Joker

Joaquin Phoenix al photocall del Leone d’Oro “Jocker”. Credits Octavian Micleusanu ©

Joker è un film eccezionale creato dal regista newyorchese Todd Phillips e dal grande talento di San Juan Joacquin Phoenix, nel ruolo di Arthur Fleck, il Joker, nonché da un maturo Robert De Niro, nel ruolo di Murray Franklin. Brillante la concertazione di scenografia (Mark Friedber), fotografia (Lawrence Sher), costumi (Mark Bridgest), musica (Hildur Guðnadóttir), montaggio (Jeff Groth). Meritatissimo il Premio della giuria per i costumi: make up, capelli tinti di verde, viola pastello sono sempre concordati con le cromie delle scene e al gioco delle luci, sempre perfetto.
Il film tocca il problema dell’emarginazione, delle situazioni familiari difficili, e così frequenti nella società euro-americana, la cui stessa conformazione crea individui con problemi psichici: giovani lasciati allo sbando, non sostenuti nella vita, che devono arrivare alla maturità per scoprire la verità sul loro passato. Quando il Joker apprende chi erano i suoi veri genitori e che sua madre era morta, fugge per strada ed è violentemente urtato da un taxi.
Indicativa della condizione di tristezza e  abbrutimento in cui vive gran parte della popolazione della città (NY), i meno abbienti, spesso discriminati per il colore della pelle, è la scena in cui il Joker scherza con  un ragazzino afroamericano e la madre di quest’ultimo reagisce ammutolendo entrambi. La sequenza onirica con Robert De Niro e il Jocker sul palcoscenico-TV esibisce il sentimento di vendetta e rivalsa sociale di quest’ultimo.

L’attore Joaquin Phoenix e il regista Todd Phillips sul red carpet della 76a Mostra del Cinema al Lido di Venezia. Credits Octavian Micleusanu ©

Nell’episodio girato nella metropolitana si mostra come le armi inventate dagli uomini – e diffuse liberamente nel mercato Usa – troppo spesso vengano volte contro gli stessi esseri umani. Specialmente se l’arma è acquisita da una persona malata, con problemi psichici – come ormai ce ne sono tante –  può essere fatale e uccidere in massa. La coscienza, ecco la chiave.
Nel mondo animale, nello stato di natura, non esistono individui che soffrono di problemi psichici, così come non esistono relazioni alienate come quelle presenti nelle società contemporanee: questi esseri umani vivono relazioni malate così da bambini come da uomini maturi. I drammi creatisi in ambito familiare si propagano poi nell’età adulta nella relazione tra uomo e donna, tra marito e moglie, tra amanti, nelle relazioni extra coniugali e creano altri figli cresciuti nella menzogna.
Il film inizia con le immagini della città di New York che è in realtà Gotham City, Sin City: il luogo del degrado per eccellenza. S’intravede un cartellone con la scritta Gotham Center Manhattan, sede del mondo criminale, ma anche Peco Gotham Center, un ospedale di New York che rimanda al Cavaliere Nero, Batman.

Joaquin Phoenix firma gli autografi nel bagno di folla della 76a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. In alto a destra, il misterioso sosia del Joker. Credits Octavian Micleusanu ©

Le scale lunghe, senza fine, che Arthur deve attraversare con in mano il sacchettino di medicine ACE Pharmaceutical, rappresentano una discesa all’inferno. Qui il Jocker danza nicianamente. Qui ci attende un’America piena di scritte, murales e sacchi d’immondizia. Il cane randagio che rovista tra i rifiuti è simbolo di abbandono, ma anche di morte e dell’al di là; tuttavia resta anche l’emblema per eccellenza della fedeltà del cane all’uomo. Nobilita il contesto l’apparizione di Robert De Niro, una citazione del Batman di The killing Joke.
Il destino riconduce al passato lo sfortunato protagonista è il comico Arthur Fleck per scoprire la verità sull’identità del padre. Si entra subito nell’argomento del film con la scena della conversazione di Arthur con il suo psicologo, il quale reca sul camice, a sinistra, un cartellino con la scritta “Department of health social worker “. Il nome Dera Kane rinvia al romanzo Batman – Il male assoluto di Andrew Vachss.
La New York sporca, dalle strade invase da cumuli d’immondizia, barboni e prostitute, illuminata dalle luci livide di farmacie e ospedali, ci riconduce all’anno 1981, il più difficile nella storia di New York, funestato da un record di furti, crimini e omicidi. I sacchi sono un simbolo del declino della città, e ci riconducono al film di Martin Scorsese, Taxi Driver, cui si è dichiaratamente ispirato Il regista Todd Philips, insieme a Toro scatenato e Re per una notte, tutti recitati da De Niro. La Farmacia dove Artur Fleck deve andare comprare i suoi farmaci si chiama “Holms pharmacy“, da Djeims Holms. Le sostanze che hanno trasformato Artur Fleck nel Joker rimandano all’ombra oscura del Big Pharma che si allunga sulla popolazione. Innumerevoli le citazioni presenti nel film, da Pogo the clown, abbandonato da madre, a Psycho di Hitchock, a Tempi moderni di Chaplin.
Il cartellone ” Everything must go!!” viene sottratto ad Arthur da un gruppo dei giovani violenti, mentre lo esibisce per strada per conto di un negozio. Arthur li insegue, ma viene picchiato in pieno giorno.
New York è una città grigia e violenta. Negli anni Ottanta la metro era pericolosa. Il film infatti si avvale di scene reali di degenerazione quotidiana girate nella metropolitana di New York.  Proprio in metro Arthur viene picchiato da tre uomini vestiti elegantemente. Lui spara a sua volta per difendersi. 
Ancora citazioni dal romanzo di Victor Hugo “Uomo che sorride” e dal film muto di Paul Leni del 1928. La colonna sonora è ispirata in scena dal film  Jimmy Durante- Smile.

#Venezia76 un sosia del Joker delizia la platea del Festival con la sua apparizione a sorpresa. Credits Octavian Micleusanu ©

L’odio del capitalismo in Jocker si fa manifesto quando la scritta “Charlie Chaplin Tempi moderni” compare, riflessa in un vetro, sui due Banner appesi sul edificio smile a quello della Federal Reserve a Washington, che i poliziotti difendono dai dimostranti in protesta. L’episodio citato è quello in cui Chaplin capita in una protesta per caso, e si ritrova al centro e poi a capo dei protestatari. 
Nella scena in cui Arthur balla con la madre si vede appeso al muro il Ragazzo in blu del pittore Thomas Gainsborough il cui originale si trova in California (Huntington Library, San Marino). Il quadro forse ricorda l’infanzia di Arthur e il suo sogno di diventare comico, rimandando all’immagine di Joker. 
Arthur e la vicina di casa Sophie Dumonde, scherzano in un locale di Jerome St. Un riflesso nella finestra rivela la scritta luminosa RX pharmacie. Arkham, l’ospedale psichiatrico nei film e fumetti di Batman. 
Un dei messaggi impliciti del film è senz’altro quello che se non si rispetta colui che ci si presenta davanti si può pagare anche con la vita. “Se Joker non è sicuro neanche nelle sue risate, come può essere Joker un comico?” 
Octavian Micleusanu

Venezia/Ultimi giorni per il Tintoretto del Museo Pushkin alla chiesa di San Fantin

Gary Hill, Let it cry-iceuninted ice, 2019, Chiesa di San Fantin, Venezia, mostra There is a beginning in the End, Museo Pushkin

In occasione delle celebrazioni per il cinquecentenario di Jacopo Tintoretto, tra i massimi artisti veneziani, e tra i più legati alla modernità, il Museo PushkinStella Art Foundation hanno allestito all’interno della restaurata chiesa di San Fantin a Venezia una mostra d’arte contemporanea dedicata al grande pittore rinascimentale, a cura di Marina Loshak e Olga Shishko: There is a beginning in the end. La confraternita segreta di Tintoretto.
Tre artisti contemporanei, Dmitry Krymov (Russia), Irina Nakhova (Russia), Gary Hill (USA), sono stati scelti per interpretare con progetti site-specific l’opera di Jacopo Robusti, spesso legata all’architettura, e rivoluzionaria nel concetto spaziale plastico, dinamico e spiritualizzato, che si determina nel rapporto tra i valori di luce ed ombra.
La mostra comprende due dipinti originali: una è L’origine di Amore (1562), di proprietà dell’antiquario veneziano Piero Scarpa, opera di soggetto neoplatonico commissionata dal Procuratore di San Marco Federico Contarini, tra i fondatori della Compagnia della Calza degli Accesi. Originariamente si trovava ad ornamento dell’antisala della libreria Marciana, dove i membri della potente confraternita usavano incontrarsi.

Jacopo Tintoretto, L'origine d'amore, 1562, Collezione Pietro Scarpa, Chiesa di San Fantin, Venezia, Mostra There is a beginning in the end, Museo Pushkin
Jacopo Tintoretto, L’origine d’amore, 1562, Collezione Pietro Scarpa, Chiesa di San Fantin, Venezia, Mostra There is a beginning in the end, Museo Pushkin

Il soggetto, tratto dal Dialogo d’Amore di Sperone Speroni, raffigura il dio Apollo tra le Veneri Urania e Pandemia, reggente un braciere dove la luce del Sole accende l’animo umano.
La seconda opera storica in mostra è uno degli ultimi Tondi del veneziano Emilio Vedova, artista novecentesco, ispiratosi alla forza gestuale del segno tintorettesco, rapido e incisivo, che nel non finito consente alla luce d’informare e rivelare lo spazio plastico. Nell’interpretazione informale, inoltre, Vedova reinventa la dialettica degli opposti bianco/nero, e la risolve nella dinamicità della forma circolare dell’opera, riferita allo scorrere del tempo e spesso ispirata ai conflitti storici e umani che hanno luogo sul pianeta Terra.

Emilio Vedova, Tondo, 1987 © Grisha Galanthyy, 768×1152 Chiesa di San Fantin, Venezia, Mostra There is a beginning in the end, Museo Pushkin

La messa in scena dell’esposizione si articola in diverse fasi: l’apertura è affidata alla teatrale proiezione dell’artista Dmitry Krymov che occupa tutta la zona absidale della chiesa, ricreandone la spazialità con le dimensioni eroiche – e retoriche – di un dramma contemporaneo ispirato all’Ultima cena della chiesa di San Trovaso a Venezia.
Molto interessante l’installazione multimediale di Irina Nakhova, che rivisita alcune opere di soggetto biblico del maestro veneziano, immergendole visualmente nel confronto con il vissuto contemporaneo dell’artista, con il suo pensiero sulla realtà.
Suggestivo il videomapping con occhio di cielo sulla cupola centrale, mentre sulle pareti della navata domina la proiezione della Creazione degli Animali, dipinto un tempo collocato nella Scuola della Trinità alla Salute e oggi alle Gallerie dell’Accademia. Considerata universalmente un lavoro giovanile, oggi si tende ad attribuirla alla Scuola. 

Irina Nakhova Tintoretto, tritych, 2019 ©-grisha-galanthyy, Venezia, hiesa di San Fantin, mostra There is a beginning in the end, Museo Pushkin,
Irina Nakhova, Tintoretto, tritych, 2019 ©-grisha-galanthyy, Venezia, hiesa di San Fantin, mostra There is a beginning in the end, Museo Pushkin

Così come già sperimentato nella cupola, Nakhova coglie il  “senso panico della natura” e di “un paesaggio che si colora dello stato d’animo dell’intera composizione” (Pallucchini) dove gli uccelli e i pesci si muovano veloci nell’aria “come scoccati dal gesto del Creatore” (Valcanover), ridisegnando il quadro dell’artista che imita l’operare divino della natura. L’immagine emerge dall’acqua e si dissolve nelle acque inquinate della civiltà odierna, in un canone di rigenerazione che oscilla tra solve e coagula.
 Gary Hill (USA) ha realizzato infine una suggestiva installazione elettro-visiva, potentemente dark nell’ambiente interamente oscurato dello spazio architettonico – che viene completamente ricreato come spazio della coscienza – molto turbolenta e rumorosa.
La mostra sarà aperta al pubblico fino all’11 settembre 2019.

 

BFM37- Il cinema di Carmelo Bene

Risulta difficile limitarsi ad analizzare la sola esperienza cinematografica di Carmelo Bene, circoscritta ad un periodo di appena sei anni, dal 1967 al 1973, senza citare la vasta produzione teatrale e scritta che l’autore salentino ha composto nel corso della sua vita. Trasferitosi a Roma dalla provincia di Lecce, Bene frequenta discontinuamente accademie teatrali e conduce una vita sregolata, finendo anche spesso arrestato; allo stesso tempo, esordisce sul palcoscenico con Caligola di Alberto Ruggiero e si approccia all’Ulisse di James Joyce, scoperta che condizionerà fortemente la sua poetica e, di conseguenza, la sua cinematografia. Dopo dieci anni dedicati al teatro, nel 67′ arriva la proposta da parte di Pier Paolo Pasolini di partecipare al suo film Edipo Re: inizia, con l’adattamento di un’opera teatrale, l’esperienza di Bene al cinema, che esordirà alla regia l’anno successivo con Nostra Signora dei Turchi.

BFM 37 -Carmelo Bene in Nostra Signora dei Turchi
BFM37 -Carmelo Bene in Nostra Signora dei Turchi

La prima vera e propria esperienza dietro la macchina da presa è in realtà Hermitage, cortometraggio che Bene dirige nel 1968 per prepararsi alla successiva lavorazione di Nostra Signora dei Turchi: nonostante i due film abbiano una propria personale identità, risaltano subito quelli che saranno i principali caratteri del cinema beniano, come il rapporto con l’impostazione e la recitazione teatrale, le problematiche legate all’essere e al riconoscimento del proprio io e l’ispirazione a maestri del muto come Buster Keaton e C. T. Dreyer. Leggi tutto “BFM37- Il cinema di Carmelo Bene”

Venezia/Biennale Danza 2018. Report from the front

12. Festival Internazionale di Danza Contemporanea. Debora Hay con il Cullbergballetten, in "Figure a sea" (foto @labiennale.org)
12. Festival Internazionale di Danza Contemporanea. Debora Hay con il Cullbergballetten, in “Figure a sea” (foto @labiennale.org)

Fluttuazioni azzurre di costumi leggeri, vibrazioni di corpi che si muovono. Il Cullbergbaletten svedese nella coreografia di Debora Hay rimane una delle immagini piú belle della Biennale Danza di Venezia 2018.
Un incontro tra ventuno danzatori con solida formazione accademica che si aprono alla pioniera americana della sperimentazione, conosciuta fin dall’esperienza del Judson Dance Theatre di New York degli anni 70.
Una meditazione in movimento dove si colgono solo brevissimi e rarissimi sincroni coreografici ma la relazione rimane costante, piena e plasticamente perfetta, imprevedibile ma con un flusso continuo. Leggi tutto “Venezia/Biennale Danza 2018. Report from the front”

Suoni, ricerca e partiture: Venezia, Biennale Musica. EST!

Michele Marco Rossi,, Biennale Musica 2017, Courtesy La Biennale di Venezia / foto A. Avezzu’
Michele Marco Rossi,, Biennale Musica 2017, Courtesy La Biennale di Venezia / foto A. Avezzu’

Quando le luci si allungano e piano piano inizia l’autunno, in quell’arco di tempo tra fine settembre e inizio ottobre, Venezia è bellissima più che mai e ospita vari eventi dedicati alla musica come ambito di ricerca del contemporaneo. Biennale Musica invita all’ascolto dei suoni ispirati ai mondi estremo-orientali e infatti l’edizione 2017 viene intitolata EST! e , come sempre, annovera un mix di musicisti provenienti da tutto il mondo. Leggi tutto “Suoni, ricerca e partiture: Venezia, Biennale Musica. EST!”