Nicoletta Confalone: Un angelo senza paradiso. La chitarra alla ricerca di Schubert

La musicologa Nicoletta Confalone a Venezia. Foto Octavian Miclausanu
La musicologa Nicoletta Confalone, autrice di “Un angelo senza paradiso. La chitarra alla ricerca di Schubert”, UtOrpheus 2017. Foto Octavian Miclausanu

L’ultimo libro della musicologa Nicoletta Confalone  uscito per i tipi di Ut Orpheus Edizioni, affronta con la consueta scrittura “musicale”, colta, ironica e incisiva, il tema della presenza e dell’assenza della chitarra nella vita del grande Franz Schubert.
Il titolo riecheggia quello del film Angeli senza paradiso (Leise flehen meine Lieder), del 1933, diretto da Willi Forst, che racconta in maniera romanzata e inattendibile la vita breve e travagliata di Franz Schubert, e che ha avuto, nelle parole dell’autrice “un imperdibile remake kitsch grazie ad Al Bano e Romina, nel 1970″.
Il sottotitolo, La chitarra alla ricerca di Schubert, specifica il soggetto: “Se Schubert è un angelo senza paradiso, per via della sua vita breve, inquieta e incompresa, anche la chitarra può riconoscersi in questa definizione”, prosegue la studiosa rodigina, perché “non solo per i più è ingabbiata nell’immagine di strumento senza pretese delle strimpellate, alla portata di tutti, e dunque artisticamente non credibile, ma anche per molti musicisti cosiddetti classici spesso è una sorta di paria, che non è in orchestra e vive appartata per conto suo, al punto che, pur vantando una letteratura corposa, capace di attraversare tutte le età della storia della musica, di fatto non è stata mai scelta dai grandi geni per esprimere il loro pensiero musicale. Rispetto agli altri strumenti musicali, tutti assai più focalizzati in un ruolo, piccolo o grande che sia, nella storia della musica, la chitarra mostra di possedere una natura “altra”, e dunque multiforme, ambigua, versatile, al contempo coltissima e popolaresca, ma immancabilmente intima.”
E anche il caso di Schubert non smentisce nei fatti questa evidente tendenza: “Certo, perché la frequentazione fra Schubert e la chitarra ha dato esiti assolutamente marginali nella sua creazione artistica: a soli 16 anni egli compose una piccola Cantata per l’onomastico di suo padre per tre voci maschili e chitarra, dimostrando di saper scrivere efficacemente per lo strumento, un aspetto non così scontato, perché la chitarra è sempre stata considerata un rompicapo compositivo per chi non la suona, al punto che Berlioz nel suo Trattato di strumentazione, una vera e propria Bibbia per generazioni di compositori, sentenziò che per la chitarra potevano scrivere soltanto i chitarristi.

Nicoletta Confalone, Un angelo senza paradiso. La chitarra alla ricerca di Schubert, UtOrpheus 2017
Nicoletta Confalone, Un angelo senza paradiso. La chitarra alla ricerca di Schubert, UtOrpheus 2017

Eppure Schubert, dopo questa riuscita Cantata, alla chitarra non pensò più, se non per il riadattamento di un Trio per flauto, viola e chitarra di Wenzeslaus Matiegka, tra i migliori chitarristi a quell’epoca presenti a Vienna, trasformato in Quartetto, con l’aggiunta della parte per violoncello. Nient’altro.”
E i Lieder? Quella musica così intimamente schubertiana, in cui il grande viennese dà voce a sogni, fantasmi, paure nel contesto che più gli apparteneva, quello della riunione fra amici? “Ah, quello delle Schubertiadi è sicuramente l’habitat ideale per la chitarra, e infatti sin dal 1821, quando iniziano ad essere pubblicati alcuni suoi Lieder per canto e pianoforte, gli editori viennesi approntano anche delle versioni per canto e chitarra. Ma più che di trascrizioni si tratta di arrangiamenti, spesso banalizzanti rispetto alla profondità della scrittura pianistica schubertiana, e quindi non riconducibili alla penna di Schubert. È innegabile che certe sue pronunzie musicali sembrano concretamente ispirate alla chitarra, ma è altrettanto vero che il pianoforte, nella sua veste di fedele compagno del canto schubertiano, si fa arcolaio, arpa, ghironda, ruota di mulino, e dunque può trasformarsi anche in chitarra, senza che ciò implichi una sua specifica ispirazione strumentale.”
Dunque Schubert non cercava la chitarra, mentre i chitarristi lo hanno cercato, eccome. “Hanno cercato la sua musica, nella loro inesausta ricerca di un nume tutelare, di un grande della storia della musica in cui riconoscersi. E infatti, mentre la prima parte del mio libro vuole ricostruire il rapporto fra Schubert e la chitarra, la seconda parte si muove lungo l’opposto percorso dei chitarristi che cercano Schubert, e presenta una serie di ritratti di compositori che hanno scritto per chitarra pensando a Schubert. Figure molto diverse fra loro, ma tutte con una nota caratteriale di disadattamento, dai tratti così schubertiani.”
“Dunque, questo è un libro che per me rappresenta una grande sfida,” conclude la Confalone “quella di trasformare un argomento senza alcun dubbio minimale in una chiave di lettura del ruolo della chitarra nella storia della musica e del costume. Un libro in cui i chitarristi, specchiandosi in Schubert, svelano la propria forma mentis.”

Nicoletta Confalone
Un angelo senza paradiso. La chitarra alla ricerca di Schubert
Ut Orpheus Edizioni, Bologna, 2017
http://www.utorpheus.com/product_info.php?products_id=3357

Venezia / 57. Biennale d’Arte. Lo studio nomadico di Dawn Kasper

Dawn Kasper, The sun, the moon and the stars,, 57. Esposizione Internazionale d'Arte
Dawn Kasper, The sun, the moon and the stars, performance solo alla 57. Esposizione Internazionale d’Arte

in occasione della Tavola Aperta che si terrà  alla presenza di Dawn Kasper il 17 novembre 2017 alle Sale d’Armi dell’Arsenale di Venezia, menzioniamo la dinamica dell’eccezionale performance interpretata dall’artista americana il 24/09/2017 al Padiglione Centrale di Giardini nella mostra di Christine MacelViva Arte Viva“.
Collocata dalla curatrice al centro del mainstream rappresentato dalle sale centrali del Padiglione, la newyorkese Dawn Kasper, originaria di Halifax-Virginia, qui ha installato per sei mesi un happening permanente con il suo “Nomadic studio practice experiment“. Leggi tutto “Venezia / 57. Biennale d’Arte. Lo studio nomadico di Dawn Kasper”

#Venezia 74 / Nico, Viaggio al termine della notte

#Venezia 74 Trine Dyrholm, Orso d'Oro 2016, al photocall di "Nico, 1988". Foto Octavian Micleusanu
#Venezia 74 Trine Dyrholm, Orso d’Oro 2016, al photocall di “Nico, 1988”. Foto Octavian Micleusanu

In Nico, 1988,  Susanna Nicchiarelli ripercorre gli ultimi due anni di vita della celebre cantante tedesca – scoperta da Andy Warhol assieme ai Velvet Underground – che ha poi intrapreso una carriera solista.
Il film, che apre la sezione Orizzonti del 74. Festival del Cinema a Venezia,  funziona benissimo nel suo formato 4:3 molto in uso all’epoca, in cui la composizione dell’immagine della regista risulta sempre adatta al contesto, precisa e bilanciata.
Nel suo road movie Nicchiarelli mette in scena l’ultimo tour europeo di Christa Päffgen in arte Nico, seguita dal gruppo e dai suoi assistenti.
In un periodo in cui molti cineasti italiani si impegnano in progetti fuori confine, Susanna completa un lungometraggio di qualità, che, raccontando solo gli ultimi due anni della vita della cantante, evita di figurare come il più classico dei biopic e le consente una libertà narrativa maggiore.
E’ infatti qui rappresentato il momento in cui l’artista Nico si è già liberata del cliché di modella e diva della (FashionFactory di Andy Wharol. Leggi tutto “#Venezia 74 / Nico, Viaggio al termine della notte”

Biennale Danza 2017 / FIRST CHAPTER o sulla Fragilità e Ricchezza della Danza -parte I

Caitlin Scranton e Anne Lewis danzano in Campo Sant'Agnese a Venezia DANCE II (da Dance, 1979 – rev. 2010, 16’) coreografia del Leone d'Oro alla carriera Lucinda Childs musica Philip Glass produzione Pomegranate Arts. Biennale Danza IX, 23/11/2017. Foto Octavian Micleusanu
Caitlin Scranton e Anne Lewis danzano in Campo Sant’Agnese a Venezia “Dance II “(da “Dance”, 1979 – rev. 2010, 16’) coreografia del Leone d’Oro alla carriera Lucinda Childs musica Philip Glass produzione Pomegranate Arts. XI Biennale Danza, 23/11/2017. Foto Octavian Micleusanu

Pratiche sciamaniche, movimenti trascendentali, Sacre du Printemps, Dark Black, questioni di genere, danze collettive, assoli, duetti, abecedari della danza, quanto il folklore, il colonialismo e il decolonialismo, le provenienze influiscono sulle nuove creazioni autoriali; il pubblico assiste a classici della coreografia contemporanea risalenti agli ultimi decenni insieme a prime nazionali ed europee. Un repertorio che arricchisce la scuola di Biennale College insieme a nuove creazioni ad hoc per l’occasione, video e cinema di settore, incontri e talks pomeridiani, e la consegna del Leone alla Carriera, quest’anno assegnato a Lucinda Childs, accanto a un quotidiano dopo Festival alternato tra il ristorante dell’Arsenale e il cortile della Marceglia. Leggi tutto “Biennale Danza 2017 / FIRST CHAPTER o sulla Fragilità e Ricchezza della Danza -parte I”

Venezia 73 / Les Beaux Jours d’Aranjuez. Creazione, arte e vita. Un dialogo secondo Wim Wenders

73esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Wim Wenders al photocall di Les Beaux Jours d'Aranjuez, Credits Octavian Micleusanu
73esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Wim Wenders al photocall di Les Beaux Jours d’Aranjuez. Credits Octavian Micleusanu

Inizia con una macchina da scrivere, un juke-box e una finestra. Finisce con un dipinto.
Tre livelli d’osservazione. La macchina da presa di Wenders riprende uno scrittore intento ad osservare oltre ad una finestra il frutto della sua immaginazione: due personaggi, un uomo e una donna, che in un bel giorno d’estate sono seduti in giardino, cullati da una dolce brezza, mentre parlano e osservano la silhouette di Parigi oltre la terrazza.
Non si può dire che il regista tedesco classe 1945 abbia smesso di sperimentare. Les Beaux Jours d’Aranjuez, tratto dal romanzo di Peter Handke, è un film che Leggi tutto “Venezia 73 / Les Beaux Jours d’Aranjuez. Creazione, arte e vita. Un dialogo secondo Wim Wenders”