A proposito di Democrazia. Memoria, sfide contemporanee e multidisciplinarietà: Holland Festival celebra 70 anni

La Democrazia in America di Sergio Castellucci all'Holland Festival 2017
La Democrazia in America di Romeo Castellucci all’Holland Festival 2017

Durante la primavera di Amsterdam, calda e dalle lunghissime luci fino a tarda sera, durante quasi un intero mese si è celebrata la 70° edizione di Holland Festival, con tanto di celebrazioni, memorie e intenso programma artistico e culturale.
Molte le tematiche che le opere e gli artisti hanno attraversato in discipline e tecniche di ricerca differenti, accanto ad un interessante e puntuale programma satellitare di seminari e incontri, che ha contribuito ad ampliare e approfondire le tematiche presenti su tutto il palinsesto del Festival e anche arricchendo le celebrazioni stesse.
Insieme ai Festival di Avignone ed Edimburgo il più antico d’Europa, fondato appunto 70 anni fa quando il secondo conflitto mondiale era terminato e alle spalle si desiderava ricostruire, anche culturalmente uno spazio d’incontro fra le arti e le differenti discipline.
Vari incontri, lectures e presentazioni hanno raccontato nel dettaglio e hanno dato anche una cornice storico-artistico-culturale dello stesso periodo, intorno appunto al 1947.
All’interno del programma artistico si sono intrecciate le tematiche della Democrazia con Focus on Democracy, iniziando proprio dal famoso e attesissimo regista italiano Romeo Castellucci, che con la sua compagnia Societas Raffaello Sanzio di Cesena ha quest’anno creato – grazie alla produzione del De Singel di Anversa- , il nuovo lavoro La Democrazia in America, ispirato dall’omonimo testo francese storico-teorico di Alexis de Tocqueville. Una costruzione scenotecnica raffinatissima mette in gioco l’atto del vedere per il pubblico che scorge sempre diversi strati della realtà, più o meno nitidi, offuscati, distorti. Con un testo ridottissimo, viene portata in scena piuttosto una presenza corale, grazie alle molte comparse, che parla di quel cruciale momento dell’arrivo degli europei oltreoceano. Una serie bellissima di scene collettive in cui giochi di luci e il colore rosso degli abiti domina. Unico appunto, il testo poteva essere recitato direttamente in inglese, non in italiano
Sempre nello stesso ambito Focus on Democracy, il lavoro Danse de nuit, fortemente voluto in una piazza periferica del ZuidOost (sud-est) di Amsterdam (conosciuta come la piazza del grande mercato multietnico della periferia più conflittuale della città olandese) il lavoro del coreografo francese Boris Charmatz, direttore del Centre chorégraphique national de Rennes nel nord della Francia e conosciuto internazionalmente per le sue importanti collaborazioni ad esempio con Tino Sehgal e Anne Teresa De Keersmaeker e per le sue serie di collaborazioni con gli ambiti museali e la danza contemporanea di ricerca, una su tutte alla Tate di Londra.
Cinque performer assolutamente eterogenei per fisicità e origini artistiche che trasportano nello spazio poco illuminato della piazza il pubblico, spostandolo liberamente mentre loro si occupano di ballare e raccontare simultaneamente alcuni dettagli più o meno pubblici e conosciuti, o più privati e sconosciuti ai più, degli avvenimenti terroristici di Parigi e in qualche modo facendo eco a tutta una complessa situazione socio-politica che la Francia per intero si trova ad affrontare non solo su un piano istituzionale ed internazionale, ma molto su un piano quotidiano e di scambio multietnico ed interculturale. Tutta questa condizione scottante che non vede sosta o pausa negli ultimi 2 anni di attualità del paese viene declinata in una performance assolutamente fuori dagli stereotipi coreografici e viene riportata a una sorta di Satyricon coreografico, nel senso che registri, sfumature e focus diversi si alternano in un flusso continuo che potremmo definire come un rap danzante e parlato. Un forte impatto emotivo e un’intima condivisione del caos caratterizzano la performance.
Nicht schlafen di Alain Platel, les ballets C de la B, porta in scena nove danzatori di nazionalità diverse intorno a una potente scultura di una cavallo morente, opera dell’artista visuale Berlinde De Bruyckere. Con il profondo supporto delle musiche di Mahler si vuole far riemergere i turbolenti anni dell’inizio del secolo scorso che portarono inesorabilmente ai due conflitti mondiali. L’intensità delle emozioni e della confusione della regia e dei suoi straordinari e impeccabili danzatori disegnano vari paralleli tra il passato e il presente, nella nitida speranza che una distruzione in larga scala non si ripeta più. Nicht schlafen, dal tedesco “non dormire” potremo considerarlo un monito all’attenzione decisiva che i nostri tempi ci richiedono. Il caratteristico movimento dei corpi de les ballets C de la B si riempie ancora una volta, con precisione di sincrono e distorsione , di potenza evocativa e paesaggi umani tra i più toccanti. Una standing ovation ha chiuso la serata di apertura al Koninklijk Theater Carré di Amsterdam.
Manifesto, una bellissima opera cinematografica con una ineguagliabile Cate Blanchete. Serie di personaggi tutti interpretati dall’attrice, uomini e donne in cui si mostra un aspetto sociale come produzione e risultato diretto del nostro mondo capitalista. Uno shock artistico e politico in cui in piccole storie brevi, ognuna ispirata a un famoso manifesto del passato, vengono messe a nudo persone e anime che caratterizzano i giorni nostri, dal barbone alla showgirl, dall’artigiano all’operaio, dall’artista all’esecutore / impiegato di qualsiasi cosa in cerca di sopravvivenza.
Un allestimento, quello fatto per Holland Festival, ad Amsterdam Noord in cui una sala intera al buio ha ospitato uno schermo per ogni storia/capitolo in loop. Come se il film possa essere una sorta di installazione permanente e il pubblico si alza e gira come vuole tra un racconto, un protagonista e un altro. Alla fine ognuno avrà realizzato il proprio percorso modulare dentro il film. Un opera bellissima, da non perdere.
Flexn nasce dall’incontro tra una intera crew rap di Brooklyn, NYC e il suo coreografo Reggie Gray insieme al famoso regista Peter Sellars di Los Angeles. Ancora una volta l’incontro di generi e spazi differenti portano a galla riflessioni e pensieri su come grazie alla condivisione di esperienze artistiche sia possibile evolvere socialmente e creare migliori ambiti di incontro e aggregazione.
Una danza collettiva tutta rap e hip hop molto spettacolare ci fa entrare in una sorta di “the Best of “ di ogni singolo che si mette in relazione con il pubblico e tutti gli altri sul palco, tante brevi esibizioni si alternano a scene collettive, in un progetto teatrale più complesso. Livelli tecnici molto alti e curati fanno leva sull’effetto sorpresa e il coinvolgimento emotivo del pubblico la loro forza.
Un esperimento riuscito, forse troppo dentro le regole dello show business ma sicuramente di forte ispirazione per altre iniziative che possano nascere sulla stessa onda creativa e d’incontro

All’interno del folto palinsesto musicale, colpisce una bella iniziativa di collaborazione tra i Mause on Mars, storica formazione di musica elettronica e l’Orchestra di Colonia. Con robots/non/robots presentano un programma articolato e insolito, non del tutto compreso dal pubblico ma sicuramente lodevole per l’aspetto fortemente sperimentale, di ricerca e di sinergia artistica tra registri e origini artistiche distanti. Un importante appuntamento per gli appassionati e non solo per gli addetti ai lavori anche per essere un ambito all’interno del panorama sonoro dei Paesi Bassi forse meno sviluppato che in altri paesi europei.
Facendo incontrare alti parametri di complessità artistica, mediatica e di produzione, e un forte benvenuto e accessibilità – anche economica – al pubblico, Holland Festival conferma la sua peculiarità di importante Festival europeo, nella sua settantesima edizione. La sintesi di questa ricca iniziativa culturale può essere valorizzata nelle parole della direttrice artistica Ruth Mackenzie:
“I do believe Art is here to change the world”.
Livia Marques / www.gnomix.net

70° Holland Festival
Amsterdam
https://www.hollandfestival.nl/en/

#Venezia74 / La timida anzianità di Our Souls at Night

Venezia#74 Jane Fonda e Robert Redford si abbracciano al photocall del film Our Souls At Night, regia di Ritesh Batra. Foto Octavian Micleusanu
Venezia#74 I Leoni d’Oro alla Carriera Jane Fonda e Robert Redford si abbracciano al photocall del film Our Souls At Night, regia di Ritesh Batra. Foto Octavian Micleusanu

Hegel osserva da qualche parte che tutti i grandi avvenimenti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per così dire due volte. Ha dimenticato di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa
K. Marx

Venezia – ed eccoli qui nella loro “nubile vedovanza” i “Leoni d’oro alla carriera” Jane Fonda e Robert Redford, approdati alla Kermesse Veneziana, ospiti della Mostra del Cinema non solo per aggiungere un’altra tacca nello scaffale dei trofei ma anche per solleticare la sorte. Il celebre duo si propone al ciack di Ritesh Batra (Lunchbox, 2013), un regista Indiano di soli trentotto anni, che forse rimane in penombra, o forse non è abituato alla vecchiaia e all’amore? Leggi tutto “#Venezia74 / La timida anzianità di Our Souls at Night”

Biennale Danza 2017 / FIRST CHAPTER o sulla Fragilità e Ricchezza della Danza -parte II

Benoit Lachambre, That Choreographs Us, Biennale College, XI Biennale Danza, Campo Sant'Agnese, Venezia, 2017. Foto Octavian Micleusanu
Benoît Lachambre, That Choreographs Us, Biennale College, XI Biennale Danza, Campo Sant’Agnese, Venezia, 2017. Foto Octavian Micleusanu

(segue  dalla parte I) All’interno dell’XI edizione di Biennale Danza, First Chapter, ci sono, tra gli altri,  gli spettacoli della belga Lisbeth Gruwez, danzatrice di formazione classica, poi a lungo musa di Jan Fabre nella sua compagnia di Anversa, e successivamente co-fondatrice del gruppo Voetwolk . Suono e movimento sono interdipendenti in It’s going to get worse and worse and worse, my friend, dove Lisbeth Gruwez danza la trance dell’estasi innescata dall’arte del persuadere attraverso l’oratoria pubblica. In questo percorso – si potrebbe dire, quasi a puntate – la Gruwez prende spunto da alcuni frammenti dei comizi tenuti da Jimmy Swaggart, il televangelista americano famoso ai più per essere ultraconservatore. Inizialmente il discorso risulta amicale e pacifico, ma poi dal compulsivo desiderio di persuadere trapela una disperazione crescente. Infine l’uomo si espone nel sua più profonda natura: la violenza. Leggi tutto “Biennale Danza 2017 / FIRST CHAPTER o sulla Fragilità e Ricchezza della Danza -parte II”

Biennale Danza 2017 / FIRST CHAPTER o sulla Fragilità e Ricchezza della Danza -parte I

Caitlin Scranton e Anne Lewis danzano in Campo Sant'Agnese a Venezia DANCE II (da Dance, 1979 – rev. 2010, 16’) coreografia del Leone d'Oro alla carriera Lucinda Childs musica Philip Glass produzione Pomegranate Arts. Biennale Danza IX, 23/11/2017. Foto Octavian Micleusanu
Caitlin Scranton e Anne Lewis danzano in Campo Sant’Agnese a Venezia “Dance II “(da “Dance”, 1979 – rev. 2010, 16’) coreografia del Leone d’Oro alla carriera Lucinda Childs musica Philip Glass produzione Pomegranate Arts. XI Biennale Danza, 23/11/2017. Foto Octavian Micleusanu

Pratiche sciamaniche, movimenti trascendentali, Sacre du Printemps, Dark Black, questioni di genere, danze collettive, assoli, duetti, abecedari della danza, quanto il folklore, il colonialismo e il decolonialismo, le provenienze influiscono sulle nuove creazioni autoriali; il pubblico assiste a classici della coreografia contemporanea risalenti agli ultimi decenni insieme a prime nazionali ed europee. Un repertorio che arricchisce la scuola di Biennale College insieme a nuove creazioni ad hoc per l’occasione, video e cinema di settore, incontri e talks pomeridiani, e la consegna del Leone alla Carriera, quest’anno assegnato a Lucinda Childs, accanto a un quotidiano dopo Festival alternato tra il ristorante dell’Arsenale e il cortile della Marceglia. Leggi tutto “Biennale Danza 2017 / FIRST CHAPTER o sulla Fragilità e Ricchezza della Danza -parte I”

Venezia 73 / La La Land. Ogni canzone ad un certo punto finisce

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Venezia 73. Emma Stone, Coppa Volpi per l’interpretazione in La La Land al photocall del film. Credits Octavian Micleusanu

Los Angeles, oggi. C’è traffico, molto traffico nelle nostre vite. Autostrada bloccata, centinaia di auto in coda. Una voce alla radio ci ricorda che i tempi di percorrenza verso la Città delle stelle (come si canta nel film) sono lunghi… abbastanza lunghi da permettere a Damien Chazelle di farci sognare. Con la mente, infatti, i suoi personaggi non si rassegnano, vanno comunque avanti. È la vita. È La La Land, caotica e sfiancante. Si potrebbe prendere la prima uscita e abbandonare la strada, ma non è questo il caso: La La Land bisogna guadagnarsela sapendo aspettare, lottando per trovare il proprio posto e soprattutto essendo pronti a sacrificare ogni cosa. Leggi tutto “Venezia 73 / La La Land. Ogni canzone ad un certo punto finisce”