Gualtiero Marchesi, l’arte in cucina

mousse cavolfiore con ananas
Una chicca di Gualtiero Marchesi

Ultimi giorni per visitare la mostra “Gualtiero Marchesi e la grande cucina italiana”, che celebra gli ottant’anni del maestro nell’originale allestimento delle Sale Viscontee del Castello Sforzesco di Milano.
L’arte della cucina qui si confronta con le altre discipline (pittura, scultura, musica, architettura) ed ha come leit-motif il numero 7, lo stesso delle arti, delle note e delle pennellate dell’artista Hsiao Chin sulla copertina del menu. Infine sette sono le sezioni in cui è suddiviso questo insolito quanto gradito percorso espositivo.
Dai luoghi d’origine di Marchesi (Terre d’acqua – Radici) il visitatore si sposta nella strada e nel mercato, dove si reperiscono le materie prime, quindi è invitato a contemplare l’alchimia della preparazione del piatto (Strumenti e Tecnica – Pentole) e dell’apparecchiatura della tavola (Occhio e Mano). Poi visita Alma, la scuola- bottega-laboratorio internazionale del maestro, i luoghi prediletti della cucina regionale italiana e i suoi ristoranti a  Milano e Roma, Parigi e Franciacorta. Infine (La cucina italiana) Marchesi esprime la sua filosofia, ripercorrendo la propria carriera, dalla nouvelle cuisine alla cucina totale, fino a giungere alla fama mondiale con la personale formula della nuova cucina italiana. Leggi tutto “Gualtiero Marchesi, l’arte in cucina”

Bambini, appuntamenti con l’arte

Matteo Rubbi e bambini, Festa dei Pirati, Ars_Artists in Residence Show, Fondazione Arnaldo Pomodoro
Matteo Rubbi e bambini, Festa dei Pirati, Ars_Artists in Residence Show, Fondazione Arnaldo Pomodoro

Le occasioni per avvicinare i più piccoli all’arte sono molteplici. Ne segnaliamo alcune.
L’arte per bambini è di casa al museo Peggy Guggenheim per le ultime domeniche di giugno con speciali KIDS  DAY dedicati a visite guidate al museo e laboratori a tema rivolti al pubblico più giovane, mentre i genitori possono fruire dell’esposizione in corso, “Utopia Matters. Dalle confraternite al Bauhaus”.
Per tutto il XX secolo buona parte del dibattito artistico e delle opere di grandi artisti, come Kandinsky,  Klee e Picasso, si è ispirato al lavoro dei bambini, delle popolazioni cosiddette primitive e anche dei malati mentali, cogliendo l’aspetto estetico di una creatività “non mediata” da sovrastrutture sociali. D’altro canto tra le priorità fondanti del vivere sociale è notoriamente l’educazione dei bambini e l’educare attraverso l’arte è una via privilegiata d’accesso alle idee alle strutture e al linguaggio che rappresentano il sostrato culturale di una società.
Dopo aver esplorato l’arte di Mondrian e il rapporto tra arte e parola nelle opere del Novecento, i prossimi KIDS DAY alla Guggenheim, verteranno, domenica prossima, sull’apprendimento della lingua inglese tramite la tecnica del puntinismo e, la seguente, sui libri d’artista: da sempre ricettacoli di creatività e sorprese, il libro d’artista spesso fu dedicato proprio bambini, pensiamo ad esempio alla storia del quadrato rosso e del quadrato nero di El Lizzitzky ( Su due quadrati, 1922) e all’opera imprescindibile di Bruno Munari.
Il museo veneziano si propone di “aiutare i piccoli visitatori a comprendere le opere del museo attraverso semplici analogie con la realtà quotidiana e l’esperienza diretta con le opere stesse. L’approccio metodologico fondamentale è rendere i concetti astratti o complessi il più immediati e comprensibili possibili. Altro obiettivo è coinvolgere i bambini attraverso le opere del museo utilizzando mezzi divertenti e stimolando le loro abilità creative attraverso laboratori. L’attività didattica non solo permette ai bambini di vedere le opere e l’arte econdo una modalità pensata e formulata in base ai loro interessi e al loro grado di attenzione, ma offre inoltre ai genitori l’opportunità di apprezzare la collezione in tranquillità e secondo i propri tempi mentre i bambini imparano giocando“. (www.guggenheim-venice.it)

Da qualche tempo infatti fioriscono in tutt’Italia prestigiose iniziative dedicate ai bambini, come la Pinacoteca Internazionale dell’Età Evolutiva “Aldo Cibaldi” di Rezzato (BS) che, grazie all’apporto di artisti ed insegnanti specializzati si propone di formare adulti e bambini di ogni nazionalità all’espressione creativa con programmi riconosciuti a livello europeo (http://www.pinac.it/). Leggi tutto “Bambini, appuntamenti con l’arte”

Monte Verità, dal Naturismo al Razionalismo

Danza e natura a Monte Verità
Danza e natura a Monte Verità

Oggi il nudo è una questione di moda e, in quanto sintomo sociale di modernità, è rientrato dalla finestra della storia dell’arte che per secoli l’aveva considerato essenzialmente come espressione di bellezza ideale. Tutto iniziò con la comunità utopica di Monte Verità (Ascona, Svizzera), che alla fine del XIX secolo aveva fatto del naturismo il vessillo di un vivere sano, emancipato, immerso nella natura e in profonda armonia con essa, tanto da promuovere anche il vegetarismo e l’arte come terapia e antidoto al sentimento di alienazione individuale e sociale che cominciava a diffondersi nella società dell’industria.
Promosso da Ida Hofmann, Henri Oedenkoven e da Karl e Gusto Gräser e sviluppatosi in diverse fasi, l’esperimento di Monte Verità (innestato sul progetto originario dei teosofi Pioda, Hartmann e Wachtmeister) ebbe un successo eccezionale, tanto da attirare personalità tra le più rilevanti nel mondo dell’arte della medicina, della filosofia, della politica e tale da diventare uno dei laboratori del rinnovamento europeo: fra gli altri, vi parteciparono gli psicanalisti Carl Gustav Jung, Otto Grass, Eric Fromm e Michael Balint; politici del calibro di Bakunin, Lenin, Trozkji e Adenauer, danzatori e coreografi come Isadora Duncan Charlotte Bara e Rudolf von Laban, pittori astrattisti, dadaisti espressionisti e cubisti, tra cui: Paul Klee, Jean Arp, Hugo Ball, Alexej von Jawlenski, El Lizzitsky, Oskar Schlemmer. Teosofi, antroposofi e liberi pensatori, un nome fra tutti, Rudolf Steiner, ma anche personalità controverse come Alister Crowley. Tra gli scrittori Thomas Mann, André Gide, Herman Hesse e il filologo Karoly Kerényi; tra i registi Billy Wilder, tra i musicisti, Giacinto Scelsi ed il pedagogo Émile Jaques-Dalcroze. Leggi tutto “Monte Verità, dal Naturismo al Razionalismo”

Uno sguardo nell’invisibile

Palazzo Strozzi«Durante un chiaro pomeriggio d’autunno ero seduto su una panca in mezzo a piazza Santa Croce […]. Ebbi allora la strana impressione di vedere tutte quelle cose per la prima volta. E la composizione del quadro apparve al mio spirito […]. Momento che tuttavia è un enigma per me, perché è inesplicabile».
Con queste parole Giorgio De Chirico ha descritto il momento in cui colse la rivelazione della realtà che precede la parola, il “grande silenzio” che possiamo ammirare nelle sue opere, spazi e geometrie aperte, piazze con figure solitarie e statue dalla sconcertante fissità, come ne “L’enigma di un pomeriggio d’autunno” del 1909, che aprì due decadi segnate dall’enigma della pittura del pensiero, la Metafisica.
A Palazzo Strozzi a Firenze l’occasione (fino al 18 luglio) per percorrere la via della pittura Metafisica segnata da De Chirico, Savinio e dai maestri della pittura che tentarono per mezzo dell”enigma la rappresentazione del mistero dell’inconscio, tra cui Ernst, Magritte, Carrà, Morandi, Balthus. Artisti di fama mondiale s’ispirarono alle atmosfere oniriche, ai dettagli ingranditi o rimpiccioliti, alle prospettive sfalsate, agli spazi deserti che creano suspance ed inquietudine in colui che fruisce dell’opera
De Chirico influenzò l’arte del Novecento in tutt’Europa: dal Surrealismo al Dada al Cubismo al mussoliniano “ritorno all’ordine”, reazione totalitarista all’esplosione delle avanguardie. A questo aristocratico italiano nato a Volos, in Grecia, formatosi in Francia e Germania e vissuto a Roma, l’avanguardia novecentesca riconosce la paternità della rappresentazione dell’invisibile e dell’inconscio: di ciò che sembra non esserci ma che in realtà informa tutto ciò che appare. Proprio di qui, dal simbolismo del linguaggio onirico, dal senso di spaesamento, dalle prospettive illusorie , prendono le mosse il Surrealismo e il Realismo magico di Carrà e Morandi. La pittura del Ventennio invece colse l’aspettto più esteriore della raffigurazione di monumenti, architetture e antichità classiche e la melanconia a cui si lega il senso di oppressione derivato dall’impossiblilità di un ritorno del glorioso passato italico. Nel caso di Balthus, la luce rivela l’improvviso insorgere di una sensualità prepuberale in uno spazio saturo di sottile erotismo. Da non perdere.

Mario Sironi – Il ciclista (1916)

Mario Sironi - Il ciclista, collezione Peggy Guggenheim
Il ciclista (1916) Olio su tela, 96 x 71 cm Fondazione Peggy Guggenheim Venezia © Mario Sironi, by SIAE 2008

Omaggio nel 2008 dei coniugi Pandini alla Fondazione Peggy Guggenheim, Il Ciclista di Mario Sironi è una delle opere più interessanti tra quelle di recente acquisizione.
Nato a Sassari, Sironi frequentò l’Accademia di Belle Arti di Roma e lo studio di Giacomo Balla ed ebbe tra i suoi amici Gino Severini e Umberto Boccioni.
Trasferitosi a Milano, Mario Sironi aderì al Futurismo, condividendo l’esperienza bellica di volontario ciclista assieme a Marinetti.
“Il ciclista” appartiene a questo periodo, ma la pittura dell’artista si dimostra già molto personale.
Iinfatti Sironi non pare interessato a rendere il movimento – tema forte del Futurismo -: in questa ipera i campi di colore sono netti e l’attenzione cade sui volumi.
Tuttavia, pur interessato al Cubismo come anche alla pittura Metafisica di De Chirico – che cercava l’integrazione tra la tradizione artistica italiana e la sua avanguardia moderna, proponendo volumi solidi e monumentali e forme nettamente definite – Sironi  certamente aderisce alla poetica del Futurismo.

Possiamo ascoltare un commento sull’opera Il ciclista grazie agli Icecubes di Ca’ Foscari:

ascolta: Il ciclista di Sironi

Approfondimenti sulla collezione sul sito della Fondazione Peggy Guggenheim.