Rovigo/ I dipinti perduti di Giovanni Biasin in Palazzo Campo a S. Francesco

Salone del palazzo Campo a San Francesco dipinto da G. Biasin (cartolina Borella collezione Andriotto)
Salone del palazzo Campo a San Francesco dipinto da G. Biasin (cartolina Borella, collezione Andriotto)

Le decorazioni di palazzo Campo a San Francesco, oggi sede del Liceo Statale Celio Roccati di Rovigo, finalmente ritrovano un volto grazie al reperimento di una cartolina della collezione Andriotto che illustra l’interno del salone centrale con lo storico ballatoio dalla balaustra in legno dipinto, tuttora esistente, ad imitazione di quella del sontuoso palazzo Angeli, ubicato nella via omonima.
Infatti, dotata di un’originaria decorazione a stucco settecentesca, opera del luganese Giuseppe Petrini nell’anno 1793 (Bartoli, Le pitture.. pp. 141, 190, 292), secondo C. Semenzato (Guida di Rovigo, p. 136) la dimora di Giorgio Campo, al tempo proprietà di Bonomo Levi, viene affrescata nel 1874 da Giovanni Biasin.
Una stima dell’ing. Stievano D. Odoardo del 1889 (Atti Notaio Giolo, Archivio di Stato di Rovigo) conferma la presenza di dipinti nelle due altezze del salone, tre soffitti dipinti al piano nobile e quattro riquadrati al secondo piano del corpo centrale.

Ingresso del salone monumentale di Palazzo Campo a San Francesco (cartolina Borella collezione Andriotto)
Ingresso dello scalone monumentale di Palazzo Campo a San Francesco (cartolina Borella, collezione Andriotto)

L’ala verso il cortile presentava un tinello e il vano scala interamente dipinti, cosi come uno stanzino al piano nobile. Qui v’erano altre quattro sale con soffitti decorati e carte da parati alle pareti. Nel 1900, durante il restauro dei locali destinati nello stesso anno all’uso di Convitto femminile, furono ripristinati gli intonaci danneggiati, lasciando tuttavia intatto l’impianto originale degli ornati. Oggi tutto questo non esiste più.
Il Semenzato ricorda “strumenti musicali, figure di danzatrici, cantanti, etc. e sceneggiature di interni romantici”, mentre la memoria orale del rodigino Rodolfo Peretto rievoca un cielo recante un volo di putti dipinto sul soffitto e due scene dalla Gerusalemme Liberata alle pareti, ad imitazione dei dipinti del Canal a palazzo Angeli.
Ciò rivela la consapevolezza critica di Giovanni Biasin che, quale abile decoratore, e talvolta buon figurista, probabilmente in accordo con il committente, imita, reinterpretandolo in stile Revival, l’esempio di un altro veneziano: Giovan Battista Canal (nipote del più famoso Canaletto) che, al pari suo, trasformò gli interni dei palazzi rodigini al suo arrivo in città, alla fine del diciottesimo secolo.

Lo scalone di Palazzo Campo a San Francesco oggi (By Threecharlie (Own work) [CC-BY-SA-3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0) or GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html)], via Wikimedia Commons)
Lo scalone di Palazzo Campo a San Francesco oggi (By Threecharlie (Own work) [CC-BY-SA-3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0) or GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html)], via Wikimedia Commons)
Questo si rende evidente dalla lettura dell’unica immagine ritrovata di questi interni: quella riprodotta nella cartolina che illustra il Salone del Convitto Comunale Femminile (finora ritenuta raffigurante il salone di palazzo Angeli). Nel registro inferiore, si trovano tre pannelli rivestiti da drappi: i due laterali sono dipinti con decorazioni floreali. Il pannello centrale, compreso fra illusionistiche paraste marmoree, reca l’imitazione di una delle due scene tratte dalla Gerusalemme Liberata (apparentemente, l’Addio di Armida) con architetture in stile gotico sullo sfondo, il cui modello originale si trova nella Sala della Gerusalemme Liberata, situata nel mezzanino di palazzo Angeli.
I tondi affiancati da coppie di sfingi nell’originale figurano a coronamento di un epistilio tridimensionale, mentre qui le sfingi, con ghirlande, sono effigiate su finti architravi in legno, all’altezza della fascia marcapiano corrispondente al camminatoio della balaustra.
Le cornici dipinte sono più stilizzate e di maniera rispetto agli affreschi settecenteschi e i tondi sembrano raffigurare personaggi illustri, com’era d’uso ne XIX secolo: sulla destra s’intuisce il profilo di Dante Alighieri. Sopra la balaustra dipinta sono dipinte finte finestre, laddove a palazzo Angeli vi sono reali aperture e, diversamente, paraste ornamentali con elementi decorativi difficilmente leggibili sostengono la finta trabeazione ed il fregio con dettagli architettonici in stile, elementi floreali, “C” rovesciate recanti agli apici grottesche che reggono ghirlande fiorite.
Una coppia di tondi con figure femminili e cornici Rocaille sono disposte agli angoli di una cornice centrale modanata al centro del soffitto. Il terrazzo alla veneziana e i grandi lampadari in vetro completano la descrizione della sala.
La seconda cartolina (entrambe sono edite da Pino Borella), spedita nel 1901, anno in cui il convitto è già diventato di pertinenza Provinciale, raffigura l’ingresso allo scalone monumentale con il tipico mascherone in chiave di volta conferma l’identità del palazzo e indica altri dipinti con finte architetture.
Con questo ritrovamento, compiuto grazie alla preziosa collaborazione di chi, come Mario Andriotto, continua a ricercare nella storia l’identità dei luoghi del Polesine, si pone un altro tassello nel mosaico di Rovigo città picta, in attesa di ulteriori scoperte.
Roberta Reali

Palazzo Campo a San Francesco
via Silvestri nn. 27-31
F. Bartoli, Le pitture, le sculture e Architetture della città di Rovigo, Bologna, 1793
C. Semenzato, Guida di Rovigo, 1966
Roberta Reali, Decorazioni pittoriche in palazzi e abitazioni rodigine, tesi di laurea,
Ca’ Foscari, 1993/1994
Mario Andriotto
http://cartoline.tuarovigo.org
http://www.facebook.com/groups/rovigodenavolta

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