Il collettivo nell’arte: l’Allegoria del Trionfo di Venere del gruppo D.D.T

Inaugura il giorno 8 maggio Dal canto nostro, la prima esposizione collettiva di una serie di tre dedicata al Gruppo D.D.T. (Drago, Dadadopo e Trilling), formatosi a Roma nei primi anni Duemila attorno alla personalità del pittore Gian Paolo Berto. Esporranno accanto al maestro adriese le artiste Giorgia Marzi, Ilaria Rezzi, Alessia Severi.

Ogni pittrice presenterà la sua prova d’ammissione al gruppo, una personale versione della famosa  Allegoria del trionfo di Venere (1540-1545) di Agnolo Bronzino, nota anche come Venere, Cupido, la Follia e il Tempo, conservata alla National Gallery di Londra: un quadro, secondo Berto, in cui ci sono tutte le passioni umane.

L’originale è infatti un’opera manierista di rara bellezza, esplicitamente erotica. L’Allegoria rappresenta entro forme serpentine e cristallizzate, intrise di colori saturi, lapidei e brillanti, il potere illusorio dell’amore sensuale: la lussuria pietrifica l’uomo, analogamente allo sguardo della Gorgone,  facendolo regredire allo stadio alchemico primevo.
Il quadro fu offerto come dono dalla neonata Signoria fiorentina al re Francesco I di Francia, negli stessi anni in cui il granduca Cosimo I commissionava a Benvenuto Cellini un Perseo che, ormai liberatosi dalla tirannia delle passioni, vincendo Medusa, era inteso ad sancire pubblicamente il trionfo della giovane Signoria sulle vestigia della Repubblica.

Giorgia Marzi

La riproduzione di un capolavoro per Gian Paolo Berto è un invito, una provocazione a ricercare la propria cifra nella storia dell’arte: Giorgia Marzi presenterà una copia non fedele, ma interiorizzata, del sublime gioco di seduzione ed inganno di Venere e Amore raffigurato nell’opera del Bronzino. Accanto, figurerà  la storia di un’altra coppia “impossibile”, quella di Pinocchio e Alice, quasi un cartoon compiuto per mezzo della manipolazione grafica e concettuale della materia letteraria. Allieva di Sandro Trotti, Giorgia Marzi è formidabile ritrattista dal vero, rapida nel cogliere i moti dell’esistenza e dell’animo e nel siglarli con un segno che, come l’arte taoista, tende alla sintesi di narrazione e calligrafia.

Ilaria Rezzi
Ilaria Rezzi, Allegoria del trionfo di Venere d'après Bronzino

Ilaria Rezzi
Il primo d’après di Ilaria Rezzi coglie invece l’aspetto scenico della machina cinquecentesca e dalla semplificazione delle forme ne trae la contemporaneità, accentuando il carattere decorativo dell’opera. La sofisticata lascivia dell’episodio centrale lascia il passo alla grazia naturale della tenerezza e il colore, steso in grandi campiture, si spoglia della levigatezza marmorea pur conservando i timbri luminosi e facendosi sontuoso nella resa delle due cortine laterali del sipario d’après Hundertwasser. Ora l’artista sta lavorando ad una seconda versione dello stesso soggetto, realizzata con la moderna tecnica del collage. Infatti, nella pittura di Ilaria Rezzi spesso si riscontra, come in un fumetto, in una predella medievale o nella Pop Art, la compresenza di diverse immagini nello stesso quadro in cui ha luogo la narrazione del quotidiano, il realismo della metropoli, l’esperienza del viaggio vissuta nelle distanze geografiche così come nello spazio interiore dell’incontro con la storia e con le tecniche dell’arte.

Alessia Severi

Alessia Severi
Alessia Severi, Allegoria del trionfo di Venere d'après Bronzino

L’Allegoria di Alessia Severi è attraversata da una tensione plastica michelangiolesca, che definisce nettamente le masse muscolari e rende selettivo l’uso del colore freddo e brillante, alla maniera novecentesca,  in una composizione festosa e ricca di movimento. Nell’idea dell’artista il quadro è il trompe l’oeil di un mural che deborda sulla cornice parietale dipinta da una writer; quest’ultima è raffigurata in basso a destra, sul limite esistente tra pittura e non pittura, nelle forme di una bambola sui pattini in stile Blythe. Il contrasto evidente tra generi e stili pone il problema della visione della vita e dell’arte contemporanea: oggi non si rappresenta più, come nell’antichità, la divinità nelle forme di una bellezza ultraterrena.
L’omologazione della bellezza riprodotta nelle immagini pubblicitarie rende ogni donna ripetitivamente più carina e apparentemente rassicurante, ma in realtà genera profondi squilibri. La Blythe, alter ego della pittrice, trasgredisce questo diktat e, in veste di graffitista, riscopre la pittura degli antichi.
Tra i primi a praticare la Street-Art, dagli anni Cinquanta in Africa e poi a Roma, e fautore oggi dell’arte collettiva, Gian Paolo Berto conclude ricordando la figura di H.P. Blavatsky, ma anche Siquerios: le rivoluzioni si fanno anche tornando indietro.

A cura di Roberta Reali

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Dal canto nostro
Galleria Grafica Campioli
via Vincenzo Bellini 46, Monterotondo
8-23 maggio orario: mar – dom, 16-20
vernissage: 18.30
[email protected]
www.graficacampioli.com
tel +39 069064456 – +39 3498010605

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