Otto marzo, la Donna al museo (gratis)

Dante Gabriel Rossetti, Venus Verticordia, 1866
Dante Gabriel Rossetti, Venus Verticordia, 1866

Puntuale nel festeggiare le ricorrenze, nonostante le dimissioni del ministro Bondi, il MiBAC anche quest’anno in occasione della Festa dell’8 marzo offre a tutte le esponenti del gentil sesso l’ingresso gratuito ai musei statali. Miriadi d’iniziative ed eventi a tema si moltiplicano nei musei, nelle biblioteche e archivi d’Italia (vedere il sito: http://www.beniculturali.it), ma noi segnaliamo una mostra della Galleria d’Arte Moderna di Roma, che pur non essendo espressamente dedicata alla donna, in realtà ne celebra l’idea proprio nel momento storico in cui l’identità femminile sta per affermarsi nella lotta per la propria emancipazione: Dante Gabriel Rossetti, Edward Burne-Jones. E il mito dell’Italia nell’Inghilterra Vittoriana.
Dante Gabriel, figlio dell’esule carbonaro Gabriele Rossetti,  è tra i sette fondatori della Confraternita dei Preaffaelliti, nata per coniugare l’arte con la “Donna”, nel senso in cui la intesero Dante Alighieri e gli stilnovisti italiani: la Filosofia neoplatonica ed esoterica dei Fedeli d’Amore, una cerchia “aristocratica” in cui alla nobiltà del sangue si contrapponeva la nobiltà d’animo. L’amore per questa donna spiritualizzata, mediatrice tra l’umano e il divino, è la via per arrivare alla divinità stessa.
Cogliendo suggestioni letterarie dai Classici, da Omero a Shakespeare, ricercando la verità in una Natura rousseauviana, e ritrovando uno stile più limpido e lineare nella nitida essenzialità dei pittori italiani del Quattrocento, i Preraffaelliti creano una pittura, che, come la poesia dei mistici persiani, in realtà si fa sensualissima e ricca di suggestioni visive e  di raffinatezze cinquecentsche, spesso attinte dall’arte di quella Venezia che Burne-Jones visitò con Ruskin.
William Morris infuse tali idee nel socialismo d’impresa realizzando i laboratori artigianali delle Arts and Crafts che presto vennero imitati in tutto il mondo e diedero origine al moderno design, all’Art Nouveau, al Liberty.
Oggi in esposizione a Roma, oltre alle opere dei Preraffaelliti si trovano anche dipinti di artisti italiani che li ispirarono e che ne furono ispirati: da maestri come Giotto,  Botticelli, Palma il Vecchio ai simbolisti  Giulio Aristide Sartorio, Adolfo De Carolis e Gaetano Previati
Le idee di questo gruppo incontrarono infatti una grande fortuna sebbene la biografia dei singoli artisti fosse costellata di contraddizioni, insuccessi e di rapporti infelici con le rispettive donne-modelle-mogli-muse, tra le quali forse la più infelice fu proprio la prima moglie di Rossetti, Elizabeth Siddal, modella, pittrice  e poetessa apprezzata da Ruskin. La Siddal soffriva di depressione e morì in seguito ai postumi di una bronchite (e forse per una dose troppo forte di laudano) contratta dopo aver posato per la famosa “Ophelia” di Millais. Donna indipendente dalla bellezza eterea dai lunghi capelli ramati, “Lizzie” Siddal ispirò Allan Poe per il personaggio di Lenore nel poema “Il Corvo”, illustrato da  Dante Gabriel Rossetti. Leggi tutto “Otto marzo, la Donna al museo (gratis)”

S. Valentino, innamorati dell’arte

MiBAC - San Valentino e arte
foto campagna pubblicitaria del Ministero dei Beni e le Attività Culturali "A San Valentino, innamorati dell'arte"

Regalarsi un momento culturale, una emozione di grande valore per S. Valentino.
Questa è la proposta del MiBAC, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali per San Valentino, coniugare Amore e Arte.

Il 12 e 13 febbraio tutte le coppie hanno la possibilità di conoscere e riscoprire le meraviglie del patrimonio culturale italiano offrendo due ingressi al prezzo di uno in tutti i musei, monumenti e siti archeologici statali.
Una occasione per tutti i cittadini italiani e stranieri per rinnovare la conoscenza e la riscoperta delle nostre bellezze artistiche e valorizzare una ricchezza che tutto il mondo ci invidia e di cui noi, per primi, possiamo godere.
Sul sito del MiBAC è consultabile il programma di tutti gli eventi, tra concerti, aperture straordinarie, percorsi guidati, che in tutta Italia sono stati organizzati per rendere, nel weekend degli innamorati, la visita in un museo un momento ancora più dolce ed emozionante.

La magia di Marina Abramovič ad Arte Fiera 2011

Marina Abramovic ad Arte Fiera di Bologna 2011, foto Eleonora Sole Travagli
Marina Abramovic ad Arte Fiera di Bologna 2011, foto Eleonora Sole Travagli

Anche quest’anno il sipario di Arte Fiera – e il suo pulsante cuore urbano, Art First – chiude a Bologna con un “abbrivio” che lascia il segno: il passaggio travolgente di Marina Abramovič, dea della performance, sempre più carismatica, magica come non mai.
L’abbiamo incontrata venerdì 28 gennaio, presso la gremita Aula Magna di Santa Lucia, in occasione della proiezione di Seven Easy Pieces, il suo film/documentario firmato dalla regia di Babette Mangolte e interamente girato al Guggenheim Museum di New York, in cui ridona vita a sette performance, omaggio sia a se stessa, sia a grandi performer che, negli anni ’70, hanno contribuito alla creazione dei cosiddetti Happening, quali: Gina Pane, Vito Acconci, Bruce Nauman…
Marina ha sottolineato l’enorme importanza della salvaguardia di tutto questo materiale che molto spesso, in quegli anni, non veniva documentato e svaniva esattamente al terminare di ogni performance – Mi rivolgo ai giovani artisti che vogliono avvalersi del materiale di quegli anni. Vorrei comunicare loro la corretta modalità d’uso: occorre chiedere il permesso all’artista, pagarne i diritti, e occorre elaborare una propria nuova versione dell’opera citando sempre la fonte da cui deriva. Tutto ciò non è mai stato fatto fino ad oggi, gli artisti hanno sempre e solo “rubato” dagli anni ’70 come del resto la moda, il design, il cinema ecc. tutti si sono avvalsi di questo patrimonio senza riconoscerne mai alcun credito, da cui la volontà di realizzare Seven Easy Pieces, con l’intento di salvaguardare, di documentare ciò che rischia di svanire nel nulla senza nessun riconoscimento. –
Indubbiamente ironico considerare “easy” le sette performance di cui è costituito il film, vedendole scorrere sullo schermo si assiste ad una Marina trasformata. Lei stessa asserisce che la durata di sei/sette ore che caratterizza ogni performance è un quid sopraggiunto con il tempo, non dato dalla forza fisica, bensì da una forza interiore, coadiuvata da disciplina, autocontrollo – quello che riesco a fare ora, a 60 anni, non riuscivo a farlo a 25 – racconta – Thomas Lips, ad esempio, è una performance del ’75 che feci per la prima volta ad Innsbruck. Allora durò solamente un’ora.
Una forza interiore che deriva dall’essere presente con anima e corpo nel preciso istante in cui tutto questo accade, hic et nunc, in questa dimensione il tempo non esiste e si è, semplicemente.
Di estrema importanza è poi il rapporto con il pubblico dal quale attinge e dona energia a sua volta, ma ben specifica – non faccio distinzioni tra una persona e l’altra, la cosa fondamentale è che ogni individuo sia presente altrimenti non si verifica alcun scambio. Del resto, tu potresti essere di fronte a me con il corpo ed essere ad Honolulu con la mente…

La presenza del pubblico è ciò che consente di realizzare anche questo tipo di performance particolarmente icastiche ed estreme. Marina afferma di non ricercare in alcun modo situazioni di dolore, di paura, di violenza nella sua vita privata, anzi! Di fronte alla domanda relativa alla realizzazione di una performance del suo stesso suicidio, risponde più volte – Io amo la vita!
Tuttavia sottolinea l’importanza delle esperienze traumatiche che caratterizzano la vita di ogni essere umano poiché è proprio da esse che si trae insegnamento, esse costituiscono la base per il cambiamento, la crescita, la trasformazione. Realizzare performance che “scandagliano” le paure ancestrali di ognuno di noi rappresenta un mezzo per estrinsecarle, comprenderle e trasformarle in forza – durante le performance io non sono altro che uno specchio nel quale si riflettono le paure che ci ossessionano: il dolore, la malattia, la morte. E’ un modo per guardare negli occhi la paura, brutalmente se vogliamo, ma il solo guardarla nel profondo ci consente poi di liberarcene. Dobbiamo riappropriarci della consapevolezza della nostra forza mentale, oggi sostituiamo tutto con la tecnologia e non ci rendiamo conto che questo ci rende “invalidi”, non ci avvaliamo più del nostro sentire, ricorriamo piuttosto al cellulare!
Ritorna inoltre insistentemente anche il numero sette: sette le performance del film, sette le ore di durata per ognuna. In effetti, è un numero a lei caro: sette sono le ore di apertura dei musei, ma sette è anche un numero magico legato alla sua passione per la numerologia…
Introducendo il suo nuovo progetto teatrale che andrà in scena al Manchester International Festival nel luglio prossimo, dal titolo Life and death of Marina Abramovič, in collaborazione con Bob Wilson e Willem Dafoe ci saluta, “vulcano Marina” senza dimenticare di abbracciare, nella sala gremita, gli amici artisti e galleristi che l’avevano accolta nella fervente Bologna degli anni ’70 , lasciandoci nella nostra personale ricerca di un equilibrio tra logica e passione, raziocinio e creatività.
Eleonora Sole Travagli

Marina Abramovič
Arte Fiera – Art First
Aula Magna di Santa Lucia
via Castiglione 26, Bologna
28 gennaio 2011 ore 21.00
Alma Mater Studiorum – Università di Bologna e UniboCultura
Dipartimento di Arti Visive
Culturalia
tel. 051-6569105
cell. 392-2527126
www.ladyperformance.it

www.culturaliart.com

i[email protected]

Finissage jazz al Kn Studio di Verona

Adoratori di Infinito - Matteo Gironi mostra a Kn studio
Adoratori di Infinito - Matteo Gironi mostra a Kn studio

I jazzisti Enrico Breanza e Marco Pasetto live al Kn Studio di Verona con la performance Wood venerdì 28 gennaio per l’evento di chiusura dell’esposizione Adoratori d’infinito dedicata all’artista Matteo Girone.
Dalle ore 18.00 le note di questo duo scaligero dal sound morbido e sofisticato con sfumature etniche e folk, si effonderanno nella a-chromia della galleria e tra le pieghe organiche e delle opere di Girone a felpato commento delle stesse.
L’arte concettuale di Piero Manzoni, forse il barocco di Lucio Fontana e senz’altro le ritmiche estroflessioni di Enrico Castellani, cui si è ispirato il design mondiale, stanno a monte delle realizzazioni monocromatiche e malleabili dell’architetto artista Girone, che vi aggiunge la necessità di estrusione di una materia organica e sensuale emersa o scaturita dall’aldilà della tela.
La tecnica scultorea di questi lavori è basata sul “programmatico” o forse meglio, reiterato ripiegamento ed assemblaggio della materia, il feltro, che viene in seguito ricoperto di cera.
Torsioni, volute, curve, rigonfiamenti, affioramenti, creano morbidezze ridondanti, dalle suggestioni erotiche o gastriche che celano le tensioni metafisiche dell’autore ed una dichiarata aspirazione all’infinito.

Enrico Breanza e Marco Pasetto – Wood
28/01/2011 – ore 18.00
Matteo Gironi – Adoratori di infinito
fino al 28/01/2011
Kn Studio
Via San Giovanni In Valle, 19
Verona
tel: +39.045.8949773
http://www.kn-studio.it
[email protected]

Tono Zancanaro al Roverella di Rovigo

 Brunalba. china a tratto bianca e nera su carttoncino azzurro senza data (inizio anni '60)
Brunalba. china a tratto bianca e nera su carttoncino azzurro senza data (inizio anni '60)

Fino al 23 dicembre 2010 al Palazzo Roverella di Rovigo si potrà visitare la mostra ‘Tono Zancanaro , un disegno degli dei’.

Intervistiamo in questa occasione Manlio Taddeo Gaddi, responsabile dell’Archivio Tono Zancanaro ed erede spirituale del maestro patavino che ha incantato generazioni con il realismo dei suoi Carusi,  ilsegno “attico” delle sue Levane e Brunalbe e con la satira tonante del Gibbo mussoliniano.

Come è nata l’idea di una grande mostra su Tono Zancanaro a Rovigo?

Sono trascorsi venticinque anni dalla morte di Tono Zancanaro (Padova, 1906 – 1985), ed i suoi lavori sono ancora oggi freschi ed attuali, tanto da precorrere lo sviluppo politico e sociale odierno. Questa mostra, sollecitata soprattutto dagli amici Gabbris Ferrari e  Giorgio Mazzon, è stata subito accolta dalla sensibilità dei responsabili della Fondazione Cassa di Risparmio.Per questo anniversario sono state allestite anche una mostra sull’opera grafica al museo di Peccioli (PI) e un’altra alla Eastoriuck Collection di Londra, dedicata al Gibbo.

In base a quale criterio sono state scelte le opere in esposizione?

Secondo un percorso cronologico di una selezione dei “cicli” che hanno caratterizzato l’opera di Zancanaro, partendo dai primi lavori disponibili risalenti agli inizi degli anni ’30 per finire con tre opere realizzate poco prima della morte. Non è stato possibile esporre tutti i cicli di Tono: abbiamo dato spazio ad alcuni dei più importanti (come il Gibbo) oppure a quelli legati al territorio come nel caso dell’alluvione del Polesine. Relativamente alle opere, è da sottolineare come alcune a sfondo politico, ancora oggi assolutamente attuali, non hanno potuto essere esposte per il loro contenuto dissacratorio. L’ampiezza degli spazi del Roverella ha consentito l’installazione di alcune teche per l’esposizione di terrecotte e ceramiche, fra i lavori meno noti di Tono ma non meno importanti.
In esposizione circa 160 opere, tutte accuratamente selezionate con l’aiuto di Ferrari e  Mazzon.

Tono Zancanaro, Gibba Gaetana Snaroctona, china a tratto del 1943
Tono Zancanaro, Gibba Gaetana Snaroctona, china a tratto del 1943

Quali sono i momenti salienti della mostra?

Un po’ tutta la mostra, per vari motivi, è un insieme di opere da valutare attentamente: da primi lavori degli anni trenta quando era allievo di Rosai, le tavolette disegnate ad olio sulle due facciate per motivi economici, i disegni del Gibbo, il ciclo della Levana, i lavori dell’alluvione e delle mondine, il Neogibbo con i giochi di parole (le Ipotesi azzardate delle problenatiche), i Mostri Palagonesi, le Brunalbe, le Circi, i Carusi, le opere dedicate a Padova, le incisioni in cavo, i ritratti dei genitori, le ultime opere del 1985.
Volendo dare una indicazione, consiglio di soffermarsi nella settima sala, dopo i Mostri Palagonesi, dove si trovano solo cinque opere fra cui spicca, a ricordare il rapporto che Tono ha avuto con i maggiori esponenti della vita culturale italiana (da Moravia a Carlo Bo, dai Sellerio a Guttuso, da Treccani a Sciascia per citare alcuni esempi) il ritratto ad olio che Carlo Levi realizzò nel 1971, suggello di una amicizia e di un rispetto reciproci portato fino alla fine. Nella stessa sala i ritratti dei genitori (quello del padre è uno dei pochi a volto scoperto: più frequentemente appare – come si vede nel quadri inserito nel ritratto della madre – addormentato sul tavolo della cucina con il capo appoggiato sulla mano), il ricordo del Partigiano impiccato dove la madre è la sua stessa madre, ed il carboncino del vecchio prigioniero dietro le sbarre (si appoggia anche ad un bastone, simbolo di vecchiaia) cui tutto è negato. Leggi tutto “Tono Zancanaro al Roverella di Rovigo”