Biennale Musica/I Sentieri Selvaggi e la nuova musica moscovita

 

 

Sentieri Selvaggi,Venezia, 55. Festival Internazionale di Musica Contemporanea
Sentieri Selvaggi,Venezia, 55. Festival Internazionale di Musica Contemporanea

 

Biennale Musica 2011: Venezia, Teatro Malibran, 29 e 30 Settembre 2011, Sentieri Selvaggi e Studio for new music Moscow.
Sentieri Selvaggi e Studio for new music Moscow sono due ensemble quasi coetanei: infatti, il gruppo milanese è stato fondato nel 1997 da Carlo Boccadoro, Filippo Del Corno e Angelo Miotto, mentre il 1993 è l’anno di nascita della formazione russa all’interno del Conservatorio di Mosca, grazie all’ucraino Vladimir Tarnopolski, docente di Musica Elettronica.

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Roberto Cascone stories II – Cattelan Funs Club

R. Cascone,“The Two cities”, 2010. (Courtesy GiuseppeFrau Gallery, Gonnesa -CI)
R. Cascone,“The Two cities”, 2010. (Courtesy GiuseppeFrau Gallery, Gonnesa -CI)

Art In Italy chiede a Roberto Cascone di raccontare i prodromi di una delle sue più eclatanti invenzioni artistiche e poi gli sviluppi della propria propensione alla creazione di happening, situazioni, eventi.

Negli anni 90 tra le tue operazioni spicca senza dubbio il Cattelan Funs Club. Come è nata l’idea e qual è il tuo rapporto con Maurizio Cattelan?
Il Club, come accennato, nasce dal tentativo di superare difficoltà relazionali, ai limiti della fobia sociale. Quando Claudia Colasanti mi presentò Maurizio nel 1992, provai attrazione ma anche repulsione per lui. Fui gentile, ma lui, senza motivo, attaccò a fare battute su fatto che mi firmassi Mistika Zero (mi chiamava Mistiche Nutelle, un gruppo oggi sciolto). Cattelan dunque rappresentò subito un problema, creando in me invidia e simpatia, incarnando le mie difficoltà relazionali all’interno del sistema dell’arte. Le parole di uno dei massimi sostenitori economici del Club, il collezionista PierLuigi Mazzari, che un giorno mi rilasciò un’intervista in cui sosteneva che detestava Cattelan come persona almeno quanto lo amava come artista, spiegano bene il mio conflitto emotivo.

R. Cascone, L'incontro della madre di Cascone con Cattelan, da  “Cattelanews”, 1997.
R. Cascone, L'incontro della madre di Cascone con Cattelan, da “Cattelanews”, 1997.

Non potevo che trasformare il problema sublimando la rabbia in “amore fanatico”. Così, sempre nel ’94, esposi  Omaggio a Maurizio Cattelan (il calco dei miei denti, argentati e fluttuanti in un cielo blu metallizzato), poi, a fine anno, progettai qualcosa che fosse virale, simbiotico ai limiti del parassitismo, giusto per lui al punto che non potesse sottrarsi all’operazione, ma che mi desse libertà di manovra. Funzionò. Infatti creò fraintendimenti e qualcuno arrivò a scambiarlo per una sua operazione. La cosa ci stava, ma Maurizio si infuriò al punto che, senza nemmeno voler sapere chi la pensava così (tra i tanti Giorgio Verzotti), mi ingiunse di scrivere sulla fanzine, Cattelanews, che considerava un cretino chi lo diceva.
Il Club, quindi, ha una matrice diciamo biografica e “terapeutica”, ma va inquadrato in un progetto più ampio, quello di RA First Agency, nata a sua volta dall’esperienza di Rentwork, agenzia di noleggio opere d’arte, e di Artplan, l’archivio delle idee. Col primo lavoro mi ero creato un’identità da promoter, mentre col secondo gestore di una banca dati alla quale chiunque poteva accedere purchè depositasse almeno un’idea della quale perdeva il copyright (una sorta di collettivizzazione dei progetti).
Il RA è composto dalle iniziali delle due operazioni, ma, come tutta la sigla, vuole ricordare e dare vita ad un fantasioso progetto di mio fratello, purtroppo arenatasi in un letto di contenzione. Egli nel 1985, convinto di essere la reincarnazione di Ammone RA, deciso a raccogliere fondi per un concerto per l’Africa, aprì, con tanto di partita IVA, l’Agenzia, arrivando a ricevere l’interessamento di vari potentati economici, tra cui Fiat, Fininvest, ecc.

Massimo Cascone interpreta il video “Comico a domicilio”. Arte x tutti, 1997.
Massimo Cascone interpreta il video “Comico a domicilio”. Arte x tutti, 1997.

Con l’Agenzia, che come molte attività nostre era a conduzione famigliare, collaboravano mia moglie Mari Iodice, e, occasionalmente, mia madre Maria Luisa, il vero “problema” di casa. Nel 1997, quando RA First (e quindi il CFC che era la nostra operazione di maggior successo), fece la mostra “Arte per tutti” con Loredana Parmesani, portammo oltre al Club, Lavori in corso (di cui parlo più avanti) e il Comico a domicilio, paghi solo se ridi, un video in cui mio fratello leggeva i titoli di alcuni miei racconti comici, mentre sul suo capo incombeva un quadro ad olio in misura reale che mi rappresenta a un anno di vita. Il video, che non ha niente di divertente, nonostante i racconti siano piaciuti a Paolo Rossi che li ha voluti per il suo show Scatafascio, fu gradito da Maurizio che mi fece i complimenti, quindi, conosciuta la mamma, staccò da una parete un’opera altri artisti e gliela diede a mò di fiore. Le foto le pubblicai subito sulla fanzine che testimonia un interesse e l’adesione di diverse centinaia di soci, a favore e persino contro Maurizio (sul lavoro del fachiro alla Biennale ho scritto un editoriale a favore e uno contro), anche perchè eravamo funs, e Maurizio divideva noi e il mondo, favorendo un’atmosfera di ambiguità dal sapore paradossale e non sense. Leggi tutto “Roberto Cascone stories II – Cattelan Funs Club”

Roberto Cascone stories parte I – da Habermas a Mistika Zero

R. Cascone, Copertina del libro “Artherapy. Curarsi con l’arte contemporanea.”, 2007.
R. Cascone, Copertina del libro “Artherapy. Curarsi con l’arte contemporanea.”, 2007.

Reduce dal web-project agostano “Come creare un’opera d’arte inutile” e in procinto di iniziare una nuova “operazione artistica ” rigorosamente top secret, l’artista e giornalista napoletano Roberto Cascone racconta ad AII scena e retroscena di alcune azioni ludico-creative che dagli anni Novanta fino ad oggi lo hanno visto protagonista, accanto a personaggi come Maurizio Cattelan, Paolo Rossi, Piero Chiambretti, per fare qualche nome, dalle performances di Mistika Zero e del Cattelan Funs Club, al tuffo nella psiche di Artherapy e alla poesia digitale delle sue  Life forms. circa 25.000 immagini “pensate per il tessile e la ceramica, ispirate all’idea di forma e di vita, in particolare microscopica (virus e batteri)”.

Il tuo percorso artistico, ricco di esperienze eterogenee, sembra essersi svolto coerentemente all’insegna della “scienza delle soluzioni immaginarie”, la famosa Patafisica di Alfred Jarry. (se è vero) Come sei giunto a questo esito?
Credo che l’arte, per come la intendiamo oggi in Occidente, sia davvero una soluzione… Leggi tutto “Roberto Cascone stories parte I – da Habermas a Mistika Zero”

Michele Mattiello. L’urlo come fotografia dell’inconscio

Urlo ventuno, Michele Mattiello esposizione "l'Urlo", Padova, 2011
Urlo ventuno, Michele Mattiello esposizione "l'Urlo", Padova, 2011

Venerdì 6 maggio alle ore 18.00 alla libreria Pangea di Padova, nell’ambito del festival Padova Aprile Fotografia – I territori del corpo inaugura la mostra “L’Urlo” di Michele Mattiello.
Il fotografo patavino giunge alla serie dell’Urlo come a una svolta rispetto alle esperienze precedenti e a una sintesi di anni di sperimentazione su mezzi e materiali della fotografia, incominciata fin da ragazzo quando seguiva con l’obiettivo a teatro il padre e il fratello mentre calcavano le scena.
Il vero e proprio percorso di ricerca inizia nel 2004, quando Mattiello realizza dei reportage in alcune comunità gestite da Codess Sociale (onlus), in cui sviluppa una tecnica narrativa fondata sulla neutralità dell’osservatore e sullo zavattiniano “pedinamento” del soggetto: il “raccontare la realtà come una storia”, in un classico b/n. Qui incomincia l’esercizio d’empatia con il soggetto stesso che sarà fondamentale nella messa in scena di un “urlo” reale e si afferma l’idea di funzione auto-terapeutica della fotografia.
Segue la serie “Tracce” (2007-2008), in cui lo scenario di pietra a Erto è espressione di un dramma consumato, quello del Vayont. La luce zenitale si staglia nettissima nel nero assoluto dell’ombra e definisce la qualità della materia. Il taglio espressionista dell’immagine segna l’inquietudine del male incombente. Nelle “Nature Morte” del 2008 la tragedia si compone nella catarsi del compimento e la contemplazione della morte rituale del maiale è resa nelle gradazioni di grigio in un sontuoso b/w digitale.
Nell’Urlo il gesto assume una funzione liberatoria. Le barriere tra arte scenica, fotografia e realtà psicosomatica sono da considerarsi abolite. La nudità testimonia una ricerca esistenziale relativa alla condizione umana e alle sue profonde contraddizioni.
Mattiello in questa serie ritorna all’uso del colore ed elabora un’originale tecnica di trasferimento dell’immagine: “L’urlo toglie al soggetto una seconda pelle, quella delle convenzioni e mette a nudo il proprio momento di debolezza. Togliere l’emulsione superficiale di una foto per trasferirla su carta, è togliere la seconda pelle della foto, spogliarla dal suo supporto”, afferma il fotografo.
Una luce morbida, frontale, individua i volumi; la messa a fuoco e l’esposizione sono corretti. Il processo di trasferimento dell’icona genera la drammatizzazione della materia, che collassa, si raggrinzisce e si deteriora, ma anche quella della forma, che si altera e si fa ectoplasmatica, pur mantenendo intatta l’identità individuale del soggetto e la sua forza espressiva. Nitidissimi dettagli emergono dal fondo nero e caliginoso dell’immagine, che rievoca la qualità di un vecchio dagherrotipo. L’icona usualmente si compone di quattro foto che formano, dice Mattiello “un piccolo reportage sulla persona, un polittico”.
Dall’esperienza fotografica dell’Urlo emerge la fluidità emozionale di sentimenti e paure che, sublimando, trasformano la realtà nell’evento condiviso della creazione di un’opera d’arte.

L’Urlo
Michele Mattiello
Padova Aprile Fotografia – I territori del corpo
6/05 -4/06 2011
Libreria Pangea
via S. Martino e Solferino 106
35122 Padova
orario: mar-sab 9.30-12.30 e 15.30-19.30
vernissage: venerdì 6 maggio alle ore 18.00
Centro Nazionale di Fotografia
tel +39 049 820451 +39 049 8204530 fax + 39 049 8204532
http://cnf.padovanet.it
cnf@comune.padova.it
http://www.michelemattiello.com
http://www.michelemattiello.com/bio.html

Assisi/Land art: un ombrello per proteggersi dal Millennio

Sotto l'Ombrello, Alexander Jakhnagiev, Corso Mazzini, Perugia, 2011, foto Valentina Silvestrini
Sotto l'Ombrello, Alexander Jakhnagiev, Corso Mazzini, Perugia, 2011, foto Valentina Silvestrini

Eccezionalmente per un solo weekend ad Assisi (Perugia), città Patrimonio Mondiale dell’Unesco e simbolo universalmente riconosciuto dei principi di pace e fratellanza tra i popoli, sarà possibile prendere parte ad un’ installazione di Land art unica e dal grande valore emblematico.

Da venerdì 29 aprile a domenica 1 maggio 2011, con inaugurazione ufficiale sabato 30 Aprile 2001 alle ore 11.00, quanti si troveranno a passeggiare lungo il centralissimo Corso Mazzini, potranno ammirare ed essere parte attiva di Sotto l’Ombrello: un’installazione urbana ideata e realizzata dell’artista bulgaro Alexander Jakhnagiev, con la curatela dalla dottoressa Maurizia Berardi. Oltre 500 ombrelli dipinti, verranno collocati a circa 5 metri di altezza, sullo sfondo della basilica di San Francesco e della chiesa di Santa Chiara.
Protagonisti dell’intervento, saranno proprio gli ombrelli dipinti, risultato tangibile di una serie di iniziative promosse nel corso del 2010 che hanno visto all’opera i bambini delle scuole di Assisi, affiancati da Alexander Jakhnagiev.

L’artista, figlio d’arte, il padre è Ivan Jakhangiev, non è nuovo a progetti di pittura interattiva insieme ai più giovani:

numerose sono state le performance realizzate nelle scuole. Recentemente in occasione di una mostra a fine benefico esposta presso il Parlamento italiano, ha coinvolto il Presidente della Camera l’Onorevole Gianfranco Fini ed alcuni deputati in un’iniziativa di pittura interattiva con i bambini romani.
Obiettivo del progetto è lanciare da Assisi un segnale forte sul concetto di “protezione”, a partire dalla riflessione attorno al valore emblematico dell’ombrello, oggetto che tradizionalmente possiede una valenza religiosa e regale. Da Assisi, un insieme di ombrelli variopinti, invierà al mondo un messaggio di sicurezza- protezione- salvezza da ogni forma di “pioggia”, così come dalle insidie del quotidiano, quali il terrorismo, le malattie o le pressanti questioni ambientali.
Dalla città umbra l’installazione si sposterà a Roma, Milano e in altre città europee.

Valentina Silvestrini

Sotto l’Ombrello
Alexander Jakhnagiev
Corso Mazzini, Perugia
29 aprile – 1 maggio 2011
inaugurazione sabato 30 Aprile 2001 alle ore 11.00
Centro d’arte Vista
tel /fax 0699704321
www.vistatv.it
info@vistatv.it