Venezia 73 / Il “Vangelo” di Pippo Delbono

Venezia 73. Musiciste del film Vangelo (Pippo del Bono), unica comparse donne alla fine del film . Credits Gaspar Ozur
Venezia 73. Musiciste del film Vangelo (Pippo del Bono), uniche comparse donne alla fine del film . Credits Gaspar Ozur

La sala Perla 2 è gremita, l’ aria conferisce un tocco teatrale, è così tutto il film del “maestro” Delbono insignito di ben due premi: SIAE e Filippo Timi.

Vangelo è una dissertazione sulla mancanza della madre attraverso la messa in scena di un gruppo di rifugiati. Il taglio del film tra tre differenti dispositivi testimonia come le opere anche meno conosciute girate in questa maniera abbiano senso più che mai: una canon Iox vecchissima, un cellulare e le macchine hd della Rai s’interscambiano in questo nuovo Vangelo.

Il Vangelo degli uomini che affogano in acqua, che non camminano sulle acque. Il film ha delle premesse buone ma rimane una propaggine del teatro: senza quei dialoghi di Pippo Delbono sarebbe stato certamente più fluente e meno egoriferito. Le immagini parlavano da loro stesse, l’aspetto salvifico del malessere di qualcun altro cui ci si dedica esiste in tutte le opere d’arte. Certamente borghese e poco scandaloso agli occhi della ricerca artistica, rimane un prodotto cinematografico dalle alte aspirazioni che pecca di delicatezza e tempi. I rifugiati vengono usati, disarticolati, messi in scena e assorbiti dall’occhio del famoso artista ribelle del teatro Delbono. Et fulgor ille, per dirla con in latinismo: melium esse quam videri.
Bellissimo riempire di musica e libertà per Barabba le colline sperdute, tra due donne canore e una vita di follia, da una prigione ad un altra…ma di narcisi al mondo ne abbiamo abbastanza.
Gaspar Ozur
Vangelo
Premi: SIAE e Filippo Timi
Le Giornate degli Autori – Venice Days
Produzione: Stemal Entertainment (Italia-Belgio)
Regia: Pippo Delbono
85′

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