67^ Biennale cinema – Meek’s Cut-Off (La scorciatoia di Meek)

67^ Biennale Cinema VeneziaPresentato in concorso alla recente 67^ Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, il film Meek’s Cut-off, dell’americana Kelly Reichardt, narra la storia di un gruppo di pionieri che, nel 1845, attraversa le aride regioni dell’Oregon in cerca di una terra dove stabilirsi.
Guidati da Stephen Meek, un personaggio realmente esistito, la carovana percorrerà una scorciatoia (da cui il titolo). Finiranno tuttavia per perdersi, l’acqua scarseggerà e l’unica speranza di sopravvivenza sarà un selvaggio catturato lungo il cammino. A questo punto, fidarsi o no del nemico dell’uomo bianco?! Il viaggio verso l’ignoto si trasforma in un percorso disperato, disegnato con ammirevole rigore formale.

Michelle Williams, Meek’s Cut-Off, Biennale cinema 2010, foto Francesca Galluccio
Michelle Williams, Meek’s Cut-Off, Biennale cinema 2010, foto Francesca Galluccio

La regista non è interessata al contesto storico. Quello che le sta più a cuore è la “gestione” dei rapporti interpersonali. Il senso del film infatti risiede nella dialettica dei protagonisti con gli spazi, i vuoti, i silenzi e soprattutto nella lenta emersione delle figure femminili, che da anime silenziose e devote ai loro compagni, diventano qui energiche protagoniste. All’interno si spazia dal tema della religione (più volte citato in alcune battute dai personaggi) alla paura, al razzismo, alla ricerca dell’identità femminile.
..”Ho iniziato a lavorare a questa storia, assieme allo sceneggiatore, che ha scoperto i fatti veri dell’avventura di Stephen Meek”, dice la Reichardt. “Mi sono poi focalizzata su un certo tipo di western, quello di autori come Nicholas Ray, William Wellman, Anthony Mann e Monte Hellman, cineasti che mettevano nelle loro storie anche un punto di vista femminile. Ho letto i diari delle donne che viaggiavano nelle carovane dei coloni, il loro modo pratico di risolvere le difficoltà”..
La Reichardt, già segnalata ai festival di Rotterdam e Torino e nota per Old Joy (2006) e Wendy&Lucy (2008), gioca sull’introspezione psicologica dei personaggi. Alla figura burbera e irrequieta di Meek (l’abile Bruce Greenwood) si contrappone quella riflessiva e progressista di Emily (una straordinaria Michelle Williams). Leggi tutto “67^ Biennale cinema – Meek’s Cut-Off (La scorciatoia di Meek)”

Vincino in giro, fumetti solidali a Milano

Vicino in giro a Milano

Sagome, disegni, i personaggi disegnati dal suo tratto semplice ed inconfondibile… sono esposti a Milano all’interno dello spazio di CorsoMagenta10 Per l’Arte Contemporanea. Stiamo parlando di Vincino (nom de plume di Vincenzo Gallo) autore di fumetti tra i più noti ed apprezzati.
I suoi disegni raccontano storie di cronaca, di politica, di attualità, di costume, d’amore, di spettacolo, di vita quotidiana.

La mostra presenta circa 1000 vignette tra disegni, fogli, foglietti, tavole, appunti.
Il catalogo è pubblicato all’interno della collana quaderni di CM10, in edizione speciale.
Il progetto ‘Vincino in giro?, all’interno dell’attività di CorsoMagenta10 per l’Arte, sostiene l’Associazione Bambini Cardiopatici nel Mondo.
Tutti i proventi derivanti dal progetto verranno interamente devoluti in beneficenza a favore dell’Associazione.
Vincino in giro
CorsoMagenta10 Per l’Arte Contemporanea
Corso Magenta 10 – Milano
Ingresso libero
fino al 31 gennaio 2011

Vanni Cantà, il dialogo della pittura con la poesia di Alberto Cappi

Cantà per Bordertime di Cap
Cantà per Bordertime di Cappi

Pittura e poesia, tra le arti, sono sempre andate d’accordo.
Pensiamo a William Blake e alle sue Songs of Innocence e Songs of Experience, al Dante di Doré, a tutti i dipinti ispirati alla poesia della Cina classica.
Il libro Bordertime è un esempio contemporaneo di questa pratica molto antica. I versi di Alberto Cappi sono qui illustrati dal pittore Vanni Cantà.
Nato a Rovigo nel 1955, laureato al DAMS di Bologna, l’artista – che ha esposto in Italia e all’estero – predilige la raffigurazione di paesaggi interiori, astratti, dipinti con tecnica informale.
Queste caratteritiche si manifestano con coerenza nella raffinata serie del 2010 dedicata ad Alberto Cappi, realizzata con colori acrilici e pastelli industriali su carta e donata all’associazione culturale Ponte del Sale.

Come sei giunto alla tua forma espressiva attuale? Perché hai scelto l’espressione astratta?
Ho iniziato a disegnare e a dipingere a sedici anni; allora mi colpivano i pittori fiamminghi (Bosch, Bruegel, Van Eyck ecc.) e più in generale la complessa dimensione dell’arte nordica. Più tardi ho scoperto l’arte contemporanea, trascinato dal fascino di Paul Klee. I suoi scritti, gli acquarelli, ma soprattutto gli schizzi e i disegni, ancora oggi restano per me fonte di inesauribile emozione. Poi il percorso si è spostato verso l’informale e gli artisti di quegli anni, con alcune eccezioni per me fondamentali: i disegni di Licini  e di Giacometti, ma soprattutto i graffiti preistorici e la pittura arcaica. Da questi riferimenti ho tratto grande nteresse per il segno che da tempo utilizzo in massima libertà, senza alcun pretesto formale. Nell’astrazione  concentro  molta della mia attenzione sul  fondo; concepito come un luogo della mente, libero da ogni riferimento spaziale, quasi come una lavagna su cui scrivo e cancello contemporaneamente.

Che cosa ti ha colpito della poesia di Alberto Cappi?
Nelle poesie di Bordertime ho avvertito una terribile attesa di eventi, che in parte già accadono e vengono raccontati da Cappi in modo accorato, talvolta violento e allo stesso tempo profetico. E’ un pò il senso dei miei segni-graffiti che vorrebbero indicare qualcosa che agisce nel presente ma che invece si perde nel mito dell’attesa, al confine del tempo e nel tempo di confine. Leggi tutto “Vanni Cantà, il dialogo della pittura con la poesia di Alberto Cappi”

Poltrona rossa e blu: lo stile utopico di Rietveld

Gerrit Rietveld - Poltrona rosso-blu
Gerrit Rietveld - Poltrona rosso-blu (Rood-blauwe leunstoel), ©Gerrit Rietveld

Icona tridimensionale del movimento De Stijl, la Poltrona rossa e blu, opera dell’architetto Gerrit Thomas Rietveld (1888–1964), è un oggetto di design di cui ci s’innamora a prima vista e che possiamo ammirare fino al 25 luglio in occasione della mostra Utopia Matters: dalle confraternite al Bauhaus alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.

Qual è il segreto della sua bellezza?
Tra le finalità del movimento De Stijl (Lo Stile), fondato da Rietveld, Theo Van Doesburg e Piet Mondrian nel 1918, vi è l’impegno a progettare opere/oggetti costituiti da elementi primari e proporzioni bilanciate così da contribuire a creare un senso di armonia nei singoli individui. Il linguaggio visivo del neoplasticismo tende ad essere universale, è regolato dalle norme auree dell’arte classica e utilizza semplici forme geometriche e colori primari, rosso giallo e blu: l’arte deve riflettere il mistero e l’ordine dell’universo e compenetrare nell’esistenza umana poiché “l’obiettivo della natura è l’uomo, l’obiettivo dell’uomo è lo stile”.
Gerrit Rietveld, nel 1923, giunge al progetto definitivo della sua Poltrona rossa e blu ricreando nello spazio una struttura analoga alle contemporanee opere neoplastiche di Mondrian, utilizzando 15 listelli in legno di faggio laccato nero con testate gialle che formano una griglia lineare orizzontale e verticale (ascissa, ordinata e zenith). Questa struttura racchiude due assi in compensato, rispettivamente laccate in rosso (schienale) e in blu (sedile). Tutti gli elementi sono assemblati per semplice giustapposizione. Leggi tutto “Poltrona rossa e blu: lo stile utopico di Rietveld”

Dominique Ingres & Ellsworth Kelly: relazioni virtuose a Villa Medici

Ellsworth_Kelly_blue_curves
Ellsworth Kelly Blue Curves

Ellsworth Kelly è un artista astratto americano tra i più attivi della scena contemporanea. Pittore, scultore e incisore studiò al Pratt Institute di Brooklyn agli inizi degli Anni 40 e poi alla Boston Museum School. Visse a Parigi fino al 1954, poi tornato negli Stati Uniti abbandonò l’arte figurativa per dedicarsi all’arte astratta.
Dalla metà degli anni Cinquanta è identificato come uno degli esponenti di maggior spicco dello stile Hard-Edge.

Dal 20 giugno al 26 settembre 2010, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici presenta – Sotto l’Alto Patronato del Ministère de la Culture et de la Communication – l’opera di Kelly accostandola a quella di un grande artista vissuto nel 1800,  Jean-Auguste-Dominique Ingres (1780-1867), un tempo direttore di Villa Medici, la cui opera ha nutrito tanto l’arte accademica quanto l’arte moderna più innovativa.
L’intenzione – secondo i curatori della mostra – non è quella di mettere a confronto due stili o due generi formali, bensì di comprendere quali siano le relazioni che hanno legato il lavoro di Kelly durante la sua permanenza a Parigi, al pittore francese.

La mostra espone lavori recenti e inediti di Ellsworth Kelly, come anche una selezione di suoi disegni di piante e figure (8 oli e 28 disegni), affiancate a dipinti e disegni di Ingres (4 oli e 32 disegni), frutto di una selezione dell’artista americano e provenienti dalle collezioni del Museo Ingres di Montauban, del Museo del Louvre, del Museo di Besançon e del Museo di Lyon.
L’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, per il suo essere un’istituzione fortemente ancorata nel passato – per via della sua storia come anche per i numerosi maestri che vi sono stati accolti – e tuttavia fortemente orientata verso il futuro con la sua programmazione, è di certo il luogo che per eccellenza si presta a ospitare mostre di questo tipo, da intendersi per altro come appuntamento estivo ricorrente.

Il percorso della mostra è concepito congiuntamente da Ellsworth Kelly ed Éric de Chassey, direttore dell’Accademia di Francia a Roma, già curatore di diverse mostre su questo artista, tra cui « Henri Matisse – Ellsworth Kelly. Dessins de plantes » (tenutasi nel 2002 al Musée national d’art moderne, al Centre Pompidou e al Saint Louis Art Museum, in collaborazione con Rémi Labrusse).
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