id="_mcePaste">Il vero titolo del libro è in realtà “L’idea del centro”. E’ una indagine sull’origine delle Decorazione, svolta a <strong>Venezia</strong> nel 2006, su un mio progetto di ricerca concordato fra l’Accademia di Bologna e quella di Venezia. Si è trattato di una vera e propria indagine, degna di una trama poliziesca, incentrata sull’analisi della facciata della chiesa del<strong> Redentore</strong>, perché ha affrontato aspetti ignoti dell’opera palladiana avendo a disposizione solo pochi indizi. Il Settimo Raggio potrebbe quindi essere il sigillo, l’enigma da risolvere da parte dell’investigatore , che, ovviamente, può essere svelato solo leggendo il libro.</div>
<div id="_mcePaste"><strong>E qual è allora la tua &#8220;idea del centro</strong>&#8220;?</div>
<div id="_mcePaste">
<div id="attachment_2600" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2011/12/clip_image002.jpg"><img class="size-medium wp-image-2600" title="M. Lazzarato, Etere, Acquerello, cm. 40 x 40, Collezione Galleria Signorini" src="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2011/12/clip_image002-300x224.jpg" alt="M. Lazzarato, Etere, Acquerello, cm. 40 x 40, Collezione Galleria Signorini" width="300" height="224" /></a><p class="wp-caption-text">M. Lazzarato, Etere, Acquerello, cm. 40 x 40, Collezione Galleria Signorini</p></div>
<p>L’idea del centro non può essere personale, altrimenti sarebbe un’ idea “eccentrica”. L’idea del centro costituisce una comune presa di coscienza sull’origine del proprio essere e della propria cultura. Per motivi che sono spiegati nell’indagine svolta nel libro, io ritengo che la chiesa del Redentore possa assurgere a monumento nella nostra idea del Centro e qualifichi <strong>Palladio</strong> come maestro di riferimento anche per i nostri giorni (assai eccentrici…).</p>
</div>
<div id="_mcePaste"><strong>Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?</strong></div>
<div id="_mcePaste">Come decoratore, concluso in qualche modo il recupero degli strumenti culturali, formali e tecnici dell’arte, frutto di un meticoloso lavoro di recupero nelle discariche culturali del Moderno, ho avvertito la necessità di riscoprire la fonte, il principio ordinatore di elementi altrimenti condannati a rimanere frammenti. Venezia, secondo la mia analisi, era il posto giusto per condurre l’indagine, perché “faglia culturale” nella quale collidono le due grandi “zolle continentali” della nostra “tettonica” culturale: il blocco Gotico-Bizantino<strong> (San Marco</strong> e <strong>Palazzo Ducale</strong>) e quello rinascimentale (<strong>San Giorgio</strong>). La scelta è poi caduta sulla chiesa del Redentore perché sovrastante presenza enigmatica.</div>
<div id="_mcePaste"><strong></p>
<div id="attachment_2604" class="wp-caption alignleft" style="width: 244px"><a href="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2011/12/marco-lazzarato.jpeg"><img class="size-medium wp-image-2604" title="Il settimo raggio ovvero l’idea del centro. Indagine sulle radici della nostra cultura, di Marco Lazzarato" src="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2011/12/marco-lazzarato-234x300.jpg" alt="Il settimo raggio ovvero l’idea del centro. Indagine sulle radici della nostra cultura, di Marco Lazzarato" width="234" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Il settimo raggio ovvero l’idea del centro. Indagine sulle radici della nostra cultura, di Marco Lazzarato</p></div>
<p></strong><strong> </strong><strong> </strong><strong> </strong><strong>Artista, teorico, insegnante, come riesci ad integrare questi tre ruoli?</strong></p>
</div>
<div id="_mcePaste">Come artista non posso operare se l’Arte è stata delegittimata dal cretinismo tardo modernista. Una nuova teoretica sull’Arte, quindi, è atto preliminare a chiunque oggi si dichiari artista. Dovere deontologico a cui sono chiamato, anche come accademico, che impone una costante attività di ricerca sui contenuti, le forme e le finalità del settore artistico di mia pertinenza, cioè la decorazione. L’insegnamento diventa lo strumento di questa indagine.</div>
<div id="_mcePaste"><strong>L&#8217;arte e la decorazione, la società e il territorio, oggi si potrebbe aggiungere la parola economia: come vedi questi termini oggi alla luce della tua esperienza?</strong></div>
<div id="_mcePaste">E’ il momento di smetterla di raccontarci favole e poi far finta di crederci. Oggi bisogna liquidare il ‘900, avviandone l’istanza di fallimento presso il tribunale della Storia. Nell’Arte questo significa uscire dal pantano verista, creato dall’’800 e nel quale il ‘900 ha sguazzato come un felice porcellino. Fine dell’arte non è la copia del Vero (magari sublimata attraverso la performance o la video-arte), per cui non esistono Arti Belle (che copiano il Vero) e Arti Applicate (che lo “applicano” agli oggetti d’uso). Arte è la manifestazione prima, statutaria, di una cultura, quindi prassi identitaria di un popolo, quindi immagine di un territorio, quindi motore della sua economia attraverso il concetto di Decoro e la prima cristallizzazione di questo processo è la decorazione.</div>
<p><strong>Il settimo raggio ovvero l’idea del centro. Indagine sulle radici della nostra cultura<br />
Marco Lazzarato</strong></p>
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		<title>L&#8217;enarmonia Sur-naturale di Ketty Tagliatti alla MLB Home Gallery</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 10:59:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roby</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Art e ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Art e architettura]]></category>
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		<category><![CDATA[Art e terapia]]></category>
		<category><![CDATA[arte contemporanea a Ferrara]]></category>
		<category><![CDATA[enarmonia]]></category>
		<category><![CDATA[Ketty Tagliatti]]></category>
		<category><![CDATA[MLB Home Gallery]]></category>
		<category><![CDATA[SUr-naturale. Omaggio alla Parigi degli anni folli; Eric Satie; Henry Scott Holland]]></category>

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		<description><![CDATA[
Chi frequenta abitualmente la casa-galleria MLB ben sa di essere avvolto da un’accogliente e raffinata atmosfera. I galleristi e padroni di casa, infatti, conducono alla scoperta di un angolo di Rinascimento che sposa felicemente l’arte contemporanea, fin nella stanza da letto, dove le numerose opere d’arte raggiungono letteralmente il soffitto.

Con Sur-naturale però, la personale di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">
<div id="attachment_2588" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2011/12/camelia-allestita-alta-def.jpg"><img class="size-medium wp-image-2588" title="MLB Home Gallery, foto di Marco Caselli Nirmal" src="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2011/12/camelia-allestita-alta-def-300x199.jpg" alt="MLB Home Gallery, foto di Marco Caselli Nirmal" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">MLB Home Gallery, foto di Marco Caselli Nirmal</p></div>
<p>Chi frequenta abitualmente la <strong>casa-galleria</strong> <strong>MLB</strong> ben sa di essere avvolto da un’accogliente e raffinata atmosfera. I galleristi e padroni di casa, infatti, conducono alla scoperta di un angolo di Rinascimento che sposa felicemente l’arte contemporanea, fin nella stanza da letto, dove le numerose opere d’arte raggiungono letteralmente il soffitto.<span id="more-2582"></span></p>
</div>
<div id="_mcePaste">Con <strong>Sur-naturale</strong> però, la personale di<strong> Ketty Tagliatti</strong>, ideata in occasione della mostra <strong>Gli Anni Folli. La Parigi di Modigliani, Picasso e Dalì</strong> (1918 – 1933) in corso al Palazzo dei Diamanti, qualcosa è cambiato. Lo spazio della casa galleria ha spostato fisicamente i propri confini fuoriuscendo dalla porta d’ingresso, per espandersi lungo le pareti che contornano le brevi rampe di scale.</div>
<div id="_mcePaste">
<div id="attachment_2590" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2011/12/Sur-naturale-selezione-21.jpg"><img class="size-full wp-image-2590" title="Particolare di Terre, foto di Eleonora Sole Travagli" src="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2011/12/Sur-naturale-selezione-21.jpg" alt="Particolare di Terre, foto di Eleonora Sole Travagli" width="300" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Particolare di Terre, foto di Eleonora Sole Travagli</p></div>
<p>Una teoria di <em>Appunt</em>i accoglie il visitatore, attraendo lo sguardo. Quadrati di stoffa, tesi in silenti telai, compongono un’inedita partitura in cui note d’inconscio affiorano da pentagrammi irregolari. La ciclotimia ritrova in tele monocrome il proprio (bio)ritmo.  Sono pause che consentono nuovamente di “respirare”, di accogliere questa sfaccettatura timbrica; pause che inducono ad attimi di silenzio indispensabili, anch’essi ricchi di significato.</p>
</div>
<div id="_mcePaste">E’ un libero flusso di coscienza che, al varcare della soglia, consente di accedere al mondo interiore dell’artista.</div>
<div id="_mcePaste">Accedendo alla prima sala, lo sguardo è subito rapito da una serie di <em>boîtes de mémoires</em>. <em>END</em> è il titolo di quest’opera che definirei come un piccolo mosaico dell’anima.</div>
<div id="_mcePaste">Dodici scenografiche <em>“maquettes</em>” trasformano l’aura degli oggetti di cui sono costituite; questi ultimi, infatti, acquistando rinnovato valore e significato, vengono salvati da forme di umano e desolante oblio.</div>
<div id="_mcePaste"><em></p>
<div id="attachment_2592" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2011/12/Sur-naturale-selezione-51.jpg"><img class="size-full wp-image-2592" title="Particolare di Trois morceaux en forme de poire, foto di Eleonora Sole Travagli" src="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2011/12/Sur-naturale-selezione-51.jpg" alt="Particolare di Trois morceaux en forme de poire, foto di Eleonora Sole Travagli" width="300" height="450" /></a><p class="wp-caption-text">Particolare di Trois morceaux en forme de poire, foto di Eleonora Sole Travagli</p></div>
<p></em><em> </em><em> </em><em> </em><em>“…sono convinta che gli oggetti che ci circondano assorbano la nostra energia, il nostro vissuto, con tutto il carico di gioia e tristezza, serenità e paura… END nasce dagli oggetti che in quel momento ‘vivevano’ in studio con me. Ho sentito la necessità di chiudere una particolare fase della mia vita e l’ho fatto, sì, allontanando determinati oggetti, ma dando loro una nuova possibilità, una nuova esistenza. Accostandoli tra loro, facendoli ‘dialogare’, essi hanno acquisito una nuova identità, godendo di una libertà rinnovata</em>”.</p>
</div>
<div id="_mcePaste">Ogni tessera di questo mosaico, quindi, ha una personalissima storia da raccontare che continuerà a mutare all’infinito al posarsi di ogni nuovo sguardo. Così Ketty Tagliatti affronta il tema della decontestualizzazione di <em>objets trouvés</em>, esplorando a volo d’angelo territori di duchampiana memoria.</div>
<div id="_mcePaste">Completano la sala <em>Fazzoletti</em> e <em>Terre</em>, altri lavori d’intenso spessore emotivo.</div>
<div id="_mcePaste">I primi, oltre a dare il titolo alla serie, costituiscono fisicamente la base su cui l’artista ha realizzato schizzi del fiore a lei più caro, la rosa.</div>
<div id="_mcePaste">“La morte non e&#8217; niente. Sono solo scivolato nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu.”  Citando alcuni dei magnifici versi di<strong> Henry Scott Holland</strong> comprendo che il fazzoletto, qui, costituisce la porta magica che conduce alla “stanza accanto”. Una porta sottile di candido tessuto, dai bordi ben definiti, che schiudendosi, pone in comunicazione i mondi che più affascinano e spaventano l’umanità. Attraverso la tecnica della scrittura automatica, pare che Ketty Tagliatti abbia bussato a quella porta. Subito qualcuno le ha aperto un intimo pertugio, dando inizio a un dialogo davvero speciale: quello con il padre, al quale questi fazzoletti sono appartenuti.</div>
<div id="_mcePaste">Con <em>Terre</em>, l’artista intraprende un viaggio nella fragilità in cui versa l’intero Pianeta che ci accoglie, una fragilità che, inevitabilmente, si ripercuote nell’intimo dell’animo umano. Lavorando creta bagnata, Ketty Tagliatti richiama a una profonda attenzione verso la terra, raccontata attraverso la metafora del bagnasciuga, a lei cara:</div>
<div id="_mcePaste">“<em>Sul bagnasciuga imprimiamo tracce, impronte, ecc. Poi, improvvisamente, il rifrangersi di un’onda si porta via ogni cosa. È indispensabile comprendere ciò che possiamo raccogliere dalla terra, ciò che dobbiamo conservare. Oggi più che mai, abbiamo il dovere di proteggere ciò che stiamo distruggendo da tempo. Sono chiari i segnali d’aiuto che l’intero Pianeta sta lanciando.”</em></div>
<div id="_mcePaste">Nella seconda e ultima sala fuoriescono da un imponente arazzo (cm 240X290) i sinuosi e vellutati petali di una carnosa camelia scarlatta. La volumetria luminosa, di forte impatto visivo, nasce dalla meticolosa applicazione su tessuto di migliaia di spilli, cifra ormai inconfondibile dell’artista. Ma se quel fiore riconduce alla ricchezza di certe stoffe, alla ridondanza di talune atmosfere orientaleggianti in auge all’epoca, sulla parete di sinistra, fa da contrappunto un surreale e metafisico teatrino di depisisiana memoria. Il titolo dell’opera, <em>Trois morceaux en forme de poire</em>, è un chiaro omaggio al compositore <strong>Eric Satie</strong>, le cui note aleggiano tra le stanze accompagnando alla visita…<br />
Eleonora Sole Travagli</div>
<div><strong><br />
</strong></div>
<div id="_mcePaste"><strong>Sur-naturale. Omaggio alla Parigi degli anni folli</strong><br />
<strong> Ketty Tagliatti</strong></div>
<div id="_mcePaste">MLB Home Gallery</div>
<div id="_mcePaste">Corso Ercole I d&#8217;Este, 3 &#8211; 44121 Ferrara (IT)<br />
11.09.11 – 08.01.12</div>
<div id="_mcePaste">tutti i giorni 16 &#8211; 20 e su appuntamento</div>
<div id="_mcePaste">tel +39 346 7953757</div>
<div id="_mcePaste">www.mlbgallery.com<br />
mlb@marialiviabrunelli.com</div>
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		<title>Andrea Rigobello. Pittura, dialogo col pensiero dell&#8217;universo</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 08:14:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roby</dc:creator>
				<category><![CDATA[Art e alchimia]]></category>
		<category><![CDATA[Art e ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Art e erotismo]]></category>
		<category><![CDATA[Art e performance]]></category>
		<category><![CDATA[Art e poesia]]></category>
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		<category><![CDATA[Andrea Rigobello]]></category>
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		<category><![CDATA[arte e spiritualità]]></category>
		<category><![CDATA[arte e vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[arte ed ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Nous]]></category>
		<category><![CDATA[parole in libertà]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 25 novembre Andrea Rigobello, dopo qualche anno, torna alla Pescheria Nuova di Rovigo con un’esposizione che ne conferma la maturità artistica e la poetica originale: Nous, Noi, Anima Mundi si presenta infatti come un inno alla gioia, alla leggerezza e alla profonda coscienza (sat, chit, ananda,sanskr.) dei sottili rapporti psicologici,e non di meno materialistici, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2571" class="wp-caption alignleft" style="width: 235px"><a href="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2011/11/Andrea-Rigobello-11.jpg"><img class="size-medium wp-image-2571 " title="&quot;Espansione&quot; di Andrea Rigobello, Pescheria Nuova, Rovigo 2011" src="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2011/11/Andrea-Rigobello-11-225x300.jpg" alt="&quot;Espansione&quot; di Andrea Rigobello, Pescheria Nuova, Rovigo 2011" width="225" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">&quot;Espansione&quot; di Andrea Rigobello, Pescheria Nuova, Rovigo 2011</p></div>
<p>Il 25 novembre <strong>Andrea Rigobello</strong>, dopo qualche anno, torna alla Pescheria Nuova di Rovigo con un’esposizione che ne conferma la maturità artistica e la poetica originale: <strong>Nous, Noi, Anima Mundi</strong> si presenta infatti come un inno alla gioia, alla leggerezza e alla profonda coscienza (<em>sat</em>, <em>chit</em>, <em>ananda</em>,sanskr.) dei sottili rapporti psicologici,e non di meno materialistici, che costituiscono il tessuto dell’universo, vibrante di pensieri, relazioni, meditazioni umane.<span id="more-2548"></span></p>
<div id="attachment_2566" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2011/11/Andrea-Rigobella-2.jpg"><img class="size-full wp-image-2566 " title="&quot;Aura&quot; di Andrea Rigobello, Pescheria Nuova, Rovigo 2011" src="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2011/11/Andrea-Rigobella-2.jpg" alt="&quot;Aura&quot; di Andrea Rigobello, Pescheria Nuova, Rovigo 2011" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">&quot;Aura&quot; di Andrea Rigobello, Pescheria Nuova, Rovigo 2011</p></div>
<p>Il dialogo tra l’uomo e il cosmo e tra le forme appartenenti ad un&#8217;unica, luminosa, sostanza, è affidato alle onde cerebrali emanate dalla mente, raffigurate come ondulazioni cromatiche di pigmento puro e cristallino (pastello a cera, grafite, tempera, acquarello), che si compongono in forma di lettere, parole, preghiere, sui leggeri supporti cartacei della pittura.</p>
<div id="attachment_2557" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2011/11/Andrea-Rigobello-3.jpg"><img class="size-full wp-image-2557" title="&quot;Eterico&quot; di Andrea Rigobello, Pescheria Nuova, Rovigo 2011" src="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2011/11/Andrea-Rigobello-3.jpg" alt="&quot;Eterico&quot; di Andrea Rigobello, Pescheria Nuova, Rovigo 2011" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">&quot;Eterico&quot; di Andrea Rigobello, Pescheria Nuova, Rovigo 2011</p></div>
<p>In particolare l’artista ha scelto un<em> mantra</em> occidentale come veicolo di contatto mistico e di comunicazione tra l’uomo e un multiverso che va oltre la percezione usuale della vita quotidiana: la preghiera del rosario, un racconto che ha accompagnato la sua crescita fin dall’infanzia.<br />
La preghiera permea tutto il reale, così come dall’altro capo del mondo, in un altro tempo, i geroglifici delle steli precolombiane immergono l’identità dell’officiante nella realtà più profonda della natura.</p>
<div id="attachment_2567" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2011/11/Andrea-Rigobella-3.jpg"><img class="size-full wp-image-2567 " title="&quot;A-spirale&quot; di Andrea Rigobello, Pescheria Nuova, Rovigo 2011" src="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2011/11/Andrea-Rigobella-3.jpg" alt="&quot;A-spirale&quot; di Andrea Rigobello, Pescheria Nuova, Rovigo 2011" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">&quot;A-spirale&quot; di Andrea Rigobello, Pescheria Nuova, Rovigo 2011</p></div>
<p>Segni di vario genere, simboli e parole, disegnati, dipinti o impressi su supporti di vecchie carte riciclate, quaderni di scuola o tavolette lignee sono il mezzo per esprimere l’area creativa di contatto e comunicazione tra la mente umana (<em>Manas</em>, dalla radice man, sankr.) e quella collettiva (<em>Mahat</em>, sankr., <em>Nous</em>, gr.,che genera l’Anima del Mondo), ovvero l’intelletto cosmico, motore universale.</p>
<div id="attachment_2561" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2011/11/Andrea-Rigobello-5.jpg"><img class="size-full wp-image-2561" title="&quot;Carte&quot; di Andrea Rigobello, Pescheria Nuova, Rovigo 2011" src="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2011/11/Andrea-Rigobello-5.jpg" alt="&quot;Carte&quot; di Andrea Rigobello, Pescheria Nuova, Rovigo 2011" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">&quot;Carte&quot; di Andrea Rigobello, Pescheria Nuova, Rovigo 2011</p></div>
<p>Andrea Rigobello, mostra come la conoscenza intuitiva (<em>buddh</em>i, sankr., <em>nòesis</em>, gr.) si sviluppa nell’animo per gradi: dapprima, quale semplice abbozzo, si manifesta nella paura della preghiera quale paura dell’ignoto, resa in ironici calligrammi in forma di aracnide, a matita nera; quindi inizia a comporsi cromaticamente in onde, aure e spirali di vocaboli. La reiterazione verbale si sovrappone al paesaggio, saturando l’ambiente di segni. Ad essa si alterna la rarefazione del silenzio fino all’emergere dal vuoto di parole in libertà.<br />
In alcune carte prevale la parola, in altre la pittura: i colori sono sempre morbidi, i timbri soffusi. La vibrazione del canone evocato dalla pittura si insinua ovunque, qui ed ora, nel mondo contemporaneo (incluso quello pubblicitario) pervadendo ogni aspetto della realtà umana, fino a sublimare quest’ultima in pure sagome radianti poste in libero contatto, o ad attualizzarla nell’interazione con il visitatore, con il rituale dell’accensione di una candela o di un biglietto in cui esprimere un desiderio.<br />
Anche l’allestimento contribuisce a creare un ambiente vibrante e comunicativo, con la disposizione delle carte in forma di calligramma, un omaggio alla magia della poesia surrealista, con preghiere che ludicamente salgono le scale e, fondamentalmente, con la “collocazione in libertà” dei lavori nello spazio della sala. L’ultimo giorno, per il<em> finissage</em> della mostra, saranno raccolti tutti i bigliettini dei desideri per costituire un’ultima, magica, opera collettiva.<br />
Roberta Reali</p>
<p><strong>Nous, Noi, Anima Mundi</strong><br />
<strong>Andrea Rigobello</strong><br />
Pescheria Nuova<br />
Corso del Popolo<br />
45100 Rovigo<br />
25/11 &#8211; 30/11 / 2011<br />
<em>vernissage</em> 25/11 ore 18.00<br />
<em>finissage</em> 30/11 ore 18.00<br />
tel +393498496365</p>
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		<title>No Title Gallery: &#8220;Intro&#8221;, le ossa della terra</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Nov 2011 19:24:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roby</dc:creator>
				<category><![CDATA[Art e antropologia]]></category>
		<category><![CDATA[Art e luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Art e simboli]]></category>
		<category><![CDATA[Art e storia]]></category>
		<category><![CDATA[Art e web]]></category>
		<category><![CDATA[Arte contemporanea a Mantova]]></category>
		<category><![CDATA[Elena Picchiolutto]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Liggieri]]></category>
		<category><![CDATA[Giulio Vesprini]]></category>
		<category><![CDATA[No title gallery]]></category>
		<category><![CDATA[Roberta Feoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 20 novembre 2011 la galleria virtuale No Title Gallery inaugura la doppia esposizione d&#8217;arte di Roberta Feoli e Giulio Vesprini nello spazio tangibile dell&#8217;Arci Fuzzy di Mantova.
Bianco e nero, osso e pietra: grafica, forma e simbolo permanenti della terra e dell&#8217;eterno trascorrere del tempo. Senza esitazioni i due artisti si addentrano nel tema ctonio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2540" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2011/11/La_Familia_de_Paloma.jpg"><img class="size-medium wp-image-2540" title="Roberta Feoli, La familia de Paloma, 2011" src="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2011/11/La_Familia_de_Paloma-300x238.jpg" alt="Roberta Feoli, La familia de Paloma, 2011" width="300" height="238" /></a><p class="wp-caption-text">Roberta Feoli, La familia de Paloma, 2011</p></div>
<p>Il 20 novembre 2011 la galleria virtuale <strong>No Title Gallery </strong>inaugura la doppia esposizione d&#8217;arte di <strong>Roberta Feoli </strong>e <strong>Giulio Vesprini</strong> nello spazio tangibile dell&#8217;<strong>Arci Fuzzy</strong> di Mantova.<br />
Bianco e nero, osso e pietra: grafica, forma e simbolo permanenti della terra e dell&#8217;eterno trascorrere del tempo. Senza esitazioni i due artisti si addentrano nel tema ctonio, sia con lo studio sterometrico di stratificate “rocce lunari” che con forme post-umane, scheletri di forti personalità ancora vive come nella figura della <em>Santa Muerte</em>.<span id="more-2537"></span><br />
Durante l&#8217;inaugurazione Feoli e Vesprini s&#8217;incontreranno in un&#8217;opera a quattro mani che vuol essere la sintesi dello spirito con cui nelle civiltà antiche venivano eretti tumuli di pietre sopra i sepolcri , di un&#8217;umanità disincarnata, e della materia, la pietra in cui è incisa la memoria dell’uomo e della terra stessa.<br />
&#8220;Intro&#8221; si pone come primo di una serie di eventi espositivi d&#8217;arte alternativa promossi da No Title Gallery, un progetto di <strong>Francesco Liggieri</strong> e <strong>Elena Picchiolutto</strong> (la curatrice) che mette coppie d&#8217;artisti a raffronto con l’intento di avvicinare artefici e forme d’arte diverse, innescando sinergie innovative e creative, a Venezia e  in altri &#8220;luoghi e non luoghi&#8221; in Italia e all&#8217;Estero.<br />
Fino al 12 dicembre.</p>
<p><strong>Intro<br />
</strong>Roberta Feoli, Giulio Vesprini<br />
No Title Gallery<br />
Arci Fuzzy<br />
via Carlo Goldoni 2<br />
46100 Mantova<br />
mer, gio, ven 19.00 &#8211; 24.00<br />
Vernissage: 20 Novembre 2011<br />
Finissage: 12 Dicembre 2011<br />
<a href="http://www.notitlegallery.com">www.notitlegallery.com</a><br />
<a href="mailto:info@notitlegallery.com">info@notitlegallery.com</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
	</channel>
</rss>

