Brian Duffy a Pitti Uomo: rock & fashion nella Londra anni ’60-’80

David Bowie, SCARY MONSTERS, 1980 ©Duffy Archive
David Bowie, SCARY MONSTERS, 1980 ©Duffy Archive

Fotografo di successo delle star del cinema e del rock nella Swinging London e nei mitici Seventies – e per questo ispiratore del film Blow Up di Antonioni – Brian Duffy nel 1979 accende un falò che segnerà il suo addio alla fotografia.
Il figlio Chris però riesce a recuperare dalle ceneri 160 lavori di cui 80 saranno in esposizione dal 12 gennaio al 25 marzo 2012 al Museo Nazionale Alinari della Fotografia, in occasione di Pitti Uomo Immagine 81.
Duffy, infatti, insieme a David Bailey e a Terence Donovan, formava la cosiddetta ‘Black Trinity’ che codificò il linguaggio visivo della Londra degli anni Sessanta. Leggi tutto “Brian Duffy a Pitti Uomo: rock & fashion nella Londra anni ’60-’80”

Ferrara/Gli Anni Folli nella Parigi del primo Novecento

Amedeo Modigliani, Nudo, 1917, olio su tela, cm 73 x 116,7, New York, Solomon R. Guggenheim Museum, Solomon R. Guggenheim Founding Collection, per donazione
Amedeo Modigliani, Nudo, 1917, olio su tela, cm 73 x 116,7, New York, Solomon R. Guggenheim Museum, Solomon R. Guggenheim Founding Collection, per donazione

Se mi soffermo sul titolo scelto per questa importante mostra, Gli Anni Folli – La Parigi di Modigliani, Picasso e Dalì 1918-1933, la mia mente spicca il volo e corre tra le mansarde e i boulevards della capitale d’inizio Novecento. La Parigi delle esposizioni universali, centro nevralgico in cui confluiva la cultura del globo intero nella sua strabiliante varietà.

Piet Mondrian, Schilderij N. 1. Losanga con due linee e blu, 1926, olio su tela, cm 61,1 x 61,1, Philadelphia Museum of Art, A.E. Gallatin Collection, 1952
Piet Mondrian, Schilderij N. 1. Losanga con due linee e blu, 1926, olio su tela, cm 61,1 x 61,1, Philadelphia Museum of Art, A.E. Gallatin Collection, 1952

Penso alla straordinaria enarmonia dettata dal costante dialogo tra differenti discipline quali: pittura, scultura, musica, fotografia, danza, teatro, ecc. Non solo un’osmotica amalgama di linguaggi, ma una radicale fusione di arte e vita che, in questi anni particolari, a cavallo tra i due conflitti mondiali, pare essere indissolubile. L’arte non si esprime senza il brulicare della vita stessa ben testimoniato dalle biografie di artisti, intellettuali, collezionisti e dalla gente comune, fatte di speranza e incertezza, di gioia e disillusioni.

Ilse Bing, Parigi, Champs de Mars. Veduta dalle scale della Tour Eiffel, VII arrondissement, 1931, Stampa su gelatina al bromuro d’argento, cm 26,8 x 34, Parigi, Musée Carnavalet, Histoire de Paris
Ilse Bing, Parigi, Champs de Mars. Veduta dalle scale della Tour Eiffel, VII arrondissement, 1931, Stampa su gelatina al bromuro d’argento, cm 26,8 x 34, Parigi, Musée Carnavalet, Histoire de Paris

Con questa mostra, inaugurata sabato 10 settembre nella storica cornice del Palazzo dei Diamanti, Ferrara Arte ha cercato di ricostruire questo spirito, questa atmosfera, aprendo il sipario con le opere di due grandi maestri, Monet e Renoir che, ancora attivi al termine del primo conflitto mondiale, costituiscono il naturale trait-d’union con la modernità.

Salvador Dalí, L’eco del vuoto, c. 1935, Olio su tela, cm 73 x 92, Milano, Collezione privata
Salvador Dalí, L’eco del vuoto, c. 1935, Olio su tela, cm 73 x 92, Milano, Collezione privata

La sensualità femminile immortalata da De Chirico o Foujita e il mondo fantastico esplorato da Chagall testimoniano il fermento dell’École de Paris, mentre la luce e la natura della Côte d’Azur si riverberano nella capitale francese attraverso le opere di Matisse, Bonnard e Maillol. Il linguaggio cubista si ammorbidisce confluendo in una sinuosità di forme e linee qui rappresentate dalle nature morte di Picasso e Braque, o dall’essenzialità di Ozenfant e di Jeanneret, meglio noto come Le Corbusier. Leggi tutto “Ferrara/Gli Anni Folli nella Parigi del primo Novecento”

Moda in rosso a Matera

Livia Skugor indossa un modello di Michele Miglionico sulla scalinata della chiesa di San Francesco a Matera
Livia Skugor indossa un modello di Michele Miglionico sulla scalinata della chiesa di San Francesco a Matera

Proprio nel centro di Matera, uno dei primi siti abitati d’Italia (fin dal Paleolitico) già scelta da registi come Pasolini, Rosi, Lattuada, Tornatore, Gibson per l’ambientazione dei loro film si è tenuta, nella cornice scenografica costituita dalla facciata barocca della chiesa di San Francesco d’Assisi (1670), la terza edizione del Premio Moda “Città dei Sassi”.
Il Concorso Nazionale per Giovani Stilisti quest’anno è stato vinto da Anna Mattarocci, originaria di Cagliari, che si è aggiudicata anche il Premio Giovani Stilisti; al secondo posto Luca Tommasoli di Gubbio (Perugia) e al terzo posto Cecilia Lopedota di Altamura (Bari; il Premio della Critica è stato assegnato a Chiara Banelli di Tolmezzo (Udine).
Sulla spettacolare scalinata della chiesa hanno sfilato gli abiti di otto giovani finalisti e, per il gran finale, Michele Loprieno ha presentato la passerella “in rosso” dello stilista d’haute couture e presidente della giuria, Michele Miglionico: il colore è simbolo d’amore e di passione per la sua terra, la Basilicata. La modella croata Livia Skugor ha indossato i capi più significativi dello stilista di questi ultimi anni. “La Città dei Sassi”, afferma Miglionico nel suo discorso, “è il connubio perfetto tra moda e bellezze naturali che può candidarsi non solo a Capitale Europea della Cultura 2019 ma anche dell’ Alta Moda”.

La modernità di Tamara de Lempicka al Vittoriano

Tamara de Lempicka Il telefono, 1930 Olio su tavola, 34,9 x 26,9 cm Collezione privata ©1980 TAH / Museum Masters International NYC
Tamara de Lempicka Il telefono, 1930 Olio su tavola, 34,9 x 26,9 cm Collezione privata ©1980 TAH / Museum Masters International NYC

Le morbide curve delle odalische di Ingres e i solidi volumi geometrici del cubismo sintetico. La linea serpentinata e i colori  metallici del Pontormo  e l’algida perfezione formale del Bronzino, sommate all’esaltazione della tecnologia e al dinamismo futurista, congelato tuttavia nel ritorno all’ordine internazionale degli anni Venti. Gli Anni Folli: tutto questo e ancor di più nella pittura Déco di Tamara de Lempicka, nuovamente alla ribalta con una grande mostra (oltre 120 tra dipinti, foto e film) recentemente inaugurata al Complesso del Vittoriano a Roma, Tamara de Lempicka. La regina del moderno. La pittrice della mondanità e dell’emancipazione femminile, nata a Mosca (1898-1980) da madre polacca di origine francese e dal ricco padre ebreo russo, dipinge familiari ed amici in un contesto di ricchezza, fascino e raffinatezza, ma anche di trasgressione e glamour che è quello stesso che permea la sua vita. Travestita da contadina polacca  si presenta con un oca al guinzaglio ad una festa al futuro marito, Tadaeusz Lempicki; Tamara incarna lo stile aggressivo e disinibito della donna metropolitana che ritrae nelle sue tele: libera nei costumi sessuali fa uso di cocaina, ama uomini e donne che spesso ritrae nelle sue opere; seduce e respinge perfino un attempato D’Annunzio, nell’intento di ritrarlo per ricavarne pubblicità. Allestisce grandi e costose feste, conosce e frequenta gli artisti delle avanguardie, assorbendone l’insegnamento e, nel pieno spirito del Déco, si diletta anche come arredatrice, realizza abiti e  crea un colore per rossetto della Revlon. Il suo successo è enorme nella prima parte della sua vita, cui segue il matrimonio col Barone Kuffer e, dopo la crisi del ’29 un periodo di depressione, la svolta pauperista e astrattista. Quindi il trasferimento negli Stati Uniti e nel Messico, l’ oblio e poi, dal 1972, il rilancio e un successo crescente che perdura ancor oggi. Le ceneri di Lempicka, scomparsa nel 1980, sono state asperse sul vulcano Popocatepeti.

Tamara de Lempicka. La regina del moderno
Complesso del Vittoriano
Via san Pietro in Carcere, Fori Imperiali, Roma
11 Marzo – 3 luglio 2011
lun-gio 9.30-19.30; ven sab 9.30-23.30; dom 9.30-20.30
tel 06 780664
[email protected]

La domenica di RAI Radio 3 Suite: viaggio nelle ‘regioni dell’arte’


Castello di Rivoli - collegamento con la Manica Lunga, by .mau.
Castello di Rivoli - collegamento con la Manica Lunga, by .mau.

Una trasmissione per conoscere i luoghi dell’arte dei centri minori, fuori dalle grandi città, dove spesso l’elevata qualità dell’offerta culturale si coniuga alle bellezze del paesaggio o all’interesse storico-sociale dei siti. Un punto di riferimento ideale per chi ama trascorrere piacevoli week-end in nuove ed attraenti ambientazioni.

Tutte le domeniche del mese di agosto, alle ore 20.00, il curatore Costantino D’Orazio presenta  “Le regioni dell’arte” su RAI Radio 3 Suite, una formula per viaggiare via etere tra castelli e dimore storiche,  ex fabbriche, parchi e  tanti piccoli musei che,  sull’esempio francese e tedesco, ormai costellano il territorio italiano.
Ogni reportage descrive brevemente il paesaggio e la struttura ospitante, eventi artistici spesso di levatura internazionale e poi s’intervistano i curatori. Le quattro regioni di questa perlustrazione sono il Piemonte, la Sicilia, il Veneto, la Toscana.

La scorsa domenica, il primo viaggio virtuale ha toccato il Piemonte, regione in cui le istituzioni pubbliche hanno saputo stimolare il mondo finanziario per il rilascio di fondi destinati alla cultura.
D’Orazio ha visitato per gli ascoltatori il museo d’arte contemporanea italiano più noto all’estero e più strettamente collegato alla realtà artistica europea fin dalla sua fondazione, nel 1984: il Castello di Rivoli, residenza sabauda alle porte di Torino, ristrutturata da Filippo Juvarra nel XVIII secolo. Architettura non finita e non fortificata, il castello fu sede della collezione di Vittorio Emanuele II, che lì visse la sua pazzia. In un contesto ambientale in cui convivono le bellezze dell’antico e del contemporaneo, si sono susseguiti direttori prestigiosi come Rudi Fuchs, Ida Gianelli ed oggi Andrea Bellini con Beatrice Merz. Quest’ultima ha recentemente coinvolto gli artisti della collezione permanente (in cui dominano gli stili dell’Arte Povera, Concettuale e Land Art) e le nuove leve nel riallestimento di vecchi e nuovi spazi, per creare un  inedito percorso storico artistico che copra l’arco dell’ultimo decennio.

Patrizia Sandretto, dell’omonima Fondazione, ha descritto invece il suo innovativo progetto di residenza per curatori e artisti, che prevede la produzione e l’allestimento espositivo d’opere d’arte da parte di curatori invitati da ogni parte del mondo a visitare per quattro mesi l’Italia (fino ad Enna, in Sicilia), scoprire talenti e allestire gli spazi dell’imponente Palazzo Re Rebaudengo di Guarene d’Alba (Cuneo), a 10 km dalla città del tartufo. Anche qui spazi dedicati al contemporaneo convivono con le volte affrescate, gli stucchi e le tappezzerie di una dimora storica settecentesca, aperta al pubblico dal 1997 come spazio per l’arte contemporanea.

Filatoio di Caraglio, foto courtesy http://www.marcovaldo.it/welcome.lasso
Filatoio di Caraglio, foto courtesy http://www.marcovaldo.it/welcome.lasso

Sempre in provincia di Cuneo, ai confini con la Francia, si trova il Filatoio di Caraglio, che nel ‘700 era uno dei centri industriali più attivi d’Europa per la produzione della seta. Lisa Parola fa parte del gruppo curatoriale a.titolo (collegato all’associazione Marcovaldo e alla Regione Piemonte), una realtà tutta al femminile, come la manodopera del tessile.
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