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Art in Italy | luoghi, persone, storie e sapori dell'arte

TAG | Giovanni Biasin

G. Biasin, decorazione della loggia ottocentesca, Ca' Conti

G. Biasin, decorazione della loggia ottocentesca, Ca’ Conti, Granze, foto Octavian Micleusanu

Prosegue in questa sede la descrizione delle inedite decorazioni di Ca’ Conti oggi Rusconi Camerini alle Granze (PD), in prossimità di Vescovana, con la parte relativa ai dipinti non visibili al pubblico. Gli interni della villa sono infatti visitabili dal 10 maggio 2014 e una descrizione comparativa degli affreschi sarà prossimamente pubblicata e documentata all’interno del libro di Roberta Reali “Giovanni e Vittorio Biasin. I taccuini”, in via di pubblicazione presso i tipi dell’Accademia dei Concordi Editore di Rovigo.

“A nord del Salone da Ballo si apre la grande Sala da Biliardo, interamente dipinta in finto legno, cui seguono, a est, le tre piccole stanze, rivestite rispettivamente con pannelli in finto marmo verde (Biblioteca), carta da parati trompe l’oeil color violetto recante il motivo del giglio, il plafond con arabesco (Salotto fumatori), e una mantovana con nappe in stile neomedievale dipinta all’altezza del fregio (Camerino adiacente).
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Villa Rusconi Camerini

Villa Rusconi Camerini, G. Biasin, Sala della Loggia, foto Octavian Micleusanu

Inedite e  parzialmente visibili al pubblico dal 10 maggio 2014 le decorazioni che rivestono gli interni della cinquecentesca villa già appartenuta alla famiglia Conti, poi Camerini e oggi Rusconi Camerini alle Granze di Vescovana. La scoperta sarà pubblicata e documentata all’interno del libro di Roberta Reali “Giovanni e Vittorio Biasin. I taccuini”, in via di pubblicazione presso i tipi dell’Accademia dei Concordi Editore di Rovigo.L’autrice del volume presenta la seguente descrizione:

“Sorta sull’area di un’antica proprietà benedettina, la villa, edificata nel 1580 dalla famiglia Conti, è dotata di un salone sontuosamente decorato con scene agresti alla fine del XVII sec e di un’altra sala settecentesca, i cui dipinti testimoniano le visite pastorali dei cardinali Gregorio Barbarigo (santo) e Carlo della Torre Rezzonico (papa), a testimonianza del loro passaggio («1689», «1696» e «1748»).
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Giovanni Biasin, Chiesa di San Biagio a Lendinara (Rovigo, taccuini Biasin), locandina degli incontri Frammenti d'arte. Il Vedutismo Veneto

Giovanni Biasin, Chiesa di San Biagio a Lendinara (Rovigo, taccuini Biasin), locandina degli incontri Frammenti d’arte. Il Vedutismo Veneto

Prossimamente nella Sala Oliva dell’Accademia dei Concordi di Rovigo si terranno due conferenze sul tema del Vedutismo: Tanja Carpinteri presenterà la nascita del genere e il suo evolversi nell’età aurea del Settecento veneziano; Roberta Reali analizzerà una serie di vedute tratte dai taccuini di Giovanni e Vittorio Biasin (di prossima pubblicazione per i tipi dell’Accademia) rapportandole alla pittura dei maestri veneziani del Sette e Ottocento.
Sorto per esigenza di conoscenza scientifica del territorio e di autoaffermazione dell’identità urbana, il genere del vedutismo trova le sue origini nel diffondersi dell’uso della prospettiva e della camera ottica in età moderna, tra Cinque e Seicento: rispettivamente lo strumento concettuale e quello tecnologico consentono alla Repubblica di Venezia di creare le prime, puntuali, visioni “tridimensionali” della città, come la famosa veduta di Jacopo de’ Barbari (1500). (altro…)

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Salone del palazzo Campo a San Francesco dipinto da G. Biasin (cartolina Borella collezione Andriotto)

Salone del palazzo Campo a San Francesco dipinto da G. Biasin (cartolina Borella, collezione Andriotto)

Le decorazioni di palazzo Campo a San Francesco, oggi sede del Liceo Statale Celio Roccati di Rovigo, finalmente ritrovano un volto grazie al reperimento di una cartolina della collezione Andriotto che illustra l’interno del salone centrale con lo storico ballatoio dalla balaustra in legno dipinto, tuttora esistente, ad imitazione di quella del sontuoso palazzo Angeli, ubicato nella via omonima.
Infatti, dotata di un’originaria decorazione a stucco settecentesca, opera del luganese Giuseppe Petrini nell’anno 1793 (Bartoli, Le pitture.. pp. 141, 190, 292), secondo C. Semenzato (Guida di Rovigo, p. 136) la dimora di Giorgio Campo, al tempo proprietà di Bonomo Levi, viene affrescata nel 1874 da Giovanni Biasin. (altro…)

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Giacomo Di Chirico, Uno sposalizio (costume di Basilicata), 1877, Collezione privata, Messico

Giacomo Di Chirico, Uno sposalizio (costume di Basilicata), 1877, Collezione privata, Messico

In concomitanza con l’arrivo nella città di Rovigo di un’opera di Giacomo Di Chirico (Venosa, Pz, 1844 – Napoli, 1883) che non era stata esposta da ben 136 anni, si segnala che il pittore veneziano Giovanni Biasin (Venezia, 1834 – Rovigo, 1912) tra le pagine dei suoi taccuini d’artista annovera un disegno intitolato Impressione da un quadro di De Chirico , che trae alcuni elementi fondamentali dal quadro del pittore lucano oggi esposto a Palazzo Roverella, il celebre Uno sposalizio (costume di Basilicata) del 1877, mentre l’impianto generale della scena è da riferirsi piuttosto ad un altro quadro del Di Chirico, che il Biasin non nomina: Passa il Santissimo. In realtà il disegno è un omaggio al verismo desanctisiano dell’artista lucano e alla freschezza della sua invenzione, così vicina alle più genuine tradizioni popolari.
Lo Sposalizio, oggi esposto alla mostra nel rodigino Palazzo Roverella, “Il successo italiano a Parigi negli anni dell’impressionismo: la Maison Goupil”, già presente nella collezione Goupil di Bordeaux, è stato recentemente reperito in Messico. I dipinti dell’autore lucano godettero a loro tempo di una discreta fama ed il pittore fu inoltre insignito, tra i vari premi, della croce di cavaliere della Corona d’Italia.

Giacomo Di Chirico, Processione

Giacomo Di Chirico, Processione, copia

Utilizzando il termine “impressione”, il decoratore veneziano dichiara un’affinità con la poetica dei maestri francesi dell’ultimo quarto dell’Ottocento, e indica la propria fonte genericamente in “un quadro” del Di Chirico, ma in realtà le fonti saranno almeno tre, liberamente reinterpretate nei termini di un realismo più schietto (sgombro dall’artificio atmosferico della neve, presente in entrambi i quadri) e dell’immediatezza di uno studio disegnato.
La visione si focalizza sulla coppia centrale, isolata al centro della gradinata, nonostante il contesto sia quello di una processione cristiana, forse quella della Domenica delle Palme (titolo, tra l’altro, di una famosa opera del Di Chirico esposta a Ferrara nel 1874), con tanto di ombrelli rituali e rameggio, anche se sagome interpretabili come quelle di religiosi in preghiera restano sul fondo, inginocchiate, in attesa del passaggio delle sacre icone, non visibili.

Si adombra così il tema stesso dello Sposalizio, quello di un matrimonio celebrato in provincia, in cui si sfoggiano abiti eleganti in un contesto di generale povertà, tuttavia nobilitato dall’imponenza dei monumenti carichi di storia e dalle vestigia di una passata opulenza, che tuttora caratterizza i piccoli centri italiani, specialmente nel meridione. Di Chirico affronta il tema della coppia che scenda una gradinata attraversando un arco in altri due quadri di questa serie di festività familiari: Il Corteggiamento e il Battesimo.

Giovanni Biasin, "Impressione da un quadro di Di Chirico", 1878 ca., Album G della collezione Eredi Luigi Stocco

Giovanni Biasin, “Impressione da un quadro di Di Chirico”, 1878 ca., Album G della collezione Eredi Luigi Stocco

Nello Sposalizio del lucano Di Chirico è la chiesa maestosa sulla sinistra a fare da protagonista, con l’ampia scalinata barocca, dotata di un elegante balaustra e gremita dagli attori della cerimonia, da astanti e i musicisti a destra, sul sagrato.

Giovanni Biasin invece preferisce raffigurare  la processione/corteo nuziale nella cornice di un borgo popolare, entro l’ampia luce di un arco tardo antico, la cui invenzione è tratta dal menzionato Passa il Santissimo: quindi, relegata la chiesa a fondo campo e ruotata la scena centrale dello Sposalizio di 90 gradi, la coppia di sposi che scende la gradinata, da sinistra, è spostata al centro del quadro e la ragazzina con la corda in mano, è trasferita ne ragazzo a destra, che reca un ramo di palma. La coppia a sinistra si ripara dalla pioggia primaverile con un ombrello uguale a quelli “rituali” che riparano il gruppo sul fondo, in cima alla gradinata.
Si allude, quindi, ad una cerimonia particolare, anche perché il velo della donna, di foggia antica e il ragazzo sulla destra, che canta agitando un ramo di palma (in luogo dei musicisti del Di Chirico) indicherebbe un matrimonio ebraico, forse pensato per la ricca committenza israelita del Biasin, riscattatasi socialmente con il Risorgimento. I copricapi dei religiosi, tra l’altro, presentano la foggia frigia, come i tre Re Magi effigiati nei mosaici della chiesa di Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna. Ravenna era anche una delle famiglie di committenti più vicine ai Biasin. Si ricorda inoltre, a confermare la presenza storica di comunità ebraiche di origine ellenica in Lucania, che nel 1853 a Venosa, terra natale del Di Chirico erano state scoperte catacombe ad esse riferite.
Il d’après di Biasin è stato disegnato a matita (tra il 1877 e il 1882), poi ripassato a penna e inchiostro nero e quindi ombreggiato con acquarello a monocromo. Il supporto di carta bianca vergata, oggi ingiallita dal tempo è la pagina 34 dell’Album G. Quest’ultimo, insieme agli altri quaderni d’artista di Giovanni e Vittorio Biasin – di proprietà degli eredi Luigi Stocco e temporaneamente conservati presso la rodigina Accademia dei Concordi – è attualmente in attesa di pubblicazione presso le edizioni degli stessi Concordi.
Nel periodo di apertura della mostra sarà finalmente visitabile anche la Pinacoteca dell’Accademia, congiunta a quella del Seminario Vescovile, che resta gran parte dell’anno chiusa per mancanza di personale. Si auspica che l’intensificarsi dell’attività espositiva nella città di Rovigo sia d’incentivo alla necessaria valorizzazione del ricco patrimonio artistico e culturale esistente nel capoluogo polesano.

Il successo italiano a Parigi negli anni dell’impressionismo:la Maison Goupil
Rovigo, Palazzo Rovella via Laurenti 8/10
22 febbraio – 23 giugno 2013
orari: mar-ven 9.00-19.00; sab 9.00-20.00;festivi 9.00-20.00
Tel.0425 460093
info@palazzoroverella.com
www.mostragoupil.com

 

 

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