Venezia/Spazio Thetis – “Trame” cartografiche ricamate nel cielo della Laguna

TRAME di N.Petrucci allo Spazio Thetis di Venezia (Arsenale Novissimo)

Trame urbane, ritagliate sottilmente nell’acciaio Corten, campeggiano fluttuanti, integrandosi nella verde open area dello Spazio Thetis all’Arsenale di Venezia.
L’autore, il pompeiano Nello Petrucci, che da 2012 esibisce i suoi interventi urbani in Italia e all’estero, da Pompei a NY, ha dedicato oggi alla città di Venezia, nei 1600 anni dalla sua fondazione, il trittico “cartografico” site-specific intitolato, perlappunto, “Trame”.
Caratterizzata da un ricamo scultoreo leggero come una nuvola, che lascia intravvedere i colori del cielo e del paesaggio culturale in cui è immersa, l’opera dallo scorso giugno è entrata a far parte della collezione Thetis, dove può essere ammirata dal pubblico dei fruitori. A cura di Luigi Giordano.
Roberta Reali

Trame
Nello Petrucci
Spazio Thetis – Arsenale Novissimo – Venezia
Fermata Vaporetto: Bacini
Da Lunedi 28.06 a Venerdi dalle 10 alle 18
Contemply Art & Investment Srl
Satyr M.B. Production di N.Petrucci

[email protected]
#NelloPetrucci #contemplyArtInvestment #SpaziothetisforArt #SpazioThetis #luigigiordano

#VivaVetro! – The Venice Glass Week: Crystals and Mirrors a Le Café

LaGuilda, Crystals and Mirrors, opera per la mostra Cristalli e specchi, Le Café, Campo S. Stefano, Glassweek, 4-14 settembre 2021
LaGuilda, Crystals and Mirrors, opera per la mostra Cristalli e specchi, Le Café, Campo S. Stefano, Glassweek, 4-14 settembre 2021

Cristalli e Specchi . La scoperta di Sé nello spazio riflesso e nella tessitura delle relazioni” è il titolo della piccola mostra delle opere minimali di Laura GuildA e Oliviero Zane e curata da Roberta Reali a Le Café di Campo Santo Stefano a Venezia nell’ambito della Venice Glass Week dal 4 al 12 settembre 2021.
L’organizzazione è dell’associazione rodigina Steps Ahead, che si occupa principalmente di progetti umanitari ed evolutivi, dall’assistenza agli anziani  all’educazione,  dall’alimentazione preventiva alla promozione artistico-culturale.

Le “Engraved textile structures” di Laura GuildA e gli “Specchi, tra immagine reale e riflesso effimero” di Oliviero Zane dialogano nel segno di un recupero del rapporto diretto, artigianale e manuale dell’artista con l’oggetto ritrovato, come omaggio a una Venezia rievocata con un’estetica minimale nei fasti e nella Vanitas del presente e del passato.
Ma non solo, il gioco dei vetri istoriati e degli specchi “modificati“, delle trasparenze e dei riflessi negli interni di Le Café, ricrea uno spazio in cui gli autori s’interrogano nel tempo presente sulla propria identità di uomini e artisti e sulla natura dell’universo.

Laura GuildA, Macramé, incisione su vetro e tessuto nero, 22,5 x 18 x 1 cm

Le “Engraved textile structures” dell’artista italo-tedesca Laura GuildA sono opere incise su vetro (e/o specchio) racchiuse entro cornici antiche. LaGuildA lavora usualmente con filati, fibre tessili e tessuti, di cui esamina concettualmente le strutture e e le tecniche di lavorazione, dalla maglia, alle trecce al macramé, per mezzo dell’incisione su vetro. Quest’ultima, una tecnica utilizzata da secoli in Laguna, che l’artefice sperimenta per la prima volta per la quinta edizione della Venice Glass Week. Nella trasparenza del cristallo, che rimanda alla natura della mente, si disegnano pattern che rinviano all’intreccio relazionale che compone il cosmo in divenire.

Oliviero Zane, Modulo 006, specchio, metallo, legno, tela e plastica, 15 x 15 cm

Gli “Specchi, tra immagine reale e riflesso effimero” del veneziano Oliviero Zane sono un proseguimento del progetto “Project 225“, la ricerca dell’artista incentrata sul modulo 15 x 15 iniziata l’anno scorso proprio ispirandosi al modello presentato nella precedente Venice Glass Week. Caratteristica dei nuovi lavori è l’indagine sui molteplici significati simbolici e allegorici che, nel corso della storia e nella storia dell’arte, sono stati attribuiti all’oggetto riflettente, e del conseguente uso che se n’è fatto fino ad oggi: dal culto superficiale della vanità, dell’illusione, dell’inganno, all’investigazione profonda dell’io e della natura duale della realtà manifesta. Dilatando la percezione spaziale oltre il campo visivo del soggetto stesso, infatti lo specchio ne aumenta la facoltà gnoseologica.

Oliviero Zane, Modulo 005, specchio, metallo, legno, tela e plastica, 15 x 15 cm
Oliviero Zane, Modulo 005, specchio, metallo, legno, tela e plastica, 15 x 15 cm

Non ultima è da sottolineare la valenza sociale delle opere dei due artisti, poste in dialogo nelle sale del LeCafé, le cui vetrine affacciano sul Campo Santo Stefano. Contrapponendosi all’ipertecnologico mondo dei consumi, scollato dai ritmi della natura e dalla misura umana, tali manufatti riconducono infatti alla poetica dell’objet trouvé e a un concetto di arte intesa classicamente come téchne alla conoscenza del fare e alla scoperta del microcosmo in rapporto alla scoperta del macrocosmo, nel gioco di trasparenze e riflessi che ingannano l’occhio ma che “costruiscono” lo spazio sottile della coscienza. Roberta Reali

#VivaVetro! – The Venice Glass Week
https://www.theveniceglassweek.com
https://www.lauraguilda.com/
http://www.olivierozane.it/
Steps Ahead http://database.csvrovigo.it/associazioni/associazione?id=2217
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Dalla terrazza di Ivo, sotto il sole, le stelle e l’ombra di Corto.Ricordo di Ivo Pavone, ultimo fumettaro storico veneziano, 1929 – 2020

Ivo Pavone sulla sua terrazza al Lido di Venezia. Foto courtesy Jacopo Terenzio
Ivo Pavone sulla sua terrazza al Lido di Venezia. Foto courtesy Jacopo Terenzio

Il padre di Ivo, era ufficiale di marina, così il mio nonno paterno, Winspeare, che non conobbi mai, ed entrambi venivano dal sud, tarantino il primo, campano, sembra, il secondo, ed è così che le famiglie si conobbero. Amicizie di antica data, normali soprattutto in certe cerchie ristrette.
Uno dei fratelli di Ivo, Franz, mi seguì, da ragazzino,  per alcune estati tenendomi a ripetizione di greco, filosofia e letteratura, nella casa dei Pavone,
che si trovava proprio di fronte alla chiesa di San Martino, all’Arsenale, svolgendo una funzione, nei miei confronti, di “precettore” in senso pieno e in certo senso maestro di vita lo fu, perché era un vero intellettuale, coltissimo, elegante, che incarnava la classica e purtroppo oggi rarissima figura, del libero pensatore.
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Venezia – Tutti i Leoni del 2020

L’attore Pierfrancesco Favino posa con la Coppa Volpi  ricevuta per il film “Padresnostro” alla consegna dei Leoni in Sala Grande al 77° Festival del cinema di Venezia, 12 settembre 2020, Lido di Venezia(foto Tiziana FABI / AFP) courtesy Getty Images

Si è appena conclusa la 77a Mostra del cinema di Venezia, è stata un’edizione per molti versi unica, caratterizzata dalle misure anti Covid19 e dalla prenotazione obbligatoria delle sale, molto comoda e funzionale.

Fortunatamente la mostra è terminata senza imprevisti e la qualità dei film non ne ha risentito, infatti il livello era molto alto. Ecco dunque i premiati dalla giuria presieduta da Cate Blanchett e composta da Matt Dillon, Veronika Franz, Joanna Hogg, Nicola Lagioia, Christian Petzold e Ludivine Sagnier:

Leone d’oro per il miglior film: Nomadland di Chloé Zhao
Gran premio della giuriaNuevo orden di Michel Franco
Leone d’argento per la miglior regia: Kiyoshi Kurosawa per Moglie di una spia
Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile: Vanessa Kirby per Piece of a woman
Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile: Pierfrancesco Favino per Padrenostro
Miglior sceneggiatura: Chaitanya Tamhane perThe Disciple
Premio Marcello Mastroianni: Rouhollah Zamani per Sun Children
Premio speciale della giuriaCari compagni! di Andrej Končalovskij (Russia)
Miglior film della sezione OrizzontiThe Wasteland di Ahmad Bahrami
Premio Leone del futuro per la miglior opera prima: Listen di Ana Rocha de Sousa

Il film che ha vinto il leone d’oro è della regista cinese Chloé Zhao e di produzione USA, è interpretato da Francis McDormand, conosciuta per i suoi ruoli in “Three Billboards” e “Fargo”. Ambientato durante la grande recessione, racconta la storia di una donna che una volta perso il marito e la stabilità economica attraversa il Nevada con il suo furgone alla ricerca di un posto dove stare. Le musiche di Giovanni Allevi si adattano benissimo ai paesaggi desertici dell’America dell’Ovest, la regia è ottima (Chloé ha collezionato già diversi premi ai festival col film “The rider”) e l’interpretazione magistrale, Mc Dormand è infatti fresca di oscar alla migliore attrice.

I leoni d’argento al messicano Michel Franco ed al giapponese Kiyoshi Kurosawa sono meritati, il primo è un film distopico che racconta di una manifestazione fuori controllo che porta instabilità nel paese centroamericano, il secondo una spy story giapponese ambientata nel 1940.

Pierfrancesco Favino vince il premio al miglior attore grazie al fatto di non avere rivali in concorso (la maggior parte dei film aveva per protagoniste donne o ruoli maschili poco interessanti). Grande interpretazione invece per Vanessa Kirby, vincitrice della coppa Volpi per la migliore attrice e presente a Venezia con ben due film (The world to come e Pieces of a woman, per il quale ha vinto il premio)

Davide Bonotto

77a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia
Premiazione

Venezia / Pietro Beretta: I ritratti espressionisti

Pietro Beretta, Ritratto di Signora - Aure complementari, della serie "Sguardi"
Pietro Beretta, Aure complementari, tecnica mista su tela, 40 x 40, serie “Sguardi”, 2019

Per tutto il mese di settembre 2020 i Ritratti Espressionisti dell’artista svizzero Pietro Beretta saranno in esposizione alla Galleria Café Imagina  di Venezia.
Beretta
è nato nel 1942 ad Ascona, alle pendici del mitico Monte Verità, crocevia di culture, e – dalla sua fondazione, ai primi del Novecento, da parte di una colonia teosofica, vegetariana, e naturista – luogo d’incontro di alcune tra le più grandi personalità della cultura del secolo: da Carl Jung che vi tenne un circolo teosofico, Eranos, cui parteciparono alcuni tra i maggiori intellettuali dell’epoca (tra cui il primo mitografo dell’era contemporanea, Karoly Kerenyi, e il filologo Max Muller) allo scrittore Thomas Mann che vi s’ispirò per la sua Montagna incantata, ad Hermann Hesse e D.H. Lawrence, a Marianne Werefkin e Alexandre von Jawlensky, questi ultimi, espressionisti provenienti dal Blaue Reiter di Kandinsky. Furono a Monte Verità anche El Lizzitsky, Hugo Ball, Jean Arp e Hans Richter, esponenti di Dada e Cabaret Voltaire, Arthur Segal, e Rudolf Von Laban, Mary Wigwam, Isadora Duncan, Charlotte Bara, e poi il Bauhaus di W. Gropius con Albers, Bayer, Breurer, Schlemmer, Feininger, Schavinsky, Mohloy-Nagy (nell’era del barone Von der Heydt) con la costruzione dell’hotel di Emil Fahrenkamp (pare, disegnato da Mies van der Rohe), e, sembra, Lenin, Trotsky e Bakunin. che aveva vissuto nella vicina Minusio. Tra i pittori ricordo anche l’astrattista di seconda generazione Luigi Pericle, recentemente riscoperto in una mostra alla veneziana Querini Stampalia. Leggi tutto “Venezia / Pietro Beretta: I ritratti espressionisti”