Stefano Grondona… Trasumanar per musica

Il chitarrista Stefano Grondona raffigurato sulla copertina del cd Grondona plays J. S. Bach
Il chitarrista Stefano Grondona raffigurato sulla copertina del cd Grondona plays J. S. Bach

I cd di Stefano Grondona, chitarrista fra i più valorosi ed anticonvenzionali nel panorama internazionale contemporaneo, rappresentano puntualmente un evento, capace di coniugare il suo inconfondibile gesto interpretativo con la presenza di un booklet sempre acuto e passionale nello spiegare le ragioni del suo procedere, che non è mai scontato né tantomeno accondiscendente con le logiche del mercato.

Stefano Grondona plays J.S. Bach è la sua più recente fatica discografica, pubblicata da Stradivarius, e già segnalata con le cinque stelle – cd del mese dalle riviste Musica e Amadeus; La chitarra decontestualizzata è il titolo del saggio che il musicista italiano le affianca nel booklet.
Decontestualizzazione è parola tanto lunga quanto risulta arduo, ai limiti dell’impossibile, riuscire a separare i singoli fili dell’ordito.
Se il contesto è quel che è tessuto insieme, decidere di sciogliere l’intreccio è opera d’astrazione, determinata nel convincimento che valga più liberare quell’unica corda vibrante intrappolata nella lana, piuttosto che conservare integro il soffice e confortevole tappeto da salotto che ne attutisce inesorabilmente il palpito.
Proprio questo si propone il prezioso e ardimentoso cd che Stefano Grondona dedica a Bach: decontestualizzare la chitarra, come l’artista italiano dichiara al principio del suo corposo saggio, che accompagna e completa l’incisione.
Districare dal contesto la purezza pulsante della corda che vibra significa riconoscerne la natura primigenia di unica, verace essenza dell’atto musicale, tale da ridurre ad accessorio ogni preoccupazione di ordine tecnico, filologico, storiografico, acustico e chi più ne ha più ne metta; il che, beninteso, significa l’esatto contrario dello sprezzare come inutile lo studio della tecnica strumentale, della filologia, della storia e dell’acustica, perché soltanto attraverso uno studio matto e disperatissimo il talento è temprato per andare oltre, alla ricerca di quel bello senza disciplina che del rassicurante piacevole non è che un remoto parente.
Grondona è un artista all’altezza di tale impresa, che si rivela spiazzante su due fronti distinti: quello della chitarra, alfine liberata dai vezzi folcloristici e dalle paure orgogliose dell’eterna parvenue, e quello bachiano, un autentico sancta santorum per qualunque musicista.
Il Bach proposto da Grondona mi appare decontestualizzato a vari livelli: in primo luogo, il nucleo centrale del cd, costituito dai 16 pezzi tratti dal Quaderno di Anna Magdalena, contiene alcuni dei brani più conosciuti e martoriati da generazioni di piccoli dilettanti della tastiera, e, com’è noto, queste forme di massificante divulgazione musicale hanno la perversa capacità di assimilare anche l’aria più nobile ad un jingle qualunque. Al contrario, Grondona, dando la voce alla sua Torres dalle trascendenti risonanze, è capace di farci ascoltare queste pagine fresche nella loro fragrante quotidianità, come forme di pane appena uscite dal forno di casa Bach, pronte per essere addentate e gustate da torme di bambini, affamati di pane e di musica.
Un altro livello di decontestualizzazione è quello del corpus bachiano dedicato al liuto e al suo stravagante parente Lautenwerk, acquisito in blocco e stabilmente come uno dei capisaldi della letteratura chitarristica: Grondona estrae da questo scrigno il Prelude BWV 999, la Fuga BWV 1000 e il trittico Preludio Fuga e Allegro BWV 998, che sono i gioielli più indossati dai chitarristi che vestono Bach.
Liberarsi dal contesto in questo caso significa pronunziare Bach con il proprio inconfondibile accento, memore delle logiche chitarristiche come di quelle bachiane, eppure al tempo stesso diverso e irriducibile a entrambe, non per egocentrico desiderio di apparire originale, ma per scabra ricerca della propria verità.
Infine, anzi, al principio, considerata la collocazione di apertura del cd, la terza decontestualizzazione, forse la più ardua, perché è quella del confronto con il proprio passato: la Toccata BWV 914, originaria per Klavier, è stata trascritta per chitarra proprio da Grondona una ventina d’anni fa, e oggetto a quel tempo di una delle sue prime incisioni discografiche. Era già allora un’interpretazione provocatoria, di un giovane e brillante vincitore di concorsi internazionali, addirittura citato da Segovia fra i suoi allievi più significativi, eppure lontano dalle tentazioni edonistiche dei fuoriclasse, nella determinata tensione di una solitaria ricerca, volta a trascendere i limiti del suo strumento, perché trasumanar significar per verba non si poria, ma per musica sì.
Le due Toccate a confronto suonano emblematiche del tempo che passa, in un senso percettibilmente diverso dalla comprensibile nostalgia per una giovinezza ormai dietro le spalle: quando il rigore ritmico delle voci in fuga è capace di regalarsi minimi varchi di languido abbandono, non è diventato più vecchio, ma semplicemente più libero.
Augurando a Grondona di conservare a lungo la potenza ispirata dei suoi slanci, auspico che questo cd non rimanga relegato ai chitarristi, anzi, ai soli chitarristi abbastanza intelligenti per non essere invidiosi di tale vertiginosa altezza, ma, per una volta, con la disarmante semplicità delle cose belle, diventi patrimonio di tutti coloro che amano la musica.
Nicoletta Confalone
Johan Sebastian Bach
Grondona plays J. S. Bach
Stefano Grondona
Stradivarius STR 33868
1 cd, 61,08 minuti
Milano Dischi srl

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