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TAG | arte contemporanea a Ferrara

Luca Zarattini nel suo studio, foto Matteo Mangherini

Luca Zarattini nel suo studio, foto Matteo Mangherini

Ferve l’attività del Torrione Art Gallery, il progetto espositivo del Jazz Club Ferrara curato da Eleonora Sole Travagli, che il 12 marzo scorso ha inaugurato Eight-Tunes/Ottoni, la personale del giovane Luca Zarattini (fruibile fino al 28 – 4 – 2012) realizzata in esclusiva per quello che, anche quest’anno, è stato eletto miglior jazz club d’Italia! Evocativo il titolo delle due serie da otto opere, perlopiù realizzate su supporti d’ottone, che costituiscono la mostra. Un chiaro omaggio alla Musica e alla famiglia di strumenti a fiato da cui essa prende forma. Art in Italy ha il piacere di pubblicare l’intervista che l’artista ha rilasciato alla curatrice:

Hai iniziato pensando a cosa fosse il jazz. Poi ti è balzata alla mente l’immagine di una tromba… (altro…)

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Giorgio Cattani, Alabama 2011, tecnica mista su tela, 80 x 120, copyright Matteo Mangherini

Giorgio Cattani, Alabama 2011, tecnica mista su tela, 80 x 120, copyright Matteo Mangherini

E’ con una preziosa personale del maestro Giorgio Cattani, dal titolo Di là da dove, che il 23 gennaio scorso, il Jazz Club Ferrara ha riaperto le porte all’arte contemporanea inaugurando il progetto Torrione Art Gallery.

Un nuovo modo di proporre l’imprescindibile legame tra arte e musica jazz attraverso un’inconsueta e originale sede espositiva che, unita al ricchissimo palinsesto musicale, conduce alla scoperta di un’architettura suggestiva, il Torrione San Giovanni, consentendo la fruizione delle mostre non solo nelle serate di programmazione musicale, ma anche su appuntamento.
La redazione di Arti In Italy è andata alla scoperta di Di là da dove intervistando la curatrice, Eleonora Sole Travagli, già autrice del primo libro-guida sulla Casa Museo Remo Brindisi del Lido di Spina. (altro…)

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MLB Home Gallery, foto di Marco Caselli Nirmal

MLB Home Gallery, foto di Marco Caselli Nirmal

Chi frequenta abitualmente la casa-galleria MLB ben sa di essere avvolto da un’accogliente e raffinata atmosfera. I galleristi e padroni di casa, infatti, conducono alla scoperta di un angolo di Rinascimento che sposa felicemente l’arte contemporanea, fin nella stanza da letto, dove le numerose opere d’arte raggiungono letteralmente il soffitto. (altro…)

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Amedeo Modigliani, Nudo, 1917, olio su tela, cm 73 x 116,7, New York, Solomon R. Guggenheim Museum, Solomon R. Guggenheim Founding Collection, per donazione

Amedeo Modigliani, Nudo, 1917, olio su tela, cm 73 x 116,7, New York, Solomon R. Guggenheim Museum, Solomon R. Guggenheim Founding Collection, per donazione

Se mi soffermo sul titolo scelto per questa importante mostra, Gli Anni Folli – La Parigi di Modigliani, Picasso e Dalì 1918-1933, la mia mente spicca il volo e corre tra le mansarde e i boulevards della capitale d’inizio Novecento. La Parigi delle esposizioni universali, centro nevralgico in cui confluiva la cultura del globo intero nella sua strabiliante varietà.

Piet Mondrian, Schilderij N. 1. Losanga con due linee e blu, 1926, olio su tela, cm 61,1 x 61,1, Philadelphia Museum of Art, A.E. Gallatin Collection, 1952

Piet Mondrian, Schilderij N. 1. Losanga con due linee e blu, 1926, olio su tela, cm 61,1 x 61,1, Philadelphia Museum of Art, A.E. Gallatin Collection, 1952

Penso alla straordinaria enarmonia dettata dal costante dialogo tra differenti discipline quali: pittura, scultura, musica, fotografia, danza, teatro, ecc. Non solo un’osmotica amalgama di linguaggi, ma una radicale fusione di arte e vita che, in questi anni particolari, a cavallo tra i due conflitti mondiali, pare essere indissolubile. L’arte non si esprime senza il brulicare della vita stessa ben testimoniato dalle biografie di artisti, intellettuali, collezionisti e dalla gente comune, fatte di speranza e incertezza, di gioia e disillusioni.

Ilse Bing, Parigi, Champs de Mars. Veduta dalle scale della Tour Eiffel, VII arrondissement, 1931, Stampa su gelatina al bromuro d’argento, cm 26,8 x 34, Parigi, Musée Carnavalet, Histoire de Paris

Ilse Bing, Parigi, Champs de Mars. Veduta dalle scale della Tour Eiffel, VII arrondissement, 1931, Stampa su gelatina al bromuro d’argento, cm 26,8 x 34, Parigi, Musée Carnavalet, Histoire de Paris

Con questa mostra, inaugurata sabato 10 settembre nella storica cornice del Palazzo dei Diamanti, Ferrara Arte ha cercato di ricostruire questo spirito, questa atmosfera, aprendo il sipario con le opere di due grandi maestri, Monet e Renoir che, ancora attivi al termine del primo conflitto mondiale, costituiscono il naturale trait-d’union con la modernità.

Salvador Dalí, L’eco del vuoto, c. 1935, Olio su tela, cm 73 x 92, Milano, Collezione privata

Salvador Dalí, L’eco del vuoto, c. 1935, Olio su tela, cm 73 x 92, Milano, Collezione privata

La sensualità femminile immortalata da De Chirico o Foujita e il mondo fantastico esplorato da Chagall testimoniano il fermento dell’École de Paris, mentre la luce e la natura della Côte d’Azur si riverberano nella capitale francese attraverso le opere di Matisse, Bonnard e Maillol. Il linguaggio cubista si ammorbidisce confluendo in una sinuosità di forme e linee qui rappresentate dalle nature morte di Picasso e Braque, o dall’essenzialità di Ozenfant e di Jeanneret, meglio noto come Le Corbusier. (altro…)

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Stefano Bombardieri, particolare dell'installazione "The Faunal Countown" , foto Eleonora Sole Travagli

Stefano Bombardieri, particolare dell'installazione "The Faunal Countown" , foto Eleonora Sole Travagli

Quando pensiamo all’artista tout court, il flusso di coscienza s’innesca vorticoso e nella sua corsa inarrestabile conduce a caratteri stereotipati quali genio e sregolatezza, stramberia, asocialità.
Ecco il Maestro mitizzato, quasi smaterializzato, irreale e intriso di alterità, tra i pochi eletti in grado di contemplare il perfetto mondo delle idee di platonica memoria.
Non è affatto questa la sensazione provata varcando la soglia dell’atelier Bombardieri. Stefano è presente con un carico d’inaspettata calma e disponibilità tali da risultare disarmanti.
Qui, in questo atelier/officina/fucina dove lavora con il padre Remo, le idee sono tutt’altro che aleatorie. La loro forma è materia tangibile che appare evidente non solo alla vista, al tatto, ma anche all’olfatto per l’amalgama degli “ingredienti” impiegati nella Creazione.
Le mani di Stefano hanno voce. Guardandole salta in mente il detto “avere le mani in pasta”, in questo caso però nel senso reale del termine! Sono le mani del lavoro che si immergono nella materia, forgiandone, plasmandone la forma. Sono mani che danno alla vita.
Conosciuto soprattutto per i suoi enormi animali in polistirolo e vetroresina, che “invadono” pacificamente anfratti urbani destando anche lo stupore del cittadino più distratto ed assopito, domando all’artista il perché di questi soggetti.
Stefano mi spiega che non vi è nulla che non sia legato al suo vissuto. Ha portato a “casa” con sé questi animali da quando, appena ventenne o poco più, ha iniziato a scoprire l’Africa insieme a suo padre; quando insieme a lui ha abbellito un intero villaggio del Malawi realizzando sculture in cambio di ospitalità. “Le abbiamo realizzate con i materiali trovati sul posto…Il mal d’Africa è reale, tutto è più forte: i colori, gli odori, il cielo…e quel tutto ti chiama prepotentemente, tanto che non lo puoi più dimenticare”. E con The Faunal Countdown, la prima rassegna di arte urbana “invadente” che sta pian piano lasciando Ferrara, i suoi “animaloni” hanno lanciato un grido d’allarme attraverso led luminosi inseriti come microchip nei loro corpi, riportanti il numero esatto di esemplari ancora esistenti prima della definitiva estinzione.
L’opera d’arte, quindi, veicolo di etica dal messaggio chiaro che penetra le persone e non rifugge il reale, lo esalta semmai in tutta la sua brutalità. (altro…)

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