Champagne e stile Neofloreale al Salone del mobile di Milano

Design ed Art Nouveau figurano nella sintesi di Flower Table, un tavolino da Champagne creato da Noé Duchaufour per Perrier-Jouët.

É nel segno dei tempi un oggetto che ricrea l’eleganza lineare degli anemoni disegnati da Emile Gallé sulla Cuvée Belle Epoque del 1902, distillandone il canone nel filtro novecentesco per sortirne un’opera che esalta il grande edonismo di vecchi e nuovi ricchi.

Leggi tutto “Champagne e stile Neofloreale al Salone del mobile di Milano”

Utopia Matters. Dalle confraternite al Bauhaus

UTOPIA MATTERS: DALLE CONFRATERNITE AL BAUHAUSNel trentennale dalla fondazione, il 1° maggio apre al pubblico della Collezione Peggy Guggenheim una della mostre più interessanti del momento, Utopia matters. Dalle confraternite al Bauhaus.

Gli esiti più rivoluzionari di questo percorso erano già stati annunciati nella mostra vercellese Peggy e Solomon R. Guggenheim. Le avanguardie dell’astrazione, incentrata sui due artisti che hanno ufficialmente dato il via all’astrattismo novecentesco, Vasily Kandinsky e Piet Mondrian ed i loro grandi collezionisti, Peggy e Solomon Guggenheim. (fino al 30 maggio, Chiesa di San Marco)

L’esposizione veneziana segue infatti il fil rouge dell’idealismo ottocentesco che, dal purismo dei cenacoli romantici di Primitfs, Nazareni e Preraffaelliti, seguaci di Perugino e del Sanzio, conduce attraverso il secolo e al volgere del successivo fino alla smaterializzazione dell’oggetto nell’arte e alla sua consecutiva sublimazione nella forma pura.

Leggi tutto “Utopia Matters. Dalle confraternite al Bauhaus”

Arte e artigianato. Magia, ritualità e seduzione nella scrittura del tappeto berbero

tappeti berberi
Foto: J. Ing. Pietro Ravasi

Vernice bagnata sui colori infuocati dei tessuti tribali annodati a mano dalle donne berbere, nell’allestimento open-air dello studio di grafica editoriale Ready-made al Fuori Salone milanese di sabato 17 aprile.

Il freewriter Gaetano La Rosa commenta le rivisitazioni di Mohamed El Alami per la linea Berber Rugs di Afolki nella suggestiva cornice ottocentesca di un cortile interno, rivestito di arazzi e illuminato da lanterne.

Una magnifica installazione – afferma La Rosa – i tappeti tradizionali berberi erano stati collocati anche sui davanzali delle finestre e la pioggia giunta all’improvviso ha contribuito ad esaltare i timbri brillanti dei colori. Notevole pure la conferenza dell’esperta Chiara Battini.

Che valore ha il tappeto all’interno della tribù?

Il tappeto è l’unico oggetto di scambio per queste comunità del Maghreb, originariamente nomadi e autosufficienti, ma oggi per lo più stanziali. Le artiste sono donne: le tessitrici berbere gestiscono tutte le fasi della lavorazione, creano il tappeto in forma rituale, con simbolismi precisi e codificati, storie e messaggi che sono segni di identità e di appartenenza.

Che materiali vengono usati e che colori?

Lane e pigmenti vegetali. Prevalgono i gialli, i rossi e i neri, tratti da henné, cocco, melograno. Leggi tutto “Arte e artigianato. Magia, ritualità e seduzione nella scrittura del tappeto berbero”

Il sogno dei Preraffaelliti

E. Burne-Jones, Musica,, olio su tela, The Ashmolean Museum, Oxford
E. Burne-Jones, Musica,, olio su tela, The Ashmolean Museum, Oxford

“La bellezza è verità, la verità bellezza, – questo solo sulla terra sapete, ed è quanto basta”, scrive John Keats sulla sua poesia più famosa, Ode to a grecian Urn (1820), notoriamente ispirata alla visione dei marmi del Partenone al British Museum.
Non si tratta della famosa sindrome da cui fu colpito il contemporaneo Sthendal, ma del mito del bello ideale cui si ispira il cinema d’oggi, con The Bright Star dell’australiana Jane Campion – che narra dell’amore del poeta inglese per la giovane ricamatrice Fanny Browne. Alla stessa nobile aspirazione si voterà, nella temperie dell’Inghilterra vittoriana, una confraternita di pittori inglesi, tra i quali William Holman Hunt e John Everett Millais, riunitasi nel 1848 attorno al figlio di un carbonaro italiano, Dante Gabriel Rossetti.
Omero, Dante, Boccaccio e Shakespeare, oltre ai romantici Blake, Keats, Shelley, Ruskin, Dickens sono nella letteratura tra i numi tutelari del movimento, ma in pittura i Preraffaelliti guardano, soprattutto inizialmente, al ritorno alla natura, al paesaggio e agli arcaismi dell’arte prerinascimentale in opposizione all’accademismo vigente; si rivolgono all’arte medievale di Giotto e al Quattrocento di Beato Angelico e Perugino, secondo l’esempio dei Nazareni, colonia di artisti tedeschi insediatasi a Roma (Lega di San Luca) e praticante il culto del cristianesimo delle origini.
Le immagini di Oxford e di Firenze e poi la Venezia di Ruskin si sovrappongono nei dipinti dai fondi chiari e bagnati e dai colori brillanti dei confratelli inglesi, ricchi di simbolismo, spiritualità, ma anche di sensualità e profusioni floreali e lineari anticipatrici dell’Art Nouveau. Leggi tutto “Il sogno dei Preraffaelliti”