67^ Biennale Cinema Venezia – Vincent Gallo (I parte)

67^ Biennale Cinema VeneziaVincent Gallo, Buffalo (New York) 1961.  Attore, sceneggiatore, regista, musicista, pittore.
Di origine italoamericana, a sedici anni lascia la famiglia e si trasferisce a New York in cerca di fortuna.
Si fa notare nell’ambiente intellettuale grazie al suo carattere estroso e dotato di talento artistico. Negli anni Ottanta e Novanta fa parte di numerose band musicali, dove incontra anche Jean Michel Basquiat, allora membro del gruppo, divenuto poi suo grande amico. Per potersi mantenere, posa per Calvin Klein, diventando uno dei volti pubblicitari più conosciuti del periodo. Il suo irrefrenabile desiderio di esprimersi trova spazio anche nella pittura, prima di esplodere nella recitazione.
E’ con Buffalo ‘66 (1998) suo primo lungometraggio come regista, che riesce a farsi conoscere nell’ambiente underground del cinema americano. Il film, ideato, scritto, musicato e interpretato da Vincent Gallo e Christina Ricci, è la storia romantica tra due solitari alla ricerca di un’occasione di rivincita.
Fin dall’inizio l’autore mette in luce il suo personale gusto nel distaccarsi dai classici codici narrativi Hollywoodiani, grazie all’utilizzo dello split-screen al posto dei flashback, al ricorso ad una pellicola Kodak invertibile per ottenere una fotografia irrealistica (molto saturata nei colori e nei contrasti) e all’originalità dei dialoghi.
The Brown Bunny (2003) è invece la sua seconda opera cinematografica. Scritta, diretta e interpretata dallo stesso Gallo (qui anche in veste di sceneggiatore) ha fatto parlare di sé principalmente a causa della lunga ed esplicita scena di sesso orale praticata al protagonista dall’attrice Chloe Sevigny, al tempo sua compagna nella vita reale. Presentato in concorso al 56mo Festival di Cannes, ha suscitato enorme scalpore. La critica, che aveva accolto bene il suo primo film, ha invece stroncato quasi all’unanimità la sua seconda pellicola, etichettandola in poco tempo come la peggiore mai ammessa al prestigioso festival francese. The Brown Bunny è un film difficile e personale, che probabilmente solo chi ama la narcisistica megalomania del suo autore può apprezzare; allo stesso tempo però, è anche un viaggio americano, attraverso le province desolate e le strade solitarie, che merita di essere visto.
Vincent Gallo in Essential killing
Vincent Gallo in Essential killing di Jerzy Skolimowski

Artista poliedrico, Gallo è di certo uno dei più narcisisti, talentuosi ed eccentrici artisti del cinema indipendente americano. Sbarcato al Lido in passamontagna, assente dal red carpet, ha disertato tutti gli incontri pubblici per le presentazioni dei suoi due film, si è rifiutato di partecipare alle conferenze stampa e ai photo-call e anche di ritirare personalmente il premio assegnatoli, ma a quanto pare è stato visto chiacchierare con qualche fan nei posti più appartati e partecipare a molte proiezioni, come un vero spettatore cinefilo. Arrivato con l’intenzione di non dare nell’occhio, ha invece prodotto più frastuono degli altri.

Francesca Galluccio

(segue II parte)

Una risposta a “67^ Biennale Cinema Venezia – Vincent Gallo (I parte)”

  1. Scrivi molto bene e sei più riflessiva di quanto sembri. E’ molto bello e costruito l’articolo, con belle citazioni. D’altronde anche gli altri pezzi erano di questo taglio. Ciao

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