Bologna/Angelica: 21° festival internazionale di musica

Angelica, Bologna 2011
Angelica, Bologna 2011

Un Teatro per la Musica e i Musicisti del ventunesimo secolo. Questo è lo spirito che contraddistingue la programmazione della 21° edizione di Angelica- Festival Internazionale della Musica, che nel “Momento Maggio”, diversificherà le sue proposte presentando progetti inediti in Italia ed in Europa, dalla forte connotazione interculturale, per una Musica di ricerca intesa anche come motivo di trasformazione sociale.
Per la prima volta il direttore Massimo Simonini si avvarrà della presenza di diversi curatori, che realizzeranno progetti e programmi speciali tematici, affini alla natura e agli scopi del Festival , al fine di proporre una stagione dedicata al futuro di Bologna intesa quale città della musica, in collaborazione con alcune importanti istituzioni del territorio.
Produzioni e coproduzioni di eventi di forte impatto internazionale e azioni di stimolo del tessuto artistico locale vogliono essere lette come nuove proposte risolutive di quelle difficoltà dei musicisti che sono oggi impegnati nel fare musica.
Compito di Angelica è soprattutto cogliere i segni delle trasformazioni della creatività musicale, connettendosi sia con le energie creative del territorio che con realtà nazionali e internazionali, di cui Bologna rappresenta un crocevia contemporaneo ad altissimo potenziale.
Produzioni e coproduzioni di eventi di forte impatto internazionale e azioni di stimolo del tessuto artistico locale vogliono essere lette come nuove proposte risolutive di quelle difficoltà dei musicisti che sono oggi impegnati nel fare musica.
Compito di Angelica è soprattutto cogliere i segni delle trasformazioni della creatività musicale, connettendosi sia con le energie creative del territorio che con realtà nazionali e internazionali, di cui Bologna rappresenta un crocevia contemporaneo ad altissimo potenziale.

Francesca Miglioli

EVENTI DI PUNTA
Jim O’Rourke (Stati Uniti, 1969), It’s not what it used to be (2011)- prima assoluta
Pauline Oliveros , Listening for light (Stati Uniti)- prima italiana
Pauline Oliveros + Roscoe Mitchell, Going lightly forward – prima europea
John Tilbury, Cascando(Inghilterra)-  prima italiana
Wadada Leo Smith, Solo (Stati Uniti)-  prima italiana
John Tilbury + Wadada Leo Smith Duo – prima assoluta
Pauline Oliveros + Roscoe Mitchell + Wadada Leo Smith + John Tilbury,  Living it up!-  prima assoluta
John Cage (Stati Uniti, 1912-1992) Mysterious Adventure (1945), per pianoforte preparato Fabrizio Ottaviucci pianoforte
Maja S. K. Ratkje, Solo (Norvegia)  Dans les arbres (Norvegia, Francia)
Edoardo Marraffa + Paal Nilssen-Love (Italia, Norvegia)- prima assoluta
Koboku Senjû, Selektiv hogst (Norvegia, Giappone)-  prima italiana

Angelica Festival
5-8 + 13-14 + 17 + 18-21 + 23-25 + 25 + 27-28 maggio 2011
Teatro San Leonardo via San Vitale 63, Bologna
Teatro Rossini Piazzale Cavour 17, Lugo (Ra)
Conservatorio di Musica “Giovan Battista Martini” Piazza Rossini 2, Bologna
Teatro Comunale Luciano Pavarotti Corso Canalgrande 85, Modena
Stifters Dinge via Jugoslavia 105, Modena; Libreria Feltrinelli Piazza Ravegnana 1, Bologna
tel. 051.240310
www.aaa-angelica.com
[email protected]

“Porte chiuse, Luci accese sulla cultura”

Crollo della Casa del Gladiatore - courtesy La Presse, 06-11-2010 - Pompei, Napoli, Italia Cronaca
Crollo della Casa del Gladiatore - courtesy La Presse, 06-11-2010 - Pompei, Napoli, Italia Cronaca

Anche Art in Italy aderisce oggi, 12 novembre 2010, alla giornata di mobilitazione nazionale “Porte chiuse, Luci accese sulla cultura” promossa da Federculture e ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani), con il sostegno del FAI (Fondo Ambiente Italiano) contro le norme e i nuovi tagli ammazza-cultura contenute nella legge finanziaria all’esame del Parlamento.
Un primo risultato della mobilitazione si è già ottenuto: l’intervento del ministro Tremonti per dilazionare l’applicazione di tali norme di un anno, fatto che ha consentito la sospensione della chiusura dei musei civici di Roma annunciata dall’assessore alla cultura Umberto Croppi. Federcultura e ANCI si riuniscono oggi nella capitale in un assemblea-conferenza all’Auditorium dell’Ara Pacis per fare il punto della situazione in Italia.

Land Art Italia – I parchi dell’arte (II parte)

Nel precedente articolo “Land Art Italia – I parchi dell’arte (I parte)” abbiamo visto pregevoli esempi di parchi creati dagli Anni 50 fino agli Anni 80.
Proseguiamo il percorso fino ai giorni nostri.

Anni Novanta

Tano Festa, Il monumento per un poeta morto, museo d'arte contemporanea di Librino (Ca)

Nel 1996, con una mostra dedicata a Fausto Melotti, si inaugura nel Parco nautrale di Montemarcello (Ameglia-La Spezia) la collezione d’arte ambientale dell’Associazione La Marrana, che comprende, tra le altre, opere di Mainolfi, Spalletti, Roccasalva, Kounellis, Azuma, Airò. L’anno seguente, nell’area del Parco della Rimembranza a Roma, che ospita sculture del dopoguerra, viene costituito il Parco di scultura contemporanea di Villa Glori che conta, tra gli altri, lavori di Caruso, Kounellis, Nunzio, Staccioli, Uncini e Canevari.
A fine anni Novanta risale anche il Museo d’arte contemporanea di Librino, quartire di Catania, promosso da Antonio Presti e l’associazione Fiumara d’Arte. Il percorso museale si sviluppa lungo il letto del fiume Tusa dalla costa all’entroterra e comprende archi e sculture monumentali di Consagra, Festa, Staccioli e molti altri. L’itinerario artistico si conclude a Castel di Tusa, nel famoso Albergo Atelier sul Mare (1985)  dove alcune stanze sono divenute vere e proprie opere in cui vivere giorno per giorno, per mano di artisti quali Mochetti, Caro, Nagasawa, Plessi.

Il Duemila

Trèfle, D.Gonzalez Foerster, Parco Arte Vivente © 2010

Proprio a inizio millennio l’Associazione Parco Arte Vivente, guidata dall’artista Piero Gilardi, ha fondato all’interno dell’Oasi Faunistica delle Vallette (Torino) il Parco Comunale di Scultura Contemporanea, dove architetti, curatori, artisti e naturalisti si applicano allo studio e la realizzazione di progetti e laboratori di Bio-arte, in cui la natura è pensata come agente nel rapporto con l’artista. Dal 2006, dopo l’inaugurazione di Tréfle, opera ambientale dell’artista francese Gonzalez-Foerster, sono state allestite mostre in forma di percorsi, come Ecosoft Art (2008), nel Village Green e il ciclo Greenhouse 2009), interventi semipermanenti o temporanei nell’oasi stessa e nel 2010 un’esposizione sul tema della biodiversità.
Dal 2004 è aperto al pubblico il Centro d’Arte Contemporanea sito nel complesso sei-settecentesco della Villa Manin a Passariano (Udine), affrescata da Dorigny e già sede museale. Nel 2005 il parco si arricchisce degli interventi di Paola Pivi , Patrick Tuttofuoco, Rirkrit Tiravanija e altri; nel 2006 compare il labirinto di Michael Beutler ed in seguito installazioni di Elmgreen & Dragset, Höller, Ortega, Uklanski, mostre temporanee ed eventi.
Nel 2004 accanto ad una fornace diventata museo, in un mistico bosco di querce e lecci di Pievasciata (Si), nasce anche il Parco Sculture del Chianti. Anche qui artisti internazionali intervengono sul territorio con materiali diversi all’insegna dell’integrazione tra arte e natura, con sculture site-specific: tra i  molti, Nicolas Bertoux,  Pilar Aldana Mendez, Kei Nakamaura, Mauro Berrettini.
L’anno seguente apre il Parco Archeologico di Scolacium (Cz), Parco internazionale della scultura, un’emanazione del Museo MARCA, con opere di Tony Cragg, Jan Fabre, Mimmo Paladino, Marc Quinn e Dennis Oppenheim.
Contemporaneamente alle pendici del Vesuvio nasce il sentiero Creator Vesevo, dove  Jean-Noël Schifano raccoglie dieci artisti internazionali, tra cui Berrocal, Brusse, Esposito, Rúrí, Velickovic per realizzare sculture di stile eterogeneo, dall’Experimental enviroment alla tradizione delle maschere napoletane.
A concludere questa breve rassegna di fine estate sull’arte nella natura in Italia, ecco uno degli ultimi centri che, come altri, è ancora in fieri e conta progetti diversificati: interessante è  Artepollino, situata in Basilicata nel Parco Nazionale del Pollino, che dal 2008 si propone la diffusione dell’Art in nature con la formazione di laboratori creativi, progetti per le scuole, ecoturismo: ospiti illustri sono le opere di grandi artisti quali Anish Kapoor, Carsten Holler e Giuseppe Penone.

Rabarama. Ritratto di un’artista

Palpit-azione foto a cura di Ferdinando Cioffi
Palpit-azione foto a cura di Ferdinando Cioffi

Il Messico

È stato il mio primo viaggio: a 18 anni sono stata selezionata ad un concorso dell’Accademia di Venezia per realizzare una scultura a Toluca. L’impatto con la scultura Maya e Azteca è stato così forte da restarmi dentro e influenzarmi sia inconsciamente che consciamente.
Il dato della divinità in cui si fondono diverse raffigurazioni animali ha informato la prima fase della mia scultura. Queste icone hanno una forza tale da imprimersi nell’animo per il solo fatto di averle viste, anche perché sono frutto dello studio profondo degli antichi.
Qualsiasi evento viene da noi elaborato ed interiorizzato ed è possibile trasferirlo nel lavoro, dalla passeggiata ad un foglio che vola. Dialogando con queste immagini trasferisco la mia interiorità nella materia in un percorso di ricerca che parte dalla mente.

L’infanzia e gli anni dell’Accademia

Per me è nato tutto come un gioco, fin dall’infanzia trascorsa con la mamma ceramista e il papà pittore e scultore. All’Accademia di belle Arti ero obbligata a cambiare continuamente stile e a praticare l’informale mentre il mio linguaggio è sempre stato il figurativo.

Il puzzle e i Ching

Ho utilizzato il puzzle nella fase di  ritorno dall’informale alla forma, non come un escamotage di riconoscibilità, ma come chiave di interpretazione per comunicare qualcosa che era troppo complesso esprimere diversamente.
Terminata l’Accademia, sono tornata al figurativo con la libertà di rappresentare ciò che avevo appreso come patrimonio universale della nostra e di altre culture. Astrologia, cabala, numerologia, lo studio sugli angeli, sono tutte discipline che si esprimono tramite il linguaggio della scrittura. Ho iniziato ad esplorare questo mondo con i miei Ching.

L’espressionismo

Tra il 1994 e il 1995, ho realizzato lavori estremamente espressionisti, intensi e aggressivi, poiché la mia indole tende a trasferire quello che sento in maniera diretta. Tuttavia, potendo scegliere tra diverse forme espressive, ho seguito il suggerimento di Dante Vecchiato e ho scelto la via più comprensibile al pubblico. Leggi tutto “Rabarama. Ritratto di un’artista”

Dante Vecchiato. Autoritratto di un gallerista

Dante Vecchiato
Dante Vecchiato

Pittore o gallerista
La mia passione è da sempre la pittura. Ho studiato all’istituto d’arte Pietro Selvatico di Padova e presso l’Accademia d’arte di Venezia, affascinato più dalla ricerca sulle tecniche e i materiali
che dal dipingere. Come pittore avevo un ottimo contratto, ma al centesimo quadro ho smesso di dipingere. La carriera di artista, per certi mercanti, presuppone che, trovata una formula, la si porti avanti: non avrei più potuto sperimentare.

I classici

Nel 1987 ho cominciato ad esporre Fiume, Treccani, Cascella, come tanti altri, nella vecchia sede di via Dondi dell’Orologio, erano tempi difficili per l’arte contemporanea si vendevano
solo i classici, e Padova non è mai stata Milano.
L’anno dopo, visto che un’opera di Salvatore Fiume costava come un’opera di Lucio Fontana, ho cominciato a comprare le opere di Fontana in circolazione, e dopo una collettiva composta da lavori di Afro, Alberto Burri, Mario Sironi, nel 1988 ho allestito una personale di Lucio Fontana in contemporanea con il Guggenheim di Venezia.

L’informale

Scelgo sempre in base all’intuito e sono un istintivo. L’informale è la corrente artistica che più mi si addice e più mi solletica. Sono nato con l’informale, ho fatto mostre di: Tancredi, Afro, Burri, Vedova e Manzoni. Tancredi risveglia l’emozione, è molto romantico e coinvolge lo spettatore in modo molto diverso da Pollock, in realtà più freddo, forse perché legato alla sola azione.

La Transavanguardia

Ho guardato alla Transavanguardia quando nessuno ci credeva: allora sembrava che tutto fosse già stato detto e il nuovo orizzonte artistico italiano era formato solo da questi, allora giovani, artisti che cercavano di proporsi come alternativa all’egemonia della ricerca concettuale e di esprimere nuove idee attraverso una rivisitazione del passato, la ripresa della manipolazione e del colore con l’aiuto e l’appoggio del grande critico Achille Bonito Oliva.

Il Nouveau Réalisme

Il mio Nouveau Réalisme posso dire di averlo vissuto di prima persona, accanto al grande artista Arman, che ho frequentato e promosso direttamente in Italia, un artista pieno di risorse. Se ogni artista ha un auge che dura più o meno un decennio, i Nouveau Réalistes hanno avuto trent’anni per il talento con cui hanno recuperato e trasformato gli oggetti. Sempre pronti a creare nuove situazioni, sono ancora attualissimi e di caratura mondiale: vi sono opere di Arman e César in tutti i musei d’arte contemporanea del mondo.

Basquiat

Nel 1982 alla mostra Transavanguardia Italia/America di Modena mi colpii la “Monna Lisa” di Basquiat : una rappresentazione in chiave molto cruda, fatta di soli segno e gesto. Ho mostrato Basquiat in un allestimento itinerante tra Cortina e Forte dei Marmi, quando le quotazioni erano già alte, anche se ora lo sono molto di più; non avevo fatto calcoli, ero andato solo di intuito, lo riconoscevo un’artista di molto superiore agli altri, e non mi ha deluso.

Keith Haring

Haring, esposto nella nostra sede di Milano, sono riuscito ad averlo solo nel 2009. Un artista molto più attuale di Basquiat, più comunicativo con i giovani, che amano riprodurre i suoi personaggi ovunque con o senza autorizzazione. Cercavamo opere che rendessero l’idea del suo percorso: non è stato facile perché non ci sono molte opere di Haring in giro, ma ci siamo riusciti ed il nostro lavoro è stato riconosciuto sia dai media sia dai grandi collezionisti.
Galleristi e collezionisti Ho sempre avuto un ottimo rapporto con molti galleristi e mercanti, perché sin dall’inizio hanno riconosciuto la mia intuitività nel scegliere le opere che avrebbero fatto la differenza sul mercato.
Per alcuni individuavo alle aste le opere che poi avrebbero fatto i grandi numeri. Con i collezionisti ho un rapporto speciale, molti di loro sono, poi, diventati nel tempo anche degli ottimi amici. Adoro vedere opere da me scelte personalmente entrare a far parte di importanti collezioni, soprattutto quando leggo negli occhi dell’acquirente il vero piacere che lo trasforma da semplice acquirente ad “autentico” collezionista. Importantissimo è anche il lavoro di tutto lo staff che mi circonda ed in particolare di mia sorella Cinzia, una persona molto preparata e competente senza la quale la galleria non sussisterebbe.
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