Da Monte Verità a Monte Visione

Emil Fahrenkamp, albergo in stile razionalista, Monte Verità - Foto Massimo Pedrazzini

Il Palazzo Franchetti Cavalli di Venezia, sede dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti,  ha recentemente ospitato la presentazione di “Monte Visione”, il progetto di rilancio culturale e  fundraising per il restauro del Museo di Monte Verità, complice il concerto per arpa celtica eseguito da Vincenzo Zitello ed il rinfresco “Sapori veri” con le specialità della Svizzera italiana.

Art In Italy ha sentito il direttore del museo Claudio Rossetti e lo storico e curatore Andreas Schwab, che rispondono ad alcune domande:

Claudio Rossetti, qual è la relazione tra l’attuale mission del Museo e lo spirito originario in cui fu fondata la colonia di Monte Verità?

Raccontare la storia di Monte Verità e della sua Utopia affinché i giovani abbiano la possibilità di credere nelle utopie. In questo ha creduto anche il Festival del cinema giovane di Bellinzona, Castellinaria, che ha istituito un premio Utopia per promuovere il bisogno di sognare in questa società. Irene Bignardi, direttore artistico del Festival di Locarno, è tra i sostenitori del nostro progetto.

Qual era l’idea che lo storico dell’arte Harald Szeemann ha realizzato a Monte Verità?

Dopo il periodo di gestione del Barone von der Heydt, che fece costruire il famoso albergo in stile Bauhaus ed il Teatro San Materno, lo slancio creativo di Monte Verità si era in qualche modo esaurito.
Fu Harold Szeemann a rilanciare il museo. Szeemann era molto legato al tema dell’utopia e la sua visione storico-artistica ha contribuito con elementi significativi a valorizzare questa sede espositiva sul piano internazionale. Leggi tutto “Da Monte Verità a Monte Visione”

I piatti dell’Utopia

Piatti di Utopia - ph. Andrea Sarti/CAST1466
Piatti di Utopia - ph. Andrea Sarti/CAST1466

Fino al 25 luglio l’ Executive Chef del Gritti Palace di Venezia, Daniele Turco, invita i clienti del Ristorante Club del Doge alla degustazione di un coloratissimo Menu ispirato alle opere della mostra Utopia Matters. Dalle confraternite al Bauhaus, recentemente inaugurata al Museo Peggy Guggenheim.
Dall’antipasto al dessert le quattro creazioni dello Chef, il cui motto è Accostare senza mai coprire, fissano i momenti salienti della mostra veneziana, che prende le mosse dal purismo dei Nazareni per addentrarsi nella visione spiritualizzata della natura degli americani Cornish e nella dissoluzione analitica del paeseggio Neoimpressionista, concludendosi con la nuova sintesi formale dei Costruttivisti russi.
La pittura di tocco dei Neoimpressionisti, che dall’accostamento scientifico di colori puri e brillanti genera il mosaico dell’immagine, ha ispirato la tricromia dell’entrée, costruita sul piatto con insalata ricciola, gamberi rossi e piovra con acqua di pomodoro, gin, sedano e misticanze.
All’ideale di fratellanza e di vita ascetica della confraternita dei Nazareni è dedicata la scelta delle materie prime essenziali che compongono il primo piatto: paccheri in salsa di calamaretto con cerfoglio, piselli novelli e briciole croccanti profumate agli agrumi.
La visione panica ed estetizzante dell’utopia e della natura rappresentata nelle opere degli artisti americani della Cornish Colony è concettualmente ripresa ed esaltata nella portata di pesce con tranci di coda di rospo, salsa ai ricci di mare e corallo, adagiati sul prato verde fiorito.
Leggi tutto “I piatti dell’Utopia”

Sonata neodada per Arman

Arman - Lo strumento artistico
Arman - Lo strumento artistico

Che cosa se ne fa un pittore di un violino?
Molti si saranno fatti questa domanda guardando – ancor oggi con sorpresa – gli strumenti musicali di Arman, famosissimi in tutto il mondo, di cui una selezione sarà esibita dal 20 maggio alla galleria Vecchiato di Milano.
Lo usa per dipingere, naturalmente. Anche se dipingere non vuol dire solo fare dei segni su di una tela, ma anche meditare sull’arte e sulla storia e agire nell’esistenza con nuovi prospettive e nuovi procedimenti.
Tutto duchampiano, ad esempio, il “taglio” cinematografico del violino di Arman, composto nel ritmo dell’assemblaggio-scultura-pittura che ne moltiplica l’immagine e ne fissa la sequenza nel movimento del concerto, che è anche la ragion d’essere dello strumento. L’oggetto di Arman è pittura tridimensionale e vitale, che parla di sé, della sua storia e della sua bellezza che scaturisce dalla dialettica degli opposti: morte (trasform-azione) e rinascita.
Prima di tutto morte del significato che l’oggetto ha nelle nostre menti e nella vita quotidiana: morte alchemica per fuoco, per arma da taglio, per distruzione di vario genere, per cristallizzazione, cementificazione, fusione in bronzo ecc… tuttavia nell’azione stessa, pittorica e plastica del distruggere, l’oggetto viene rigenerato a nuova e forse più elevata, senz’altro immaginifica, vita e significazione.
Per sinestesia, infatti, archi, pianoforti e ottoni si aprono e suonano colori al posto di note, perché nella visione intuitiva dell’arte, come insegnano la poesia di Rimbaud o gli studi del Bauhaus, la vibrazione luminosa ha già trovato corrispondenza con quella sonora.
Figlio di un antiquario e di una violoncellista, Arman ha ereditato la passione per la musica e per le  collezioni, evidente in opere come i ritratti-robot di compositori – da Bach a Philip Glass – che sono evocati nell’assemblaggio di pentagrammi, strumenti musicali e oggetti vari. Leggi tutto “Sonata neodada per Arman”

Cinema e Utopia

Alexander Rodchenko, Parti di automobile AMO (Detali AMO)
Alexander Rodchenko, Parti di automobile AMO (Detali AMO)

Un raffinato ciclo cinematografico dedicato all’Utopia figura nel ricco carnet delle manifestazioni veneziane del Museo Guggenheim correlate alla mostra Utopia Matters. Dalle confraternite al Bauhaus (1° maggio – 25 luglio 2010).
Le proiezioni, ad ingresso libero, sono iniziate il cinque maggio a Ca’ Dolfin, con l’elegante minimalismo di Yukoku – The Rite of Love and Death di Mishima Yukio (1966), unico e profetico cortometraggio di Mishima (termina con il suicidio rituale del protagonista), interpretato da sé stesso e dalla moglie, sull’utopia del ritorno del Giappone moderno alle antiche tradizioni. Presentazione di Roberta Novelli.
Mercoledì 12 maggio le parole di Davide Giurlando hanno introdotto alla visione di Insalata russa di Jurij Mamine (1994), in cui è il mito dell’occidente nella Pietroburgo post-sovietica ad costituire il fulcro narrativo di una vicenda narrata con un ritmo caotico, tipicamente slavo, in cui si mescolano liberamente realtà e fantasia: il motivo che innesca il turbinìo degli intrecci è dato dalla scoperta di una finestra che da un appartamento pietroburghese immette direttamente nella città di Parigi.

Martedì 18 maggio sarà la volta del film-culto di Werner Herzog Aguirre furore di Dio (1972), interpretato dal suo attore-feticcio Klaus Kinsky e presentato all’Auditorium da Elide Pittarello.
Leggi tutto “Cinema e Utopia”

Utopia Matters. Dalle confraternite al Bauhaus

UTOPIA MATTERS: DALLE CONFRATERNITE AL BAUHAUSNel trentennale dalla fondazione, il 1° maggio apre al pubblico della Collezione Peggy Guggenheim una della mostre più interessanti del momento, Utopia matters. Dalle confraternite al Bauhaus.

Gli esiti più rivoluzionari di questo percorso erano già stati annunciati nella mostra vercellese Peggy e Solomon R. Guggenheim. Le avanguardie dell’astrazione, incentrata sui due artisti che hanno ufficialmente dato il via all’astrattismo novecentesco, Vasily Kandinsky e Piet Mondrian ed i loro grandi collezionisti, Peggy e Solomon Guggenheim. (fino al 30 maggio, Chiesa di San Marco)

L’esposizione veneziana segue infatti il fil rouge dell’idealismo ottocentesco che, dal purismo dei cenacoli romantici di Primitfs, Nazareni e Preraffaelliti, seguaci di Perugino e del Sanzio, conduce attraverso il secolo e al volgere del successivo fino alla smaterializzazione dell’oggetto nell’arte e alla sua consecutiva sublimazione nella forma pura.

Leggi tutto “Utopia Matters. Dalle confraternite al Bauhaus”