Oscar Ghiglia. Il concerto di Siena e il giallo de “La giovane chitarrista”

Oscar Ghiglia, dvd - Guitar Media Collection 2011
Oscar Ghiglia, dvd - Guitar Media Collection 2011

Oscar Ghiglia mi fa pensare, come è ovvio, alla musica, ma al tempo stesso a quella dimensione affabulante, che è profondamente compenetrata al suo essere musicista, e fa di lui un carismatico maestro. Ecco l’Accademia Chigiana di Siena, dove insegna dal 1976, nella cattedra che fu di Andrés Segovia, di cui già una decina d’anni prima era stato l’assistente a Berkeley, e poi l’Aspen Music Festival, dove fondò il Dipartimento di chitarra nel 1969, e ancora gli Incontri Chitarristici di Gargnano, da quarant’anni appuntamento di Settembre per chitarristi provenienti da ogni parte del mondo, e la Musik-Akademie di Basilea, che lo ha visto docente per oltre un ventennio. E poi ancora corsi e master class. Ovunque. E tanti allievi, alcuni incrociati per pochi giorni, altri perseveranti per anni nell’incontro-scontro con la sua personalità. Ma tutti, credo, in qualche modo toccati dalle sue parole. Perché Ghiglia è un maestro scomodo, abilissimo nel terremotare le certezze di chi gli sta di fronte: le sue lezioni spesso richiedono nervi saldi, che peraltro devono fondersi alla più permeabile elasticità. Non è facile: capita di non capire, di piangere, di voler fuggire lontano. Ma poi, col tempo, non si dimenticano le parabole create a lezione, con fare estemporaneo, dal suo talento di narratore, perché tramite quelle storielle Ghiglia può dipingere, come si conviene all’erede di una gloriosa famiglia di pittori toscani, la semplice quotidianità così come l’evento più surreale, in modo che tocchino un nervo scoperto dell’allievo. È faticoso ritrovarsi denudati dalla sua compiaciuta callidità, eppure è proprio da questo disagio arrossito di vergogna, del tipo di Adamo ed Eva dopo la mela, che può attivarsi uno slancio genuinamente creativo.

Paulo Ghiglia, La giovane chitarrista, 1835-1840, olio su cartone, cm 70 x 41
Paulo Ghiglia, La giovane chitarrista, 1835-1840, olio su cartone, cm 70 x 41

 

Chissà, è forse questo il motivo per cui Ghiglia non si concede troppo alle registrazioni discografiche, che possono certo confortevolmente trattenere la sua preziosa musica, ma non le sue immaginose parole; dunque, ben venga il dvd proposto da Guitar Media Collection, se è l’occasione per ascoltarlo suonare Ponce, Bach, Sor e De Falla, e subito dopo per gustare la sua conversazione con Flavio Cucchi, suo allievo di un tempo e adesso affermato chitarrista, e Massimo Raccosta, ingegnere e collezionista di chitarre, creatore del Museum of Fine Guitar – The Raccosta Collection di Verona. 

Il concerto è stato registrato a Siena, nell’estate del 2010, e si apre con la Sonata romantica di Manuel Maria Ponce, brano segoviano quant’altri mai, perché frutto di un’amicizia creativa, quella fra Ponce e Segovia appunto, in cui il talento compositivo del messicano si dimostrò estremamente duttile nel mettersi al servizio del carismatico solista andaluso, e, in questo specifico caso, nel realizzare il suo desiderio di dotare la chitarra di un’opera che avesse il respiro delle grandi sonate schubertiane.
In molti hanno inciso questa Sonata, eppure è impossibile togliersi dalle orecchie l’interpretazione di Segovia, che è quasi una sua seconda pelle. Ghiglia lo sa bene, e si allontana dai sentieri del suo maestro, per restituirci una Sonata romantica intimamente schubertiana, libera da navigatori satellitari, di certo affidabili nel definire le tappe del tragitto, ma inutili per godere l’incanto dell’attimo.
C’è un passo dell’intervista-conversazione in coda al concerto, che a mio parere è molto eloquente nello spiegare con evidenza questo modo di procedere: Ghiglia ricorda che Segovia rifuggiva da quelle interpretazioni che dessero libero sfogo ai sentimenti; in lui tutto doveva essere organizzato, con il nitore di un giardino zen. “Io invece mi chiedo: e se poi sbaglio tutto?” Ed è proprio in quest’umanità, meno sicura di sé, ma più elastica nell’accogliere l’imprevedibilità del cambiamento, che sta tutto il fascino della lezione del maestro livornese.
Dopo Ponce, Ghiglia si confronta con un brano che rappresenta la sua carta di identità musicale: il Preludio BWV 998 di Bach, di cui egli narra sovente la funzione iniziatica per il suo percorso artistico; infatti, negli anni di studio con Segovia, per tutto un inverno romano egli si dedicò a smontare e ricostruire questo brano, in quanto la lenta e avvolgente uniformità ritmica delle terzine rappresentava un’ideale tela bianca per chiarire a se stesso i rapporti di forza fra i suoni. E, dopo tanti anni, è bello percepire come la sua estrema familiarità con questa musica non scada mai nell’ovvietà abitudinaria, ma sappia rinnovarsi, come in un ciclo lunare.
È dunque la volta di Le Calme – Caprice op. 50, piccolo gioiello della maturità di Fernando Sor, eppure di rado presente nei programmi dei concerti chitarristici, forse perché possiede la discrezione di un merletto, che rende palese solo ad uno sguardo attento la maestria del suo ben calibrato equilibrio. E pensare che Sor, arrivato a Parigi nel 1813 fra gli ufficiali afrancesados, aveva grandi ambizioni di operista, a lungo messe alla prova con caparbietà, ma senza successo, e forse non immaginando neppure che sarebbe riuscito a lasciare una traccia duratura di sé soltanto tramite uno strumento al tempo stesso impervio e confortevole, la chitarra dalla piccola voce.
Da ultimo, l’Homenaje pour le Tombeau de Debussy di Manuel De Falla, riflessione astratta e toccante sulla vita e sulla morte, prima ancora che omaggio alla tomba di un genio attraverso un frammento delle sue note vive.
Il cante jondo trova la sua sintesi in quel semitono severo, capace di separare irrevocabilmente il fa dal mi, così come la morte ci divide da chi non è più qui; ma nell’interpretazione di Ghiglia mi colpisce ancora di più l’altro semitono diatonico, si-do, che si insinua fra le budella delle corde a vuoto in terzina, a ricordarci che il grido della vita è comunque più forte del vento che lo disperde.
Nicoletta Confalone
P.S.: La prima immagine è la copertina del dvd, mentre la seconda è un dipinto di Paulo Ghiglia, papà di Oscar: il dipinto è ufficialmente intitolato La giovane chitarrista, ma sarà forse questa la tela che da cui scaturì la vocazione chitarristica del piccolo Oscar? Il maestro ama raccontare a lezione che il padre pittore, per tenerlo un po’ fermo, un giorno gli aveva dato una chitarra in mano e un poncho da indossare, per fargli da modello. Proprio grazie a quel forzato contatto con le sei corde, nelle lunghe ore di posa, quel bambino iniziò a studiare la chitarra.

Oscar Ghiglia
Manuel Ponce: Sonata Romantica
Manuel De Falla: Homenaje
Fernando Sor: Le Calme
J.S. Bach: Preludio
Conversazione con Oscar Ghiglia
con Flavio Cucchi e Massimo Raccosta
dalla residenza di Massimo Raccosta
(The Raccosta collection – Museum of fine guitars)
dvd – Guitar Media Collection 2011

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