Obiettivo Donna al Digital Photo Fest di Lucca

LDPFFino al 12 dicembre, La Donna è protagonista della sesta edizione del  festival internazionale di fotografia e video arte di  Lucca, LUCCADigitalPHOTOfest: 17 mostre, workshop, conferenze di grandi autori, incontri al Photocafè hanno invaso il centro storico della città toscana.

Ospite d’onore del Festival quest’anno è l’artista statunitense Sandy Skoglun, presente a Villa Bottini fino al 30 gennaio con la retrospettiva The power of imagination, ricca delle sue immaginifiche messe in scena.
Tra le molte iniziative, è da menzionare a Palazzo Ducale l’anteprima assoluta la mostra “Bye bye baby, Marylin”,   un’ottantina d’immagini della collezione Giuliana Scimé che presentano l’attrice icona della sensualità nell’interpretazione di grandi fotografi come Richard Avedon, George Barris, Bruno Bernard Andre de Dienes, John Florea, Philippe Halsman, Tom Kelley, Bert Stern, ma anche di professionisti che l’hanno ritratta nel set e nel privato. Ci sarà inoltre una sezione “Marilyn e il desiderio collettivo” , con oggetti rari e divertenti ispirati alla diva.
Sempre a palazzo ducale, la mostra Horst P. Horst, 50 foto di moda, ritratti e studi di nudo, tra cui rarissime stampe vintage e al platino di  uno dei più celebrati fotografi glamour, ma anche un’esposizione più intima, con le foto di  Francesca Woodman (collezione Sozzani).

Sandy Skoglund,Revenge of the Goldfish, © 1981
Sandy Skoglund,Revenge of the Goldfish, © 1981

In altre sedi, si prosegue con Il dono analisi di Giorgia Fiorio (patrocinio Unesco),10013 – TriBeCa di Donna Ferrato( The W. Eugene Smith Grant in Humanistic Photography 1985).
Not only Women di Michel Comte, Paralipomeni di Paola Binante, Il Teatro della Vita di Jan Saudek, Cvetana Maneva, ritratto-istallazione dei due artisti bulgari
Boris Missirkov e Georgi Bogdanov, quindi Di treni, di sassi e di vento, lavoro sulle comunità di zingaridi Sara Munari che ha vinto il Roberto de Carlo – LUCCAdigitalPHOTO Contest 2010 e infine le 200 World Press Photo,  premiate quest’anno dalla World Press Foundation.

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Trevignano Fotografia – Tracciati visionari

IIa edizione di Trevignano fotografia, villa Onigo, Trevignano (TV)
IIa edizione di Trevignano fotografia, villa Onigo, Trevignano (TV)

Fino al 24 ottobre la prestigiosa sede di Villa Onigo (XVI-XVII sec.) a Trevignano ospiterà tra gli affreschi di Giovanni Colombini la IIa edizione di Trevignano Fotografia, Tracciati visionari, a cura dell’Assessorato alla Cultura del Comune.
Dodici autori contemporanei presentano un centinaio di stampe a tema libero che hanno come denominatore comune la ricerca nel soggetto, nella materia e nella tecnica fotografica.
Specialmente interessanti le sperimentazioni rivolte alla destrutturazione dell’immagine ma anche dei supporti, condotte  investigando il farsi del processo fotografico classicamente inteso  fino a toccare il nuovo mondo del digitale. Considerevoli le incursioni della visione nel dominio dell’irreale e le indagini condotte sui classici soggetti dell’uomo, della sua storia e del paesaggio.
Una rassegna di video suddivisa in due serate,  il 15 e  il 21 ottobre (quest’ultima incentrata sulle Immagini dal mondo di Cesare Gerolimetto) completa l’evento, curato da Paolo Croci e Francesca Della Toffola.
Gli autori in esposizione: Alessandra Baldoni Raffaele Bonuomo, Francesca Della Toffola, Franco Donaggio, Luigi Erba, Alberto Furlani, Diego Landi, Michele Mattiello, Andrea Miatto, Pavel Pecha, Roberto Kusterle, Sergio Scabar.

Tracciati visionari/ IIa edizione di Trevignano Fotografia
Villa Onigo, Via  Mons. Mazzarolo N. 5
Trevignano (TV)
9-24 ottobre 2010
lun- gio: 14.30-18.30; sab: 16.00-19.00, dom. 10.00-12.00 – 16.00-19.00
venerdì chiuso (eccetto serata video)
Ingresso libero
tel 0423-672842
email: cultura@comune.trevignano-tv.it

Kubrik fotografo – tra neorealismo ed espressionismo

Stanley Kubrik, Storia di un lustrascarpe, 1947
Stanley Kubrik, Storia di un lustrascarpe, 1947

In seguto al successo dell’allestimento milanese, la mostra Stanley Kubrik. Fotografo (1945-1950), curata da Rainer Crone, si terrà fino al 14 novembre nel veneziano Palazzo Franchetti Cavalli, sede dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti.
Qui sono in esposizione duecento fotografie provenienti dalla Library of Congress di Washington e dal Museum of the City di NY, dove vengono conservati circa 20.000 negativi dell’artista americano, recentemente riscoperti.
Infatti ben poco era noto del Kubrik fotografo, che si cimentò dietro l’obiettivo della sua rolleiflex dal 1945 al 1950, periodo in cui, a soli 17 anni, fu assunto dalla rivista “Look”.

Fin dalle prime immagini in mostra, rigorosamente in bianco e nero, ci si rende conto che in ogni foto c’è una storia e c’è già un piccolo film. Nonostante i soggetti siano neorealisticamente tratti dalla strada, dei luoghi di studio, di lavoro, di divertimento della gente comune, la foto in realtà è studiata e costruita con la perfezione formale che si rivelerà successivamente nel cinema di Kubrik. Forte è anche il senso di partecipazione sociale dell’autore.
Il curatore cita il contemporaneo Cartier-Bresson: “Per dare un significato al mondo bisogna farsi coinvolgere dalle scene che compaiono nel mirino. Questo atteggiamento esige concentrazione, disciplina mentale, sensibilità, senso della geometria. E’ risparmiando sui mezzi che si arriva alla semplicità dell’espressione.”
Le scene di lavoro dei pescatori di Nazare, nel Portogallo (1948), sono affidate a chiarosuri netti e al contrasto delle vesti color inchiostro delle donne con la traslucente trasparenza dell’acqua, la densità dell’aria e l’arsa luminosità della sabbia. Se nelle intense sequenze dei lavoratori prevale l’espressionismo costruttivista, la descizione dei turisti ripresi in albergo, al café o tra le architetture moresche si rivela lo stile di una costruzione cinematografica hitchkockiana e i tagli grandangolari di Orson Welles.
Risale al 1947 la storia narrata per immagini della giornata di un lustrascarpe, che finisce davanti al cinema dove danno il Libro della Giungla di Alexander Korde; osservando l’allevamento di piccioni viaggiatori che il ragazzino ha allestito sui tetti di New York non si può non pensare al più tardo Fronte del Porto (1954).
Stanley Kubrik documenta poi gli esperimenti alla Columbia Universty, dove Bohr dimostrò la qualità fissile dell’uranio; le foto ritraggono studenti e professori; quella degli scienziati con il ciclotrone rimanda subito ad una spy story. Descrive l’universo del Circo, visto da dietro e fuori le quinte, cogliendone i cliché: gli acrobati, il domatore, i clown, i cuccioli animali e umani, i personaggi particolari e il notturno con il cameo dello spettacolo al suo interno. Le pose dell’attrice debuttante, il furgone cellulare ripreso con polizia e delinquenti, la vita degli studenti nell’ateneo del Michigan – il primo ad accettare le donne nel 1870 – la città degli orfani (Mooseheart), il jazz club e, a conclusione della mostra, il corto finale focalizzato sulla storia di un pugile (che cita l’opera prima di Kubrik, Prizefighter, del ’49),  Killer’s Kiss (1955), rivelano la professionalità e allo stesso tempo la prossimità ai soggetti di questo autore straordinario, che inizia con la fotografia, ma è già nel cinema, che dialoga con i maestri e con i contemporanei passando con disinvoltura da un registro all’altro e mantenendo tutavia la coerenza e limpidezza di stile che lo contraddistigueranno in tutto il successivo iter cinematografico.

Stanley Kubrik. Fotografo
Venezia, Palazzo Cavalli Franchetti
Campo Santo Stefano
28 agosto – 14 novembre 2010
10:00 – 19:00 (la biglietteria chiude alle 18:30)
tel. 199.199.111
www.mostrakubrick.it

A passo di danza con Pina Bausch sotto i portici di Ferrara

Ferrara, Corso Martiri della Libertà
Omaggio a Pina Bausch, Corso Martiri della Libertà, Ferrara. Foto: Marco Caselli Nirmal

La città di Ferrara offre un singolare tributo alla grande coreografa scomparsa Pina Bausch in occasione dell’apertura della stagione di danza 2010/2011: Marco Caselli Nirmal, fotografo ufficiale del Teatro Comunale di Ferrara, è stato incaricato dell’installazione fotografica che dal 23 settembre scorso fino al prossimo 10 dicembre sarà fruibile a tutti i passanti sotto i portici del corso Martiri della Libertà, nel cuore della città estense.

Dodici splendide gigantografie persentano infatti l’opera di Pina Bausch secondo Nirmal, che ne coglie il potente afflato naturalistico nella Saga della Primavera (dalla famosa opera di Stravinsky), l’irruzione della vita quotidiana sulla scena nel Café Müller, e l’espressione della sensualità in una donna matura nel Kontakthof.
Molto intensi sono inoltre i ritratti  della grande artista tedesca che ci vengono restituiti dal penetrante obiettivo di Marco Caselli Nirmal nel suo Omaggio a Pina Bausch.

67^ Biennale cinema – Silent Souls (Ovsyanki)

67^ Biennale Cinema VeneziaIl regista russo Aleksei Fedorchenko, torna a Venezia con Silent Souls (Ovsyanki) film in concorso alla 67^ Biennale del Cinema, con il quale si aggiudica il premio Osella per la miglior fotografia.

Fedorchenko aveva già partecipato al Festival nel 2005 con il suo film d’esordio Pervye na Lune (First on the moon) un documentario con il quale vinse la sezione Orizzonti.
Ispirato al breve racconto di Denis Osokin, giovane autore e sceneggiatore kazako, Ovsyanki (Zigoli, dal nome degli uccellini chiave della vicenda) racconta un viaggio attraverso la memoria della propria terra. Alla morte della moglie, Miron chiede al suo amico Aist (voce narrante) di aiutarlo a praticare i rituali della cultura Merja, un’antica tribù ugro-finnica. I due uomini partono quindi per un viaggio che li porterà attraverso terre sconfinate. Lungo il tragitto Miron condivide i suoi ricordi più intimi, ma quando raggiungerà le rive del lago Nero, dove si separerà definitivamente del corpo della moglie, cremato sulla spiaggia, si accorgerà di non essere stato il solo ad amare Tanya. La cerimonia funebre darà ad Aist l’opportunità di riflettere sulla perdita del padre, che lo educò alla memoria.

La pellicola, d’impronta documentaristica, approfondisce i temi della morte (intesa sia come perdita personale che collettiva), che scorre lungo tutto il film e del recupero delle tradizioni, come quella della popolazione Mari, assorbita dai russi nel XVII secolo, che cerca di resistere al dominio culturale. Certo, un modo di fare cinema etno-antropologico che rappresenta una tappa fondamentale nella personale ricerca del regista sulle etnie della middle-russia.

Silent Souls, Aleksei Fedorchenko, Biennale cinema 2010
Silent Souls, Aleksei Fedorchenko, Biennale cinema 2010

Il tutto ruota attorno all’amore e all’acqua (che i Merja considerano un luogo sacro in cui morire e disperdersi) con un senso di morte che, come spesso accade nel mondo slavo, esalta la vita. Come Aist afferma, infatti, “la tristezza avvolge come una madre”, ragion per cui può perfino generare serenità. Ecco allora che i paesaggi, desolati e freddi, risultano carichi di malinconia, così come i volti degli interpreti, catturati da brevi primi piani.
L’andamento del film è lento, ma ricco di particolari interessanti. Significativa è la scena in cui il marito lava il corpo inerme della moglie con la vodka (forse la stessa che le versava addosso quando facevano l’amore); lei è sul letto e lui le gira intorno, il tutto in un perfetto e simmetrico piano sequenza a inquadratura fissa. Silent Souls mostra in modo poetico come l’amore sia in grado di superare la morte e sottolinea l’importanza di riti e tradizioni di fronte alle sfide esistenziali.

Francesca Galluccio
Titolo: Silent Souls / Titolo originale: Ovsyanki /  Regia: Aleksei Fedorchenko / Sceneggiatura: Denis Osokin / Fotografia: Mikhail Krichman / Montaggio: Serguei Ivanov, Anna Vergun, Violetta Kostomina / Scenografia: Ayrton Khabibulin / Musiche: Andrei Karasyov / Interpreti: Igor Sergeyev, Yuriy Tsurilo, Yuliya Aug / Produzione: Igor Mishin, Mary Nazari / Nazionalità: Russia, 2010 / Durata: 75’