Let’s dance. Sguardi sulla Biennale danza 2015

Xavier Le Roy,  "Low pieces" (2009-2011) - photo courtesy Vincent Caravac
Xavier Le Roy, “Low pieces” (2009-2011) – photo courtesy Vincent Caravac

La Biennale Danza di Venezia è da pochi giorni terminata e rimangono negli occhi le immagini di tante sfumature diverse sulla coreografia contemporanea. Il fitto programma, condensato in un fine settimana, attraversa la città passando per i tipici campi, i palazzi e i teatri fino all’Arsenale, entrando qui in contatto ravvicinato anche con la Biennale Arte.

Ad esempio la coreografia Title in progress di Xavier Le Roy ha preso forma all’interno degli spazi delle Sale d’Armi proprio all’interno dell’Arsenale. Un lavoro di 3 ore che attraverso una costellazione di corpi crea e si interroga sui concetti umano/disumano, oggetto/soggetto, trasformazione/transizione. Si aggregano e si disgregano 18 corpi nudi disegnando paesaggi diversi a volte strutturati altri estemporanei. La nudità non è provocante o pornografica ma potremo dire zoologica, necessaria nella sua intimità e condivisione. La ricerca si esprime su piani differenti. Infatti ai movimenti direttamente ricercati di leoni e felini, il muoversi in branco oppure fuori da esso, si alternano momenti di diretta interazione con il pubblico in cui in incontri personali vis-à-vis vengono poste domande profonde sul tempo che passa o su cosa si vive quando ci si disinnamora.

Boris Charmatz, Roman photo, Biennale Danza 2015  -  photo courtesy  Akiko Miyake
Boris Charmatz, Roman photo, Biennale Danza 2015 – photo courtesy Akiko Miyake

Riecheggia qui il lavoro Low Pieces di Le Roy già di alcuni anni fa, ma rimodulato su un’altra durata e un altro spazio dal classico spazio teatrale. Viene così superato il dentro/fuori del palcoscenico. Tutti sono dentro e tutti sono fuori, pubblico compreso, creando un continuum tra spazio performativo e spazio pubblico. A fianco e intrinsecamente collegata anche Excerpts of Low Pieces in cui Le Roy mette per 20 min tutti al buio e propone di iniziare a parlare. Questa era la parte finale proprio del lavoro Low Pieces originale: continua l’indagine tra la relazione pubblico/performance.

Tra i lavori più riusciti va sicuramente ricordato l’omaggio a Merce Cunningham di Boris Charmatz nell’adattamento di Olivia Grandville che è andato in scena al Teatro Piccolo Arsenale.

Un gruppo variegato di ben 13 amatori animano Roman photo ispirato alle immagini vere dei lavori di Cunningham e allo stesso tempo rielaborate. Il libro è sempre presente in scena e viene sfogliato in diretta dandoci costantemente un paragone tra l’originale e la rielaborazione del momento. Si animano così scie coloratissime di body e leggins fosforescenti e sgargianti, tenendo in equilibrio un piano molto serio come quello dell’archivio della danza (tema caro a Charmatz del Musée de la danse) e un lato divertentissimo e leggero come la ricostruzione con amatori di tutte le età. Un ritmo incalzante che segue la scansione temporale delle varie decadi anni ’50, ’60 e così via e che riesce a tenere tutti i piani insieme, quello storico, quello dell’omaggio e quello della necessità di ridare nuova vita a lavori di altri tempi attraverso l’ispirazione diretta per nuove creazioni.

Anne Terese Des Keersmaeker, Leone d'oro Biennale Danza 2015 -  photo courtesy  Akiko Miyake
Anne Terese Des Keersmaeker, Leone d’oro Biennale Danza 2015 – photo courtesy Akiko Miyake

Il momento più emozionante è stato durante la premiazione del Leone d’Oro. “I love dance, dancing and dancers” con voce tranquilla e delicata Anne Terese Des Keersmaeker inizia così il suo significativo discorso di ringraziamento al massimo riconoscimento alla carriera. Ci parla di cosa è per lei la coreografia, del suo inesauribile amore per la ricerca tra musica e danza su un piano astratto e mai banale, di cosa è stato e continua ad essere il quotidiano lavoro in studio e dell’importanza della trasmissione del sapere. Nello stesso giorno poi viene mostrato Fase, four movements to the music of Steve Reich. Lavoro del 1982 che diede inizio alla folgorante carriera della des Keersmaeker e dirompente per tutto il movimento che dalle Fiandre si sviluppò e influenzò le creazioni successive in Europa. Un lavoro dove il suo amore per il contrappunto viene declinato matematicamente in sincronie e di-sincronie continue e di massima precisione, eseguite in duo. Piano Phase, Come Out, Violin Phase, Clapping Music sono le quattro parti che compongono.

Anne Terese Des Keersmaeker (Leone d'oro Biennale Danza, 2015) "Fase, four movements to the music of Steve Reich" (1982)  -  photo courtesy  Akiko Miyake
Anne Terese Des Keersmaeker (Leone d’oro Biennale Danza, 2015) “Fase, four movements to the music of Steve Reich” (1982) – photo courtesy Akiko Miyake

la coreografia, senza dividerla: dinamica e ritmica dei movimenti, geometria dello spazio, illuminazione scenica evidenziano una ricerca di unità coreografica. Questo in sintesi il primo esempio di analogia strutturale fra danza e musica che poi la des Keersmaeker ha continuato a sviluppare negli anni artisticamente. Come ci aveva già raccontato lei stessa alla premiazione la danza vive solo nella sua pratica e quindi citandola “Let’s dance”.
Livia Marques

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