Il Teatro del Sogno da Chagall a Fellini / Intervista a Luca Beatrice

Magritte - L’avenir des voix 1927
Magritte - L’avenir des voix 1927

Dalle Avanguardie alla Transavanguardia, attraversando il neoavanguardismo che dalla fine degli anni ’50 si spinge fino ai tardi anni ’70: la mostra Il Teatro del Sogno da Chagall a Fellini (Galleria Nazionale dell’Umbria, Perugia) percorre un secolo di rivoluzioni artistiche che si sono generate in primis da rivoluzioni della coscienza e dalla consapevole  irruzione dell’inconscio nella vita quotidiana, ricercata attraverso la pratica dell’arte.

Il cinema ha un ruolo speciale nella storia del XX° secolo, in quanto, come settima arte, ha fatto sognare le masse di tutto il mondo. Rivolgiamo a questo proposito qualche domanda a Luca Beatrice, curatore dell’esposizione perugina, che annovera opere dei più grandi maestri del secolo, in un percorso storico artistico che esordice con i tardoromantici Böcklin e Klinger, citando l’imprescindibile metafisica di De Chirico, l’onirismo di Previati per poi entrare pienamente nel tema con i Dalì, Delvaux, Ernst, Magritte, Man Ray,Tanguy, quindi, l’esplosivo Gallizio e i pronipoti  Botero, Chia, Paladino, Schnabel, Salle – e il macabro Hirst.

Perchè una mostra sull’inconscio e sul sogno oggi?

Una mostra sul sogno non ha tempo in quanto parla alla parte più intima di ogni uomo. Esattamente come l’arte che fino dalle proprie origini ha sempre saputo rappresentare mondi diversi, a cominciare da quello
onirico.
Mi piace pensare a Teatro del Sogno come a una mostra capace di condurre lo spettatore in un viaggio libero da coordinate temporali o spaziali attraverso visioni fantastiche e universi inesplorati.
L’idea della mostra nasce in particolare da un libro che ho amato molto: Teatro del sonno, pubblicato da Guido Almansi e Claude Béguin nel 1987. Si trattava di una raccolta di stralci romanzeschi, racconti, parti di saggio che descrivevano il rapporto tra la creatività letteraria e il mondo del Sogno. Da qui il passaggio alle arti visive che trovano un punto di incontro con la letteratura proprio nella volontà di rappresentare il confine tra reale e immaginario, tra il sonno e la veglia.

Qual è secondo lei l’apporto del Surrealismo, anzi dei Surrealismi, all’immaginario contemporaneo?

Il Surrealismo non ha avuto un percorso di nascita, sviluppo e fine, i suoi confini sono restati labili nei decenni permettendogli di essere ancora perfettamente attuale senza mai smettere di esistere.
Siamo davanti a quella che appare come un’unica avanguardia espansa e in evoluzione, difficilmente controllabile e sorprendentemente attuale. Lo stesso termine “surreale” è spesso usato nel linguaggio comune.
La sua forza è stata quella di coinvolgere ogni campo creativo, oltre alle arti visive, la letteratura, il cinema,
il teatro, e la mancanza di una un’unica forte figura di riferimento in campo visivo come era stato per le altre avanguardie storiche.
Ciò che unisce le diverse personalità che aderiscono al movimento è identificabile nella predisposizione da parte di questi artisti a indagare sfere alternative della realtà, caratteristica riscontrabile in artisti
appartenenti a generazioni recenti come Fernando Botero e Julian Schnabel.

Questa mostra esalta il momento storico in cui, con l’avvento del cinema, sembrò realizzata l’aspirazione alla fusione delle arti: pittura, scultura, scenografia, musica, decorazione ecc finalmente concorrevano ad un’unica opera d’arte, il cinema stesso, che inoltre si configurò fin da subito come il più potente mezzo di comunicazione del XX secolo. In che misura è necessario il sogno alla civiltà contemporanea e fino a che punto invece il sogno, ad esempio cinematografico, agisce in nome delle majors sull’inconscio collettivo?

Era inevitabile che in una mostra sul tema del sogno decidessi di dedicare un’ampia sezione al cinema, territorio di incontro privilegiato tra la fantasia e la realtà, che proprio a partire dalle avanguardie del primo Novecento è stato sfruttato innanzi tutto come luogo dove sperimentare l’esistenza di dimensioni alternative.
E parlando di universo onirico è sicuramente Federico Fellini che più di ogni altro ha saputo creare su esso una propria personalissima poetica. Per questo i disegni e i film del regista occupano un posto di onore alla Galleria Nazionale dell’Umbria. Film come La città delle donne (1980) ci dimostrano come l’uomo viva di sogni, e come questi possano influenzare la realtà entrando a farne parte: non c’è distinzione tra reale e immaginario, sonno e veglia nel mondo di Fellini.
Il grande potere del sogno sta proprio nella sua irrazionalità e al tempo stesso nella sua individualità, nel suo appartenere alla sfera interiore di ogni singola persona fuggendo a ogni possibilità di controllo. Questo
lascia ben poco spazio a un suo uso da parte di quelle che lei chiama majors. Anche quando viene veicolato attraverso un mezzo di comunicazione potente come quello cinematografico.

Il Teatro del Sogno da Chagall a Fellini
Galleria Nazionale dell’Umbria
Corso Vannucci 19, Perugia
25 settembre 2010 – 9 gennaio 2011
mar- dom 9.30 – 19.30
tel +39199151123, +39075 58668410 fax: +39075 58668400
www.mostrateatrodelsogno.it

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