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Art in Italy | luoghi, persone, storie e sapori dell'arte

TAG | Biennale architettura

Prototipi di macchine del tempo

Il critico Hans Ulrich Obrist con uno dei prototipi di macchine del tempo, invisibili network di energia e pendoli giganti nella sala Carnelutti presso la fondazione Cini di Venezia, (beyondentropy.aaschool.ac.uk)

Ad un mese dalla chiusura Biennale Architettura è più visitata che durante le vernici (il record di presenze è stato raggiunto lo scorso weekend con 7.660 ingressi). Tra le ragioni di questo successo è senz’altro la qualità egli eventi proposti, alcuni dei quali saranno ripresi da Art in Italy fino a fine mostra.

Può essere interessante scoprire i retroscena che stanno a monte di un’esposizione, di un meeting, ma anche di un’opera d’arte, d’architettura, o scienza, o di tutto ciò messo insieme, come è il caso delle futuribili proposte di studio sul rapporto tra energia e forma di cui parlerà con noi l’architetto Stefano Rabolli Pansera, che per due anni ne ha curato la presentazione alla Biennale di Venezia.

Dr. Pansera com’è nato il simposio Beyond Entropy: When Energy Becomes Form (26 Agosto – 19 Settembre 2010)?
L’Architectural Association due anni fa ha organizzato una serie di progetti di ricerca trasversali ed ha indetto un concorso per riunirli sotto lo stesso titolo: è stato scelto il tema dell’energia, che io ho proposto, perchè è trasversale e unisce diversi punti di vista: tecnologico, storico, sociale, politico. Questo ampio progetto, presentato alla 53. Biennale d’Arte, è volto in realtà a stimolare la ricerca: a questo fine sono esposti per la prima volta in questo simposio i modelli dei prototipi di macchine del tempo, invisibili network di energia e pendoli giganti, che saranno rielaborati ulteriormente per il prossimo anno.

Come si struttura il suo progetto?
Siamo partiti dal problema cruciale dei fondi. Gli sponsor mi hanno chiesto che cosa avrebbero dovuto finanziare. Io non potevo rispondere che il mio intento era di far incontrare architetti, scienziati ed artisti affinchè definissero il da farsi. Perciò ho affrontato la questione trovando uno sponsor per la realizzazione dei prototipi con i quali, in un secondo tempo, cercherò altre sponsorizzazioni. Quindi, la mostra dei prototipi per Biennale Architettura è una prima fase del progetto che, mi auguro, tornerà completato l’anno prossimo a Venezia, dopo un tour che toccherà Milano, Roma, Ginevra, Londra.

Perchè ha scelto le forme del simposio e del workshop?
Tutto è incominciato a Londra dove ho organizzato una serie di conferenze in cui sono stati interpellati artisti, scienziati e architetti per parlare dei loro lavori. Artisti straordinari come Martin Creed, David Claerbout, Giovanni Anceschi, scienziati come Roberto Trotta, Vid Stojevic, architetti come Enzo Mari, Massimo Bartolini e Wilfredo Prieto hanno contribuito a questa ricerca. E’ stato il primo passo, una sorta di rodaggio, per entrare in quest’ottica di energia, entropia e forma.
Il secondo passaggio è stata la visita al Cern di Ginevra (e al suo Larger Hadron Collider), dove si sono incontrati gli otto gruppi di lavoro. Poi c’è stata la costruzione dei prototipi già in mostra a Venezia e quindi il simposio internazionale. Non mi aspetto che tutto ciò sia classificato come opera d’arte, esperimento scientifico o architettura, ma mi interessa che le tre cose si uniscano in quello che Aldo Rossi definiva invenzioni inaspettate: proprio questa carica non ancora classificabile può fornire un nuovo paradigma per ripensare l’energia. (altro…)

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Toni Follina, Nuova sede della Provincia di Treviso al S. Artemio: Nautilus, calcestruzzo con i colori dell’iride, 3.10x23.75x18.40 m, 2009 Photocredit Foto Attualità di Gardin&Mazzoli, Treviso

Toni Follina, Nuova sede della Provincia di Treviso al S. Artemio: Nautilus, calcestruzzo con i colori dell’iride, 3.10x23.75x18.40 m, 2009 Photocredit Foto Attualità di Gardin&Mazzoli, Treviso

Tra scultura e architettura i progetti e modelli degli originali Townscapes in metallo dipinto dello scultore Toni Benetton (Treviso, 1910 -1966) saranno ospitati dal Padiglione Venezia ai Giardini della Biennale dal 26 agosto al 21 novembre, in occasione del centenario della nascita dell’artista trevigiano.
Accanto a questi originali elementi d’arredo e di collegamento urbanistico  che si sviluppano
geometricamente secondo quelle che l’artista chiamava “linee generatrici”, saranno esposti i plastici e la documentazione dell’intervento di recupero architettonico dell’ex manicomio Sant’Artemio di Treviso, ad opera di un conterraneo di Benetton, l’architetto Toni Follina (Conegliano, 1941). Il complesso, formato da padiglioni inseriti nel verde di un parco monumentale, riconvertito a nuova destinazione d’uso dal 2009 è sede istituzionale dell’ente Provincia; l’intervento di Follina integra nel giardino pubblico, tra il vecchio e il nuovo, episodi squisitamente plastici destinati alla fruizione dei cittadini.
Tra i progetti pubblici di Toni Follina è da menzionare anche la grande biblioteca di Montebelluna del 2002, sviluppata su tre livelli, dotata di diverse sale di lettura, oltre all’archivio storico, a più ludoteche, a caffetteria, mediateca, sala esposizioni e all’ampio auditorium seminterrato, utilizzabile pure come cinematografo.

infoarchitettura@labiennale.org
www.labiennale.org

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Lottie Child - Street training performer

Lottie Child

Come d’accordo, mi ritrovo in una serata estiva a Rialto con l’amica Amy e Lottie Child per un insolito tour veneziano, nel quale ricopro il doppio ruolo di guida e  turista al tempo stesso.
Lottie Child è un’artista londinese, ricercatrice, performer, capoerista, nonché fondatrice dello Street Training, un network internazionale di persone che tramite delle azioni concrete e spontanee interagisce con l’ambiente e, con l’utilizzo delle proprie esperienze personali, non solo influenza le sue abitudini comportamentali, ma anche il territorio col quale si confronta.
Lottie è qui per dar vita al suo nuovo lavoro, in collaborazione con il Muf – Architecture/Art, uno studio di Londra, che sfocerà poi in un progetto da esporre  in occasione della 12° Mostra Internazionale di Architettura di Venezia, intitolata People Meet Architecture, presso il padiglione Britannico ai Giardini della Biennale.
Come promesso, quindi, le accompagno in giro per la città seguendo un percorso che ho scelto per l’occasione. Loro sembrano entusiaste e anch’io a dire il vero, anche se (nonostante mi sia documentata) non ho alcuna idea di quali saranno le richieste dell’artista, né le domande che mi verranno poste, tanto meno i metodi che utilizzerà per interagire con l’ambiente.
Lo Street Training richiede vari tipi di approccio, la maggior parte dei quali inusuali come:  salire le scale all’indietro, saltare le recinzioni, scivolare sulle ringhiere, sdraiarsi sopra o sotto degli oggetti, arrampicarsi sugli alberi o sui muri, nascondersi, fare smorfie, etc. I manuali infatti, sempre in fase di aggiornamento, contengono un’ampia varietà di metodi per utilizzare lo spazio pubblico.
La regolare pratica – dice Lottie – aiuta gli street trainers ad apportare dei cambiamenti positivi sia in loro stessi che nell’ambiente. Durante le lezioni si imparano le tecniche e si inizia a renderle proprie, fino a farle diventare istinto, così da poterle utilizzare regolarmente nella vita quotidiana”. Esistono dei codici da utilizzare durante l’allenamento, legati ai sensi e all’emotività del singolo individuo coinvolto e a quello che egli vede nel comportamento degli altri. Le idee talvolta risultano contrastanti, come le diverse sensibilità dei partecipanti.
Durante le sessioni, percorriamo la linea tra la creatività e il comportamento antisociale; usiamo la strada in maniera più gioiosa e più creativa, espressiva, coraggiosa, atletica e giocosa”. (*)
Certo può risultare complesso raccontare la città in cui si vive a chi non la conosce, rispondere a quesiti che non si è soliti porsi, perché dati per scontati, senza contare il “fattore lingua”. La situazione è informale, Lottie mi interroga su questioni dapprima più personali, poi più specifiche al suo argomento. Mi racconta di come i cittadini di Londra e delle altre città esaminate, preferiscano osservare i propri luoghi ed io le illustro quali, a mio avviso, siano i tre criteri per visitare al meglio Venezia. Ovvero: via terra, via mare e dall’alto, e di come diverso sia il rapporto tra spettatore e spazio, nei differenti modi. Ne rimane affascinata, quindi a fine percorso mi chiede di vederci nuovamente per fare colazione sulla mia altana, osservare la città dall’alto e concludere il suo “viaggio” con me.
E’ proprio in questa occasione che decido di porle alcune domande.

Lottie Child: come cambiare il mondo nel proprio piccolo


Cos’è lo Street Training?

E’ l’arte di esplorare in modo sicuro e con gioia, noi stessi e lo spazio che abitiamo. E’ l’essere consci degli effetti che i nostri pensieri e i nostri comportamenti hanno sull’ambiente che ci circonda; sfruttando tali conoscenze siamo in grado di sviluppare una “nuova” consapevolezza sulle strade.

(altro…)

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