Venezia – Art Déco e Futurismo della collezione Marzadori a Ca’ Pisani

Inaugurata oggi a Venezia – e aperta al pubblico dal 28 Marzo, la mostra Ca’ Pisani. Il 900 ritrovato, una selezione di giocattoli d’autore, arredi e oggetti quotidiani proveniente dalla Collezione Marzadori (Freak Andò, Bologna). L’esposizione è suddivisa in due sezioni: oggetti del quotidiano tra Futurismo ed Art DécoGiocattoli Futuristi e del Novecento.

Giocattoli autarchici del periodo fascista. Bambola "Balilla" e treni con le insegne del regime, Collezione Marzadori in mostra a Ca' Pisani, Venezia. Foto Octavian Micleusanu
Cavallino in ceramica rossa di Giovanni Gariboldi (Richard Ginori, 1933). Collezione Marzadori, in mostra a Ca’ Pisani, Venezia.

Il catalogo-design della mostra, rivestito d’alluminio policromo, è esposto in una delle eleganti vetrine d’epoca presenti nella hall dell’albergo, anch’esso arredato in stile, con armadi, specchiere, arazzi degli anni ‘30 e ‘40, e tempere originali di Fortunato Depero.
La scelta degli oggetti è allestita secondo un disegno ben preciso sui tre piani dell’albergo veneziano, di proprietà della famiglia Serandrei, che ha acquisito parte della collezione in mostra per l’arredo delle stanze dell’Hotel Design.
Il percorso della mostra si sviluppa per nuclei tematici ponendo in luce i diversi e spesso antitetici aspetti della storia culturale italiana (socialismo e fascismo, internazionalismo e autarchia artigianato e industria, lusso e ruralità, guerra e ideali evolutivi e spirituali, ecc.), nel lungo e travagliato momento della formazione identitaria avvenuta della prima metà del Novecento, attraverso gli oggetti d’uso quotidiano, la pedagogia, il gioco, lo status symbol, la propaganda.

Giocattoli autarchici del periodo fascista. Bambola "Balilla" e treni con le insegne del regime, Collezione Marzadori in mostra a Ca' Pisani, Venezia. Foto Octavian Micleusanu
Giocattoli autarchici del periodo fascista. Bambola “Balilla” e treni con le insegne del regime,,, Collezione Marzadori in mostra a Ca’ Pisani, Venezia. Foto Octavian Micleusanu

Oltre a veri e propri capolavori anonimi, tra gli autori presenti in mostra vi sono Ponti, Gariboldi, Diulgheroff, Mazzotti, Simonetto, Pacetti, Hagenauer, Bevilacqua, Baldelli, Lenci, Tavolara, Cambellotti, Bonazzi, Agostoni detto “Cirillo” e tanti altri.
Erede delle comunità utopiche intrise di socialismo umanitario d’impronta teosofica – ispirate all’esempio della Confraternita di San Luca e delle Arts and Crafts inglesi – e fondato sul recupero delle radici tradizionali e regionali della cultura popolare tra Otto e Novecento, il design contemporaneo si è formato attraverso l’esperienza delle avanguardie internazionali novecentesche, che dagli archetipi culturali di ogni popolo del mondo trassero il pensiero e le forme universali.
I più importanti intellettuali dell’epoca, provenienti dalle varie discipline unirono le forze nel periodo prebellico e tra le due guerre aspirando ad un mondo migliore: pensiamo al nucleo junghiano di Monte Verità, al Bauhaus in Germania e, in Italia,  all’impegno intriso di fiducia nell’umanità futura del pedagogo Luigi Marcucci e degli scrittori Giovanni Cena, Sibilla Aleramo e Duilio Cambellotti nelle scuole rurali italiane per sollevare le condizioni materiali e intellettuali delle popolazioni dell’Agro romano.
Per le stesse scuole, Alessandro Marcucci progettò in legno dolce il banco e le sedie da esso svincolate presenti in mostra.  Proprio di Cambellotti invece è il bufalo in legno naturale oggi a Ca’ Pisani, facente parte di una mandria fatta realizzare nel 1915 dai reduci di guerra, per poter concedere loro un impiego. Nelle vetrine dell’albergo è possibile ammirare anche i meravigliosi materiali didattici costruttivisti ideati da Maria Montessori, tra i quali il “metafisico” cofanetto celeste di solidi platonici, utilizzati anche da Friedrich Fröbel per i suoi kindergarten, come ricorda Frank Lloyd Wright, frequentati anche da Kandinsky, Klee, Mondrian e Le Corbusier.

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Giochi polimaterici per la didattica montessoriana, Collezione Marzadori, Hotel Ca’ Pisani, Venezia. Foto Octavian Micleusanu

Nelle vetrinette al pianterreno, emergono episodi di puro design che presentano oggetti dalle linee dinamiche ed essenziali quali il cavallino rosso in ceramica disegnato da Giovanni Gariboldi per la Richard Ginori e presentato alla Triennale del 1933 , la macchina nera a tre ruote in stile Streamline timbrata Rizzoli (1938) e la gondola in legno e ottone cromato marcata”Atelier Hagenauer Wien” di Karl Hagenauer, presente in mostra con il flessuoso linearismo Déco delle sue statuette metalliche. 

La mostra si apre poi su di una stanza presidiata dai Pinocchio di Carlo Collodi, dove cavallucci a dondolo sono sospesi alle travi del soffitto e  un Giocatore di “pallone” in alluminio sbalzato è collocato sulla cappa di un camino. A Pinocchio è dedicata una vetrinetta in cui si trovano pure una sedia disegnata per una cameretta da Attilio Mussino, che illustrò la prima edizione della fiaba iniziatica, un Pinocchio che cavalca il Pescecane degli anni Trenta, ed un Pinocchio sciatore esclusiva Walt Disney per l’Italia e per l’Impero del 1940.

Il Signor Bonaventura in pannolenci e Topolino coloniale, Collezione Marzadori, Ca’ Pisani, Venezia. Foto Octavian Micleusanu

Ai piani superiori si sviluppano le due sezioni principali dell’esposizione: vi è la vetrina dei giocattoli autarchici in legno con le simbologie del regime e i treni, gli aerei, le automobili componibili realizzati in gergo futurista; i Birilli a forma di missile (1916) dello scultore Giovanni Prini, i calciatori della “Triestina” (Creazioni Delfino, 1930), due Signor Bonaventura (di Sergio Tofano) in pannolenci degli anni Venti e Trenta, che sembrano usciti da un numero del “Corriere dei Piccoli”; la bambola Balilla, e quelle con i costumi regionali (tra le quali il cinghiale in legno e la bambola in legno e feltro in costume sardo di Eugenio Tavolara, degli anni ’30); la serie degli sportivi, degli animali, i modelli automobilistici e le camerette per le bambole con arredi Novecento e Déco.

Ceramiche d'autore esposte negli ambienti Déco di a Ca' Pisani a Venezia
Ceramiche d’autore provenienti dalla Collezione Marzadori esposte negli ambienti Déco di a Ca’ Pisani a Venezia. Foto Octavian Micleusanu

Al primo piano, gli oggetti d’uso quotidiano in gran parte acquisiti dall’hotel Ca’ Pisani:  le ceramiche degli autori più noti: Deruta, Pucci, Ginori, quelle delle fornaci di Albisola Marina e Sirmione ; il servizio disegnato da Giò Ponti per la Krupp che fu esposto alla Triennale del 1936.  vetri futuristi veneziani, le scatole per cioccolatini in legno di Emma Bonazzi per Perugina, i presepi futuristi in legno, gli stampi per budini, gli eleganti metalli di Hagenauer, i versatoi metallici in stile razionalista, la meravigliosa pochette deperiana di Lenci, e molte altre “chicche” in una vertiginosa kermesse di vasi, statuette, bicchieri, vassoi tazzine da tè, declinati in una voluttuosa policromia d’altri tempi.
In attesa di un museo permanente che accolga l’immensa  Collezione Marzadori (di cui qualche pezzo è già finito al MOMA), visitate questa mostra.
Roberta Reali

Ca’ Pisani. Il 900 ritrovato
27 marzo- 27 agosto2019
tutti i giorni ore 10.00 – 19.00
Ca’ Pisani Design Hotel
Dorsoduro 979 – 30123 Venezia

 

Andrea Rigobello. Pittura, dialogo col pensiero dell’universo

"Espansione" di Andrea Rigobello, Pescheria Nuova, Rovigo 2011
"Espansione" di Andrea Rigobello, Pescheria Nuova, Rovigo 2011

Il 25 novembre Andrea Rigobello, dopo qualche anno, torna alla Pescheria Nuova di Rovigo con un’esposizione che ne conferma la maturità artistica e la poetica originale: Nous, Noi, Anima Mundi si presenta infatti come un inno alla gioia, alla leggerezza e alla profonda coscienza (sat, chit, ananda,sanskr.) dei sottili rapporti psicologici,e non di meno materialistici, che costituiscono il tessuto dell’universo, vibrante di pensieri, relazioni, meditazioni umane. Leggi tutto “Andrea Rigobello. Pittura, dialogo col pensiero dell’universo”

Roberto Cascone stories II – Cattelan Funs Club

R. Cascone,“The Two cities”, 2010. (Courtesy GiuseppeFrau Gallery, Gonnesa -CI)
R. Cascone,“The Two cities”, 2010. (Courtesy GiuseppeFrau Gallery, Gonnesa -CI)

Art In Italy chiede a Roberto Cascone di raccontare i prodromi di una delle sue più eclatanti invenzioni artistiche e poi gli sviluppi della propria propensione alla creazione di happening, situazioni, eventi.

Negli anni 90 tra le tue operazioni spicca senza dubbio il Cattelan Funs Club. Come è nata l’idea e qual è il tuo rapporto con Maurizio Cattelan?
Il Club, come accennato, nasce dal tentativo di superare difficoltà relazionali, ai limiti della fobia sociale. Quando Claudia Colasanti mi presentò Maurizio nel 1992, provai attrazione ma anche repulsione per lui. Fui gentile, ma lui, senza motivo, attaccò a fare battute su fatto che mi firmassi Mistika Zero (mi chiamava Mistiche Nutelle, un gruppo oggi sciolto). Cattelan dunque rappresentò subito un problema, creando in me invidia e simpatia, incarnando le mie difficoltà relazionali all’interno del sistema dell’arte. Le parole di uno dei massimi sostenitori economici del Club, il collezionista PierLuigi Mazzari, che un giorno mi rilasciò un’intervista in cui sosteneva che detestava Cattelan come persona almeno quanto lo amava come artista, spiegano bene il mio conflitto emotivo.

R. Cascone, L'incontro della madre di Cascone con Cattelan, da  “Cattelanews”, 1997.
R. Cascone, L'incontro della madre di Cascone con Cattelan, da “Cattelanews”, 1997.

Non potevo che trasformare il problema sublimando la rabbia in “amore fanatico”. Così, sempre nel ’94, esposi  Omaggio a Maurizio Cattelan (il calco dei miei denti, argentati e fluttuanti in un cielo blu metallizzato), poi, a fine anno, progettai qualcosa che fosse virale, simbiotico ai limiti del parassitismo, giusto per lui al punto che non potesse sottrarsi all’operazione, ma che mi desse libertà di manovra. Funzionò. Infatti creò fraintendimenti e qualcuno arrivò a scambiarlo per una sua operazione. La cosa ci stava, ma Maurizio si infuriò al punto che, senza nemmeno voler sapere chi la pensava così (tra i tanti Giorgio Verzotti), mi ingiunse di scrivere sulla fanzine, Cattelanews, che considerava un cretino chi lo diceva.
Il Club, quindi, ha una matrice diciamo biografica e “terapeutica”, ma va inquadrato in un progetto più ampio, quello di RA First Agency, nata a sua volta dall’esperienza di Rentwork, agenzia di noleggio opere d’arte, e di Artplan, l’archivio delle idee. Col primo lavoro mi ero creato un’identità da promoter, mentre col secondo gestore di una banca dati alla quale chiunque poteva accedere purchè depositasse almeno un’idea della quale perdeva il copyright (una sorta di collettivizzazione dei progetti).
Il RA è composto dalle iniziali delle due operazioni, ma, come tutta la sigla, vuole ricordare e dare vita ad un fantasioso progetto di mio fratello, purtroppo arenatasi in un letto di contenzione. Egli nel 1985, convinto di essere la reincarnazione di Ammone RA, deciso a raccogliere fondi per un concerto per l’Africa, aprì, con tanto di partita IVA, l’Agenzia, arrivando a ricevere l’interessamento di vari potentati economici, tra cui Fiat, Fininvest, ecc.

Massimo Cascone interpreta il video “Comico a domicilio”. Arte x tutti, 1997.
Massimo Cascone interpreta il video “Comico a domicilio”. Arte x tutti, 1997.

Con l’Agenzia, che come molte attività nostre era a conduzione famigliare, collaboravano mia moglie Mari Iodice, e, occasionalmente, mia madre Maria Luisa, il vero “problema” di casa. Nel 1997, quando RA First (e quindi il CFC che era la nostra operazione di maggior successo), fece la mostra “Arte per tutti” con Loredana Parmesani, portammo oltre al Club, Lavori in corso (di cui parlo più avanti) e il Comico a domicilio, paghi solo se ridi, un video in cui mio fratello leggeva i titoli di alcuni miei racconti comici, mentre sul suo capo incombeva un quadro ad olio in misura reale che mi rappresenta a un anno di vita. Il video, che non ha niente di divertente, nonostante i racconti siano piaciuti a Paolo Rossi che li ha voluti per il suo show Scatafascio, fu gradito da Maurizio che mi fece i complimenti, quindi, conosciuta la mamma, staccò da una parete un’opera altri artisti e gliela diede a mò di fiore. Le foto le pubblicai subito sulla fanzine che testimonia un interesse e l’adesione di diverse centinaia di soci, a favore e persino contro Maurizio (sul lavoro del fachiro alla Biennale ho scritto un editoriale a favore e uno contro), anche perchè eravamo funs, e Maurizio divideva noi e il mondo, favorendo un’atmosfera di ambiguità dal sapore paradossale e non sense. Leggi tutto “Roberto Cascone stories II – Cattelan Funs Club”

La modernità di Tamara de Lempicka al Vittoriano

Tamara de Lempicka Il telefono, 1930 Olio su tavola, 34,9 x 26,9 cm Collezione privata ©1980 TAH / Museum Masters International NYC
Tamara de Lempicka Il telefono, 1930 Olio su tavola, 34,9 x 26,9 cm Collezione privata ©1980 TAH / Museum Masters International NYC

Le morbide curve delle odalische di Ingres e i solidi volumi geometrici del cubismo sintetico. La linea serpentinata e i colori  metallici del Pontormo  e l’algida perfezione formale del Bronzino, sommate all’esaltazione della tecnologia e al dinamismo futurista, congelato tuttavia nel ritorno all’ordine internazionale degli anni Venti. Gli Anni Folli: tutto questo e ancor di più nella pittura Déco di Tamara de Lempicka, nuovamente alla ribalta con una grande mostra (oltre 120 tra dipinti, foto e film) recentemente inaugurata al Complesso del Vittoriano a Roma, Tamara de Lempicka. La regina del moderno. La pittrice della mondanità e dell’emancipazione femminile, nata a Mosca (1898-1980) da madre polacca di origine francese e dal ricco padre ebreo russo, dipinge familiari ed amici in un contesto di ricchezza, fascino e raffinatezza, ma anche di trasgressione e glamour che è quello stesso che permea la sua vita. Travestita da contadina polacca  si presenta con un oca al guinzaglio ad una festa al futuro marito, Tadaeusz Lempicki; Tamara incarna lo stile aggressivo e disinibito della donna metropolitana che ritrae nelle sue tele: libera nei costumi sessuali fa uso di cocaina, ama uomini e donne che spesso ritrae nelle sue opere; seduce e respinge perfino un attempato D’Annunzio, nell’intento di ritrarlo per ricavarne pubblicità. Allestisce grandi e costose feste, conosce e frequenta gli artisti delle avanguardie, assorbendone l’insegnamento e, nel pieno spirito del Déco, si diletta anche come arredatrice, realizza abiti e  crea un colore per rossetto della Revlon. Il suo successo è enorme nella prima parte della sua vita, cui segue il matrimonio col Barone Kuffer e, dopo la crisi del ’29 un periodo di depressione, la svolta pauperista e astrattista. Quindi il trasferimento negli Stati Uniti e nel Messico, l’ oblio e poi, dal 1972, il rilancio e un successo crescente che perdura ancor oggi. Le ceneri di Lempicka, scomparsa nel 1980, sono state asperse sul vulcano Popocatepeti.

Tamara de Lempicka. La regina del moderno
Complesso del Vittoriano
Via san Pietro in Carcere, Fori Imperiali, Roma
11 Marzo – 3 luglio 2011
lun-gio 9.30-19.30; ven sab 9.30-23.30; dom 9.30-20.30
tel 06 780664
segreteria-vittoriano@comunicareorganizzando.it

Obiettivo Donna al Digital Photo Fest di Lucca

LDPFFino al 12 dicembre, La Donna è protagonista della sesta edizione del  festival internazionale di fotografia e video arte di  Lucca, LUCCADigitalPHOTOfest: 17 mostre, workshop, conferenze di grandi autori, incontri al Photocafè hanno invaso il centro storico della città toscana.

Ospite d’onore del Festival quest’anno è l’artista statunitense Sandy Skoglun, presente a Villa Bottini fino al 30 gennaio con la retrospettiva The power of imagination, ricca delle sue immaginifiche messe in scena.
Tra le molte iniziative, è da menzionare a Palazzo Ducale l’anteprima assoluta la mostra “Bye bye baby, Marylin”,   un’ottantina d’immagini della collezione Giuliana Scimé che presentano l’attrice icona della sensualità nell’interpretazione di grandi fotografi come Richard Avedon, George Barris, Bruno Bernard Andre de Dienes, John Florea, Philippe Halsman, Tom Kelley, Bert Stern, ma anche di professionisti che l’hanno ritratta nel set e nel privato. Ci sarà inoltre una sezione “Marilyn e il desiderio collettivo” , con oggetti rari e divertenti ispirati alla diva.
Sempre a palazzo ducale, la mostra Horst P. Horst, 50 foto di moda, ritratti e studi di nudo, tra cui rarissime stampe vintage e al platino di  uno dei più celebrati fotografi glamour, ma anche un’esposizione più intima, con le foto di  Francesca Woodman (collezione Sozzani).

Sandy Skoglund,Revenge of the Goldfish, © 1981
Sandy Skoglund,Revenge of the Goldfish, © 1981

In altre sedi, si prosegue con Il dono analisi di Giorgia Fiorio (patrocinio Unesco),10013 – TriBeCa di Donna Ferrato( The W. Eugene Smith Grant in Humanistic Photography 1985).
Not only Women di Michel Comte, Paralipomeni di Paola Binante, Il Teatro della Vita di Jan Saudek, Cvetana Maneva, ritratto-istallazione dei due artisti bulgari
Boris Missirkov e Georgi Bogdanov, quindi Di treni, di sassi e di vento, lavoro sulle comunità di zingaridi Sara Munari che ha vinto il Roberto de Carlo – LUCCAdigitalPHOTO Contest 2010 e infine le 200 World Press Photo,  premiate quest’anno dalla World Press Foundation.

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