web analytics

Art in Italy | luoghi, persone, storie e sapori dell'arte

lug/10

1

Wassily Kandinsky, Utopia in blu

Vasily Kandinsky, Dipinto blu, Solomon R. Guggenheim Museum, New York, Donazione, Fuller Foundation, Inc. 76.2277

Vasily Kandinsky, Dipinto blu, Solomon R. Guggenheim Museum, New York, Donazione, Fuller Foundation, Inc. 76.2277

«Ogni opera nasce così, come nasce il Cosmo, attraverso le catastrofi che dal caotico frastuono degli strumenti vanno a formare una Sinfonia, la Musica delle sfere. La creazione di un’opera è la creazione del mondo».
Così nel 1909 Wassily Kandinsky (1866-1943 ) scrive nel suo famoso saggio Lo spirituale nell’arte, poco prima di dipingere il primo acquerello astratto della storia (1910). Il pittore, che fin dagli anni giovanili suonava pianoforte e violoncello, riconosce classicamente alla musica il primato tra le arti poiché, con vibrazioni e silenzi, simpatie e unisoni è particolarmente atta  «all’espressione dell’animo dell’artista e alla creazione di una vita autonoma attraverso i suoni musicali».
È l’ascolto del Loenghrin di Richard Wagner ad ispirare l’astrazione di forme e cromatismi “primitivi” adottati dall’artista nei suoi dipinti ispirati alle fiabe e alle tradizioni russe:  «Vidi nella mente tutti i miei colori, erano davanti ai miei occhi; linee tumultuose quasi folli si disegnavano davanti a me». Allora, l’artista, visionario e profeta, individua una forma di pittura «più spirituale» per esprimere il proprio «suono interiore» ed elabora un proprio alfabeto pittorico-musicale, ispirandosi alla teosofia di H.P.Blavatsky e alla ricerca parallela di musicisti quali Schoenberg, Skriabin, Rimsky-Korsakov. I suoi dipinti si chiamano Romanze, Composizioni, Impressioni, Improvvisazioni e affermano la sinestesia tra le arti e il concetto di unità delle stesse promosso dalle avanguardie.
Prendiamo in esame, a tale proposito, il Dipinto blu del 1924, conservato al Solomon R. Guggenheim Museum di New York, e attualmente esposto in occasione della mostra Utopia Matters: dalle confraternite al Bauhaus, in corso alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia fino al 25 luglio: sul fondo, una vellutata sinfonia di azzurri rimanda alla profondità cosmica dell’anima e al suono di organo, contrabbasso, violoncello e flauto; di lì, perfusa di un’aura luminosa,  emerge una composizione geometrica dai colori accesi, impostata dinamicamente sulla diagonale. Ogni forma è in equilibrio instabile, pulsa ed è resa vibrante dalla qualità cinetica del colore; inoltre, partecipa del movimento collettivo creato dall’armonica tensione degli opposti (caldo/freddo, triangolo/cerchio ecc) .
Il triangolo giallo semitrasparente spicca per contrasto dal fondo blu come uno squillo di tromba ed è bilanciato dal più piccolo ma “pesante” quadrato, che emerge in basso a destra, saturo del “liquido” rosso cinabro (ottoni). Le tre sfere più grandi, concorrono a definire la misura  aurea di uno spazio solo apparentemente bidimensionale. Le linee imprimono la direzione del moto e punti, legature ed altre notazioni musicali, ne marcano il carattere e il ritmo. Il giallo è eccitante e centrifugo, il blu rilassante e centripeto, il verde è stabile e pacificante, il rosso vivificante.
Come le esperienze musicali, che per Kandinsky sono puramente pischiche, così anche l’armonia dei colori deve fondarsi sul principio della giusta stimolazione dell’anima umana, da cui deriva la cromoterapia. In epoca contemporanea, secondo l’artista russo, il più grande realismo è l’astrattismo che rappresenta lo spirituale nell’arte.
Nel 1921, dopo la parabola rivoluzionaria, l’Istituto di cultura artistica di Mosca  (1921) respinge il programma dell’artista, basato sull’investigazione psicologica degli effetti psichici del colore e della forma, che sarà tuttavia applicato nella nuova scuola di architettura di Weimar, il Bauhaus. Qui Kandinsky ritroverà una comunità di artisti, artigiani e architetti che aspirano alla realizzazione di un’architettura sociale emblematica di un mondo nuovo. Ciò corrisponde alla sua Grande Utopia, l’ideale Edificio mondiale delle Arti dove queste ultime possano dialogare e giungere ad una sintesi, alla liberazione del suono interiore che costituisce l’opera d’arte totale. Un sogno nuovamente infranto dall’intervento governativo che nel 1933 fa chiudere il Bauhaus. Ma la scuola ha già lasciato un segno nella storia,  il design industriale, e dei semi destinati a germogliare in futuro.
E’ possibile ammirare altre opere di Wassily Kandinsky nel percorso di Utopia Matters: dalle confraternite alla Bauhaus (Bastoncini colorati, 1928, la Traduzione in punti delle prime battute del secondo soggetto della Quinta sinfonia di Beethoven, in Punto e linea nel piano: contributo all’analisi degli elementi pittorici, Albert Langen, Monaco, 1926) e all’interno collezione permanente di Peggy Guggenheim (Croce bianca, 1922; Paesaggio con macchie rosse, No. 2, 1913; Verso l’alto, 1929).

Utopia Matters: dalle confraternite al Bauhaus
1 maggio–25 luglio, 2010
Collezione Peggy Guggenheim
Dorsoduro 701 (30123) – Venezia
+39 0412405411, +39 0415206885 (fax)
info@guggenheim-venice.it | www.guggenheim-venice.it
lun-dom 10-18 chiuso il martedì. Alle 15.30 visite guidate gratuite
Biglietteria on line

· ·

1 comment

  • ninja 650 lady · 1 agosto 2010 alle 08:04

    Great information, I just bookmarked this.

Leave a Reply

 

<<

>>

Theme Design by devolux.nh2.me