Formello (RM) – “Convergenze” pittoriche tra Italia e Latinoamerica

E’ in corso a Formello (RM) la prima mostra della rassegna “ Incisione e…” curata da Vinicio Prizia. “Convergenze; quattro artisti a confronto“.
Espongono: Louis Alberto Alvarez, Ruben Martinez, Sergio Millozzi, David Ovidi.
Il Centro per l’Incisione e la Grafica d’Arte del Comune di Formello presenta così il primo capitolo della della serie espositiva che consiste nel proporre varie mostre a cadenza settimanale o quindicinale composte ogni volta da quattro artisti  che prospettano i molti aspetti dell’arte e della grafica contemporanea nazionale ed internazionale. Questo ciclo di mostre si svilupperà dal novembre 2023 al 2024, evidenziando la diffusione capillare della grafica prodotta da artisti di diverse nazionalità e discipline artistiche.
Le esposizioni si terranno tutte nella sede del Centro per l’Incisione e la Grafica d’Arte di Formello, situato in Via Regina Elena, 3, Formello (ROMA). Leggi tutto “Formello (RM) – “Convergenze” pittoriche tra Italia e Latinoamerica”

Al MAXXI l’Arte è take away!

Insegna del progetto "Prendi l'arte e mettila da parte" al MAXXI di Roma, foto Eleonora Sole Travagli
Insegna del progetto "Prendi l'arte e mettila da parte" al MAXXI di Roma, foto Eleonora Sole Travagli

“Prendi l’arte e mettila da parte” è la curiosa iniziativa realizzata dal Dipartimento Educazione del MAXXI di Roma, in collaborazione con il Gioco del Lotto, che in occasione della mostra dedicata a Michelangelo Pistoletto, dal titolo Da Uno a Molti, 1956 – 1974, consente a tutti i visitatori di realizzare un proprio mini – catalogo personalizzato e del tutto gratuito da portare con sé!
Proprio accanto all’enorme “virgola” bianca entro cui è racchiusa la biglietteria, all’ingresso del museo, è posizionato un piccolo totem dal quale è possibile scegliere liberamente “mono” schede delle opere preferite per inserirle, poi, in una sfavillante cool bag di cartone con manici da passeggio.

Zaha Hadid, Il MAXXI di Roma, foto Eleonora Sole Travagli
insegna del progetto "Prendi l'arte e mettila da parte" al MAXXI di Roma, foto Eleonora Sole Travagli

Da Uno a Molti, mette in luce i mutamenti che hanno condotto Michelangelo Pistoletto al dialogo con l’umanità tutta attraverso una completa immersione nella societas in cui l’artista vive. Nascono differenti linguaggi dai quali emerge, tuttavia, la costante osmosi tra arte e vita: una densa amalgama di tensioni ed armonie, di repentine accelerazioni e brusche fermate che si alternano nel corso del tempo. Una danza perpetua di cui tutti siamo protagonisti, nessuno escluso, attraverso il proprio personale percorso di singolo calato in una realtà sempre più globalizzata.

Questa è la linfa che scorre nei Quadri specchianti con sorprendente attualità, di cui sono disponibili numerose schede “take away”. Funge invece da icona per la serie degli Stracci e delle performance la celeberrima Venere degli stracci attraverso la quale il dogma del bello dell’arte, eterno e universale, dettato per secoli dai canoni della classicità, è radicalmente scardinato da una montagna di stracci – usati dall’artista proprio per lucidare i suoi Quadri specchianti – da cui il viso della Venere viene sagacemente inondato. Anche oggetti senza forma precisa e scevri di bellezza ideale quindi si trasformano in “voraci” oggetti d’arte.
L’ampio percorso di visita continua tra Luci e riflessi, tra gli Oggetti in meno ed un’intera area è dedicata alla Cittadellarte, il laboratorio interdisciplinare per l’arte e la produzione culturale fondato dall’artista a Biella nel 1998.

Eleonora Sole Travagli
Michelangelo Pistoletto
Da Uno a Molti, 1956 – 1974
Cittadellarte
04 marzo 2011 – 15 agosto 2011
MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo
via Guido Reni, 4/A – 00196 Roma
tel 06 39967350
www.fondazionemaxxi.it
info@fondazionemaxxi.it
www.cittadellarte.it
fondazionepistoletto@cittadellarte.it

La modernità di Tamara de Lempicka al Vittoriano

Tamara de Lempicka Il telefono, 1930 Olio su tavola, 34,9 x 26,9 cm Collezione privata ©1980 TAH / Museum Masters International NYC
Tamara de Lempicka Il telefono, 1930 Olio su tavola, 34,9 x 26,9 cm Collezione privata ©1980 TAH / Museum Masters International NYC

Le morbide curve delle odalische di Ingres e i solidi volumi geometrici del cubismo sintetico. La linea serpentinata e i colori  metallici del Pontormo  e l’algida perfezione formale del Bronzino, sommate all’esaltazione della tecnologia e al dinamismo futurista, congelato tuttavia nel ritorno all’ordine internazionale degli anni Venti. Gli Anni Folli: tutto questo e ancor di più nella pittura Déco di Tamara de Lempicka, nuovamente alla ribalta con una grande mostra (oltre 120 tra dipinti, foto e film) recentemente inaugurata al Complesso del Vittoriano a Roma, Tamara de Lempicka. La regina del moderno. La pittrice della mondanità e dell’emancipazione femminile, nata a Mosca (1898-1980) da madre polacca di origine francese e dal ricco padre ebreo russo, dipinge familiari ed amici in un contesto di ricchezza, fascino e raffinatezza, ma anche di trasgressione e glamour che è quello stesso che permea la sua vita. Travestita da contadina polacca  si presenta con un oca al guinzaglio ad una festa al futuro marito, Tadaeusz Lempicki; Tamara incarna lo stile aggressivo e disinibito della donna metropolitana che ritrae nelle sue tele: libera nei costumi sessuali fa uso di cocaina, ama uomini e donne che spesso ritrae nelle sue opere; seduce e respinge perfino un attempato D’Annunzio, nell’intento di ritrarlo per ricavarne pubblicità. Allestisce grandi e costose feste, conosce e frequenta gli artisti delle avanguardie, assorbendone l’insegnamento e, nel pieno spirito del Déco, si diletta anche come arredatrice, realizza abiti e  crea un colore per rossetto della Revlon. Il suo successo è enorme nella prima parte della sua vita, cui segue il matrimonio col Barone Kuffer e, dopo la crisi del ’29 un periodo di depressione, la svolta pauperista e astrattista. Quindi il trasferimento negli Stati Uniti e nel Messico, l’ oblio e poi, dal 1972, il rilancio e un successo crescente che perdura ancor oggi. Le ceneri di Lempicka, scomparsa nel 1980, sono state asperse sul vulcano Popocatepeti.

Tamara de Lempicka. La regina del moderno
Complesso del Vittoriano
Via san Pietro in Carcere, Fori Imperiali, Roma
11 Marzo – 3 luglio 2011
lun-gio 9.30-19.30; ven sab 9.30-23.30; dom 9.30-20.30
tel 06 780664
segreteria-vittoriano@comunicareorganizzando.it

Pesantezza e grazia, astrazioni (e spiritualità?) a Villa Medici


Emmanuel Van der Meulen
Emmanuel Van der Meulen - Vue de l'exposition Enter-Eller, galerie Jean Fournier, 2009, Paris. De gauche à droite : Sans titre #64, 2008 / 180 x 110 cm, acrylique sur toile. Sans titre #60, 2008. © Courtesy Galerie Jean Fournier. Photo DR.

Salire abbassando. Forse non ci è consentito di salire se non così“: ad una citazione di sapore taoista di Simone Weil è ispirata l’esposizione curata dall’esteta Éric de Chassey, che ben descrive la raffinatezza del gusto del nuovo direttore dell’Accademia di Francia a Roma.

Il suo discorso sull’arte contemporanea si bilancia sull’ambiguo limitare di una personale interpretazione del pensiero rigoroso della Weil e delle ragioni che storicamente hanno portato alla nascita dell’arte astratta, indugiando sulla linea d’ombra di una certa spiritualizzazione della materia.
Propende certamente ad una leggerezza sottilmente surreale  il giovane Emanuele Becheri, recentemente celebrato alle mostre del Museo Marino Marini di Prato (2009) e del Man di Nuoro (2010).
Rimandano invece alla passione matissiana del curatore le ampie campiture piatte e geometriche realizzate dal britannico Callum Innes utilizzando sofisticate gamme tonali.
L’omoerotismo e la malinconica ironia di una materia in disfacimento e dissoluzione caratterizzano i lavori di Georges Tony Stoll, originariamente anch’egli affascinato da Matisse.
Senz’altro grevi i geometrismi di Emmanuel Van der Meulen, derivati dalle strutture suprematiste di Mondrian, le cui campiture sature di grigio asfalto, nero e bianco, appaiono come icone di una segnaletica atta all’orientamento nel paesaggio antropizzato del mondo contemporaneo.
Parte sicuramente dall’astrazione di un dato naturalistico la ricerca della belga Marthe Wéry, le cui gamme sono tratte direttamente dai colori della natura e del corpo umano, colti nell’astrazione e nella sintesi del segno/gesto in serie di campiture che evocano l’originaria concretezza della materia: le scale di verdi dell’erba dei prati, il rosso del sangue, quello della ruggine.
Tutto questo è in esposizione negli splendidi ambienti cinquecenteschi di Villa Medici, dal XIX sec. residenza degli artisti vincitori del Prix de Rome, contornata da giardini all’italiana che si affacciano sulla città eterna dalla collina del Pincio.
Sono previste visite guidate con Éric De Chassey (28/10 e 18/11), incontri con gli artisti, Eugène Green il 18/11,  Georges Tony Stoll ed Emanuele Becheri il 2/12 e con il filosofo Gianni Vattimo (16/12).

La pesantezza e la grazia, Astrazioni e spiritualita’
Accademia di Francia a Roma – Villa Medici
Viale Trinità dei Monti, 1
00187 Roma
12/10/2010 – 2/01/2011
orari: mar – dom 13.00 – 19.00 / gio 13.00 – 23.00 (la biglietteria chiude 30 minuti prima)
tel 06 67 61 1
e-mail: standard@villamedici.it
www.villamedici.it