#Venezia71 – A teatro con Birdman, un divertente Bogdanovich, Kim -ki-duc tra realtà e finzione, delude La vita oscena

Owen Wilson alla 71. Mostra d’Arte Cinematografica, Venezia 2014. Credits Octavian Micleusanu
Owen Wilson alla 71. Mostra d’Arte Cinematografica, Venezia 2014. Credits Octavian Micleusanu

Birdman – Alejandro González Iñárritu – Venezia71
Non si poteva iniziare il festival con un titolo migliore. Birdman (or the unexpected virtue of the ignorance) è una black comedy ambientata a New York con protagonisti Michael Keaton, Edward Norton, Naomi Watts ed Emma Stone. Keaton interpreta Riggan Thompson, un attore che tenta di riaffermarsi, famoso per aver interpretato un supereroe in passato, che lo perseguita nelle sue allucinazioni. Alejandro González Iñárritu cambia totalmente registro rispetto ai precedenti lavori drammatici, e lo fa parlando di Hollywood.

 

Nel film il protagonista mette in scena un’opera di Raymond Carver a Broadway e, per farlo, assume un attore affermato, interpretato da un ottimo Edward Norton (che non si vedeva così dai tempi de La 25a ora). Ambientato nella New York dei giorni nostri, dove non fai parte del sistema se non usi i social network, il lungometraggio è una riflessione sullo stato dello star system e sulla dipendenza dai mezzi di comunicazione. Provocatorio nei confronti della critica cinematografica, il film si presenta in apparenza come un lunghissimo pianosequenza, che in realtà è un camuffamento alla Hitchcock , come nel suo Nodo alla gola. Essendo il teatro il protagonista del film dal punto di vista narrativo, Iñárritu sceglie di creare un’opera in apparenza unica, molto simile per intenzioni al capolavoro di Charlie Kaufman: Synecdoche, New York, con cui non condivide soltanto la location, bensì tutto quello che riguarda il mettere in scena il teatro al cinema, e se non ci riesce meglio, ci va molto vicino.   She’s funny that way – Peter Bogdanovich – Fuori concorso A 75 anni d’età, Peter Bogdanovich stupisce e diverte al festival del cinema di Venezia con un’opera che molti definiscono degna del migliore Woody Allen: She’s funny that way. Presentato fuori concorso e prodotto niente meno che da c e Noah Baumbach, il il film racconta la storia di una prostituta (Imogen Poots), che viene convinta da un affascinante quarantenne (Owen Wilson) ad intraprendere la carriera da attrice che sogna da tutta la vita. Per riuscirci le offre ben 30.000 dollari, e quando si presenterà al provino scoprirà che l’autore è proprio lui, e che la moglie sarà l’altra protagonista. Il film è stato molto applaudito alla fine della proiezione, e contiene una serie di camei imprevedibili, soprattutto quello finale.   One on One – Kim Ki-duk – Giornate degli autori One on One è il nuovo film di Kim Ki-duk, ormai un affezionato del Lido, vincitore due anni fa del leone d’oro con Pietà e presente anche l’anno scorso con il film scandalo Moebius. One on One inizia subito forte: nella primissima scena una liceale viene rapita e uccisa da tre uomini, che le stringono attorno al viso dello scotch nero coprendole senza pietà naso e bocca, impedendole così di respirare. Da quel momento in poi mandanti e realizzatori del brutale assassinio verranno rapiti uno ad uno da un gruppo segreto, al fine di farli confessare e ottenendo questo con ogni metodo, anche la tortura. Kim Ki-duk con questo film avanza ancora una critica alla società sud coreana, che non sempre rende giustizia ai colpevoli, ed è per questo che in One on One diventa necessario che dei vigilantes se la trovino da sé. All’interno della struttura narrativa forse il loop di rapimenti annoia un po’, rendendo l’opera ripetitiva. Di positivo (e provocatorio) c’è il parallelismo che ad un certo punto viene fatto nella realtà del film, creando una diversa prospettiva di lettura, per cui sembra che la finzione sia anche a conoscenza degli attori stessi.

 

La vita oscena – Renato de Maria – Orizzonti

Renato de Maria sceglie di adattare il romanzo autobiografico del 2010 di Aldo Nove, e sceglie di farlo in maniera abbastanza sperimentale, se si può chiamare così la scelta di eliminare completamente i dialoghi nel film, sostituendoli con una scomodissima voce fuori campo, oltretutto diversa da quella del protagonista, il francese Clement Metayer. Presentato nella sezione Orizzonti, La vita oscena è la storia di un ragazzino che perde prima il padre e poi la madre, e decide di farla finita attraverso un percorso estremo di droga, condito da tanta solitudine e sesso a pagamento. Le uniche note sufficienti sono l’interpretazione di Isabella Ferrari, madre di Aldo Nove nel film, e le musiche realizzate dai Deproducers, formati tra gli altri da c e Max Casacci dei Subsonica. Il film, prodotto da Riccardo Scamarcio, è distante anni luce da quello che De Maria era riuscito a fare con Paz!: qui troppo visionario e anche un po’ noioso.
Davide Bonotto

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