José Muñoz e Vanna Vinci al Festival del fumetto di Bologna


José Muñoz, una tavola tratta da "Carlos Gardel", 2008
José Muñoz, una tavola tratta da "Carlos Gardel", 2008

Nell’ambito della quinta edizione di BilBOlbul-Festival Internazionale del fumetto, il Museo Civico Archeologico di Bologna ha dedicato una duplice esposizione conclusa il 10 aprile scorso a due maestri del mondo del fumetto e dell’illustrazione:  José Muñoz e Vanna Vinci.
La mostra dell’argentino Muñoz (visto l’anno scorso a Ca’ Pesaro con la strepitosa storia del Tango di Gardel) “Come la vita” è stata allestita come un viaggio in  retrospettiva della sua vita d’artista, dalle ultimissime produzioni sino ai primi anni da fumettista a Buenos Aires. Le opere del disegnatore di Buenos Aires erano ordinate come un flash-back degli ultimi quarant’anni di attività, di ricerca e di sperimentazione nel campo del fumetto d’autore. Compagno di questa ricerca è stato per lungo tempo lo scrittore spagnolo Carlos Sampayo, con il quale Muñoz ha creato le serie del detective Alack Sinner.
Protagonisti della mostra sono i netti bianchi e neri delle sue tavole, dal disegno deciso, che costituiscono il quadro di una realtà distorta e talvolta grottesca, da cui  emergono figure dall’altissima carica espressionista. Improvvisamente si é Argentina, per le vie delle città ma anche all’interno di una sala da ballo o di  un locale Jazz, per soffermarsi poi nella Pampa, raffigurata in un gigantesco acquerello al tramonto.
In mostra anche fumetti d’epoca ormai introvabili, esemplari da collezione generosamente prestati dall’artista per l’occasione, che raccontano di una vita migrante intrisa di nostalgia per la madrepatria, rievocata in una calda e avvolgente memoria.
Tutte le opere riflettono gli echi di Maestri quali Borges, Arlt, Cortazar ma anche di autori di fumetto quali Breccia e Oesterheld, che hanno profondamente influenzato Muñoz nel tratto e nella costruzione narrativa.
La fumettista emergente Vanna Vinci, in mostra con “Sulla Soglia”, racconta  invece storie sospese sul confine tra adolescenza e maturità, o del presente e del passato, sino a quella tra realtà e altrove. La mostra ha presentato diverse tavole tratte dai romanzi a fumetti dell’autrice, come “Aida al confine (Kappa edizioni, 2003)”, ma anche “Sofia nella Parigi Ermetica” o ancora le serie dedicate a Lilian Browne.
Un viaggio in atmosfere ricorrenti nella vita delle eroine dell’autrice, in un gioco sempre più complesso di  trame stratificate, con protagoniste al confine tra la tensione per una ricerca verso il cambiamento e l’attrazione per un ripiegamento malinconico.

Vanna Vinci, Sofia la ragazza aurea, da "Mondo Naif", 2002
Vanna Vinci, Sofia la ragazza aurea, da "Mondo Naif", 2002

In ogni storia il passato ha un ruolo predominante,  in dialogo costante con le architetture e le vite parallele delle città che le protagoniste  attraversano (Trieste, Parigi o Bologna).
Un’indagine narrativa nella psiche di una ragazza non più adolescente ma non ancora donna, focalizzata sugli spazi di confine, dove tutto è ancora possibile.
Sono la dolcezza e la speranza a chiudere ogni storia, rendendo il viaggio intimo e sereno.
Note biografiche: Nato nel 1942 a Buenos Aires, José Muñoz frequenta l’Escuela Panamericana de Arte dove è allievo di Hugo Pratt e Alberto Breccia. Esordisce come assistente di Francisco Solano López e collabora successivamente con il maestro argentino Oesterheld. Nel 1963 approda al genere poliziesco, disegnando la serie a fumetti Precinto 56 per il settimanale “Misterix”. Lasciata l’Argentina, si trasferisce a Londra e poi in Spagna, dove nel 1974 conosce Carlos Sampayo con cui realizza la maggior parte delle sue opere. Ha collaborato inoltre con altri autori tra cui lo scrittore Jérôme Charyn (Il morso del serpente, 1994 e Panna Maria,1996). I suoi libri sono stati tradotti in francese, inglese, finlandese, greco, olandese, portoghese, svedese, norvegese, serbo, danese, tedesco e castigliano. Dal 2001 Muñoz vive in Francia, dove ha ricevuto il “Grand Prix de la Ville d’Angoulême” nel 2007.
Nata a Cagliari e trapiantata a Bologna, Vanna Vinci esordisce per Granata Press nei primissimi anni Novanta, con racconti fantastici e dalle atmosfere gotiche. Inaugura il sodalizio con lo sceneggiatore Giovanni Mattioli e con la bolognese Kappa edizioni: nel 1998 nasce Guarda che Luna, l’anno successivo Una casa a Venezia per la Kodansha di Tokyo e L’Età selvaggia del 2001; mentre Lillian Browne del 2000 e due anni dopo Viaggio sentimentale, la vedono come autrice completa. Storie che presentano protagoniste adolescenti, sospese tra la quotidianità di una crescita sentimentale ed esistenziale e aperture oniriche verso un altrove fantastico. Nel 2003, con Aida al confine, si apre una stagione di piena maturità, che prosegue con i due libri dedicati a Sophia la ragazza aurea del 2005 e 2007 e con i due più recenti volumi di Gatti neri, Cani bianchi prodotti per la francese Dargaud e tradotti da Kappa Edizioni nel 2009 e 2010. Parallela è la produzione per la rivista “Linus” delle strisce de La Bambina Filosofica, successivamente ampliate e raccolte in tre volumi da Kappa Edizioni, e di numerose collaborazioni come illustratrice per l’editoria per ragazzi. Nel 1999 vince il premio “Yellow Kid”, e nel 2005 a Lucca Comics il “Gran Guinigi” come miglior disegnatore.
Francesca Miglioli

José Muñoz “Come la vita”
Vanna Vinci, “Sulla Soglia”
BilBOlbul-Festival Internazionale del fumetto

2 marzo -10 aprile 2011
Museo Civico Archeologico
via dell’Archiginnasio 2 , Bologna
http://www.bilbolbul.net/it/index.html
www.vannavinci.it

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