Il Branco Ottico e il Festival della Fotografia Sperimentale

Ca’Vendramin- 1,2,3 giugno 2018- Branco Ottico

Il termine “sperimentale” significa: “di teoria, ipotesi o procedimento conoscitivo basato sulla sperimentazione e sull’esperienza”, questa definizione è un buon punto di partenza per una riflessione personale riguardo all’evento Branco-Type, Festival della Fotografia Sperimentale, tenutosi nella scenografica sede di Ca’ Vendramin , sul Delta del fiume Po, in data 1, 2 e 3 giugno 2018. Leggi tutto “Il Branco Ottico e il Festival della Fotografia Sperimentale”

Venezia/Biennale Danza 2018. Report from the front

12. Festival Internazionale di Danza Contemporanea. Debora Hay con il Cullbergballetten, in "Figure a sea" (foto @labiennale.org)
12. Festival Internazionale di Danza Contemporanea. Debora Hay con il Cullbergballetten, in “Figure a sea” (foto @labiennale.org)

Fluttuazioni azzurre di costumi leggeri, vibrazioni di corpi che si muovono. Il Cullbergbaletten svedese nella coreografia di Debora Hay rimane una delle immagini piú belle della Biennale Danza di Venezia 2018.
Un incontro tra ventuno danzatori con solida formazione accademica che si aprono alla pioniera americana della sperimentazione, conosciuta fin dall’esperienza del Judson Dance Theatre di New York degli anni 70.
Una meditazione in movimento dove si colgono solo brevissimi e rarissimi sincroni coreografici ma la relazione rimane costante, piena e plasticamente perfetta, imprevedibile ma con un flusso continuo.
Musiche di Laurie Anderson e costumi di Marita Tjärnström completano Figure a Sea, che nasce da una poesia che Debora Hay stessa ha scritto e che vuole vedere il mare.

Sempre all’insegna della sperimentazione ma sotto tutta un’altra chiave di ricerca La Sacre du Printemps di Xavier Le Roy. Maglietta rossa, centro del palco, invito all’ascolto. L’inconfondibile fagotto con cui Igor Stravinskij da inizio a Le Sacre. Ecco che inizia la conduzione del direttore d’orchestra/in scena la performer in maglietta rossa al centro del palco. Xavier Le Roy aveva composto questa rivisitazione coreografica di un capo saldo della danza mondiale nel 2007. Quest’anno decide di trasmetterlo a tre performers con cui già ha lavorato Scarlet Yu, Eleonor Bauer, Salka Aderdel Rosengren.

12.Festival Internazionale di Danza Contemporanea. Il Leone d'argento Marlene Monteiro Freitas alla prima di "Bacchae-Preludio to a Purge" (2017, 135 min)
12. Festival Internazionale di Danza Contemporanea. Il Leone d’argento Marlene Monteiro Freitas alla prima di “Bacchae-Preludio to a Purge” (2017, 135 min)

Le presenze e fisicità molto diverse si alternano assumendo da sole la conduzione dell’orchestra che può essere rintracciata nel pubblico come fosse rispecchiata. Verso il finale tutte insieme entrano in scena a lasciano l’immaginario podio del potere libero e allo stesso tempo interscambiabile. Un esperimento a tre de Le Sacre di Xavier Le Roy a la sua prima mondiale, in parte compiuto in parte ancora in un dialogo compositivo.

Continua il felice omaggio alle donne della direttrice Marie Chouinard, vengono premiate Meg Stuart con il Leone d’oro alla carriera e Marlene Monteiro Freitas con il Leone d’argento.

12. Festival Internazionale di Danza Contemporanea. Xavier Le Roy, "Le Sacre du Printemps". (Foto @labiennale.org)
12. Festival Internazionale di Danza Contemporanea. Scarlet Yu, Eleonor Bauer, Salka Aderdel Rosengren. in  “Le Sacre du Printemps” di Xavier le Roy (Foto @labiennale.org)

Meg Stuart figura chiave della ricerca contemporanea della danza, in ogni creazione con la sua compagnia Damaged Goods affronta in modo radicalmente diverso il fare performance che intrecciano la danza con la musica e spesso anche il testo, sempre tutti sullo stesso piano.
Poco più che cinquantenne americana d’origine vive e lavora da 25 anni tra Berlino e Bruxelles. A Venezia già presente altre volte sceglie di proporre Built to last per celebrare la premiazione. Lavoro del 2012, sicuramente tra i suoi lavori più complessi, affida a cinque performer del tutto eterogenei la scena che prevede un complesso parco luci, una scultura scheletro di dinosauro e un cubo bianco come un luogo altro sul palco, oltre a proiezioni che appaiono e scompaiono. Una scultura circolare gigante appesa al tetto fa eco al sistema solare e si muove circolarmente. Molto accade e molto sembra stia per accadere, che poi si trasforma in una nuova atmosfera, una nuova dinamica, una nuova comunità cui qualche modo la profonda diversità dei performer fa da riverbero.

12. Festival Internazionale di Danza Contemporanea, Meg Stuart, Leone d'oro alla cerriera,, presenta "Built to last",. (Foto @labiennale.org)
12. Festival Internazionale di Danza Contemporanea, “Built to last” di Meg Stuart, Leone d’oro alla carriera,, presenta, (foto @labiennale.org)

La giovane capoverdiana Marlene Monteiro Freitas presenta Bacchae – prelude to a purge suo ultimo lavoro con 13 performer in scena tra musicisti e movers. Spettacolo molto lungo che fa della disarmonia il suo asse costante di interazione sul palco, allo stesso tempo definendo una precisa linea estetica nelle scenografie e costumi tra il giallo, il nero e il bianco. Nelle sedute molto belle che vengono usate anche per la coreografia. Ispirato alle figure del mito di Dioniso e Apollo e alla loro distanza, il collage musicale tocca tantissimi pezzi noti e si alterna con la musica live di cinque trombe, con finale affidato al Bolero di Ravel.

12. Festival Internazionale di Danza Contemporanea, "To come (extended)". (Foto @labiennale.org)
12. Festival Internazionale di Danza Contemporanea, “To come (extended)” di Mette Ingwarten  (foto @labiennale.org)

To come (extended) della danese Mette Ingwarten, rappresenta un ulteriore sviluppo della sua ricerca sulla relazione tra sessualità e forme del potere. Quindici perfomer mimetizzati in tute color turchesi, si snodano plasticamente in posizioni orgiastiche che si rifanno al desiderio spesso mediatizzato dal largo consumo dell’immaginario della società in cui viviamo. Forti accelerazioni o profondi lenti. Poi tutti insieme diventano un coro che emette il suono orgasmico, quasi come se anche di esso ci fosse una costante performatività. Infine i corpi nudi si immergono a coppie in una danza di lindy hop, scelto dalla coreografa per la storia e la struttura di questo ballo e il periodo in cui nasce, gli anni ’30. La performance è il terzo spettacolo di una seria di cinque lavori

Chiude il palinsesto Faye Driscoll direttamente da New York con Thank you for coming- attendance lavoro iniziale di una trilogia che vuole celebrare lo stare insieme. Cinque bellissimi performers che danzano, cantano, condividono con il pubblico. Lo spazio viene costantemente ridisegnato con scenografie che si trasformano diventando altro imprevedibilmente, pieno coinvolgimento del pubblico che all’inizio è solo osservatore e piano piano interagisce fino a creare un’azione corale finale.

Nell’anno della Biennale Architettura dedicate al Freespace e alla riflessione più ampia sullo spazio pubblico, la Biennale Danza sembra chiudersi dentro la classica scatola nera teatrale, non esce più in città neanche in modo estemporaneo. Venezia ha naturalmente nella sua architettura la possibilità di farsi scenario per la danza. Questa scelta vede una minore presenza di pubblico anche rispetto alla edizione passata, la prima a direzione di Marie Chouinard. La danza contemporanea ha nella sua natura la necessità di aprirsi, di essere arte trasversale e mostrarsi in tutta la sua potenza comunicativa che va la di là dei codici e dei linguaggi già conosciuti.

Livia Marques
www.gnomix.net

#Venezia 74 / Caniba

#Venezia 74 Un'immagine del film Caniba, diretto da Lucien Casting Taylor & Verena Paravel
#Venezia 74 Un’immagine del film Caniba, diretto da Lucien Castaing-Taylor & Verena Paravel

Caniba è un film di Lucien Castaing – Taylor e Verena Paravel, già autori del documentario sperimentale Leviathan sull’industria ittica statunitense.
In questo nuovo lavoro i due registi hanno approfondito la storia di Issei Sagawa, che nel 1981 mentre studiava alla Sorbona, ha ucciso una compagna di studi olandese, per poi mangiarne i glutei e tentare di disfarsi del corpo.
Prima condannato, poi rimpatriato in Giappone dichiarato incapace di intendere e di volere, diviene personaggio televisivo, attore porno e autore di manga.
Nel film si sesseguono lunghe interviste ad Issei ed al fratello, che non si preoccupa a raccontare anche le sue di perversioni, tra cui tagliarsi e punzecchiarsi il braccio filmando il tutto.
Atteso come film scandalo del festival e passato pressoché inosservato, riesce comunque nel suo intento documentativo e antropologico (i due registi sono prima antropologi poi dedicatisi alle arti visive).
Tutte le riprese sono composte da primissimi piani asfissianti, spesso sfuocati e delineati. Colpisce la volontà degli autori ad affrontare una persona così inquietante, e la tranquillità con cui Sagawa si racconta alle telecamere.
Davide B.

74. Mostra Cinematografica Internazionale di Venezia.
Caniba
Sezione: Orizzonti
Regia: Lucien Castaing-Taylor, Verena Paravel
Produzione: Francia
Durata: 90′

#Venezia74 / La timida anzianità di Our Souls at Night

Venezia#74 Jane Fonda e Robert Redford si abbracciano al photocall del film Our Souls At Night, regia di Ritesh Batra. Foto Octavian Micleusanu
Venezia#74 I Leoni d’Oro alla Carriera Jane Fonda e Robert Redford si abbracciano al photocall del film Our Souls At Night, regia di Ritesh Batra. Foto Octavian Micleusanu

Hegel osserva da qualche parte che tutti i grandi avvenimenti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per così dire due volte. Ha dimenticato di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa
K. Marx

Venezia – ed eccoli qui nella loro “nubile vedovanza” i “Leoni d’oro alla carriera” Jane Fonda e Robert Redford, approdati alla Kermesse Veneziana, ospiti della Mostra del Cinema non solo per aggiungere un’altra tacca nello scaffale dei trofei ma anche per solleticare la sorte. Il celebre duo si propone al ciack di Ritesh Batra (Lunchbox, 2013), un regista Indiano di soli trentotto anni, che forse rimane in penombra, o forse non è abituato alla vecchiaia e all’amore? Leggi tutto “#Venezia74 / La timida anzianità di Our Souls at Night”

Maurizio Avi – Ritratto di Silvia

M. Avi, Silvia, 2013, olio su tela, 60 x 80 cm
M. Avi, Silvia, 2013, olio su tela, 60 x 80 cm

Maurizio Avi nasce a Zagarolo (Roma) nel 1953, da padre ebanista e madre cantante lirica. Qui inizia la propria formazione nel laboratorio del padre, a contatto con la natura.
Lo scultore Giuseppe Uncini lo “scoprirà” in seguito, all’Istituto d’Arte Roma 1, e con lui realizzerà preziosi gioielli d’autore.
Il giovane Avi comincia a frequentare gallerie e studi d’artista e, nel contempo, intraprende una collaborazione con il maestro Sergio Paternostro della ditta “Bulgari”, specializzandosi nella scultura di pietre preziose. Leggi tutto “Maurizio Avi – Ritratto di Silvia”