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Art in Italy | luoghi, persone, storie e sapori dell'arte

TAG | Arte contemporanea a Bologna


Tomorrow is the question, foto ZimmerFrei al MamBo di Bologna

Tomorrow is the question, foto ZimmerFrei al MamBo di Bologna

MaMbo Summertime: fino al 22 settembre 2011 l’Arte anima Bologna. Il Museo d’Arte Moderna di Bologna e le altre sedi dell’Istituzione GAM partecipano infatti al progetto in collaborazione con le Muse, promosso da Comune di Bologna, con la Rassegna MAMbo Summertime, che propone numerosi appuntamenti per il pubblico, tra cui: incontri, concerti, conferenze, spettacoli, attività didattiche per bambini e adulti, che affiancano l’attività espositiva.
Fino al 28 agosto 2011- Zimmerfrei-Campo Largo – Per la sua prima mostra antologica in uno spazio museale, ZimmerFrei presenta un gruppo di opere appositamente realizzate per il MAMbo e una selezione di lavori che testimoniano la multiforme attività del gruppo formato nel 2000 da Massimo Carozzi, Anna de Manincor e Anna Rispoli. Video, installazioni, ambienti sonori, fotografie, dispositivi ottici e luminosi compongono le tappe di un’esplorazione del paesaggio naturale, della città – dai centri storici alle periferie – e dell’universo sociale contemporaneo in cui vengono individuati di volta in volta luoghi, immagini, narrazioni, tonalità emotive inattese.

Tomorrow is the question - particolare - foto Massimo Valicchia al MamBo di Bologna

Tomorrow is the question - particolare - foto Massimo Valicchia al MamBo di Bologna

Tra le proposte estive di rilievo: Design interviews presso il bookshop Corraini, laboratori artistici per i più piccoli ” Una settimana al Museo”, Rassegne di film d’artista a cura di ArtArtWork in lingua originale e visite guidate con ciceroni d’eccezione ospiteranno i bolognesi e i visitatori nella lunga e calda estate emiliana. E poi spettacoli, concerti ed eventi serali della Terrazza del Mambo arricchiranno il programma per tutti i gusti e le età. (altro…)

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Installazione allestita da Aelia Media a Villa della Rose, Bologna

Installazione allestita da Aelia Media a Villa della Rose, Bologna

Bologna torna ad offrire ai suoi cittadini e al Bel Paese un’officina di creatività artistica che utilizzi i nuovi mass media per creare nuove occasioni di confronto e crescita collettiva. E’ il progetto di Aelia Media, vincitore della prima edizione del premio Internazionale di Arte partecipativa indetto dall’Assemblea legislativa dell’Emilia Romagna. Il Mambo- Museo d’Arte Moderna e contemporanea di Bologna, ha messo a disposizione la sede di Villa delle Rose per questo progetto innovativo, che vede la presenza di curatori insigni.
Villa delle Rose diventa così sede di un progetto espositivo e comunicativo che prevede un ricco calendario per l’estate 2011, con workshop, seminari e incontri pubblici sull’approccio artistico a tematiche quali collaborazione, educazione e informazione. Una giuria composta da Julia Draganovic, Rudolf Frieling, Alfredo Jaar, Bert Theis e, per la Regione Emilia-Romagna, Luigi Benedetti, ha assegnato un riconoscimento internazionale all’artista newyorkese Pablo Helguera per la sua capacità di coinvolgere persone di background culturali diversi in processi decisionali e creativi.
Una Scuola di giornalismo rivolta ad operatori culturali con background artistici diversi, realizzerà il broadcasting center itinerante attivo nel centro della città da metà ottobre. L’obiettivo è offrire visioni innovative della produzione culturale bolognese, tramite la creazione di un canale di informazione partecipato dagli stessi attori culturali, aperto ai cittadini, pensato per Bologna e inserito in una prospettiva internazionale.
Il gruppo di lavoro, composto da venti giovani operatori provenienti da diverse esperienze artistiche – dalle arti visive, al teatro, alla musica – è già al lavoro.
ART IN ITALY ha incontrato per voi una delle curatrici del progetto, Julia Draganovic, per saperne di più.
VILLA DELLE ROSE. 07/07/2011
Quali sono gli elementi di innovazione di Aelia Media per ragazzi che partecipano?
AElia Media è un progetto innovativo in quanto, Pablo Helguera, ha concepito e messo a disposizione una piattaforma per sperimentare e comunicare, rendendo ben chiaro che la prospettiva proposta è intima, chiara e soggettiva, ed affidata a mezzi innovativi (radio itinerante). Dicevo che è anche un progetto partecipativo nel senso che non vi è una sola persona che decide ciò che va fatto: Pablo ha organizzato una piattaforma radiofonica itinerante che sarà l’officina del progetto. Una piattaforma temporanea per i momenti d’educazione dei partecipanti, che hanno background formativi diversi (curatori, performer, musicisti)e sono di città diverse. Unico punto in comune: vivono tutti a Bologna. Campani, pugliesi, veneti ecc., stanno studiando per imparare nuovi linguaggi e per comunicare nuove idee. Insieme decideranno il risultato finale. Questi sono i punti di forza di quest’esperienza. Si tratta del progetto vincitore della prima edizione del premio internazionale di Arte partecipativa. Quest’ultimo è un termine ambiguo, è bene chiarire che la nostra peculiarità sta nel processo di decisione, in cui viene coinvolto anche il pubblico, che diventa così autore: poichè si discute anche sul concetto di autorialità, mettendolo in discussione.

Artisti di Aelia Media al workshop del Centro Malaguzzi di Reggio Emilia 10-11 giugno 2011

Artisti di Aelia Media al workshop del Centro Malaguzzi di Reggio Emilia 10-11 giugno 2011

Vi è qualche artista che sta emergendo in modo particolare?
Non oserei addentrarmi nella tematica, perché alcuni hanno già una vera e propria carriera. Ad esempio Stefano Pasquini, bolognese, è tornato a Bologna dopo aver lavorato per anni a NY, portando con sè un bagaglio di esperienze per noi sicuramente prezioso; poi vi è un giovane curatore napoletano; artisti come Anna Santomauro, che ha collaborato tanto tempo al Neon Campobase di Bologna; Fedra Boscaro, che è molto attiva nella performance e nella videoarte, e altri ancora. Ci sono tanti ragazzi che adesso sperimentano. Sono curiosa anch’io di vedere che ne emergerà.
Cosa si augura per il progetto, in qualità curatrice?
Sono colei che ha sviluppato il progetto, ma non ne sono l’unica curatrice. Mi auguro che i partecipanti si stimolino a vicenda per produrre qualcosa d’interessante per più persone possibili a Bologna. L’obbiettivo è andare a metà ottobre in piazza verdi, in un chiosco che verrà costruito dai ragazzi della Pillola, in modo che il numero più alto di persone interessate possano partecipare. Spero che il progetto continui, in uno scambio fecondo per future produzioni. Il motivo per cui Pablo Helguera aveva proposto questo progetto a Bologna era anche dato dall’impressione della grande nostalgia che esiste in città per periodi storico-culturali molto effervescenti, come gli anni ‘70, di esperienze come Radio Alice o il “Link”. Manca quello che in sociologia è conosciuto come il terzo luogo, un luogo che puoi frequentare oltre alla propria casa e al lavoro, atto a favorire un ozio creativo che aiuti a sviluppare la propria creatività al di fuori del contesto familiare. Il Link sembra essere stato un vero terzo luogo, nei pressi della Facoltà di Agraria, un tempo un capannone industriale occupato da operatori culturali di diversa provenienza.
Insomma combinare il punto d’incontro con i mezzi di comunicazione in chiave immateriale, invitando le persone a parlare a microfono aperto, creando tra chi ha qualcosa da dire quel senso di comunità che dia la spinta a confrontarsi. Il tutto in un contesto che sembra invece non incoraggiare le tante opportunità presenti nel territorio. I partecipanti sono così spinti a superare quest’atmosfera lamentosa che tende ad inibire le tante esperienze che invece sono presenti a Bologna e non vengono solitamente sostenute.
In che modo potrà interagire il pubblico con questa esperienza?
Al chiosco di piazza Verdi si potrà interagire direttamente, ma questo avverrà solo in un secondo tempo, nell’autunno 2011, quando saremo in piazza. Per adesso vi è la necessità di concentrarsi sulla fase educativa. I recenti incontri di estetica giornalistica e l’implementazione della piattaforma radiofonica sono per ora le priorità. Rossella Capraro
Francesca Miglioli
Progetto Aelia Media
Villa delle Rose
via Saragozza 228
40135 Bologna
http://www.aeliamedia.org
http://www.artepartecipativa.it
http://www.larete-artprojects.net

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José Muñoz, una tavola tratta da "Carlos Gardel", 2008

José Muñoz, una tavola tratta da "Carlos Gardel", 2008

Nell’ambito della quinta edizione di BilBOlbul-Festival Internazionale del fumetto, il Museo Civico Archeologico di Bologna ha dedicato una duplice esposizione conclusa il 10 aprile scorso a due maestri del mondo del fumetto e dell’illustrazione:  José Muñoz e Vanna Vinci.
La mostra dell’argentino Muñoz (visto l’anno scorso a Ca’ Pesaro con la strepitosa storia del Tango di Gardel) “Come la vita” è stata allestita come un viaggio in  retrospettiva della sua vita d’artista, dalle ultimissime produzioni sino ai primi anni da fumettista a Buenos Aires. Le opere del disegnatore di Buenos Aires erano ordinate come un flash-back degli ultimi quarant’anni di attività, di ricerca e di sperimentazione nel campo del fumetto d’autore. Compagno di questa ricerca è stato per lungo tempo lo scrittore spagnolo Carlos Sampayo, con il quale Muñoz ha creato le serie del detective Alack Sinner.
Protagonisti della mostra sono i netti bianchi e neri delle sue tavole, dal disegno deciso, che costituiscono il quadro di una realtà distorta e talvolta grottesca, da cui  emergono figure dall’altissima carica espressionista. Improvvisamente si é Argentina, per le vie delle città ma anche all’interno di una sala da ballo o di  un locale Jazz, per soffermarsi poi nella Pampa, raffigurata in un gigantesco acquerello al tramonto.
In mostra anche fumetti d’epoca ormai introvabili, esemplari da collezione generosamente prestati dall’artista per l’occasione, che raccontano di una vita migrante intrisa di nostalgia per la madrepatria, rievocata in una calda e avvolgente memoria.
Tutte le opere riflettono gli echi di Maestri quali Borges, Arlt, Cortazar ma anche di autori di fumetto quali Breccia e Oesterheld, che hanno profondamente influenzato Muñoz nel tratto e nella costruzione narrativa.
La fumettista emergente Vanna Vinci, in mostra con “Sulla Soglia”, racconta  invece storie sospese sul confine tra adolescenza e maturità, o del presente e del passato, sino a quella tra realtà e altrove. La mostra ha presentato diverse tavole tratte dai romanzi a fumetti dell’autrice, come “Aida al confine (Kappa edizioni, 2003)”, ma anche “Sofia nella Parigi Ermetica” o ancora le serie dedicate a Lilian Browne. (altro…)

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Wayne Thiebaud, Four Cupcakes, 1971, olio su tela, 27,9 x 48,3 cm, Collezione di Betty Jean Thiebaud

Wayne Thiebaud, Four Cupcakes, 1971, olio su tela, 27,9 x 48,3 cm, Collezione di Betty Jean Thiebaud

Il Museo Morandi di Bologna prosegue il percorso di accostamento dell’opera morandiana a quella di grandi artisti contemporanei.
Dal 4 marzo al 2 ottobre 2011 sono i lavori del celebre artista statunitense Wayne Thiebaud a entrare nelle sale centrali del museo e ad alternarsi alle opere di Giorgio Morandi, stabilendo un dialogo e sottolineando analogie e differenze, al di là della serialità e della ricerca cromatica immediatamente percepibili.

Wayne Thiebaud a proposito di Morandi: “Cosa insegna: la meraviglia dell’intimità e l’amore per lo sguardo prolungato: fissare a lungo ma nello stesso tempo muovere l’occhio per scoprire veramente cosa c’è dietro; C’è sempre, in lui, quella sensazione di “instabilità”, e nonostante questo un sentimento di totalità dolce, completo. È sempre una gioia poter guardare il suo lavoro, che per noi pittori contiene anche un avvertimento: ci mette in guardia contro la tentazione di eccedere, strafare”.

Note: Dalle sue opere emerge una profonda scienza del disegno, un’accurata attenzione all’impianto prospettico e agli aspetti formali della composizione, su cui ha influito il passato nella pubblicità e come disegnatore di fumetti. La sua è una pittura cromaticamente intensa e visivamente accattivante, che evidenzia è la banale ma rivelatoria quotidianità materica delle persone. attraverso la raffigurazione di oggetti che stimolano il desiderio o con i quali possiamo avere un senso di intimità. Non v’è tuttavia una narrativa specifica che viene mobilitata. Colpisce la luce nei suoi quadri, luce che richiama la sua esperienza come scenografo di teatro e di cinema.

Gli oggetti appaiono bilanciati su più piani prospettici, inseriti in composizioni dall’andamento lineare, verticale, circolare, o che talvolta si reggono su equilibri instabili. Astrattismo e realismo si mescolano con grande maestria.

 

Wayne Thiebaud, Cheese Wedges, 2011,olio su tela, 46 x 61,3 cm, Courtesy Paul Thiebaud Gallery, San Francisco, CA

Wayne Thiebaud, Cheese Wedges, 2011,olio su tela, 46 x 61,3 cm, Courtesy Paul Thiebaud Gallery, San Francisco, CA

Wayne Thebaud a proposito delle sue composizioni: “Se un pittore vuole che nel suo quadro si riesca davvero a percepire la pienezza della vita, deve saper riprodurre la luce che viene dall’interno delle cose, la luce riflessa, la luce abbagliante, la luminosità diffusa, lavisione a fuoco e quella fuori fuoco”.

Tra i Temi delle opere in mostra ritroviamo il paesaggio, dalle strade di San Francisco sino alle vallate che si estendono intorno a Sacramento. Si ritrova la stessa tensione spaziale emersa in alcune nature morte, con il conseguente effetto di disorientamento fisico e di spaesamento, dato dai molteplici punti di vista, come se ci trovassimo di fronte a un quadro cubista.

Un interessante dialogo fra la memoria e la percezione, un dialogo di importanza primigenia nella pittura, che s’ispira allo sport, al cibo,allo spirito d’innovazione americano, nonché a disegni, dipinti, letture, soprattutto poetiche.

Un video su Wayne Thiebaud realizzato dal giovane regista bolognese Germano Maccioni – vincitore nel 2010 del Premio Michelangelo Antonioni per il miglior cortometraggio al Bari International Film&Tv Festival – è visibile per i visitatori lungo il percorso espositivo, a corredo della mostra.

Curiosità: La casa editrice Arion Press di San Francisco pubblicò ” Invisible Cities” di Italo Calvino (pubblicato originalmente nel 1972) con dodici illustrazioni di Wayne Thiebaud

Note biografiche: Wayne Thiebaud, nato in Arizona nel 1920, è considerato una figura chiave nell’ambito dell’arte contemporanea americana. Numerosi i riconoscimenti e i premi: nel 1994 riceve dall’allora Presidente Clinton il Premio Nazionale Presidenziale nel campo delle Arti (il più alto riconoscimento dato a un artista dal governo americano); nel 1998 viene eletto membro della American Academy of Arts and Sciences a Boston e insignito con la laurea ad honorem dal San Francisco Art Institute; nel 2004 è candidato al premio “Gold Medal for Graphic Arts” dalla American Academy of Arts and Letters di New York; nel 2010 entra a far parte della California Hall of Fame insieme ad altri personaggi famosi come il regista James Cameron, il segretario di Stato George Schultz, lo storico Kevin Starr, la cantante Barbra Streisand, la campionessa di tennis Serena Williams e il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg. Le sue opere sono esposte nelle collezioni dei più importanti musei statunitensi come il MoMA e il Whitney Museum of American Art di New York, il San Francisco Museum of Modern Art e l’Art Institute di Chicago.

Francesca Migliolingo ma nello stesso tempo

Wayne Thiebaud at Museo Morandi
4 marzo – 2 ottobre 2011
Casa Morandi
via Fondazza, 36
40125 Bologna
tel. +39 051 300150 – +39 051 6496611 (prenotazione ingresso su appuntamento)
casamorandi@comune.bologna.it
http://www.mambo-bologna.org

muovere l’occhio per scoprire veramente cosa c’è dietro; e poi ci sono così
 

 

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Marina Abramovic ad Arte Fiera di Bologna 2011, foto Eleonora Sole Travagli

Marina Abramovic ad Arte Fiera di Bologna 2011, foto Eleonora Sole Travagli

Anche quest’anno il sipario di Arte Fiera – e il suo pulsante cuore urbano, Art First – chiude a Bologna con un “abbrivio” che lascia il segno: il passaggio travolgente di Marina Abramovič, dea della performance, sempre più carismatica, magica come non mai.
L’abbiamo incontrata venerdì 28 gennaio, presso la gremita Aula Magna di Santa Lucia, in occasione della proiezione di Seven Easy Pieces, il suo film/documentario firmato dalla regia di Babette Mangolte e interamente girato al Guggenheim Museum di New York, in cui ridona vita a sette performance, omaggio sia a se stessa, sia a grandi performer che, negli anni ’70, hanno contribuito alla creazione dei cosiddetti Happening, quali: Gina Pane, Vito Acconci, Bruce Nauman…
Marina ha sottolineato l’enorme importanza della salvaguardia di tutto questo materiale che molto spesso, in quegli anni, non veniva documentato e svaniva esattamente al terminare di ogni performance – Mi rivolgo ai giovani artisti che vogliono avvalersi del materiale di quegli anni. Vorrei comunicare loro la corretta modalità d’uso: occorre chiedere il permesso all’artista, pagarne i diritti, e occorre elaborare una propria nuova versione dell’opera citando sempre la fonte da cui deriva. Tutto ciò non è mai stato fatto fino ad oggi, gli artisti hanno sempre e solo “rubato” dagli anni ’70 come del resto la moda, il design, il cinema ecc. tutti si sono avvalsi di questo patrimonio senza riconoscerne mai alcun credito, da cui la volontà di realizzare Seven Easy Pieces, con l’intento di salvaguardare, di documentare ciò che rischia di svanire nel nulla senza nessun riconoscimento. –
Indubbiamente ironico considerare “easy” le sette performance di cui è costituito il film, vedendole scorrere sullo schermo si assiste ad una Marina trasformata. Lei stessa asserisce che la durata di sei/sette ore che caratterizza ogni performance è un quid sopraggiunto con il tempo, non dato dalla forza fisica, bensì da una forza interiore, coadiuvata da disciplina, autocontrollo – quello che riesco a fare ora, a 60 anni, non riuscivo a farlo a 25 – racconta – Thomas Lips, ad esempio, è una performance del ’75 che feci per la prima volta ad Innsbruck. Allora durò solamente un’ora.
Una forza interiore che deriva dall’essere presente con anima e corpo nel preciso istante in cui tutto questo accade, hic et nunc, in questa dimensione il tempo non esiste e si è, semplicemente.
Di estrema importanza è poi il rapporto con il pubblico dal quale attinge e dona energia a sua volta, ma ben specifica – non faccio distinzioni tra una persona e l’altra, la cosa fondamentale è che ogni individuo sia presente altrimenti non si verifica alcun scambio. Del resto, tu potresti essere di fronte a me con il corpo ed essere ad Honolulu con la mente…

La presenza del pubblico è ciò che consente di realizzare anche questo tipo di performance particolarmente icastiche ed estreme. Marina afferma di non ricercare in alcun modo situazioni di dolore, di paura, di violenza nella sua vita privata, anzi! Di fronte alla domanda relativa alla realizzazione di una performance del suo stesso suicidio, risponde più volte – Io amo la vita!
Tuttavia sottolinea l’importanza delle esperienze traumatiche che caratterizzano la vita di ogni essere umano poiché è proprio da esse che si trae insegnamento, esse costituiscono la base per il cambiamento, la crescita, la trasformazione. Realizzare performance che “scandagliano” le paure ancestrali di ognuno di noi rappresenta un mezzo per estrinsecarle, comprenderle e trasformarle in forza – durante le performance io non sono altro che uno specchio nel quale si riflettono le paure che ci ossessionano: il dolore, la malattia, la morte. E’ un modo per guardare negli occhi la paura, brutalmente se vogliamo, ma il solo guardarla nel profondo ci consente poi di liberarcene. Dobbiamo riappropriarci della consapevolezza della nostra forza mentale, oggi sostituiamo tutto con la tecnologia e non ci rendiamo conto che questo ci rende “invalidi”, non ci avvaliamo più del nostro sentire, ricorriamo piuttosto al cellulare!
Ritorna inoltre insistentemente anche il numero sette: sette le performance del film, sette le ore di durata per ognuna. In effetti, è un numero a lei caro: sette sono le ore di apertura dei musei, ma sette è anche un numero magico legato alla sua passione per la numerologia…
Introducendo il suo nuovo progetto teatrale che andrà in scena al Manchester International Festival nel luglio prossimo, dal titolo Life and death of Marina Abramovič, in collaborazione con Bob Wilson e Willem Dafoe ci saluta, “vulcano Marina” senza dimenticare di abbracciare, nella sala gremita, gli amici artisti e galleristi che l’avevano accolta nella fervente Bologna degli anni ’70 , lasciandoci nella nostra personale ricerca di un equilibrio tra logica e passione, raziocinio e creatività.
Eleonora Sole Travagli

Marina Abramovič
Arte Fiera – Art First
Aula Magna di Santa Lucia
via Castiglione 26, Bologna
28 gennaio 2011 ore 21.00
Alma Mater Studiorum – Università di Bologna e UniboCultura
Dipartimento di Arti Visive
Culturalia
tel. 051-6569105
cell. 392-2527126
www.ladyperformance.it

www.culturaliart.com

info@culturaliart.com

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