#Venezia76 ZUMIRIKI di Oscar Alegria

Venezia76# Una scena del film Zumiriki, del regisa Oskar Alegria, già presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti. Credits Octavian Micleusanu
Venezia76# Il regista e attore Oskar in una scena del film Zumiriki è l’ultimo film presentato alla 76a Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti
Venezia76# Il regista e attore Oskar Alegria in una scena del film Zumiriki è l’ultimo film presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti. Credits Octavian Micleusanu

Zumiriki è l’ultimo film presentato alla 76a Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti ed è una riflessione sui ricordi, sulla loro origine e sulla possibilità di riviverli due volte.
In lingua basca la parola significa “isola in mezzo al fiume”, ed è proprio di questo che si narra: di un’isola ora scomparsa a causa di una nuova diga costruita che ha alzato drasticamente il livello dell’acqua. Era il luogo in cui Alegria amava rifugiarsi da bambino e come a molti di noi è capitato, ora quel luogo non esiste più o è stato in qualche modo modificato.
È difficile inquadrare un film come questo: un po’ diario personale, un po’ documentario, ma anche avventura e sperimentazione. Al termine della proiezione e durante le quale, in sala Darsena, il regista ha accettato la definizione del pubblico di film “indefinibile”, sostenendo essere essa stessa una definizione.
Interpretato e diretto dallo stesso Oskar Alegria, segue l’autore nella costruzione di una capanna nel bosco intorno alla zona dell’isola sommersa, capanna che verrà poi coperta di vegetazione fino a scomparire e da cui rimarrà solo una finestra da cui osservare i cambiamenti e le vicissitudini di questo angolo remoto della terra. Solamente gli alberi dell’isola si innalzano ancora al cielo e si vedono chiaramente al centro del fiume, quasi a dirci che qualcosa lì sotto ancora c’è.
Alegria resterà per 4 mesi isolato con la sua attrezzatura per riprendere, due galline recintate e un piccolo orto, un sistema di ricarica elettrica solare, cibo in scatola e pochi vestiti lavati man mano nel fiume. In questi quattro mesi ci sarà tempo per documentare gli animali che abitano lì, che lo avvicinano soprattutto di notte e di riflettere sulle cose semplici della vita, di testare la sua resistenza là fuori e di giungere fino all’origine del rapporto uomo – natura, aspettando di riuscire forse a calpestare ancora quel suolo a lui caro.

Davide Bonotto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.