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	<title>Art in Italy &#187; Lottie Child</title>
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		<title>Biennale Architettura/Street training: l&#8217;uomo incontra la città nel flusso della performance</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 15:10:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>roby</dc:creator>
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		<category><![CDATA[arte contemporanea a Venezia]]></category>
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			Come d&#8217;accordo, mi ritrovo in una serata estiva a Rialto con l&#8217;amica Amy e Lottie Child per un insolito tour veneziano, nel quale ricopro il doppio ruolo di guida e  turista al tempo stesso.
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<img class="size-full wp-image-830" title="Lottie-Child" src="http://www.artinitaly.it/arte/wp-content/uploads/2010/07/Lottie-Child.jpg" alt="Lottie Child - Street training performer" width="300" height="231" /></a><p class="wp-caption-text">Lottie Child</p></div>
<p>Come d&#8217;accordo, mi ritrovo in una serata estiva a Rialto con l&#8217;amica Amy e <strong>Lottie Child</strong> per un insolito <em>tour</em> veneziano, nel quale ricopro il doppio ruolo di guida e  turista al tempo stesso.<br />
Lottie Child è un’artista londinese, ricercatrice, performer, capoerista, nonché fondatrice dello <strong>Street Training</strong>, un network internazionale di persone che tramite delle azioni concrete e spontanee interagisce con l&#8217;ambiente e, con l’utilizzo delle proprie esperienze personali, non solo influenza le sue abitudini comportamentali, ma anche il territorio col quale si confronta.<br />
Lottie è qui per dar vita al suo nuovo lavoro, in collaborazione con il Muf &#8211; Architecture/Art, uno studio di Londra, che sfocerà poi in un progetto da esporre  in occasione della <strong>12° Mostra Internazionale di Architettura di Venezia</strong>, intitolata <em><strong>People Meet Architecture</strong></em>, presso il padiglione Britannico ai Giardini della Biennale.<br />
Come promesso, quindi, le accompagno in giro per la città seguendo un percorso che ho scelto per l’occasione. Loro sembrano entusiaste e anch’io a dire il vero, anche se (nonostante mi sia documentata) non ho alcuna idea di quali saranno le richieste dell’artista, né le domande che mi verranno poste, tanto meno i metodi che utilizzerà per interagire con l’ambiente.<br />
Lo Street Training richiede vari tipi di approccio, la maggior parte dei quali inusuali come:  salire le scale all’indietro, saltare le recinzioni, scivolare sulle ringhiere, sdraiarsi sopra o sotto degli oggetti, arrampicarsi sugli alberi o sui muri, nascondersi, fare smorfie, etc. I manuali infatti, sempre in fase di aggiornamento, contengono un’ampia varietà di metodi per utilizzare lo spazio pubblico.<br />
“<em>La regolare pratica</em> - dice Lottie - <em>aiuta gli street trainers ad apportare dei cambiamenti positivi sia in loro stessi che nell’ambiente. Durante le lezioni si imparano le tecniche e si inizia a renderle proprie, fino a farle diventare istinto, così da poterle utilizzare regolarmente nella vita quotidiana</em>”. Esistono dei codici da utilizzare durante l’allenamento, legati ai sensi e all’emotività del singolo individuo coinvolto e a quello che egli vede nel comportamento degli altri. Le idee talvolta risultano contrastanti, come le diverse sensibilità dei partecipanti.<br />
“<em>Durante le sessioni, percorriamo la linea tra la creatività e il comportamento antisociale; usiamo la strada in maniera più gioiosa e più creativa, espressiva, coraggiosa, atletica e giocosa</em>”. (*)<br />
Certo può risultare complesso raccontare la città in cui si vive a chi non la conosce, rispondere a quesiti che non si è soliti porsi, perché dati per scontati, senza contare il “fattore lingua”. La situazione è informale, Lottie mi interroga su questioni dapprima più personali, poi più specifiche al suo argomento. Mi racconta di come i cittadini di Londra e delle altre città esaminate, preferiscano osservare i propri luoghi ed io le illustro quali, a mio avviso, siano i tre criteri per visitare al meglio Venezia. Ovvero: via terra, via mare e dall’alto, e di come diverso sia il rapporto tra spettatore e spazio, nei differenti modi. Ne rimane affascinata, quindi a fine percorso mi chiede di vederci nuovamente per fare colazione sulla mia altana, osservare la città dall’alto e concludere il suo “viaggio” con me.<br />
E’ proprio in questa occasione che decido di porle alcune domande.</p>
<p><strong>Lottie Child: come cambiare il mondo nel proprio piccolo</strong></p>
<p><strong><br />
Cos’è lo Street Training?</strong><br />
E’ l’arte di esplorare in modo sicuro e con gioia, noi stessi e lo spazio che abitiamo. E’ l’essere consci degli effetti che i nostri pensieri e i nostri comportamenti hanno sull’ambiente che ci circonda; sfruttando tali conoscenze siamo in grado di sviluppare una “nuova” consapevolezza sulle strade.</p>
<p><span id="more-823"></span>Lo Street Training  è l’arte marziale emergente del 21esimo secolo; richiede pratica e comprende gli aspetti fisico, mentale e spirituale del vivere.<br />
Io do vita a delle esplorazioni artistiche e invito la gente a collaborare con me.</p>
<p><strong>Come nasce lo Street Training?</strong><br />
L’università è stata un buon allenamento ed un ottimo trampolino di lancio. Mi sono specializzata alla University of the Arts di Londra e ho seguito un corso di “performance art” sul rapporto tra arte e società. Da qui ho capito che per me avevano importanza non solo il rapporto uomo e individuo nel suo ambiente, ma anche il legame tra arti marziali e capoeira, le influenze di Fluxus e artisti come John Cage.</p>
<p><strong>Chi è lo street trainer? </strong><br />
Chiunque. Lo street trainer sei tu! Le persone coinvolte arrivano da tutti gli stili di vita. Includono gente giovane che è cresciuta vicina alla cultura di strada, studenti d’arte, attivisti, ballerini, parkouristi e gente comune.</p>
<p><strong>Oggigiorno è facile classificare tutto come Arte. Lo  Street Training è una forma d’Arte o più una linea di confine tra essa e un diverso rapporto con la città e il vivere lo spazio?<br />
</strong>Direi la seconda. Spero di non peccare di presunzione, ma credo sia un piccolo modo di cambiare il mondo.</p>
<p><strong>Parlami della tua esperienza veneziana. Cos’hai trovato di diverso qui rispetto alle altre città che hai visitato?</strong><br />
E’ stata interessante e stimolante. Come mi avete spiegato tu e le persone che ho incontrato in questi giorni, il rapporto fra individuo e spazio circostante qui è differente da qualsiasi altro posto, anche quello tra le persone lo è; inoltre non ci sono le macchine.<br />
(L’artista si augura inoltre che questa intervista sia una occasione per incoraggiare chiunque a prendere più confidenza con la strada ed eventualmente, condividere i propri pensieri, foto, video e link con altra gente che fa la medesima cosa)</p>
<p>(*) <strong>Il vocabolario dello Street Training<br />
</strong><br />
<strong>Creativa</strong>: dimostrando vari modi di interagire con la città e l’ambiente architettonico; nelle grandi città siamo sempre condizionati a camminare per strada a faccia in giù e vigilare su noi stessi e gli altri per deviare dal ristretto spazio pubblico.<br />
<strong>Espressiva</strong>: condividere i propri pensieri, sentimenti e opinioni con gli altri è l’unico modo per ricostruire lo spazio pubblico che noi tutti usiamo; l’espressione creativa non è riservata solo agli artisti.<br />
<strong>Coraggiosa</strong>: connettersi con se stessi e con gli altri utilizzatori dello spazio pubblico; l’isolamento e l’alienazione, caratteristiche del vivere nelle metropoli, cambiano ogni volta che si sorride a un’altra persona per strada.<br />
<strong>Atletica</strong>: divertirsi e tenersi in forma; la città può essere vista come un “viaggio” alla scoperta di abilità fisiche.<br />
<strong>Giocosa</strong>: un’alternativa alla monotona familiarità; giocare non è solo prerogativa dei bambini, negli adulti aumenta spontaneità, flessibilità mentale e pensiero creativo, beneficia il lavoro e le relazioni con se stessi e gli altri.</p>
<p><em>Testo e foto di Francesca Galluccio</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Informazioni sulllo Street Training:  <a href="http://streettraining.org/node/1">http://streettraining.org</a> </em></p>
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