La poesia di Alberto Cappi, tra parola, pittura e mito

Vanni Cantà per Cappi
Vanni Cantà per Cappi

Bordertime, con questo termine intraducibile, ai confini tra il tempo mitico e il tempo attuale, Alberto Cappi nel 2007 definisce lo spazio della sua poesia.
L’amico poeta Marco Munaro, direttore artistico (Verso il solstizio d’estate. Feste di poesia musica e arti in Polesine, 2007/2010) e editore (Il Ponte del Sale), oggi pubblica la raccolta di poesie intitolata, appunto, Bordertime,  e illustrata con 10 disegni originali del pittore Vanni Cantà.
Il volume di Cappi sarà presentato a Mantova, il prossimo 30 giugno, ad un anno dalla scomparsa del poeta. A pochi giorni dall’appuntamento Munaro ci ha rilasciato questa intervista.

Qual è la formazione di Alberto Cappi e cosa si può dire del suo stile?
Alberto Cappi ha avviato la sua ricerca poetica negli anni 60/70, ai margini della esperienza della neoavanguardia, affermandosi come una delle voci più originali e necessarie. Nelle sue brevi quartine o strofette o tavole d’argilla incisa è come se egli fosse intento a ridefinire l’alfabeto del mondo,  prima facendo risuonare la doppia elica del linguaggio (i suoni e i significati) nel vuoto,  poi scoprendo che quel vuoto era da sempre popolato da dèi e forse da Dio – ma un Dio così ignoto e ineffabile da somigliare al nulla.

Qual è l’alchimia che consente ad Alberto Cappi di ispirarsi al suono evocativo e all’immaginario del mito e di essere ad un tempo calato nel presente della società contemporanea?
E’ la capacità di evocare le ombre del sapere che si muovono nella parola e farle poi levitare, o trascorrere in un canto dolcissimo perfino materno eppure straniero. L’alchimia avviene nella bocca di fuoco del verbo, dove  – dice Cappi – “giocano gli oracoli”, e insieme nelle bocche di fuoco della storia, che è  sempre rinnovarsi nell’evento di una forma devastata: qui, la città che prende fuoco nella violenza, nelle guerre. Il mito lo narra, quell’evento, lo grida, lo spegne, lo canta, guardando contemporaneamente al domani. Nell’agire umano c’è qualcosa di incomprensibile che il mito interroga e la poesia rivela.

Che cosa significa il segno per Cappi e che rapporto c’è tra la sua poesia e l’arte visiva?
La poesia è stata al centro della vita e degli interessi culturali di Cappi, il quale  ha realizzato nella sua città (Mantova) innumerevoli incontri con poeti e artisti. Essi entrano poi nella sua poesia come materia del canto che si fa dono. Ma per Cappi il rapporto con l’arte figurativa è ancora più intimo, perché egli sente il corpo della parola come materia da plasmare e suonare. Cappi è poeta essenzialmente musicale. Anche le immagini devono suonare “fino alla bacchetta del silenzio”

Com’è nata la scelta di accostare Cappi a Cantà?
Ho invitato Vanni Cantà a realizzare alcune partiture in grigio da inserire in Bordertime, perché Cantà  è  – tra gli artisti  –  vicino all’essenza mantica dell’arte. Sono dieci disegni che all’interno del libro sono disposti come controcanto sublime al sublime di Cappi –  ne riprendono e sviluppano liberamente alcuni motivi lirici: combustioni, graffiti, sacralità della violenza, segni di una mappa per un viaggio verso l’ignoto. Polifonie in un volo muto.

Bordertime
La Zanzara, giardini Andrea Barbato, Parco del Mincio
lago superiore di Mantova
30 giugno 2010, ore 21,00
MAC (Museo d’Arte contemporanea)
http://www.mac-francescobartoli.it/
Teatro magro
http://www.teatromagro.com/
Il Ponte del sale
via Orti, 32 – 45100 Rovigo
www.ilpontedelsale.it
[email protected]

2 risposte a “La poesia di Alberto Cappi, tra parola, pittura e mito”

  1. Sono contenta che Alberto Cappi sia stato ricordato con una nuova pubblicazione.
    Mi dispiace di non averlo saputo per tempo, avrei partecipato volentieri.
    Anna Bisi

  2. Può sempre mettersi in contatto con l’associazione “Il ponte del sale” per conoscere i letterati che ne fanno parte e pensare ad un eventuale partecipazione alle prossime iniziative.
    Roberta Reali

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