Biennale Musica23# Eno. Burning, time and mortality (Ita/En)

Venezia, Biennale Musica#23 – Micro-Music. Brian Eno sulla terrazza di Ca’ Giustinian, dopo la premiazione a Leone d’Oro alla carriera. Foto di Octavian Micleusanu

La prima mondiale dell’opera Ships, del Leone d’Oro alla Carriera per la musica Brian Eno, è stata messa in scena dallo stesso Eno al Teatro La Fenice, accompagnato dalla Baltic Sea Philharmonic condotta da Kristjan Järvi, insieme all’attore Peter Serafinowicz, al chitarrista e collaboratore Leo Abrahams, e al software designer Peter Chilvers.
Quello che ne è risultato è stata un’intensa tempesta emozionale contemporaneamente  ad un inabissamento nell’arte del rock: sulla nave di Eno eravamo intrattenuti con ogni tipo di possibilità in simultanea. In apertura “The Ship“, un lavoro elegiaco di ambient music intessuto con testi e riflessioni sui viaggi e sulle guerre. Una canzone senza ritmi o accordi in progressione ma semplicemente cantata sul suono ambient originato da un’installazione che Eno ha commissionato ad un’organizzazione artistica svedese, Fylkingen. Leggi tutto “Biennale Musica23# Eno. Burning, time and mortality (Ita/En)”

Venezia – Biennale Musica23# ROBERT HENKE – CBM 8032 AV

67. Festival Internazionale di Musica Contemporanea 2023, CBM 8032 AV di Robert Henke al Teatro Malibran di Venezia. Foto di Cobi

Robert Henke, ingegnere e compositore, ha presentato il suo celebre progetto CBM 8032 AV nello spazio acustico del Teatro Malibran.

Lo spettacolo incomincia comincia con Henke che introduce i computer CBM 8032 come “i nonni del famoso C-64 (Commodore 64) […] Diversamente dal C-64, non avevano scheda audio né colore e neanche grafica, solo testo e simboli. Sono oggetti iconici degli albori dell’era del personal computer, e funzionavano con la stessa CPU, che è stata usata anche nei computer Apple I e Apple II. Gli sviluppi di questa tecnologia hanno trasformato gli hippy in nerds, e poi in miliardari; hanno avuto un enorme  impatto sulla cultura popolare a molti livelli, dal cinema alla poesia, dalla musica al graphic design“. Henke aggiunge che i limiti del sistema (in opposizione alle opzioni illimitate) sono esattamente ciò che gli piace per produrre buona musica/arte. Egli è alla ricerca proprio di queste limitazioni. Leggi tutto “Venezia – Biennale Musica23# ROBERT HENKE – CBM 8032 AV”

Biennale Musica23# – Kali Malone a San Pietro in Castello (ita/en)

Biennale Musica#23 Kali Malone, Trinity Form, première assoluta, Chiesa di San Pietro in Castello, Venezia. Photo by Cobi

Trinity Form, l’opera del nuovo ensemble di Kali Malone, è stata eseguita in San Pietro di Castello il 20.10.23; la stessa organista Kali Malone ha suonato l’organo della chiesa insieme ai suoi collaboratori Lucy Railton, al violoncello, e  Stephen O’Malley alla chitarra acustica con archetto.  Malone utilizza la sensibilità unica della tastiera dell’organo di  San Pietro di Castello per alterare lentamente la pressione aerea dello strumento, al fine di creare, in combinazione con il violoncello e la chitarra acustica, rigonfiamenti timbrici nella tessitura armonica della struttura canonica.
Sedendo tra il pubblico in questo magnifico spazio architettonico, non ho potuto non cogliere nella mia mente  la sensazione di essere raccolti in una veglia,  per custodire uno spazio dedicato a ciò che sappiamo sta accadendo a Gaza proprio in questo momento. Custodire lo spazio per le anime in transito.  La musica risuona di questa delicata empatia, espressa da toni e raggi in trasformazione.  Sembra di essere nei pressi di un fiume ultraterreno, tra le imbarcazioni che raccolgono le anime nella nebbia e danno loro un passaggio verso casa. Un ritorno alla dignità. L’opposto della resistenza. Un modo delicatamente gentile, rilucente in ogni cluster tonale. Un abbraccio. Leggi tutto “Biennale Musica23# – Kali Malone a San Pietro in Castello (ita/en)”

Venezia/Biennale Musica#. Maryanne Amacher (ita/en)

Biennale Musica 2023 – Maryanne Amacher, GLIA, 2006, Italian première. Photo courtesy Labiennale

Un notevole climax per la Biennale Musica: la fenomenale piece per ensemble e nastro GLIA della compositrice  Maryanne Amacher, eseguita dall’odierno Ensemble Zwischentöne diretto da Bill Dietz al Teatro alla Tese, (Arsenale di Venezia) il 16 ottobre scorso.
Con GLIA, Amacher si riferisce alle cellule gliali, talvolta chiamate “la colla” del sistema nervoso, perché forniscono supporto fisico e chimico ai neuroni e contribuiscono al loro mantenimento. Amacher costruisce la musica attraverso lo spazio vivente, includendo e incorporando ogni organismo umano presente nello spazio, l’architettura e le relazioni tra l’ensemble, il nastro e gli stessi corpo e spazio.
L’artista penetra e attiva le orecchie e i corpi dell’uditorio nello spazio, letteralmente attraverso l’incorporazione di emissioni otoacustiche – suoni emanati dall’interno dell’ orecchio degli ascoltatori, ai quali talvolta ella si riferisce come “il terzo orecchio“. La sensazione è quella di un suono che, saltando all’interno dell’orecchio stesso, dissolva lo spazio esterno in quello interno in maniera molto dilettevole. Leggi tutto “Venezia/Biennale Musica#. Maryanne Amacher (ita/en)”

Gli spiriti dell’Isola (The Banshees of Inisherin)

Lo sceneggiatore e regista di “Three Billboards” e “In Bruges” Martin McDonagh (miglior sceneggiatura) riunisce Brendan Gleeson e Colin Farrell (coppa Volpi) in questa storia deliziosamente malinconica
ambientata nella più remota Irlanda degli anni ’20.

L’attore Colin Farrell, coppa Volpi come protagonista di The Banshees of Inisherin, del regista Martin McDonagh (miglior sceneggiatura), al photocall del film, nell’ambito della 79° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Credits Octavian Micleuusanu

Tragedia e commedia sono perfettamente abbinate in quest’ultima cupa e corvina impresa di Martin McDonagh, che, come il film precedente dello sceneggiatore-regista Three Billboards Outside Ebbing, Missouri (2017), si garantisce un’ottima posizione per la corsa ai prossimi Oscar.
Riunite le due star del lungometraggio d’esordio di McDonagh del 2008 “In Bruges”, il film ne racconta la
rottura improvvisa e inspiegata dell’amicizia, oscillando in modo formidabile tra l’esilarante, l’orribile e lo straziante.

Il regista Martin McDonagh, premiato per la miglior sceneggiatura di The Banshees of Inisherin, al photocall del film, nell’ambito della 79° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia. Credits Octavian Micleusanu

È il 1923 e sull’isola immaginaria di Inisherin si possono sentire i suoni della guerra civile irlandese dall’altra sponda del mare, fornendo il miglior rumore di sottofondo per le crude lotte intestine a cui assisteremo nella dimenticata Inisherin.
Ogni giorno alle 14:00, l’allevatore Pádraic (Colin Farrell) fa visita al suo migliore amico, Colm (Brendan Gleeson), e i due vanno al pub assieme, puntuali come il gallo. Sono una coppia improbabile ma apparentemente inseparabile: il primo un contadino semplice che può parlare per ore di sterco di cavallo; il secondo “un pensatore” che scrive musica, suona il violino e cade in preda ad attacchi di disperazione esistenziale. Le circostanze dell’isola li
hanno resi inseparabili, almeno fino ad un giorno qualunque, un cinematografico “Oggi”.

L’attore Brendan Gleeson nel bagno di folla del red carpet del film The Banshees of Inisherin, premiato con la miglior sceneggiatura e miglior protagonista maschile al 79° Festival del Cinema di Venezia. Credits Octavian Micleusanu

E“Oggi”, invece, è diverso. Quando Pádraic bussa puntuale alla porta di Colm alle 14:00 per andare assieme al pub, questo si siede semplicemente sulla sua sedia, fumando e ignorando l’amico dall’altra parte della porta.
Perché non dovrebbe aprirmi la porta?‘ Pádraic chiede alla sorella più intelligente Siobhán (Kerry Condon), con la quale condivide l’umile casa da cui lei deve costantemente cacciare l’amato asino e amico del fratello.
Forse semplicemente non gli piaci più‘, risponde Siobhán,
una battuta semplice che presto si rivela terribilmente vera.
Depresso dalla sensazione del tempo che scivola via e determinato a fare qualcosa di creativo con gli anni che gli rimangono, Colm ha deciso di escludere Pádraic dalla sua vita, liberandosi.
“Che cos’ha, 12 anni?” – lo prende in giro Dominic (Barry Keoghan), un ragazzo del posto che nutre il sogno di fidanzarsi con Siobhán, la solerte lettrice sorella di Pádraic, ma non ha speranze di scappare dal padre brutale e alcolizzato.
Colm è determinato e drammaticamente serio e fa una solenne promessa e minaccia: ogni volta che Pádraic gli parlerà, qualsiasi cosa dica, si taglierà una delle sue stesse dita che suonano il violino che ama.
Difficile a dire il vero non pensare ad un tocco dell’irlandese serie tv “Father Ted” nell’ambientazione e nella storia di un uomo anziano e scaltro che viene esasperato dal suo
compagno un po’ infantile in una remota località rurale dove la compagnia è limitata. (Quando Colm dice a Siobhán in cerca di spiegazioni per il fratello disperato, di non avere più spazio) libero per ospitare ottusità nella mia vita, lei gli risponde: “Ma tu vivi su un’isola al largo della
costa dell’Irlanda!”

L’attrice Kerry Condon sul red carpet del film The Banshees of Inisherin, premiato con la miglior sceneggiatura e miglior protagonista maschile al 79° Festival del Cinema di Venezia. Credits Octavian Micleusanu

Ma proprio come la guerra può trasformare bravi ragazzi in mostri, così questo conflitto con Colm consumerà l’innata bontà di Pádraic (in paese da sempre considerato uno dei ‘bravi ragazzi di vita’, trasformando il dolore in rabbia, la generosità in meschinità e l’amore in spietata vendetta.
Molti sono i momenti degni di risate citabili in The Banshees of Inisherin, che fondono la commedia delle improbabili coppie del cinema con la satira delle relazioni amicali tossiche.
Ma come suggeriscono i brividi delle note di Polegnala E Todora (Love Chant) da Le Mystère des Voix Bulgares, le preoccupazioni principali di McDonagh sono in realtà ben più metafisiche.
Intanto la vicina di casa di Sheila Flitton, la signora McCormick, assomiglia sempre più all’incarnazione della Morte di Bengt Ekerot de “Il settimo sigillo” di Bergman.
Ridiamo in sala quando Colm dichiara che mentre nessuno ricorda le persone simpatiche tutti conoscono il nome di Mozart; e Pádraic ribatte: “Beh, io no!” ma dietro la battuta si
insidia il terrore di essere dimenticati quando moriamo, ed è questo, piuttosto che qualsiasi problema di amicizia, il motore che sembra guidare l’automutilazione irrevocabile di Colm.
Visivamente, il direttore della fotografia Ben Davis e lo scenografo Mark Tildesley creano interni pittorici che ricordano le tele di Vermeer e le composizioni del regista danese Carl Theodor Dreyer, mentre il compositore Carter Burwell enfatizza le qualità fiabesche del film con ritornelli che suonano come filastrocche suonate su vecchi e incrinati vinili a 78 giri.
Per quanto riguarda invece il cast, si è di fronte ad un ensemble dalle note perfette, uno strumento impeccabile su cui McDonagh suona la sua danza macabra deliziosamente malinconica.
Daniele Bonomelli

La 79ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica
Gli spiriti dell’Isola (The Banshees of Inisherin)  – Martin McDonagh