Venezia 19. Biennale Architettura.Padiglione Canada, Pikoplanctonics. Sede: Giardini. Photo by Octavian Micleusanu
Dopo Il variegato e policromo “Laboratorio del futuro” dell’edizione precedente, curata da Leslie Lokko, L’architetto e ingegnere Carlo Ratti ha chiuso la Biennale Architettura 2025 con un bilancio positivo fatto di grande affluenza, dibattiti intensi e un forte focus su intelligenza artificiale e sostenibilità. L’edizione di Ratti ha segnato un ritorno italiano alla direzione dopo 25 anni e ha portato Venezia al centro del discorso globale sull’architettura contemporanea. La 19ª Mostra Internazionale di Architettura, con oltre 750 partecipanti e 65 padiglioni nazionali, tra cui quattro debutti (Azerbaigian, Oman, Qatar e Togo), si è presentata come un’edizione ricca, ambiziosa e profondamente legata al tema scelto dal curatore Carlo Ratti: “Intelligens. Naturale. Artificiale. Collettiva.” Un titolo che invita a riflettere sulle molte forme di intelligenza che oggi influenzano l’architettura: quella umana, quella delle comunità, quella degli ecosistemi e quella delle tecnologie emergenti. La Biennale Architettura ha guidato un percorso che ha intrecciato tecnologia, ambiente e società, ponendo l’accento sull’uso dell’intelligenza – umana e artificiale – come risorsa per affrontare le sfide di un mondo in crisi. Leggi tutto “Venezia,19. #Mostra Internazionale di Architettura – Intelligens. Naturale. Artificiale. Collettiva”
Joaquin Phoenix ha lanciato il suo Joker sul tavolo da gioco dei grandi poteri e complicità internazionali legati alla guerra genocida in atto a Gaza. 23 minuti, si 23 minuti di standing ovation e quasi insostenibile commozione hanno concluso la proiezione di “The voice of Hind Rajab”.
82esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica – “The voice of Hind Rajab”. Joaquin Phoenix e il cast del film. Foto Octavian Micleusanu 2025
Una rivoltellata, anzi una cannonata al sistema che produce indifferenza, apatia, oscene divisioni e complicità. Una bomba di coraggio e determinazione esplosa al Festival del Cinema di Venezia con potenti ripercussioni politiche. Ovviamente non c’era ne Mattarella ne la Meloni e nemmeno il ministro della cultura Alessandro Giuli e questo la dice lunga sull’imbarazzo che questa cruda opera susciterà d’ora in poi. Manca il sigillo del Leone d’oro, ma è solo questione di tempo mentre l’informazione di regime corre ai ripari, accreditandosi tardivamente, mentre il cosiddetto dissenso tace imbarazzato vedendosi rubato il logos. Joaquin Phoenix ha calato sul tavolo il suo Joker e sa bene ciò che sta facendo, una guerra che non fa prigionieri, all’omertà conformista, all’induzione all’indifferenza, al nichilismo, al comodo silenzio del narcisismo egoista che distrugge interi popoli.
82a Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia – Kaouther Ben Hania con l’immagine di Hind Rajab “The voice of Hind Rajab”. Joaquin Phoenix e il cast del film. Foto Octavian Micleusanu 2025
“The voice of Hind Rajab” non è solo questo, ma anche un vero capolavoro cinematografico in termini tecnici e qualitativi. Una scomoda rivoluzione paradigmatica che trasuda dalle consapevoli espressioni del cast sul Red Carpet, autentiche maschere apotropaiche che trasformano e sconvolgono tutto, il Festival, la critica, l’opinione pubblica finalmente smascherati con folle gentilezza. Il protagonista principale di “The voice of Hind Rajab” non è lei, nemmeno la guerra, l’orrore, la demoniaca IDF o il neonazismo israeliano, no. Il protagonista è quello che chiamiamo sistema, che ci induce a non agire, a dividerci su principi fondamentali, come l’assoluta priorità di salvaguardare la vita dei bambini.
82a Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia – Kaouther Ben Hania “The voice of Hind Rajab”. Leone d’argento. Foto Octavian Micleusanu 2025
Il sistema che protocolla tutto, codificando persino il primordiale istinto alla conservazione della vita. Il sistema che induce alla nichilista indifferenza, all’assuefazione culturale ai peggiori crimini. Il sistema che incuba e genera, coltiva e plasma uno a uno, non esseri umani ma gusci vuoti. Un sistema che si avvale di demoni che rendono questi “gusci vuoti” plausibilmente giustificati, legittimati a soverchiare anche l’ultima scintilla di umanità, soffocandola giù, sempre più giù, per sostituirla coi suoi orpelli scintillanti. E allora capisci… Come abbiamo potuto ignorare una bambina che, sommersa dai corpi dilaniati, implora gridando “SALVATEMI”.
82a Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia – Kaouther Ben Hania e Alberto Barbera il direttore della 82ª Mostra del Cinema di Venezia. Foto Octavian Micleusanu 2025Come lei altri 25.000 bambini che non pochi reputano vittime necessarie, o giustificano questo orrore che travalica i confini, roboante, fino alle sale del Festival del Cinema di Venezia.
Personalmente vi ho già maledetto tutti mille volte voi “gusci vuoti” in questi cinque anni ed è inutile che mi ripeta. Ma riconosco l’inutilità di maledirvi ancora. Andate a vedere quest’opera e andateci a stomaco vuoto, almeno questo fate, se non siete così codardi. Dario Rigoni
FETONTE il mito del fiume Po Alle origini del Delta padano – Gianluigi Ceruti, Leobaldo Traniello, Roberta Reali, Roberto Bottari, redazione Yìlenia Visentin, editore Agorà-Factory, 2023. In copertina, la versione della Caduta di Fetonte di Michelangelo del British Museum. ca. 1532
Introduzione – A celebrazione della recente scomparsa di uno degli uomini politici più capaci nati tra Adige e Po, avvocato, deputato, ambientalista e animalista attivissimo, profondo conoscitore del territorio fin dagli esordi, Gianluigi Ceruti (Rovigo, 10/02/1937 – 8/08/2025), padre della legge omonima – sui «Parchi nazionali e le altre aree naturali protette» n. 394 del 6 dicembre 1991 – dedichiamo questo bell’articolo di Fiorella Vicariotto sul libro da lui scritto in collaborazione con la sottoscritta, Roberta Reali, con lo storico Leobaldo Traniello e il fotografo Roberto Bottari per i tipi di Agorà-Factory. Un omaggio al mito del Polesine, quello di Fetonte, legato alla via dell’ambra nell’età del bronzo e a molti altri temi storico-artistici, psichici, cosmogonici, naturalistici. Ricordo la carrellata di presentazioni, coordinate dalla regia della formidabile YIlenia Visentin, segretaria e redattrice, partecipi i figli Riccardo e Marco Ceruti: dalla première a villa Badoer, con Eike Schmidt, allora Direttore degli Uffizi, e Gianluigi Stella; a Ferrara, nella Sala dell’Arengo, tra gli affreschi di Luigi Funi, e le letture di Gianna Andrian, con i Caschi blu della cultura, l’archeologa Caterina Cornelio e la storica Lucia Bonazzi coordinate da Maria Guerra. A Battaglia Terme con la valente storica dell’arte Chiara Ceschi, anche a Ca’ Cornera, con Peretto e Diego Crivellari e a Cavanella Adige. Ad Arquà Polesine, con un pubblico caloroso (ringrazio la storica Rosalba Milan), tra cui la sg.ra Albieri, pronipote di quel pescatore, Giovanni detto “Veneri”, che fu giustiziato nel 1806 nella piazza crespinese per la ribellione al tradimento di Napoleone a Campoformio; e infine nella prestigiosa sede della Consiglio Regionale del Veneto, a Palazzo Ferro Fini, interpellati da Laura Cestari, alla presenza di sindaci e assessori di Crespino, Adria, Villadose. Leggi tutto “Gianluigi Ceruti e l’ultimo libro sul Polesine: “Fetonte e il mito del Fiume Po” – La magia di un territorio tra arte, leggenda e storia”
Ormai di casa e sempre ben voluto a Venezia, il cileno Larraìn si ripropone in concorso e per la quinta volta con una commedia horror in bianco nero moderna, satirica e surreale, dove Fantasia e Storia si intrecciano nella storia del vampiro (El conde) Pinocho Augusto Pinochet – la cui vita immortale e quella della sua famiglia si intrecciano nella Storia passata e moderna, passando dalla dittatura cilena all’Inghilterra dell’austerity tatcheriana, assurti a simbolo di avidità, distanza dal popolo e usurpazione di patrimonio pubblico, fino ad arrivare inevitabilmente al non certo sottile riferimento al sangue realmente versato dai cileni per “mantenere in vita” El Conde Pinochet, interpretato ottimamente dal quasi novantenne Jaime Vadell.
La meschinità e impunità dei potenti e le persone (famigliari e non) che vi orbitano attorno a caccia di eredità e capitali nascosti e macchiati di sangue si ripetono nel tempo e nei luoghi, e in questa storia di caccia al tesoro non poteva che esserci, con tatto e pudore, anche la Chiesa, che nella sua battaglia contro il male non disdegna spesso sonanti ricompense per la dedizione. “Pinochet è morto libero, impunito e milionario. E quell’impunità lo ha reso eterno”, dice Larrain, alle prese con la sfida di rappresentare Pinochet e ricordare che la memoria delle ingiustizie perpetrate spetta a noi e non richiede necessariamente sangue da versare se si sta attenti a riconoscere i “vampiri” prima che questi chiedano il proprio tributo di sangue.
Punto di forza del film: una fotografia abbacinante e magistrale a firma dello statunitense Ed Lachman. Punto di debolezza del film: per colpire il Potere in senso lato rischia di affievolire la potenza di fuoco sul bersaglio Pinochet. D.Bono
El Conde (2023) regia: Pablo Larràin fotografia: Edward Lachman produttori:Juan de Dios Larraín, Pablo Larraín, Rocío Jadue produttori esecutivi: Cristian Donoso, Sergio Karmy casa di produzione: Fábula distribuzione in Italia: Netflix
L’attesissimo “Oppenheimer“, in uscita nelle sale italiane il 23 agosto – che abbiamo avuto il privilegio di vedere in anteprima – è il nuovo film diretto da Christopher Nolan, un’opera audace e ambiziosa che esplora la vita e la mente di J. Robert Oppenheimer, il riluttante padre della bomba atomica.
Manifesto del film “Oppenheimer” di Christopher Nolan
Con il suo stile distintivo e la sua narrazione stratificata, Nolan ci guida attraverso un viaggio cinematografico che va ben oltre la storia, scavando nelle profondità dell’anima umana. “Oppenheimer” offre infatti uno sguardo intimo sulla vita e le scelte del celebre scienziato, dal suo ruolo nella creazione della bomba atomica durante la Seconda Guerra Mondiale, fino al suo tormento morale e alle conseguenze delle sue azioni. Nolan non si limita a raccontare una biografia lineare, ma si addentra nelle complessità del personaggio, esplorando le sue motivazioni, i suoi conflitti interiori e le sfide etiche che lui e il suo gruppo di ricerca hanno dovuto affrontare. Il tocco di Nolan è inconfondibile, a partire dalla sua abilità nel creare una tensione costante e nell’alternare tra diverse linee temporali. Il regista utilizza una miscela di immagini suggestive con tanto di sequenze oniriche da trip psichedelico (durante le visioni del protagonista da studente) combinando abilmente una regia efficace, sebbene meno eclettica dei film precedenti di Nolan, e una narrazione non lineare ma mai dispersiva, come poteva in certi frangenti sembrare Tenet. Cillian Murphy e Robert Downey Jr. (la grande sorpresa del film) sono assolutamente da Oscar. Il sound design a cura di Ludwig Göransson farà sentire lo spettatore come se avesse preso una bomba al petto, contribuendo a rendere Oppenheimer un’esperienza cinematografica a 360 gradi. Sempre più maturo, Christopher Nolan continua a sfidare i confini del cinema convenzionale, con un film che lungi dall’essere perfetto, offre sicuramente un’esperienza cinematografica tanto coinvolgente quanto riflessiva, sia per la nicchia cinefila degli “happy few” che per il grande pubblico. Una pellicola del tutto attuale che fa riflettere sulle implicazioni etiche e morali delle azioni umane, nonché sui panni sporchi degli Stati Uniti, ribaltando magistralmente le aspettative dello spettatore, in quello che fino a metà inoltrata del film sembrava essere il classico racconto di propaganda americana. Forse, in profondità, può esserlo comunque, ma anche se fosse, ciò non andrebbe minimamente a minare la qualità del film. Gino Pellicani
“Oppenheimer“, regia di Christopher Nolan, Regno Unito, Stati Uniti d’America, 2023, 180 min, B/N e a colori, prodotto da Syncopy Films, Atlas Entertainment, distribuzione italiana Universal Pictures
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