Nanda Vigo al MAMM di Mosca: si riparte da “ZERO”

agostino bonalumi, rosso, tela estroflessa e olio, cm 120 x 90
agostino bonalumi, rosso, tela estroflessa e olio, cm 120 x 90

E’ in occasione dell’anno di scambio culturale tra Italia e Russia, il cui ricchissimo programma conta oltre 550 eventi previsti in entrambi i paesi, che il MAMM – Multimedia Art Museum Mosca – omaggia gli italiani del Gruppo Zero e le Avanguardie artistiche degli anni ’60 con Italian Zero & Avantgarde 60’s.
Inaugurata il 13 settembre scorso, la mostra è inserita nel programma speciale della Biennale d’Arte Contemporanea 2011 della Capitale russa e mira a porre in luce un momento particolare di evoluzione dell’arte, svoltosi nel decennio a cavallo tra gli anni ’50 e ’60, testimone della costituzione di gruppi di ricerca “guidati” da totale autonomia e interagenti fra loro tanto da valicare le frontiere dell’intera Europa.

Alberto Biasi - Dinamica cilindrica 1962 diam 70 cm
Alberto Biasi - Dinamica cilindrica 1962 diam 70 cm

Folto lo stuolo di artisti che racconta, attraverso multiformi linguaggi, dell’evoluzione individuale e del confronto di gruppo che, partendo dai Manifesti Spazialisti di Lucio Fontana (il primo fu il Manifesto Blanco del 1946), ha continuato a lavorare in maniera autonoma in un momento particolarmente difficile per le giovani leve dell’arte, “ostracizzate” dalle gallerie“tradizionali”.
Personalità quali Piero Manzoni, Enrico Castellani, Vincenzo Agnetti, solo per citarne alcuni, realizzarono nuovi punti d’incontro dover poter esporre le proprie opere e poter promuovere sempre nuovi scambi;

Bruno Munari, Scultura da viaggio, 1959, cartoncino, cm 12,5 x 30 x 14, Courtesy Studio Gariboldi, Milano
Bruno Munari, Scultura da viaggio, 1959, cartoncino, cm 12,5 x 30 x 14, Courtesy Studio Gariboldi, Milano

si pensi alla Galleria Azimuth, inaugurata nel 1959-60, e ancora ai Gruppi T e N che operavano tra Padova e Milano, alle Gallerie Appia Antica e La Salita di Roma…
L’eclettica Nanda Vigo, protagonista indiscussa del fermento artistico di quegli anni e ideatrice di questa importante mostra (curata da Alberto Podio e organizzata da G.L.O.W. Platform e Fondazione Orsi) ci racconta di questa eccezionale “apolidia” artistica:

Francesco Lo Savio, Depotenziamento cromatico e dinamica d'assorbimento (variazione d'intensita_ spazio luce), 1959, matita su carta, cm 9 x 16,4
Francesco Lo Savio, Depotenziamento cromatico e dinamica d'assorbimento (variazione d'intensita_ spazio luce), 1959, matita su carta, cm 9 x 16,4

“Si tratta di un momento unico di evoluzione dell’arte che sorprende sì, per la varietà e l’innovazione dei linguaggi artistici, ma soprattutto perché essi sono nati dal lavoro individuale di artisti confluito, successivamente, in quella che pare essere una dicotomia dettata dal binomio confronto/autonomia.

Gianni Colombo, Spazio elastico, Intermutabile, 1972, tavola in legno laccata e sagomata, chiodi e filo estensibile, cm 120 x 120, Courtesy Studio G
Gianni Colombo, Spazio elastico, Intermutabile, 1972, tavola in legno laccata e sagomata, chiodi e filo estensibile, cm 120 x 120, Courtesy Studio G

Un momento, tra l’altro, mai completato poiché l’avvento dell’Arte Programmata (primi anni ’60) e della critica d’arte ha condotto a una vera e propria catalogazione dei gruppi trasformandoli in “sigle”, in movimenti quali Gestalt, Optical, GRAV, ecc. e all’inesorabile sfilacciamento di ogni forma di autogestione, di autonomia dell’artista.”

 
Gabriele Devecchi, deformazione assonometrica 600 cubo, 1965, motore e alluminio, cm 60 x 24
Gabriele Devecchi, deformazione assonometrica 600 cubo, 1965, motore e alluminio, cm 60 x 24

Chi sono i protagonisti di questa mostra? E con quale criterio sono state scelte le opere?
Biasi, Bonalumi, Boriani, Castellani, Colombo, Dadamaino, Devecchi, Fontana, Lo Savio, Manzoni, Massironi, Munari, Scheggi e Vigo, con opere provenienti sia da importanti gallerie e fondazioni, sia da collezioni private. Nello scegliere i lavori ho pensato a quanto ogni singola opera potesse rappresentare quel periodo, i gruppi, le personalità implicate in questa molteplicità di scambi che avvenivano spontaneamente, e in tempo reale, in locali e atelier di Milano, Düsseldorf, Parigi, Amsterdam…

NANDA VIGO Wall or ceiling lighting structure by Nanda Vigo. Italy, 1986. Lacquered metal, glass. Custom made for OutOff theatre in Milan
NANDA VIGO Wall or ceiling lighting structure by Nanda Vigo. Italy, 1986. Lacquered metal, glass. Custom made for OutOff theatre in Milan

Un’autentica reazione a catena scatenata dal confronto individuale tra artisti che, in seguito, si riunirono in gruppi totalmente avulsi dalla critica d’arte e dialoganti attraverso l’Europa intera.

Paolo Scheggi, Intersuperficie curva bianca, 1964, acrilico su tele sovrapposte, cm 120 x 120, Courtesy Collezione Franca e Cosima Scheggi
Paolo Scheggi, Intersuperficie curva bianca, 1964, acrilico su tele sovrapposte, cm 120 x 120, Courtesy Collezione Franca e Cosima Scheggi

Non a caso, documenti e manifesti redatti dagli artisti stessi e tradotti in lingua russa per la prima volta, affiancano le opere e propongono ai visitatori una lettura “nuova”, indipendente dai canoni decodificati dell’arte.

Perché questa mostra è importante per un paese come la Russia?
Perché consente, finalmente, di colmare un vuoto totale lasciato dal regime che ha costretto questo paese. Ricordo, infatti, che a Zagabria, nel 1965, alla mostra “Nuove Tendenze” presso la Galleria Suvremene Umijetnosti, erano presenti per la prima volta artisti russi cinetici letteralmente spariti.
Eleonora Sole Travagli

ITALIAN ZERO & Avantgarde 60’s
Multimedia Art Museum, Mosca
16 Ostozhenka str., Moscow 119034
13 Settembre – 30 Ottobre 2011
tel +7 (495) 637-11-00
www.mdf.ru/english
[email protected]

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