Venezia 73 / Lalaland – scimmie urlatrici in una Los Angeles indifferente

Venezia 73. La La Land. Credits Gaspar Ozu
Venezia 73. La La Land. Credits Gaspar Ozur

Forse la critica ha preso un abbaglio, ma le alte quotazioni di stelline di certo non convincono per questo polpettone americanista dalla bella fotografia, certo, ma se un bel contenitore è vuoto, che me ne faccio?
Un pianista con l’ambizione di aprire un locale jazz e una cameriera sono i protagonisti di questa commediuccia, la quale, a sua volta si serve del mezzuccio scadente del Musical perché a corto di Idee .
Lei, la cameriera, provino dopo provino, cerca di sfondare in una LA ormai completamente devota al Dio dello spettacolo orrorifico, delle sue particole più delfagranti… Ma lei ci crede (sarà una fedele serva meritocratica?). E, nonostante pianti e un pungolo atroce, i caffè rovesciati sul lavoro, va avanti.
La La Land apre in maniera “scintillante” la Mostra di Venezia, commuovendo ed “entusiasmando”, quasi in un atto liberatorio e di auspicio per una pellicola attesa, è vero, sicura protagonista ai prossimi Oscar, ma che di fatto traccia e conferma la tendenza degli ultimi anni per un genere, il musical, chiave di lettura per raccontare il passato, guardando al futuro e oltre. Ma dopo il Musical che rimane? La pubblicità spammata anche in 3d di queste carcasse di attori americani strapagati e maleodoranti…
La prima scena, si, coglie gli applausi del pubblico solo perché si colloca in un passato immortale, Cantando sotto la pioggia verrà citato di lì a poco in un crescendo di ironie e doppi sensi in cui Mia e Sebastian, Emma Stone e Ryan Gosling, iniziano a duettare, tra musica anni ’80 (Take On Me degli A-Ha), jazz e motivetti, come City of Stars… I due, si incontrano, si innamorano, vivono di passione e precarietà, circondati da quelle icone attoriali di un passato che, vomitato in un neoconservatorismo imperante, non lascia tregua. Nel mondo delle Fiction e del Cinema 2.0 di oggi sembra precludere ogni sbocco, nonostante le false speranze di un regista sopravvalutato come Chazelle. Sarà che i Musical mi sembrano sempre un branco di scimmie urlatrici con la giacca di pelle, ma questo è proprio lontano dal cosmo del Cinema che accresce il valore di una cultura criticandola e dandole nuovi varchi ancora inesplorati. Ti piace vincere facile?

Gaspar Ozur

La La Land
Sala Grande
Produttore: Films, Impostor Pictures, Marc Platt Productions
Regia: Damien Chazelle
126′

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