Mario Sironi – Il ciclista (1916)

Mario Sironi - Il ciclista, collezione Peggy Guggenheim
Il ciclista (1916) Olio su tela, 96 x 71 cm Fondazione Peggy Guggenheim Venezia © Mario Sironi, by SIAE 2008

Omaggio nel 2008 dei coniugi Pandini alla Fondazione Peggy Guggenheim, Il Ciclista di Mario Sironi è una delle opere più interessanti tra quelle di recente acquisizione.
Nato a Sassari, Sironi frequentò l’Accademia di Belle Arti di Roma e lo studio di Giacomo Balla ed ebbe tra i suoi amici Gino Severini e Umberto Boccioni.
Trasferitosi a Milano, Mario Sironi aderì al Futurismo, condividendo l’esperienza bellica di volontario ciclista assieme a Marinetti.
“Il ciclista” appartiene a questo periodo, ma la pittura dell’artista si dimostra già molto personale.
Iinfatti Sironi non pare interessato a rendere il movimento – tema forte del Futurismo -: in questa ipera i campi di colore sono netti e l’attenzione cade sui volumi.
Tuttavia, pur interessato al Cubismo come anche alla pittura Metafisica di De Chirico – che cercava l’integrazione tra la tradizione artistica italiana e la sua avanguardia moderna, proponendo volumi solidi e monumentali e forme nettamente definite – Sironi  certamente aderisce alla poetica del Futurismo.

Possiamo ascoltare un commento sull’opera Il ciclista grazie agli Icecubes di Ca’ Foscari:

ascolta: Il ciclista di Sironi

Approfondimenti sulla collezione sul sito della Fondazione Peggy Guggenheim.

Da Monte Verità a Monte Visione

Emil Fahrenkamp, albergo in stile razionalista, Monte Verità - Foto Massimo Pedrazzini

Il Palazzo Franchetti Cavalli di Venezia, sede dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti,  ha recentemente ospitato la presentazione di “Monte Visione”, il progetto di rilancio culturale e  fundraising per il restauro del Museo di Monte Verità, complice il concerto per arpa celtica eseguito da Vincenzo Zitello ed il rinfresco “Sapori veri” con le specialità della Svizzera italiana.

Art In Italy ha sentito il direttore del museo Claudio Rossetti e lo storico e curatore Andreas Schwab, che rispondono ad alcune domande:

Claudio Rossetti, qual è la relazione tra l’attuale mission del Museo e lo spirito originario in cui fu fondata la colonia di Monte Verità?

Raccontare la storia di Monte Verità e della sua Utopia affinché i giovani abbiano la possibilità di credere nelle utopie. In questo ha creduto anche il Festival del cinema giovane di Bellinzona, Castellinaria, che ha istituito un premio Utopia per promuovere il bisogno di sognare in questa società. Irene Bignardi, direttore artistico del Festival di Locarno, è tra i sostenitori del nostro progetto.

Qual era l’idea che lo storico dell’arte Harald Szeemann ha realizzato a Monte Verità?

Dopo il periodo di gestione del Barone von der Heydt, che fece costruire il famoso albergo in stile Bauhaus ed il Teatro San Materno, lo slancio creativo di Monte Verità si era in qualche modo esaurito.
Fu Harold Szeemann a rilanciare il museo. Szeemann era molto legato al tema dell’utopia e la sua visione storico-artistica ha contribuito con elementi significativi a valorizzare questa sede espositiva sul piano internazionale. Leggi tutto “Da Monte Verità a Monte Visione”

I percorsi dell’Utopia

Theodor Rehbenitz (1791 - 1861) Tobia e l’angelo - Foto: Andres Kilger SCALA/Art Resource, New York
Theodor Rehbenitz (1791 - 1861) Tobia e l’angelo - Foto: Andres Kilger SCALA/Art Resource, New York

In occasione della recente inaugurazione della mostra Utopia Matters. Dalle confraternite alla Bauhaus alla galleria Peggy Guggenheim di Venezia, percorriamo la traccia invisibile che unisce i temi dell’esposizione ad altri eventi attualmente in corso sul territorio nazionale.

Primitifs, Nazareni e Preraffaelliti, tra Sette e Ottocento scelsero di vivere un ideale romantico ritirandosi in comunità artistiche, privilegiando il contatto con la natura e il piacere del lavoro artigianale in contrapposizione alla dimensione disumana del lavoro industriale. Fondarono in tal modo una nuova estetica della natura e del vivere sociale. Il richiamo, tra gli altri, a Dante, Shakespeare, Keats e Ruskin, all’arte arcaica e alla pittura del primo rinascimento italiano, ispirò loro una pittura luminosa e ricercata, dai toni brillanti e dalle tematiche tratte dalla storie nazionali interpretate nello spirito del cristianesimo delle origini.

Tra i pittori di riferimento, con Perugino e Raffaello, vi fu il domenicano Beato Angelico, che dai preziosismi aurei del gotico internazionale seppe trarre una visione estatica e ieratica del dato naturalistico, considerato nella visione razionale della prospettiva rinascimentale e nella luce zenitale di cui farà tesoro Piero della Francesca.
All’Angelico è dedicata la mostra fiorentina Beato Angelico a Pontassieve. Dipinti e sculture del Rinascimento Fiorentino, fino al 27 giugno, cui è correlata, a Siena, fino all’11 luglio, Da Jacopo della Quercia a Donatello. Le arti a Siena nel primo Rinascimento. Leggi tutto “I percorsi dell’Utopia”

Dante Vecchiato. Autoritratto di un gallerista

Dante Vecchiato
Dante Vecchiato

Pittore o gallerista
La mia passione è da sempre la pittura. Ho studiato all’istituto d’arte Pietro Selvatico di Padova e presso l’Accademia d’arte di Venezia, affascinato più dalla ricerca sulle tecniche e i materiali
che dal dipingere. Come pittore avevo un ottimo contratto, ma al centesimo quadro ho smesso di dipingere. La carriera di artista, per certi mercanti, presuppone che, trovata una formula, la si porti avanti: non avrei più potuto sperimentare.

I classici

Nel 1987 ho cominciato ad esporre Fiume, Treccani, Cascella, come tanti altri, nella vecchia sede di via Dondi dell’Orologio, erano tempi difficili per l’arte contemporanea si vendevano
solo i classici, e Padova non è mai stata Milano.
L’anno dopo, visto che un’opera di Salvatore Fiume costava come un’opera di Lucio Fontana, ho cominciato a comprare le opere di Fontana in circolazione, e dopo una collettiva composta da lavori di Afro, Alberto Burri, Mario Sironi, nel 1988 ho allestito una personale di Lucio Fontana in contemporanea con il Guggenheim di Venezia.

L’informale

Scelgo sempre in base all’intuito e sono un istintivo. L’informale è la corrente artistica che più mi si addice e più mi solletica. Sono nato con l’informale, ho fatto mostre di: Tancredi, Afro, Burri, Vedova e Manzoni. Tancredi risveglia l’emozione, è molto romantico e coinvolge lo spettatore in modo molto diverso da Pollock, in realtà più freddo, forse perché legato alla sola azione.

La Transavanguardia

Ho guardato alla Transavanguardia quando nessuno ci credeva: allora sembrava che tutto fosse già stato detto e il nuovo orizzonte artistico italiano era formato solo da questi, allora giovani, artisti che cercavano di proporsi come alternativa all’egemonia della ricerca concettuale e di esprimere nuove idee attraverso una rivisitazione del passato, la ripresa della manipolazione e del colore con l’aiuto e l’appoggio del grande critico Achille Bonito Oliva.

Il Nouveau Réalisme

Il mio Nouveau Réalisme posso dire di averlo vissuto di prima persona, accanto al grande artista Arman, che ho frequentato e promosso direttamente in Italia, un artista pieno di risorse. Se ogni artista ha un auge che dura più o meno un decennio, i Nouveau Réalistes hanno avuto trent’anni per il talento con cui hanno recuperato e trasformato gli oggetti. Sempre pronti a creare nuove situazioni, sono ancora attualissimi e di caratura mondiale: vi sono opere di Arman e César in tutti i musei d’arte contemporanea del mondo.

Basquiat

Nel 1982 alla mostra Transavanguardia Italia/America di Modena mi colpii la “Monna Lisa” di Basquiat : una rappresentazione in chiave molto cruda, fatta di soli segno e gesto. Ho mostrato Basquiat in un allestimento itinerante tra Cortina e Forte dei Marmi, quando le quotazioni erano già alte, anche se ora lo sono molto di più; non avevo fatto calcoli, ero andato solo di intuito, lo riconoscevo un’artista di molto superiore agli altri, e non mi ha deluso.

Keith Haring

Haring, esposto nella nostra sede di Milano, sono riuscito ad averlo solo nel 2009. Un artista molto più attuale di Basquiat, più comunicativo con i giovani, che amano riprodurre i suoi personaggi ovunque con o senza autorizzazione. Cercavamo opere che rendessero l’idea del suo percorso: non è stato facile perché non ci sono molte opere di Haring in giro, ma ci siamo riusciti ed il nostro lavoro è stato riconosciuto sia dai media sia dai grandi collezionisti.
Galleristi e collezionisti Ho sempre avuto un ottimo rapporto con molti galleristi e mercanti, perché sin dall’inizio hanno riconosciuto la mia intuitività nel scegliere le opere che avrebbero fatto la differenza sul mercato.
Per alcuni individuavo alle aste le opere che poi avrebbero fatto i grandi numeri. Con i collezionisti ho un rapporto speciale, molti di loro sono, poi, diventati nel tempo anche degli ottimi amici. Adoro vedere opere da me scelte personalmente entrare a far parte di importanti collezioni, soprattutto quando leggo negli occhi dell’acquirente il vero piacere che lo trasforma da semplice acquirente ad “autentico” collezionista. Importantissimo è anche il lavoro di tutto lo staff che mi circonda ed in particolare di mia sorella Cinzia, una persona molto preparata e competente senza la quale la galleria non sussisterebbe.
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I piatti dell’Utopia

Piatti di Utopia - ph. Andrea Sarti/CAST1466
Piatti di Utopia - ph. Andrea Sarti/CAST1466

Fino al 25 luglio l’ Executive Chef del Gritti Palace di Venezia, Daniele Turco, invita i clienti del Ristorante Club del Doge alla degustazione di un coloratissimo Menu ispirato alle opere della mostra Utopia Matters. Dalle confraternite al Bauhaus, recentemente inaugurata al Museo Peggy Guggenheim.
Dall’antipasto al dessert le quattro creazioni dello Chef, il cui motto è Accostare senza mai coprire, fissano i momenti salienti della mostra veneziana, che prende le mosse dal purismo dei Nazareni per addentrarsi nella visione spiritualizzata della natura degli americani Cornish e nella dissoluzione analitica del paeseggio Neoimpressionista, concludendosi con la nuova sintesi formale dei Costruttivisti russi.
La pittura di tocco dei Neoimpressionisti, che dall’accostamento scientifico di colori puri e brillanti genera il mosaico dell’immagine, ha ispirato la tricromia dell’entrée, costruita sul piatto con insalata ricciola, gamberi rossi e piovra con acqua di pomodoro, gin, sedano e misticanze.
All’ideale di fratellanza e di vita ascetica della confraternita dei Nazareni è dedicata la scelta delle materie prime essenziali che compongono il primo piatto: paccheri in salsa di calamaretto con cerfoglio, piselli novelli e briciole croccanti profumate agli agrumi.
La visione panica ed estetizzante dell’utopia e della natura rappresentata nelle opere degli artisti americani della Cornish Colony è concettualmente ripresa ed esaltata nella portata di pesce con tranci di coda di rospo, salsa ai ricci di mare e corallo, adagiati sul prato verde fiorito.
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