Sir Oliver Skardy, Vauro e i “Piragna”

Sir Oliver Skardy e Fahrenheit 451, foto © Umberto Grizzo
Sir Oliver Skardy e Fahrenheit 451, foto © Umberto Grizzo

Cinico e baro, come il destino della povera gente travolta dai venti dell’ennesima crisi, è il ferocissimo “Piragna“, ultimo CD di Sir Oliver Skardy in tandem con i Fahrenheit 451, un sodalizio che risale agli incendiari tour successivi all’uscita delGrande Bideo” (2006).
Dai solchi digitali dell’elegante picture-disk illustrato dal genio di Vauro, Skardy come e più di prima narra nelle rime di un’ irriverente favella veneta le storie del popolo italiano a 150 anni dall’Unità.
Un italiano “Pentito” di far parte di questa “Ipocriti lend” infestata da più di un “Onorevole” da “gaera”, da poveri ricchi, tristi “Di Gei”, calciatori “Bim bum bam”: esaurito, infelice, ingannato, frodato e tuttavia indomito e sempre e comunque irriducibile nel lanciare roventi invettive al ritmo del Reggae in venexiano.

Per cominciare con l’arte della satira, Skardy, com’è nata l’alleanza con Vauro per la copertina di questo Cd?

Cercavamo qualcuno che concretizzasse l’idea che esponiamo nel disco, cioè, sbeffeggiare la classe politica per quella che è. Abbiamo pensato a Vauro perché è un fumettista molto puntuale dal punto di vista politico e molto efficace dal punto di vista artistico.

Questo disco è ricco di espliciti omaggi, dal Giorgio Gaber di “Destra Sinistra” (e Bob Dylan nel video), all’evergreen prima Zulu e poi Rythm’n’blues di “The Lion sleeps tonight”( The Tokens), fino a “Happy days” di Fox e Gimbel, dall’omonima serie televisiva. Qual è il motivo di questa scelta?

Sono sempre scelte abbastanza casuali e molto ironiche. Da sempre nella musica che ho fatto, ora come prima, ci sono delle derivazioni da altri temi artistici e musicali. Diciamo che è come mettere una cartolina vicino a un quadro.

E’ qualche anno che suoni con i Fahrenheit 451, come si è evoluta la tua musica con il loro contributo?

 

Vauro Senesi, copertina del CD "Piragna"
Vauro Senesi, copertina del CD "Piragna"

Abbiamo realizzato un disco completamente autoprodotto. Abbiamo fatto molto e alla fine ci siamo riusciti: la più grande soddisfazione è stata quella di vederlo pubblicare. Noi abbiamo cominciato a suonare casualmente insieme nel 2005 e poi, visto che ci piaceva, abbiamo messo insieme i repertori e abbiamo formato un unico gruppo.

Rispetto ai tuoi dischi precedenti “Piragna”, pur conservando tutta la tua verve verbale e anzi, aggiungendo benzina sul fuoco, sembra, al passo coi tempi, essere caratterizzato da un’ironia più amara e spietatissima nel descrivere la variegata “tribù de buei”, “ruffiani”, “oportunisti” “rampolli”, “citrulli”, “biscassieri” e “boss” che “I ga fato fora tuto ma nissun li ga votai”e soprattutto… “Ocio che i te magna”! Ti risulta?

Eh si me risulta, si. Purtroppo dietro tutto questo c’è la grande delusione di vedere dissolversi un paese civile. Se le generazioni che ci hanno preceduto hanno avuto la sfortuna di nascere in mezzo alla merda e poi riprendersi col benessere la nostra generazione ha avuto l’effetto contrario, è nata nel benessere ma sta entrando nella merda.

L’ingiustizia sociale cui è soggetto il cittadino emerge da ogni rigo: dall’esser costretti a far del “Reggae dopolavoro” o a farsi illusioni come il Di Gei (“sior maestro farò i schei”), o le riflessioni di “Cammina Cammina”. Pensiamo al quadretto veneziano di “Fame un spritz”, che nasconde il deserto della condizione giovanile, al “rimbocarse le maneghe, calarse le braghe” di “Pentito” e al fantastico“bidibi bodibi dibidibù” di “Viagra” (“spariranno i grandi artisti – consoeve coi tronisti”). Alla fine c’è una via d’uscita a tutto questo “Squallor”?

Beh la via d’uscita è riprendere possesso della propria conoscenza e della propria coscienza perché è l’unica maniera per rovesciare l’imbarbarimento culturale che abbiamo subito in tutti questi anni.
La giornata della manifestazione di oggi (13/11/2011 ndr) ne è un esempio.
Quello di cui la gente non si rende conto è che la discriminazione e la corruzione sono presenti in tutti i luoghi del mondo e non solo nel corpo delle donne.

Sul piano musicale, quali sono gli artisti italiani sulla scena d’oggi che preferisci?

Ci sono quelli storici che ormai sono diventati in nostri maestri: l’unico che ammiro è Battiato , senza togliere nulla a Vecchioni. Il più esperto musicomane è Renzo Arbore. Invece credo che i gruppi giovani abbiano molte difficoltà ad uscire grazie alla politica culturale dei mass media, che impongono solo mera musica usa e getta.

Nell’occasione del ventennale del primo album dei Pitura Freska, “Na bruta banda”, il “Mattino” di Padova sta promuovendo un cofanetto con la raccolta dei vostri dischi, che sembra andare a ruba. Quanto ha contato in questi anni l’essere un artista veneziano, ossia depositario della saggezza, della follia e della caustica ironia popolare, dei colori della tua lingua?

La cosa più bella è stata quella di essere riconosciuto all’interno di un panorama culturale. E noto a tutti che i Pittura Freska in attività non li voleva nessuno. Nel 2011 la gente si rende conto che la musica non è tutta uguale ma ha spessori e gradazioni diverse. É grazie a questo che i Pittura Freska al giorno d’oggi sono riconosciuti come un gruppo di Reggae nazionale.

Dopo “Piranha”, quali sono le situazioni (Fiat, legittimo impedimento, mignottopoli…) che ispirano i tuoi nuovi pezzi? E a quando i prossimi concerti?

I prossimi concerti sono in pentola. Fino a marzo abbiamo solo qualche data promozionale e si spera con l’estate per suonare molto di più. Di questi tempi fare un disco serve soprattutto a organizzare i concerti. Adesso stiamo ancora sperimentando gli effetti dei pezzi già scritti. Più avanti, finito l’effetto, mi dedicherò ai temi e alle situazioni che ho più a cuore.

Un’ultima domanda, c’è qualcosa che vorresti dire a tutti quelli che amano la musica?

É molto importante che la gente diffonda la musica con tutti i mezzi sia comprando i dischi che scaricandoli. Ne va della vita culturale della musica.

Sir Oliver Skardy e Fahreneit 451
“Piragna”

Ossigeno Srl
via Marovich 5
30174 Chirignago Venezia
tel/fax +39 0415441558
http://www.skardy.it/oggi.html
www.o2pub.com
ossigeno@o2pub.com

La magia di Marina Abramovič ad Arte Fiera 2011

Marina Abramovic ad Arte Fiera di Bologna 2011, foto Eleonora Sole Travagli
Marina Abramovic ad Arte Fiera di Bologna 2011, foto Eleonora Sole Travagli

Anche quest’anno il sipario di Arte Fiera – e il suo pulsante cuore urbano, Art First – chiude a Bologna con un “abbrivio” che lascia il segno: il passaggio travolgente di Marina Abramovič, dea della performance, sempre più carismatica, magica come non mai.
L’abbiamo incontrata venerdì 28 gennaio, presso la gremita Aula Magna di Santa Lucia, in occasione della proiezione di Seven Easy Pieces, il suo film/documentario firmato dalla regia di Babette Mangolte e interamente girato al Guggenheim Museum di New York, in cui ridona vita a sette performance, omaggio sia a se stessa, sia a grandi performer che, negli anni ’70, hanno contribuito alla creazione dei cosiddetti Happening, quali: Gina Pane, Vito Acconci, Bruce Nauman…
Marina ha sottolineato l’enorme importanza della salvaguardia di tutto questo materiale che molto spesso, in quegli anni, non veniva documentato e svaniva esattamente al terminare di ogni performance – Mi rivolgo ai giovani artisti che vogliono avvalersi del materiale di quegli anni. Vorrei comunicare loro la corretta modalità d’uso: occorre chiedere il permesso all’artista, pagarne i diritti, e occorre elaborare una propria nuova versione dell’opera citando sempre la fonte da cui deriva. Tutto ciò non è mai stato fatto fino ad oggi, gli artisti hanno sempre e solo “rubato” dagli anni ’70 come del resto la moda, il design, il cinema ecc. tutti si sono avvalsi di questo patrimonio senza riconoscerne mai alcun credito, da cui la volontà di realizzare Seven Easy Pieces, con l’intento di salvaguardare, di documentare ciò che rischia di svanire nel nulla senza nessun riconoscimento. –
Indubbiamente ironico considerare “easy” le sette performance di cui è costituito il film, vedendole scorrere sullo schermo si assiste ad una Marina trasformata. Lei stessa asserisce che la durata di sei/sette ore che caratterizza ogni performance è un quid sopraggiunto con il tempo, non dato dalla forza fisica, bensì da una forza interiore, coadiuvata da disciplina, autocontrollo – quello che riesco a fare ora, a 60 anni, non riuscivo a farlo a 25 – racconta – Thomas Lips, ad esempio, è una performance del ’75 che feci per la prima volta ad Innsbruck. Allora durò solamente un’ora.
Una forza interiore che deriva dall’essere presente con anima e corpo nel preciso istante in cui tutto questo accade, hic et nunc, in questa dimensione il tempo non esiste e si è, semplicemente.
Di estrema importanza è poi il rapporto con il pubblico dal quale attinge e dona energia a sua volta, ma ben specifica – non faccio distinzioni tra una persona e l’altra, la cosa fondamentale è che ogni individuo sia presente altrimenti non si verifica alcun scambio. Del resto, tu potresti essere di fronte a me con il corpo ed essere ad Honolulu con la mente…

La presenza del pubblico è ciò che consente di realizzare anche questo tipo di performance particolarmente icastiche ed estreme. Marina afferma di non ricercare in alcun modo situazioni di dolore, di paura, di violenza nella sua vita privata, anzi! Di fronte alla domanda relativa alla realizzazione di una performance del suo stesso suicidio, risponde più volte – Io amo la vita!
Tuttavia sottolinea l’importanza delle esperienze traumatiche che caratterizzano la vita di ogni essere umano poiché è proprio da esse che si trae insegnamento, esse costituiscono la base per il cambiamento, la crescita, la trasformazione. Realizzare performance che “scandagliano” le paure ancestrali di ognuno di noi rappresenta un mezzo per estrinsecarle, comprenderle e trasformarle in forza – durante le performance io non sono altro che uno specchio nel quale si riflettono le paure che ci ossessionano: il dolore, la malattia, la morte. E’ un modo per guardare negli occhi la paura, brutalmente se vogliamo, ma il solo guardarla nel profondo ci consente poi di liberarcene. Dobbiamo riappropriarci della consapevolezza della nostra forza mentale, oggi sostituiamo tutto con la tecnologia e non ci rendiamo conto che questo ci rende “invalidi”, non ci avvaliamo più del nostro sentire, ricorriamo piuttosto al cellulare!
Ritorna inoltre insistentemente anche il numero sette: sette le performance del film, sette le ore di durata per ognuna. In effetti, è un numero a lei caro: sette sono le ore di apertura dei musei, ma sette è anche un numero magico legato alla sua passione per la numerologia…
Introducendo il suo nuovo progetto teatrale che andrà in scena al Manchester International Festival nel luglio prossimo, dal titolo Life and death of Marina Abramovič, in collaborazione con Bob Wilson e Willem Dafoe ci saluta, “vulcano Marina” senza dimenticare di abbracciare, nella sala gremita, gli amici artisti e galleristi che l’avevano accolta nella fervente Bologna degli anni ’70 , lasciandoci nella nostra personale ricerca di un equilibrio tra logica e passione, raziocinio e creatività.
Eleonora Sole Travagli

Marina Abramovič
Arte Fiera – Art First
Aula Magna di Santa Lucia
via Castiglione 26, Bologna
28 gennaio 2011 ore 21.00
Alma Mater Studiorum – Università di Bologna e UniboCultura
Dipartimento di Arti Visive
Culturalia
tel. 051-6569105
cell. 392-2527126
www.ladyperformance.it

www.culturaliart.com

info@culturaliart.com

Finissage jazz al Kn Studio di Verona

Adoratori di Infinito - Matteo Gironi mostra a Kn studio
Adoratori di Infinito - Matteo Gironi mostra a Kn studio

I jazzisti Enrico Breanza e Marco Pasetto live al Kn Studio di Verona con la performance Wood venerdì 28 gennaio per l’evento di chiusura dell’esposizione Adoratori d’infinito dedicata all’artista Matteo Girone.
Dalle ore 18.00 le note di questo duo scaligero dal sound morbido e sofisticato con sfumature etniche e folk, si effonderanno nella a-chromia della galleria e tra le pieghe organiche e delle opere di Girone a felpato commento delle stesse.
L’arte concettuale di Piero Manzoni, forse il barocco di Lucio Fontana e senz’altro le ritmiche estroflessioni di Enrico Castellani, cui si è ispirato il design mondiale, stanno a monte delle realizzazioni monocromatiche e malleabili dell’architetto artista Girone, che vi aggiunge la necessità di estrusione di una materia organica e sensuale emersa o scaturita dall’aldilà della tela.
La tecnica scultorea di questi lavori è basata sul “programmatico” o forse meglio, reiterato ripiegamento ed assemblaggio della materia, il feltro, che viene in seguito ricoperto di cera.
Torsioni, volute, curve, rigonfiamenti, affioramenti, creano morbidezze ridondanti, dalle suggestioni erotiche o gastriche che celano le tensioni metafisiche dell’autore ed una dichiarata aspirazione all’infinito.

Enrico Breanza e Marco Pasetto – Wood
28/01/2011 – ore 18.00
Matteo Gironi – Adoratori di infinito
fino al 28/01/2011
Kn Studio
Via San Giovanni In Valle, 19
Verona
tel: +39.045.8949773
http://www.kn-studio.it
info@kn-studio.it

Fano: una casa per Vitruvio


Leonardo da Vinci - Uomo Vitruviano
Leonardo da Vinci, "Uomo Vitruviano", Gallerie dell'Accademia, Venezia

Una notizia controcorrente per la cultura, in tempi di vacche magre: il 29 gennaio il professor Salvatore Settis, Direttore della Scuola Normale di Pisa, inaugurerà a Fano il nuovo Centro Studi Vitruviani dedicato allo studio dell’architettura classica e strutturato su modello del Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza.

Promotori dell’iniziativa, la Provincia di Urbino e il Comune di Fano, il Politecnico delle Marche e l’Università di Urbino, la Fondazione Cassa di Risparmio di Fano, la Confesercenti Di Pesaro-Urbino, gli Archeoclub d’Italia e la Regione Marche.
Nel comitato scientifico oltre dallo stesso Settis, i professori universitari Pierre Gros (Aix En Provence, Marsiglia) Howard Burns (Pisa), Guido Beltramini, Direttore del Centro vicentino, Marco Gaiani (Bologna) e il  presidente del consiglio direttivo Paolo Clini.
É interessante che, proprio nel discorso del presidente tra gli obiettivi del Centro figuri la diffusione della conoscenza della cultura classica e della classicità in ogni sua espressione, con particolare riferimento all’opera di Marco Vitruvio Pollone, non solo a livello accademico ma anche popolare, tramite l’organizzazione di eventi, la didattica e anche la rete. Non ultimo, è stata sottolineata l’attenzione che l’antichità poneva all’ambiente.
L’importanza dei dieci libri del De architectura, opera dedicata all’imperatore Augusto e redatta tra il 29 e il 23 a.C., è più che evidente se si dà uno sguardo a tutto il territorio edificato nell’età moderna: dal Rinascimento ad oggi l’architettura  europea e coloniale infatti ha trovato in Vitruvio il proprio modello di riferimento, a cominciare da  Leon Battista Alberti, Raffaello, Ghiberti e Palladio. Il De architectura affascinò geni quali Petrarca, Boccaccio e Leonardo, il quale disegnò in omaggio al grande autore latino il suo “Uomo Vitruviano”, oggi collocato nelle Gallerie dell’Accademia di Venezia. Leggi tutto “Fano: una casa per Vitruvio”