
La conferenza dei due architetti-professori dell’ Amateur Architecture Studio si è tenuta nella nuova sede dell’ASAC (Archivio Storico Centro internazionale della Ricerca sulle Arti Contemporanee), tra gli altri eventi inaugurali ospitati fino a domani all’Arsenale nello spazio appena ristrutturato dei Magazzini del Ferro.
La caratteristica intrinseca dell’Archivio di «collegare la storia al presente, il passato al futuro» si sposa perfettamente con il tema della prossima Biennale, Do Architecture — La possibilità di coesistenza nella realtà reale, conferendogli un fascino impareggiabile.
Wang Shu (Pritzker Prize 2012) e Lu Wenyu, hanno ripercorso la loro collaborazione professionale e il loro impegno nel campo dell’istruzione degli ultimi vent’anni e, dialogando, hanno presentato la prossima Biennale Architettura, incentrata sulla scelta della città e il suo legame con Hangzhou.
Lo studio di architettura di Wang Shu ha sede a Hangzhou. Dopo aver conseguito il dottorato presso l’Università Tongji di Shanghai, l’architetto avrebbe avuto l’opportunità di rimanere a insegnare, ma ha deciso di rifiutare. Ciò denota una certa passione di Wang Shu per la materia, ma dietro c’è una lucida valutazione: infatti egli ritiene che Shanghai non sia una città tipicamente cinese, mentre Hangzhou lo è.

La particolarità di Hangzhou sta nel fatto che il centro dell’intera città è costituito da un parco, cosa estremamente rara a livello globale. A suo avviso, Hangzhou è la città più bella della Cina. Il legame tra Hangzhou e Venezia ha origini antiche, tanto che Hangzhou è stata persino definita “La Venezia cinese”: entrambe le città hanno l’acqua come elemento centrale e i giardini e i canali ne scolpiscono il tessuto urbano, creando fin da molto tempo fa le radici della loro attuale cultura.
Nel corso della conferenza, Wang Shu ha anche affrontato le questioni relative all’urbanistica contemporanea. Di fronte all’espansione urbana su scala sempre più vasta, in risposta al forte desiderio di sviluppo delle città del Sud del mondo, ha sollevato alcune critiche: in questo processo, gli architetti spesso si limitano a “disegnare”, lontani dal cantiere reale, privi di un vero legame con il territorio, i materiali e le persone.
Questo è anche il motivo per cui egli ha sempre insistito nel partecipare personalmente alla pratica costruttiva.

L’opera “Giardino di tegole” realizzata nel 2006 da Wang Shu e Lu Wenyu alla X Biennale Architettura, firmata da Kazuyo Sejima, è stata un’esperienza di costruzione che ha richiesto una grande quantità di esperimenti e tentativi. L’opera utilizzava come materiale principale tegole di recupero: ne erano state pianificate circa 250.000, ma alla fine ne sono state utilizzate circa 60.000, insieme a 5.000 canne di bambù. L’intero progetto non ha ricevuto alcun sostegno finanziario dal Padiglione Cinese; tutte le spese, dal trasporto al completamento, sono state autofinanziate. Il progetto è durato solo un mese, mentre i lavori di costruzione veri e propri hanno richiesto solo tredici giorni.
Una delle maggiori difficoltà tecniche di quest’opera è stata quella di trasferire le 60.000 tegole sulla struttura di bambù.
L’effetto finale sulla laguna di Venezia è quello di un riflesso della città che si specchia sulle tegole sovrapposte a strati. Wang Shu ha affermato che quest’opera rappresenta in realtà un dialogo interculturale: osservata da diverse angolazioni, essa è sia un’espressione dei materiali e della logica costruttiva tradizionali cinesi, sia un richiamo a Venezia. Le tegole, in quanto materiale portatore di memoria e storia, consentono con la loro stessa struttura di percepire l’esistenza umana.
Oltre all’opera di Venezia, Wang Shu ha anche diretto la progettazione e la costruzione del campus della China Academy of Fine Arts (CCA), dove egli stesso e Lu Wayu sono professori. Oltre all’aumento della densità edilizia, la superficie totale è di circa 200.000 metri quadrati; i fondi provengono da prestiti bancari, che hanno coperto circa la metà dei costi di costruzione per la realizzazione di questo progetto. Il progetto rappresenta una sua pratica su larga scala rivolta alla società e al futuro, nonché un importante veicolo per integrare strettamente l’educazione architettonica con la costruzione reale.
Nel campo dell’istruzione, Wang Shu e Lu Wenyu hanno una posizione ben definita. Ritengono che la costruzione sia un istinto di sopravvivenza dell’uomo e che l’educazione sperimentale debba evitare i concetti astratti per tornare al rapporto diretto tra materiali e corpo.
Incoraggiano gli studenti a utilizzare materiali da costruzione anticonvenzionali, arrivando persino a realizzare esperimenti di costruzione con bottiglie di Coca-Cola. A quanto pare, l’educazione più significativa consiste nel far svolgere agli studenti esperimenti che nemmeno gli insegnanti stessi riescono a comprendere o a realizzare chiaramente: brancolare nell’ignoto è la vera ricerca.
Zhou Kangwen