Si è da poco conclusa la petite expositionche la Galleria Vecchiato di Padova (sede bohemienne) ha allestito per ripercorrere le tracce della splendida carriera del maestro del Nouveau Réalisme Arman (1928-2005). Vecchiato allestisce gli oggetti ritrovati dell’artista francese dal punto di vista privilegiato di chi ha conosciuto e collaborato con il pittore-scultore nizzardo che, nel 1960, ispirandosi a Rauschemberg e Jones aderì al manifesto del Nouveau Réalisme con Restany, Kline, Spoerri, Raysse, César, Villeglé, Christo,Tinguely, Saint-Phalle, Rotella. Recuperando il gesto dadaista dell’appropriazione di oggetti banalizzati dal consumo, Arman li reinventa e, utilizzandoli come materia cromatica, li trasforma in opere d’arte: si tratta della riappropriazione sociale del reale da parte dell’artista-uomo.
Inaugura il giorno 8 maggio Dal canto nostro, la prima esposizione collettiva di una serie di tre dedicata al Gruppo D.D.T. (Drago, Dadadopo e Trilling), formatosi a Roma nei primi anni Duemila attorno alla personalità del pittore Gian Paolo Berto. Esporranno accanto al maestro adriese le artiste Giorgia Marzi, Ilaria Rezzi, Alessia Severi.
Ogni pittrice presenterà la sua prova d’ammissione al gruppo, una personale versione della famosa Allegoria del trionfo di Venere (1540-1545) di Agnolo Bronzino, nota anche come Venere, Cupido, la Follia e il Tempo, conservata alla National Gallery di Londra: un quadro, secondo Berto, in cui ci sono tutte le passioni umane.
L’originale è infatti un’opera manierista di rara bellezza, esplicitamente erotica. L’Allegoria rappresenta entro forme serpentine e cristallizzate, intrise di colori saturi, lapidei e brillanti, il potere illusorio dell’amore sensuale: la lussuria pietrifica l’uomo, analogamente allo sguardo della Gorgone, facendolo regredire allo stadio alchemico primevo. Il quadro fu offerto come dono dalla neonata Signoria fiorentina al re Francesco I di Francia, negli stessi anni in cui il granduca Cosimo I commissionava a Benvenuto Cellini un Perseo che, ormai liberatosi dalla tirannia delle passioni, vincendo Medusa, era inteso ad sancire pubblicamente il trionfo della giovane Signoria sulle vestigia della Repubblica.
Giorgia Marzi
La riproduzione di un capolavoro per Gian Paolo Berto è un invito, una provocazione a ricercare la propria cifra nella storia dell’arte: Giorgia Marzi presenterà una copia non fedele, ma interiorizzata, del sublime gioco di seduzione ed inganno di Venere e Amore raffigurato nell’opera del Bronzino. Accanto, figurerà la storia di un’altra coppia “impossibile”, quella di Pinocchio e Alice, quasi un cartoon compiuto per mezzo della manipolazione grafica e concettuale della materia letteraria. Allieva di Sandro Trotti, Giorgia Marzi è formidabile ritrattista dal vero, rapida nel cogliere i moti dell’esistenza e dell’animo e nel siglarli con un segno che, come l’arte taoista, tende alla sintesi di narrazione e calligrafia.
Ilaria Rezzi, Allegoria del trionfo di Venere d'après Bronzino
Ilaria Rezzi Il primo d’après di Ilaria Rezzi coglie invece l’aspetto scenico della machina cinquecentesca e dalla semplificazione delle forme ne trae la contemporaneità, accentuando il carattere decorativo dell’opera. La sofisticata lascivia dell’episodio centrale lascia il passo alla grazia naturale della tenerezza e il colore, steso in grandi campiture, si spoglia della levigatezza marmorea pur conservando i timbri luminosi e facendosi sontuoso nella resa delle due cortine laterali del sipario d’après Hundertwasser. Ora l’artista sta lavorando ad una seconda versione dello stesso soggetto, realizzata con la moderna tecnica del collage. Infatti, nella pittura di Ilaria Rezzi spesso si riscontra, come in un fumetto, in una predella medievale o nella Pop Art, la compresenza di diverse immagini nello stesso quadro in cui ha luogo la narrazione del quotidiano, il realismo della metropoli, l’esperienza del viaggio vissuta nelle distanze geografiche così come nello spazio interiore dell’incontro con la storia e con le tecniche dell’arte.
Ogni cosa è santa! Ognuno è santo! Ogni luogo è santo! Ogni giorno È nell’eternita’ Ogni uomo è un angelo. Allen Ginsberg (Howl,1955)
Il rapporto di Gian Paolo Berto con il sacro è totalizzante: tutto ciò che accade è sacro. Ogni manifestazione della vita è un’epifania del divino, è l’entelechia che nel tempo tende a realizzare la perfezione già iscritta in sé stessa quale propria finalità. E’ l’errante che cerca la sua terra promessa. E’ il bambino che cerca la propria madre, è l’uomo che cerca la propria origine. In questo percorso egli consegna allo spazio/tempo dell’etere le tracce della propria memoria individuale (che è parte della memoria collettiva dell’umanità), declinandovi il proprio pensiero e lasciando che il concetto di sé si estenda così nel passato come nel futuro come un’effluvio, un colore, un’emozione espressa sulla tela.
Che sia un barbone, un ladro o una somma Entelechia (natura) quale fu Dante, come ebbe da dire Goethe, ognuno è in sé stesso sostanza ed espressione divina.
L’arte, la religione, il pensiero, la grande umanità di Gian Paolo Berto si fondano su questo religioso principio di unità , di compassione e coinvolgimento di tutti gli esseri alla realizzazione della grande opera dell’esistenza, tramite la realizzazione individuale di ognuno. L’arte è di tutto questo esercizio suprema ascesi e, ancora una volta, realizzazione. Leggi tutto “La fede nella pittura di Gian Paolo Berto”
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