Suoni, ricerca e partiture: Venezia, Biennale Musica. EST!

Michele Marco Rossi,, Biennale Musica 2017, Courtesy La Biennale di Venezia / foto A. Avezzu’
Michele Marco Rossi,, Biennale Musica 2017, Courtesy La Biennale di Venezia / foto A. Avezzu’

Quando le luci si allungano e piano piano inizia l’autunno, in quell’arco di tempo tra fine settembre e inizio ottobre, Venezia è bellissima più che mai e ospita vari eventi dedicati alla musica come ambito di ricerca del contemporaneo. Biennale Musica invita all’ascolto dei suoni ispirati ai mondi estremo-orientali e infatti l’edizione 2017 viene intitolata EST! e , come sempre, annovera un mix di musicisti provenienti da tutto il mondo. Leggi tutto “Suoni, ricerca e partiture: Venezia, Biennale Musica. EST!”

Santarcangelo Festival. Nuove direzioni artistiche e spaziali

Merman Blix , Santarcangelo Festival 2017
Merman Blix , Santarcangelo Festival 2017

Santarcangelo di Romagna.
Un festival importante, storicamente tra i più significativi del contemporaneo in Italia. Una nuova direttrice artistica
Eva Neklyaeva, che eredita un ottimo ciclo di edizioni dirette da Silvia Bottiroli. Forse potremmo dire sia stata una edizione di passaggio, in cui la nuova direzione artistica ha messo in sperimentazione alcune idee sul corpo, le community artistiche e culturali, la multidisciplinarietà creativa, la co-presenza di spazi diversi di presentazione e condivisione.
La palestra della scuola è divenuto uno spazio permanente per M^C^O, comunità intergenerazionale e di autogoverno che fa vivere una palazzina liberty della zona est di Milano ormai da alcuni anni con proposte di vario genere e attraversamento, grazie a un’occupazione dello stabile ancora in corso. Lo spazio che il festival ha dato in gestione a M^C^O è previsto per varie edizioni con l’obiettivo che possa essere spazio per discutere e confrontarsi, dove elaborare riflessioni collettive e proposte concrete per lo sviluppo futuro di innovazioni culturali e organizzative che Santarcangelo Festival possa mettere in gioco.
Vengono presentati progetti trasversali all’arte contemporanea, come la moneta elettronica
faircoin che possa creare nuove opzioni economiche e gestionali all’interno e all’esterno della partecipazione del programma. Uno spazio che prevede un arco di alcune edizioni per portare avanti il dialogo e le connessioni che si potranno generare, non solo nell’immediato. Un esperimento senza dubbio da osservare e attraversare.
Un interessante trio musicale russo, Phurpa, presenta una sorta di mantra infinito, con minime variazioni modulari, originato dalle ricerche sonore e strumentali della tradizione più antica, anche folkloristica e rituale ma rivisitate liberamente. I tre musicisti dall’inconfondibile look dark con grandi cappucci e lunghissimi strumenti a fiato, parenti lontani delle nostre trombe, si presentano sempre seduti a semicerchio in locations esterne e indoor di vario tipo, andando avanti come in un tempo senza tempo. Alcuni uditori/spettatori si distendono a terra quasi come in una meditazione sognante, altri si scambiano piccole impressioni all’interno delle lunghe performance. Una sensazione sicuramente forte a tratti quasi disturbante, ma senza dubbio inconfondibile.
InBosco, ovvero il dopo festival o circo, come viene chiamato da tutti durante le giornate del festival, rimane senza dubbio una delle novità più riuscite della edizione 2017. Tutto rosso, esattamente come una vera e propria tenda da circo, si apre solo in versione notturna quando tutto il palinsesto giornaliero si è chiuso. Raggiungibile facilmente a piedi dal centro, ospita ogni sera un’attività curata da gruppi o singoli già presenti al festival o invitati ad hoc per valorizzare anche le ore più fresche delle torride giornate di luglio. Bella atmosfera di scambio e chill-out.
Assolutamente da ripetere.
Un sogno, un magnete, un’intuizione.. un Sirenetto. Invitato per la prima volta all’interno di un festival artistico, Merman Blix -suo nome d’arte- rimarrà certamente il ricordo che sia stata la sua edizione. Quasi come una mascotte, presente in scenari diversi della città, suscita la curiosità degli abitanti della cittadina ma anche di coloro che attraversano le giornate del festival. La sua presenza offre un coinvolgimento diretto di tutti coloro che vogliono fare un’esperienza in piscina e poter nuotare liberamente come mitiche creature marine con magnifiche code scintillanti. Un gioco,  un’avventura, un’esplorazione. Ondulare nell’acqua, sognando le branchie. Tuffi e tante foto tra “bipedi” e sirene.
Appuntamento al Teatro Lavatoio con Yellow Towel, un’atmosfera intima e accogliente per immergersi gradualmente in una performance molto personale in cui le frontiere tra racconto di vita, danza e atto simbolico si intrecciano aprendo il vissuto più insondabile al pubblico.
Dana Michel continua il suo tour internazionale, già vincitrice del Leone d’Argento alla Biennale Danza di Venezia. Con un percorso eterogeneo alle spalle che l’ha vista impegnarsi anche nello sport prima di approdare alla danza e con un origine familiare multietnica, le sue esperienze di vita del quotidiano e più inconsce sono sicuramente riflesse nella sua creazione, che rimane aperta, spugnosa e disponibile a ridefinizioni percettive in cui il pubblico può intercettare un quid universale dentro qualcosa di estremamente specifico. Come se ci portasse su un filo invisibile in cui ogni cosa ha una sua logica interna, totalmente fuori dalla logica comune.
Tra i vari episodi o happening del festival ricordiamo anche un matrimonio, direttamente nella sala del consiglio del Comune che diventa motivo di festa e incontro tra i più. Sposa con un gran pancione e colorati personaggi di ogni tipo e provenienza che animano la mattina sotto gli archi della piazza centrale.
Habitats, titolo scelto dalle direttrice artistica, ha voluto declinare alcune possibilità di idea di spazio, come abitarlo, in che modo condividerlo, quando tracciare la linea tra il dentro e il fuori della partecipazione, la presa di parola, l’ascolto, la scena che sia architettonica o performativa.
Alcuni semi, alcune idee in nuce di questa edizione speriamo che possano essere approfondite e sempre più condivise così che Santarcangelo Festival, andando avanti, possa allo stesso tempo mantenere saldo il ponte con le migliori eredità della sua storia, dei suoi protagonisti e dei suoi osservatori.
Livia Marques / gnomix.net

Santarcangelo Festival
4-16 luglio 2017
Santarcangelo di Romagna
http://santarcangelofestival.com

 

A proposito di Democrazia. Memoria, sfide contemporanee e multidisciplinarietà: Holland Festival celebra 70 anni

La Democrazia in America di Sergio Castellucci all'Holland Festival 2017
La Democrazia in America di Romeo Castellucci all’Holland Festival 2017

Durante la primavera di Amsterdam, calda e dalle lunghissime luci fino a tarda sera, durante quasi un intero mese si è celebrata la 70° edizione di Holland Festival, con tanto di celebrazioni, memorie e intenso programma artistico e culturale.
Molte le tematiche che le opere e gli artisti hanno attraversato in discipline e tecniche di ricerca differenti, accanto ad un interessante e puntuale programma satellitare di seminari e incontri, che ha contribuito ad ampliare e approfondire le tematiche presenti su tutto il palinsesto del Festival e anche arricchendo le celebrazioni stesse.
Insieme ai Festival di Avignone ed Edimburgo il più antico d’Europa, fondato appunto 70 anni fa quando il secondo conflitto mondiale era terminato e alle spalle si desiderava ricostruire, anche culturalmente uno spazio d’incontro fra le arti e le differenti discipline.
Vari incontri, lectures e presentazioni hanno raccontato nel dettaglio e hanno dato anche una cornice storico-artistico-culturale dello stesso periodo, intorno appunto al 1947.
All’interno del programma artistico si sono intrecciate le tematiche della Democrazia con Focus on Democracy, iniziando proprio dal famoso e attesissimo regista italiano Romeo Castellucci, che con la sua compagnia Societas Raffaello Sanzio di Cesena ha quest’anno creato – grazie alla produzione del De Singel di Anversa- , il nuovo lavoro La Democrazia in America, ispirato dall’omonimo testo francese storico-teorico di Alexis de Tocqueville. Una costruzione scenotecnica raffinatissima mette in gioco l’atto del vedere per il pubblico che scorge sempre diversi strati della realtà, più o meno nitidi, offuscati, distorti. Con un testo ridottissimo, viene portata in scena piuttosto una presenza corale, grazie alle molte comparse, che parla di quel cruciale momento dell’arrivo degli europei oltreoceano. Una serie bellissima di scene collettive in cui giochi di luci e il colore rosso degli abiti domina. Unico appunto, il testo poteva essere recitato direttamente in inglese, non in italiano
Sempre nello stesso ambito Focus on Democracy, il lavoro Danse de nuit, fortemente voluto in una piazza periferica del ZuidOost (sud-est) di Amsterdam (conosciuta come la piazza del grande mercato multietnico della periferia più conflittuale della città olandese) il lavoro del coreografo francese Boris Charmatz, direttore del Centre chorégraphique national de Rennes nel nord della Francia e conosciuto internazionalmente per le sue importanti collaborazioni ad esempio con Tino Sehgal e Anne Teresa De Keersmaeker e per le sue serie di collaborazioni con gli ambiti museali e la danza contemporanea di ricerca, una su tutte alla Tate di Londra.
Cinque performer assolutamente eterogenei per fisicità e origini artistiche che trasportano nello spazio poco illuminato della piazza il pubblico, spostandolo liberamente mentre loro si occupano di ballare e raccontare simultaneamente alcuni dettagli più o meno pubblici e conosciuti, o più privati e sconosciuti ai più, degli avvenimenti terroristici di Parigi e in qualche modo facendo eco a tutta una complessa situazione socio-politica che la Francia per intero si trova ad affrontare non solo su un piano istituzionale ed internazionale, ma molto su un piano quotidiano e di scambio multietnico ed interculturale. Tutta questa condizione scottante che non vede sosta o pausa negli ultimi 2 anni di attualità del paese viene declinata in una performance assolutamente fuori dagli stereotipi coreografici e viene riportata a una sorta di Satyricon coreografico, nel senso che registri, sfumature e focus diversi si alternano in un flusso continuo che potremmo definire come un rap danzante e parlato. Un forte impatto emotivo e un’intima condivisione del caos caratterizzano la performance.
Nicht schlafen di Alain Platel, les ballets C de la B, porta in scena nove danzatori di nazionalità diverse intorno a una potente scultura di una cavallo morente, opera dell’artista visuale Berlinde De Bruyckere. Con il profondo supporto delle musiche di Mahler si vuole far riemergere i turbolenti anni dell’inizio del secolo scorso che portarono inesorabilmente ai due conflitti mondiali. L’intensità delle emozioni e della confusione della regia e dei suoi straordinari e impeccabili danzatori disegnano vari paralleli tra il passato e il presente, nella nitida speranza che una distruzione in larga scala non si ripeta più. Nicht schlafen, dal tedesco “non dormire” potremo considerarlo un monito all’attenzione decisiva che i nostri tempi ci richiedono. Il caratteristico movimento dei corpi de les ballets C de la B si riempie ancora una volta, con precisione di sincrono e distorsione , di potenza evocativa e paesaggi umani tra i più toccanti. Una standing ovation ha chiuso la serata di apertura al Koninklijk Theater Carré di Amsterdam.
Manifesto, una bellissima opera cinematografica con una ineguagliabile Cate Blanchete. Serie di personaggi tutti interpretati dall’attrice, uomini e donne in cui si mostra un aspetto sociale come produzione e risultato diretto del nostro mondo capitalista. Uno shock artistico e politico in cui in piccole storie brevi, ognuna ispirata a un famoso manifesto del passato, vengono messe a nudo persone e anime che caratterizzano i giorni nostri, dal barbone alla showgirl, dall’artigiano all’operaio, dall’artista all’esecutore / impiegato di qualsiasi cosa in cerca di sopravvivenza.
Un allestimento, quello fatto per Holland Festival, ad Amsterdam Noord in cui una sala intera al buio ha ospitato uno schermo per ogni storia/capitolo in loop. Come se il film possa essere una sorta di installazione permanente e il pubblico si alza e gira come vuole tra un racconto, un protagonista e un altro. Alla fine ognuno avrà realizzato il proprio percorso modulare dentro il film. Un opera bellissima, da non perdere.
Flexn nasce dall’incontro tra una intera crew rap di Brooklyn, NYC e il suo coreografo Reggie Gray insieme al famoso regista Peter Sellars di Los Angeles. Ancora una volta l’incontro di generi e spazi differenti portano a galla riflessioni e pensieri su come grazie alla condivisione di esperienze artistiche sia possibile evolvere socialmente e creare migliori ambiti di incontro e aggregazione.
Una danza collettiva tutta rap e hip hop molto spettacolare ci fa entrare in una sorta di “the Best of “ di ogni singolo che si mette in relazione con il pubblico e tutti gli altri sul palco, tante brevi esibizioni si alternano a scene collettive, in un progetto teatrale più complesso. Livelli tecnici molto alti e curati fanno leva sull’effetto sorpresa e il coinvolgimento emotivo del pubblico la loro forza.
Un esperimento riuscito, forse troppo dentro le regole dello show business ma sicuramente di forte ispirazione per altre iniziative che possano nascere sulla stessa onda creativa e d’incontro

All’interno del folto palinsesto musicale, colpisce una bella iniziativa di collaborazione tra i Mause on Mars, storica formazione di musica elettronica e l’Orchestra di Colonia. Con robots/non/robots presentano un programma articolato e insolito, non del tutto compreso dal pubblico ma sicuramente lodevole per l’aspetto fortemente sperimentale, di ricerca e di sinergia artistica tra registri e origini artistiche distanti. Un importante appuntamento per gli appassionati e non solo per gli addetti ai lavori anche per essere un ambito all’interno del panorama sonoro dei Paesi Bassi forse meno sviluppato che in altri paesi europei.
Facendo incontrare alti parametri di complessità artistica, mediatica e di produzione, e un forte benvenuto e accessibilità – anche economica – al pubblico, Holland Festival conferma la sua peculiarità di importante Festival europeo, nella sua settantesima edizione. La sintesi di questa ricca iniziativa culturale può essere valorizzata nelle parole della direttrice artistica Ruth Mackenzie:
“I do believe Art is here to change the world”.
Livia Marques / www.gnomix.net

70° Holland Festival
Amsterdam
https://www.hollandfestival.nl/en/

Venezia / 57. Biennale d’Arte. Lo studio nomadico di Dawn Kasper

Dawn Kasper, The sun, the moon and the stars,, 57. Esposizione Internazionale d'Arte
Dawn Kasper, The sun, the moon and the stars, performance solo alla 57. Esposizione Internazionale d’Arte

in occasione della Tavola Aperta che si terrà  alla presenza di Dawn Kasper il 17 novembre 2017 alle Sale d’Armi dell’Arsenale di Venezia, menzioniamo la dinamica dell’eccezionale performance interpretata dall’artista americana il 24/09/2017 al Padiglione Centrale di Giardini nella mostra di Christine MacelViva Arte Viva“.
Collocata dalla curatrice al centro del mainstream rappresentato dalle sale centrali del Padiglione, la newyorkese Dawn Kasper, originaria di Halifax-Virginia, qui ha installato per sei mesi un happening permanente con il suo “Nomadic studio practice experiment“. Leggi tutto “Venezia / 57. Biennale d’Arte. Lo studio nomadico di Dawn Kasper”

#Venezia 74 / Nico, Viaggio al termine della notte

#Venezia 74 Trine Dyrholm, Orso d'Oro 2016, al photocall di "Nico, 1988". Foto Octavian Micleusanu
#Venezia 74 Trine Dyrholm, Orso d’Oro 2016, al photocall di “Nico, 1988”. Foto Octavian Micleusanu

In Nico, 1988,  Susanna Nicchiarelli ripercorre gli ultimi due anni di vita della celebre cantante tedesca – scoperta da Andy Warhol assieme ai Velvet Underground – che ha poi intrapreso una carriera solista.
Il film, che apre la sezione Orizzonti del 74. Festival del Cinema a Venezia,  funziona benissimo nel suo formato 4:3 molto in uso all’epoca, in cui la composizione dell’immagine della regista risulta sempre adatta al contesto, precisa e bilanciata.
Nel suo road movie Nicchiarelli mette in scena l’ultimo tour europeo di Christa Päffgen in arte Nico, seguita dal gruppo e dai suoi assistenti.
In un periodo in cui molti cineasti italiani si impegnano in progetti fuori confine, Susanna completa un lungometraggio di qualità, che, raccontando solo gli ultimi due anni della vita della cantante, evita di figurare come il più classico dei biopic e le consente una libertà narrativa maggiore.
E’ infatti qui rappresentato il momento in cui l’artista Nico si è già liberata del cliché di modella e diva della (FashionFactory di Andy Wharol. Leggi tutto “#Venezia 74 / Nico, Viaggio al termine della notte”