Rovigo mostre – “Rixte”: uno sguardo critico

Rixte: RIccardo Stevanin
La mostra “Rixte: RIccardo Stevanin tra cinema e fumetto” all’Archivio di Stato di Rovigo, foto Roberto Gioli

La redazione di Art in Italy ha selezionato una piccola rassegna di alcuni tra i più rappresentativi contributi critici e memorie scritti dagli amici rodigini e inseriti all’interno di originali balloons nell’allestimento della mostra RIXTE – Riccardo Stevanin tra cinema e fumetto, a cura di Alberto Gambato e di Laura Ferraccioli, presente fino al  18 aprile all’Archivio di Stato di Rovigo.
Andrea Tincani, già presidente del circolo del cinema “Antoine Doinel” di Rovigo firma il primo pezzo, Anna De Pascalis, bibliotecaria presso l’Accademia dei Concordi rodigina il secondo scritto e il grafico Luca Malin è l’autore del terzo brano.

Rixte etichette vhs
2) Etichette apposte da Riccardo Stevanin sulla sua collezione di Vhs e utilizzate da L. Ferraccioli e A. Gambato per l’allestimento della mostra “Rixte”

Il cinema di Rixte
Con sombrero, culone e occhiali, “the President”, sono uno dei personaggi di Riccardo. È per me un onore, perché per lui è un grande segno di affetto. Una delle grandi doti naturali di Rixte è questa straordinaria mano nel disegnare, che unita alla velocità del pensiero, a una memoria cinematografica prodigiosa, alla capacità di osservazione e al gusto per i collegamenti inediti, fa sì che il disegnare continuo, il “parlare” graficamente, sia per lui il modo più naturale e diretto di raccontare la vita. Il fatto che parta quasi sempre dal cinema non è una contraddizione, ma solo la prova che per lui il cinema è un vero e proprio prolungamento della vita e viceversa. Così come i disegni così fitti non sono mai dispersivi, come a volte appare il suo parlare, ma al contrario, l’ho capito da poco, il segno della lucidità del suo pensiero e della sua capacità di estrema sintesi e sono sorprendentemente simili, in questo, alla concentrazione delle bellissime (e assai brevi) recensioni che scrive per “La Repubblica Veneta”. Credo di non avergliene mai parlato, anche perché lui non ama essere incasellato, ma se il suo tratto mi aveva ricordato immediatamente Andrea Pazienza. Il suo modo di mescolare e giustapporre le immagini, assai post-moderno come tanti dei “suoi” registi, mi è sempre sembrato una sintesi di passato e presente: Giotto che incontra i cubisti che incontrano Dziga Vertov che incontra il flusso di coscienza dei surrealisti che incontrano la fluidità di Max Ophuls che incontra il montaggio analogico di Sergej EjzenStejn! Il tutto per parlare di Sam Peckinpah e, soprattutto, raccontarsi. C’è un grande pudore in Riccardo, una grande dignità ma anche un grande desiderio di amore e una grande paura di essere rifiutato e ferito. Da qui, credo, il suo horror vacui, che gli fa riempire di di/segni qualunque spazio possibile. Da qui la sua allusività, un “ti voglio bene e se anche tu me ne vuoi devi dimostrarmelo, sforzandoti di capirmi”. C’è un disegno, tra i tanti che mi ha regalato, a cui sono particolarmente legato ed è quello che illustra la ricetta del Flan Mexican Polesan (altra sua capacità, quella di giocare con le parole, con effetti di humour straordinari). Una sera, dopo aver parlato a lungo di ci-nema noi amici, come ogni tanto tentavamo di fare, Avevamo portato il discorso su qualcosa di più prosaico. Alla richiesta di quale era il suo piatto preferito Riccardo Aveva risposto che era il Flan. Raffica di sfottò e accuse di snobismo e lui si era offeso. Per rimediare gliene avevo chiesto la ricetta (che in effetti non conoscevo) e avevo ricevuto uno sdegnoso rifiuto. La cosa era finita lì e me ne ero dimenticato. Mesi dopo litigata assai più seria, perché sul cinema. Non ricordo su chi o perché, probabilmente su Tarantino o Ghezzi. Riccardo mi aveva risposto piuttosto male e io l’avevo mandato a quel paese. Qualche giorno dopo mi cerca perché mi deve dare una cosa. Era il disegno con la ricetta del Flan. Uno dei suoi più belli, credo. Certo per me, con questa tavolata, c’è anche Alberto, e c’è l’ombra di Sam come sempre. E il Messico e forse un po’ di Viridiana. Ecco, questo è il mio amico Riccardo Stevanin tra cinema, disegno e vita. Ed è moltissimo.
Andrea Tincani

Rixte invito
Invito della mostra “Rixte” con l’immagine di Riccardo-Balthasar – grafica L. Malin

Le mappe mentali 
C’è chi usa le mappe mentali per prendere appunti, per tenere a mente, per raccontare con la visualizzazione. Ecco, per me quegli appunti sono un po’ la stessa cosa. Invece che scrivere, disegna. Ma tanto. Tanto tantissimo. Ed ho pensato che così come il cinema – con il racconto attraverso le immagini – riesce a uscire dai limiti dello schermo, Riccardo cerca con il suo racconto visuale di uscire dai limiti del foglio dentro il foglio stesso. E in questa lotta con i limiti riempie ogni spazio disponibile. E allora ho capito cos’ha ancora da leggere, cos’ha sempre da leggere in quei benedetti numeri di Segno Cinema che mi chiede in accademia: ne ha da tirare fuori un mondo.
Anna De Pascalis

Il fumetto e i supereroi
Come la maggior parte degli illustratori e dei grafici della sua generazione, il vero imprinting Riccardo lo subisce dalla comunicazione visiva popolare anni 70 e 80: supereroi Marvel, personaggi di Jacovitti, Sturmtruppen di Bonvicini, i deliri di Andrea Pazienza, Il gotico di Dylan Dog. Nella comunicazione visiva del cinema dimostra di conoscere bene anche la lezione di Saul Bass. Predilige l’inchiostro, con cui satura le superfici adottando un tratteggio fumettistico di straordinaria resa tridimensionale, pur non disprezzando il colore, spesso usato piatto e acido, da evidenziatore. Da un punto di vista compositivo spazia dall’horror vacui barocco, delirante, a volte anche allucinato, al minimale gotico e in taluni casi espressionista. Dimostra di possedere una notevole conoscenza anatomica, soprattutto quando rappresenta soggetti femminili, sua autentica ossessione: nei volti raggiunge spesso apici raffigurativi molto efficaci, di un realismo poetico e malinconico. Quella di Riccardo è una duttilità espressiva che gli ha permesso in alcune occasioni di raggiungere veri e propri apici fumettistici, al limite del professionismo. La vera poetica di Riccardo traspare però nell’immediatezza e freschezza degli schizzi degli ultimi anni, in cui spesso appare il suo alter-ego, l’asino Balthazar, a cui mette in bocca folgoranti freddure. È Straordinario il bestiario che prende vita in queste rappresentazioni estemporanee: topolini/carcerati, pesci parlanti, clown e giullari, orologi con le gambe, paperi, scimmie e sempre l’asino Balthazar a commentare fuori campo: samurai, regista, musicista, colosso di Rodi, scrittore. Una mente sempre accesa, magmatica, bulimica, logorroica, a cui forse sono mancati dei punti di riferimento che gli avrebbero permesso di finalizzare e concretizzare doti straordinarie fatte di cultura, intelligenza ed una mano felicissima.
Luca Malin

RIXTE – Riccardo Stevanin tra cinema e fumetto
Archivio di Stato di Rovigo – Sala Sichirollo
via Sichirollo 11
9-18 aprile 2014
lun-sab 9 –  12.30, 15.30 – 18.30
tel. 0425 24051
http://www.archiviodistatorovigo.beniculturali.it/
[email protected]
ingresso libero

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *