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Art in Italy | luoghi, persone, storie e sapori dell'arte

TAG | 73° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica

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Venezia 73. Dawn of the Dead-European cut , George A. Romero, 1978, restaurato in alta definizione

In poche parole, Dawn of the Dead è tutto ciò che il cinema horror contemporaneo non è più in grado di raccontare: il presente, la realtà. Gli zombi di The Night of the Living Dead, agli albori della New Hollywood e della controcultura, rappresentano il seme di un attacco spietato alla cultura dominante americana, alla casa, alla famiglia e a tutte quelle istituzioni che non erano realmente in grado di controllare il loro potere né di esercitarlo in modo adeguato, luogo di contraddizioni e ipocrisia. In questo secondo capitolo, la metafora del non-morto si evolve in modo ancora più elaborato. Siamo nel 1978 sia nella realtà che nella finzione, e il film nasce in uno dei periodi più bui della storia americana: la guerra del Vietnam è finita da tre anni, ma il trauma psicologico e sociale dato dalla consapevolezza della violenza causata è al suo apice. (altro…)

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Venezia 73. Musiciste del film Vangelo (Pippo del Bono), unica comparse donne alla fine del film . Credits Gaspar Ozur

Venezia 73. Musiciste del film Vangelo (Pippo del Bono), uniche comparse donne alla fine del film . Credits Gaspar Ozur

La sala Perla 2 è gremita, l’ aria conferisce un tocco teatrale, è così tutto il film del “maestro” Delbono insignito di ben due premi: SIAE e Filippo Timi.

Vangelo è una dissertazione sulla mancanza della madre attraverso la messa in scena di un gruppo di rifugiati. Il taglio del film tra tre differenti dispositivi testimonia come le opere anche meno conosciute girate in questa maniera abbiano senso più che mai: una canon Iox vecchissima, un cellulare e le macchine hd della Rai s’interscambiano in questo nuovo Vangelo.

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Venezia 73. La regista Sophia Takal al Club73 della Biennale di Venezia al Lido. Credits Gaspar Ozur

Il film della regista Sophia  Takal, che abbiamo incontrato a Venezia presso il Club73 della Biennale, parla della storia di due donne, del loro essere attrici e della gelosia che indissolubilmente le porterà ad un tragico finale. Always Shine si distingue per una messa in scena cruda e egoica. Un movimento tellurico fra due intime amiche, Anna e Beth, attrici (Mackenzie Davis Caitlin FitzGerald) che si accusano di rubar l’una il lavoro all’altra: un pavoneggiarsi mefitico da prime donne orchestrato egregiamente dai due ruoli di scena. Verso fine del plot, il colpo di scena, il détournement scandito da una colonna sonora curata ed elegante (non a caso a firma di  Michael Montes) prende spazio in una silenziosa area del “big sur” fuori Los Angeles, dove le due cercavano distacco e pace. (altro…)

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